Sanremo 2015 calma piatta, Carlo Conti per dare una scossa si aggrappa ad Al Bano e Romina

Caro Carlo Conti, il problema di Sanremo 2015 non è che Sanremo è Sanremo ma che Carlo Conti è Carlo Conti. Persino le vecchie tavole del palcoscenico del Teatro Ariston avrebbero voluto una botta di vita diversa, che ne so, essere calcate da Chiara Galiazzo a piedi nudi tipo figlia dei fiori ed invece si sono ritrovate a sostenere Al Bano che faceva le flessioni come già aveva fatto su quel palco tornandoci per la prima volta da solo dopo l’addio a Romina.

Al Bano e Romina sono stati i fuochi d’artificio della prima serata del tuo primo Festival.

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La spenta Alessia Marcuzzi dell’Isola dei famosi alimenta le speranze dei nostalgici di una Simona Ventura che non c’è più

Cara Simona Ventura, ieri sera sei stata ospite di Daria Bignardi a Le invasioni barbariche (su La7 il mercoledì alle 21.15) alimentando così le speranze dei tuoi fan che hanno una grande nostalgia di rivederti condurre un programma di successo in prima serata. A dare impulso a questa ondata nostalgica ha contribuito il ritorno dell’Isola dei Famosi (su Canale 5, il lunedì alle 21.30, perché Striscia la notizia si allunga per sfruttare la scia della Marcuzzi e provare a fare i numeri contro Affari tuoi di Rai 1. Boh e pure mah).

Succede che l’Isola va alla grande sfiorando il 27% di share ma la conduttrice Marcuzzi non convince e sui social e sul web fiorisce l’esercito dei tuoi nostalgici; non solo i fan.

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Che sarà, tutti cantano Sanremo: speriamo di no

Caro Carlo Conti, gli spot che fino ad oggi Rai 1 ha trasmesso per promuovere il Festival di Sanremo 2015, si basano sul semplice concetto che “Tutti cantano Sanremo”.

Per dimostrarcelo, un cast scelto di italiani comuni cantano in coro, La solitudine un successo di Laura Pausini presentato a Sanremo 1993, Perdere l’amore un successo di Massimo Ranieri presentato a Sanremo 1988 e Che sarà un successo di Josè Feliciano e dei Ricchi e Poveri presentato a Sanremo nel 1971.  Continua a leggere

Omaggio a Mirella Poggialini: il suo articolo, Se la cronaca nera diventa reality, tratto da avvenire.it

E’ morta, all’età di 78 anni, Mirella Poggialini, giornalista e critica televisiva di Avvenire, Tv2000 e Tv Sorrisi e Canzoni. Le sono televisivamente affezionato per il bel ricordo che ho delle prime felici stagioni de Il grande talk, oggi, ahimé, Tv Talk. Mi piaceva la sua capacità di comunicazione semplice e diretta di una professionista che parlava e scriveva di tv perché la tv le piaceva e la guardava sul serio, con passione, dalla mattina a sera (come mi conferma questo saluto di Gigio Rancilio su avvenire.it). In omaggio alla scrittura critica di Mirella Poggialini, Caro Televip pubblica un suo pezzo del 2010, attualissimo, visto che una settimana fa ho scritto questo post su Chi l’ha visto?, e quindi lo sottoscrivo parola per parola (tratto dalla sua rubrica di critica televisiva sul sito avvenire.it). 

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Amo la tv, so quanto e quale lavoro c’è dietro, ed è anche per questo che vorrei fosse fatta come si deve

Cari lettori di Caro Televip, ho letto su Facebook un bel post di Giampaolo Trombetti, autore e conduttore tv, che ha sintetizzato molto bene tutta la complessità e l’impegno che c’è dietro alla realizzazione del più piccolo come del più grande programma televisivo. Trombetti ha descritto brillantemente molti dettagli tecnici che fanno la quotidianità di quel lavoro e nel leggerli mi sono rivisto ragazzo di vent’anni che per pagarsi gli studi universitari faceva l’operatore di ripresa ed il montatore rvm.

Erano gli anni ’80 e la tv viveva un periodo di grande sviluppo produttivo che favoriva molto il lavoro freelance. La passione per il video me l’ha trasmessa mio padre che negli anni ’60 si dilettava con la cinepresa Super 8 e poi a metà degli anni ’70 passò al nastro magnetico e alle videocamere. Le mie prime riprese video le ho fatte da adolescente con la telecamera in bianco e nero VT-110 Akai (nella foto “reperto archeologico” tratta da internet) che registrava su bobine di nastro video montate a vista su un video recorder da portare a tracolla (c’era anche il deck con il monitor da attaccare al vtr!). Quella passione poi si è trasformata in un lavoro per qualche anno.

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Brasile 2014: il mondiale più difficile per la Rai, in lotta con la forte concorrenza di Sky e con gli ingenti tagli di Matteo Renzi

Caro direttore di Rai Sport Mauro Mazza, so che in fondo, molto in fondo, al tuo cuore, condividerai il sentimento con cui da abbonato Rai mi appresto a vedere le 25 partite della Coppa del Mondo di calcio Brasile 2014 che trasmetterà la Rai. Ieri mentre scrivevo il post con il calendario di tutte le partite della fase a gironi, ho avuto un certo numero di flashback relativi alla mia storia di telespettatore dei mondiali di calcio.

Flashback di quando ero un bambino e poi un adolescente appassionato di calcio e calciatore di campionati FIGC dai giovanissimi fino all’Under 20 regionale.

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60 anni di storia Rai: quando ci dispiaceva perché finiva Indietro tutta di Renzo Arbore

Caro Renzo Arbore, la struttura Rai Notte ha da poco terminato di trasmettere su Rai 2 le repliche di Indietro tutta. L’ultima puntata, quella in cui eravate tutti in costume da bagno pronti per andare al mare, è stata emozionante come allora, quanto la vidi in diretta. Sarà la nostalgia, sarà che la sento ancora mia quella tv (ma che sto cantando Sarà la nostalgia di Sandro Giacobbe? Boh e pure mah).

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Gianni Morandi Live in Arena: Fiorello sa come lasciare il segno in tv

Caro Rosario Fiorello, ieri hai fatto il “non ospite” nella prima serata del Gianni Morandi Live in Arena, in diretta su Canale 5 dall’Arena di Verona. La tua è stata una “non ospitata” (così l’hai battezzata) di quelle che lasciano il segno in tv e contribuiscono ad alimentare il mito di Fiorello. Senza mettere in piedi una mega trasmissione tua, senza avere la responsabilità di portare a casa gli ascolti per 4 puntate, senza adoperarti in una estenuante sequenza di prove, di ore di lavoro con gli autori e di stress con i dirigenti televisivi per la messa in onda di un tuo show, hai capitalizzato al massimo la non ospitata in uno show di sicuro successo accanto ad uno dei monumenti dello spettacolo italiano. Ora puoi stare lontano dalla tv per altri tre/quattro anni senza avere l’assillo di rispondere alla domanda “Ma quando torna in tv, Fiorello?”.

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