Gli autori: il tallone d’Achille di Sanremo 2021

Durante la finale di Sanremo 2021, il direttore artistico e conduttore Amadeus ha doverosamente ringraziato tutte le categorie di professionisti che hanno reso possibile la realizzazione di questa edizione così difficile del Festival a causa delle limitazioni per i protocolli anti-Covid. Tra queste categorie si è soffermato, citandoli uno ad uno, sul numeroso gruppo degli autori. È il gruppo che più mi ha deluso, dalla prima riga all’ultima di quello che hanno scritto. Il gruppo degli autori è l’unico che non può appellarsi alle limitazioni dovute all’emergenza sanitaria.

Gli autori avevano l’occasione straordinaria di valorizzare il loro ruolo confermandone la centralità ed invece l’hanno colpevolmente sprecata. A partire dai testi e dalle situazioni destinate a Fiorello, un artista intrappolato in una visione egoriferita dell’universo in cui vorrebbe coinvolgere nei tempi e nei modi chi si alterna sul palco accanto a lui. Un meccanismo che funzionava 20 anni fa e che oggi, anche a causa della perdita di originalità e brillantezza, risulta fastidiosa e per nulla divertente. A Fiorello, gli autori non sono riusciti a offrire una chiave interpretativa nuova, necessaria per sostenere una presenza così massiccia in scena. I testi da abbecedario hanno affossato un Fiorello lontano anni luce dal poter mantenere la sopravvalutatissima definizione di “più grande showman italiano” che è ormai paragonabile alla stagionatissima definizione di “più amata dagli italiani” riferita a Lorella Cuccarini. Ma dove la creatività degli autori di Sanremo 2021 ha dimostrato una solida inconsistenza è stato nei testi e negli spazi di Zlatan Ibrahimović. Dovevano rendere comprensibile il motivo per cui il calciatore è stato scelto come superospite di ben 4 puntate ed il risultato è stato che hanno sostenuto la inaccettabile gag da boss senza una battuta che potesse essere considerata tale. Vabbè, mi son detto, se questi autori non sono in grado di sostenere Fiorello come possono sostenere Ibrahimović? Ma non solo.

Per 5 serate, in ogni momento in cui la scrittura avrebbe dovuto rendere straordinario questo Festival, l’effetto è stato tutto fuorché straordinario. È successo che una delle componenti fondamentali dello show non ha funzionato, indebolendo l’impianto
di tutto il prodotto che già aveva delle limitazioni fisiologiche, rendendolo fragilissimo. E, proprio in questa edizione, non doveva succedere.

Sanremo 2021: si doveva fare e la Rai lo ha fatto. Niente di più, molto di meno.

Stasera si conclude il 71° Festival della Canzone Italiana di Sanremo. Una edizione unica, speriamo, perché realizzata in piena pandemia da Covid-19 che, ad un anno di distanza, continua a limitare la vita di tutti in tutto il mondo, in tutti i settori della società e dell’economia. Il Festival si doveva fare e la Rai lo ha fatto secondo le possibilità di una azienda televisiva pubblica che in questo momento ha enormi difficoltà dal punto di vista gestionale. Il notevole calo di ascolti rispetto all’edizione 2020 pre-pandemia, sarà stato di certo determinato anche dalle limitazioni interne ed esterne al Festival imposte dalle disposizioni governative.

Il Festival come tutte le attività produttive del Paese ha subito, come prevedibile, delle perdite economiche. Ma si doveva fare, perché in Italia è l’evento televisivo di ogni anno e annullarlo avrebbe dato il segnale di una resa definitiva al virus Covid-19. Il non riempire la platea con soluzioni tipo “bolla” ha dato il doppio segnale necessario in questo momento: primo, continuare a prestare attenzione per prevenire la diffusione ed il contagio e secondo ricordarci che quel vuoto è il vuoto di tantissime attività produttive in difficoltà, se non chiuse. In questo senso il Festival di Sanremo e la Rai hanno fatto quello che dovevano. Lo show però poteva essere migliore. È stato una delusione su tutta la linea. Inutile fare l’elenco delle cose che non hanno funzionato e non sono state all’altezza di un grande show perché non se n’è salvata una. Se come si dice “Sanremo è lo specchio del Paese”, quest’anno non poteva che essere una edizione “confusa ed infelice”, parafrasando il titolo del brano con cui Carmen Consoli partecipò al Festival del 1997. Se Sanremo 2021 non è stato un grande Festival non c’è da dare colpe a nessuno. Si deve solo voltare un’altra pagina di questa storia incredibile ma tristemente attuale che è la lotta alla pandemia da Covid-19. Quando anche il Festival di Sanremo tornerà quello che era, vorrà dire che noi tutti avremo ritrovato un po’ della vita che avevamo.

