La Rai che vorrei nel venti ventisei

La Rai che vorrei nel venti ventisei non la potrò avere perché la produzione televisiva si costruisce con largo anticipo e perciò nell’anno 2026 vedremo una televisione già pensata almeno un anno prima.

Ciò che ci si può augurare (sperare) è che nel 2026 la Rai costruisca della buona televisione per il 2027 e per gli anni successivi.

Una Rai che sappia fare tutto ciò che occorre per rilanciare il proprio marchio come esempio di servizio pubblico che coniuga qualità, ascolti e ricavi pubblicitari utilizzando in modo virtuoso il canone senza inseguire le logiche delle televisioni commerciali. In tal senso vorrei una Rai Pubblicità migliore, molto migliore.

Fare l’elenco dei programmi, dei conduttori, degli autori e dei dirigenti che mi piacerebbe non mettessero più piede in Rai sarebbe una lista troppo lunga ed il pessimismo prevarrebbe rispetto alla speranza.

La Rai ha il dovere di pensare e realizzare una televisione originale, all’altezza della sua storia, immersa nel presente e concretamente orientata al futuro.

Una Rai senza padroni politici.

Una Rai in cui l’eccellenza sia la regola; in tutti i generi televisivi.

Una Rai che mi faccia tornare ad essere orgoglioso di essere un vecchio abbonato Rai.

Una Rai con linee editoriali solide, obiettive, credibili, affidabili, autorevoli, vere.

Una Rai pubblica ma non ministeriale.

Chi come me si sta allontanando sempre di più dalla programmazione offerta dalla Rai vuole poter immaginare di tornare con piena soddisfazione a sentirsi parte, in qualità di telespettatore ed abbonato, della Rai Radiotelevisione Italiana.

Nel discorso di fine anno agli italiani il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha citato espressamente la Rai tra le risorse culturali che hanno fatto la storia del Paese e che hanno un ruolo primario per la Repubblica:

“Fondamentale alla crescita della identità nazionale è stato – e rimane -il contributo della cultura, dell’arte, del cinema, della letteratura, della musica. Il ruolo del servizio pubblico affidato alla Rai, a garanzia del pluralismo, presupposto essenziale di un largo coinvolgimento popolare attorno alle istituzioni della Repubblica”.

Chi fa politica e chi fa televisione in Rai avrà la sensibilità, la capacità e la volontà di portare avanti adeguatamente questa responsabilità?

Temo proprio di no. Il 2026 è un anno pre elettorale.

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