Il ministro Franceschini dice, giustamente, no al pubblico in sala all’Ariston per Sanremo 2021: e ora la Rai faccia lo stesso un grande show da grande broadcaster quale è

Con un tweet di oggi, il ministro della Cultura Dario Franceschini ha messo la pietra tombale sulla possibilità di avere il pubblico in sala all’Ariston durante Il Festival di Sanremo 2021. Scrive il ministro: “Il Teatro Ariston di #Sanremo è un teatro come tutti gli altri e quindi, come ha chiarito ieri il ministro @robersperanza, il pubblico, pagante, gratuito o di figuranti, potrà tornare solo quando le norme lo consentiranno per tutti i teatri e cinema. Speriamo il prima possibile”.

Sono tra quelli che da un bel po’ scrivono che la Rai avrebbe dovuto prendere questa decisione già da mesi.
La cosa divertente è che ci sono sui social media decine e decine di giornalisti e di addetti ai lavori che hanno cavalcato l’onda del pubblico in sala all’Ariston accendendo la miccia del tormentone “Sanremo è uno show televisivo come quelli di Maria De Filippi che vanno in onda con il pubblico!”. Sono tutti rimasti con il cerino in mano. Gente che derideva “chi non capisce cos’è la tv”. Ecco, voi non capite cos’è e cosa significa la Rai durante una emergenza nazionale. E il Festival, essendo lo show più importante della televisione italiana, non poteva salvarsi da questo genere di problematiche organizzative. Strumentali? Sì o no, rimane il fatto che chi fa tv deve saper programmare a lungo termine. La dirigenza Rai avrebbe dovuto pensare ad un Sanremo2021 senza pubblico non oggi ma 8 mesi fa. Una dirigenza da mandare a casa. Ed è ancora più bello che dopo la sentenza emessa dal ministro Franceschini, quei giornalisti professionisti specializzati nel settore spettacolo e TV e gli addetti ai lavori insistono nel dire che ci sono altri show tv che vanno in onda con il pubblico in sala, dimostrando di non capire la differenza tra ospitare il pubblico nei programmi registrati e in diretta. Perché dopo aver preso una cantonata, la dovete difendere? Già, perché? Forse perché un Sanremo2021 sgonfiato non è un problema economico solo per la Rai ma anche per il circo mediatico che sul Festival fattura moltissimo? Boh e pure mah. Il fatto ora è semplice: la Rai deve decidere se fare come ha sempre detto il direttore artistico Amadeus e rinviare il Festival al prossimo anno perché “senza pubblico non si può fare”, oppure dimostrare di essere un grande broadcaster mondiale e fare 5 serate di grandissimo show televisivo senza pubblico in sala all’Ariston, riuscendo lo stesso a contenere le perdite che ciò comporta grazie al sostegno di sponsor “responsabili e volenterosi”. Il pubblico televisivo, ne sono certo, risponderà alla grande e la Rai farà il record di tutti i record di ascolto della storia del Festival.

Amadeus insiste: vuole il pubblico in sala all’Ariston per il Festival di Sanremo 2021. Saranno figuranti. La sala vuota, avrebbe ben altro significato.

Amadeus (intervistato oggi da Renato Franco del Corriere della Sera) risponde alle polemiche sulla scelta di avere il pubblico in sala all’Ariston per il Festival di Sanremo 2021. L’unica cosa che si capisce è che non ha capito che l’Ariston senza pubblico sarebbe l’immagine più potente per affermare che la prevenzione è ancora fondamentale contro il Covid-19.

Dice che il Festival ha bisogno del pubblico in sala e quale pubblico vuole prendere? I figuranti pagati e non paganti a caro prezzo come è sempre accaduto. Un pubblico di figuranti tamponati, quarantenati e con bonifico bancario. Un pubblico vero, spontaneo che applaudirà con tanta sincerità? Boh e pure mah. Papa Francesco ha pregato in una Piazza San Pietro vuota: è stato un messaggio potententissimo anche sull’importanza della prevenzione al Covid-19. Il Festival di Sanremo, tempio laico da milioni e milioni di telespettatori, dovrebbe fare lo stesso dimostrando che la Rai è calata nella realtà del Paese.
Amadeus dice: “Il Festival blindato non serve a niente, non è uno spettacolo televisivo, passerebbe alla storia per il Sanremo del Covid, per il Sanremo della desolazione”. Esatto! Ed è questo il messaggio di prevenzione che dovrebbe dare! Il problema non è farlo in sicurezza ma dare un esempio potentissimo in un momento in cui sono stati vaccinati solo 1.300.000 italiani su 60 milioni.
Chi dice che Sanremo 2021 si deve fare come si fanno i programmi di Maria De Filippi e avere il pubblico in sala, fa un torto a Rai 1, la cui funzione è anche di dare messaggi ben diversi da quelli che dà Maria De Filippi.
Certo, la Rai avrà una perdita economica da questa situazione causata dalla pandemia. Proprio come migliaia di altre aziende e milioni di persone che non hanno comunque la possibilità di andare in onda per 5 serate su Rai 1 e di inventarsi qualcosa per contenere le perdite. La Rai pensasse a fare un grande show musicale e televisivo che sarà certamente seguito da milioni di spettatori e avrà tantissimi spot. Ma lo faccia con l’Ariston vuoto per ricordarci che il Covid-19 c’è ancora, uccide, e costringe milioni di italiani a non fare una vita normale.

Festival di Sanremo 2021: perché la Rai dovrebbe farlo senza il pubblico all’interno e all’esterno del Teatro Ariston

Caro Amministratore Delegato della Rai Fabrizio Salini, da quello che leggo, la tua gestione è sempre meno forte, in attesa della fine del tuo incarico prevista a luglio. Le tue ultime forze rimaste io le dedicherei a lasciare il segno almeno in una cosa: fare un Festival di Sanremo adeguato alla situazione che stanno vivendo tutti gli italiani a causa delle restrizioni necessarie al contenimento e alla prevenzione della diffusione del virus Covid-19.

A metà gennaio siamo solo all’inizio di una campagna vaccinale che si annuncia lunga e complessa e che raggiungerà la maggior parte della popolazione, se tutto andrà come previsto, alla fine dell’anno.
Nel frattempo la situazione sanitaria è sempre molto difficile e i numeri della pandemia non consentono l’alleggerimento delle misure anti-Covid. Indiscrezioni giornalistiche parlano di una estensione dello stato di emergenza nazionale e anche se non si fanno date è presumibile la data del 31 marzo se non quella del 31 luglio. Le incertezze per i cittadini italiani sono tante e ogni giorno se ne aggiungono altre. In questo contesto l’ultima cosa che la Rai dovrebbe fare è aggiungere l’incertezza sulla presenza o meno del pubblico all’interno del Teatro Ariston per il Festival di Sanremo. Si tratta dell’evento-show più importante della televisione italiana e quindi come è giusto che sia ha un suo spazio anche nelle discussioni che si fanno in questo periodo su come devono essere svolte le attività commerciali, culturali, sociali, religiose, sportive e, ultimi ma non ultimi, gli spettacoli teatrali e musicali dal vivo che sono bloccati da un anno. Le chiacchiere stanno a zero: nel suo show più importante e visto, la Rai deve dare l’esempio e mostrare a tutta Italia la platea dell’Ariston vuota. Un messaggio forte, fortissimo. Un anno fa si sperava che il Festival sarebbe stato il primo evento post-Covid e simbolo di ripartenza. A poco più di un mese dall’inizio del Festival (che ottimisticamente avete spostato di un mese) la situazione non vi consente di veicolare immagini di normalità presentando un Teatro Ariston con il pubblico. Leggo che state valutando soluzioni per consentire la partecipazione di un pubblico selezionato e debitamente controllato dal punto di vista medico. È il modello adottato da alcuni programmi registrati da Mediaset. Ma la Rai è la Rai e infatti, ad oggi, avete escluso la presenza del pubblico in studio da tutti i vostri show. Una decisione sacrosanta per il servizio pubblico che andrebbe confermata soprattutto in occasione dello show televisivo più importante. È così che la Rai può dare un contributo fortissimo alla necessità di tenere altissima la attenzione sulla prevenzione. Sanremo 2021, ne sono sicuro, sarà un grande show televisivo anche senza il pubblico all’interno (e all’esterno) del Teatro Ariston.

Festival di Sanremo 2021: la normalità sarà farlo secondo le norme anti COVID-19 in vigore a marzo

Caro direttore di Rai 1 Stefano Coletta, il direttore artistico e conduttore del Festival di Sanremo 2021 Amadeus, ha annunciato che l’evento si farà solo se non saranno in vigore norme che ne limiteranno lo svolgimento tradizionale e quindi con il pubblico in sala e gli elementi dell’orchestra posizionati come sempre.

Ieri questo annuncio ha fatto titolare tutte le testate on-line: “Sanremo? Non c’è alcun piano B, o si fa con il pubblico o nulla” (dall’intervento al Festival della TV di Dogliani).

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Sfumature di social tv: lo spoiler del vincitore di Sanremo 2020

Ore 1 e 48 di domenica 9 febbraio 2020. Sono davanti alla tv sintonizzato su Rai 1 come milioni di telespettatori in attesa di conoscere il nome del vincitore della 70° edizione del Festival della Canzone Italiana di Sanremo 2020. Sono tra le migliaia di utenti Twitter che stanno commentando il Festival sui social media ed è su Twitter che apprendo la “notizia”: SkyTG24 ha già dato il nome del vincitore mentre Rai 1 continua a fare lo show, a mandare la pubblicità e l’edizione flash del Tg1 con Amadeus che dice “tra poco scopriremo chi è il vincitore!”.

Mi precipito sul canale 50 del digitale terrestre è leggo la seguente “NOTIZIA” che scorre nel serpentone in sovraimpressione della rete all-news SKYTG24: “FESTIVAL DI SANREMO. VINCE DIODATO”. Da bravo blogger tv scatto lo screenshot perché per me è una notizia nella notizia, ovvero, Sky ha spoilerato quello che non si doveva spolierare e questo alimenterà polemiche e proteste. Sono tra quelli che ha deciso di pubblicare lo screenshot anche se Rai 1 continuava a rimandare la proclamazione del vincitore. Perché? Beh, perché siamo nell’era dei social media e una notizia data da un testata prestigiosa e professionale come SkyTg24 si deve condividere immediatamente soprattutto se è così rilevante dal punto di vista della Social TV.

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Festival di Sanremo 2020: le ultime due serate nei live tweeting di Caro Televip

Il direttore di Rai 1 Stefano Coletta e quel “mi piace” che mi ha fatto tornare a guardare e commentare Sanremo 2020

La “apparizione” telefonica di Maria De Filippi a Sanremo 2020

Caro direttore di Rai 1 Stefano Coletta, ieri sera ero pronto a commentare la seconda serata del 70° Festival di Sanremo con lo stesso entusiasmo con cui avevo commentato la prima serata che mi era piaciuta. Avevo fatto il mio live tweeting commentando le esibizioni dei cantanti, la conduzione di Amadeus, le incursioni di Fiorello, gli interventi delle co-conduttrici Diletta Leotta e Rula Jebreal e ieri ero pronto a commentare con lo stesso entusiasmo e partecipazione anche la seconda serata di Sanremo 2020.

Entusiasmo e partecipazione, ribadisco che erano questi gli “stati d’animo” con cui, smartphone alla mano, stavo per commentare il secondo capito del Festival di quest’anno.

Chi fa blogging tv per pura passione basa tutto sull’entusiasmo. Se mi diverto a fare il live tweeting, se ho spunti per scrivere, se mi diverto a fare qualche battuta e a condividere nello spirito della social tv i miei commenti, dedico ad un programma televisivo tutto il tempo che merita. La prima serata di Sanremo 2020 l’ho commentata fino all’una di notte scrivendo 50 tweet arricchiti dai telescatti. Il mio live tweeting ha raggiunto il lusinghiero numero di oltre 55.000 visualizzazioni in totale. Così, con tutto l’entusiasmo possibile ed immaginabile, ieri ho iniziato il mio secondo live tweeting. Entra Fiorello travestito da Maria De Filippi. Che carino! Sta facendo la macchietta di Maria De Filippi! Sì è molto banale con la caramella in bocca, la parlata con il vocione, le movenze non proprio aggraziate ma tutto sommato dai ci può stare una macchietta in apertura di puntata visto che Fiorello ha il ruolo di scaldapubblico. Poi però da questo travestimento di Maria De Filippi ecco che Fiorello passa al “contatto” con l’originale.

Dalla tasca del travestimento tira fuori lo smartphone perché arriva la chiamata “a sorpresa” di Maria De Filippi. Premesso che venderla come una sorpresa è stato francamente ridicolo, la cosa che mi ha dato molto fastidio è stato il fatto che, non appena Fiorello ha detto cose tipo “Ah! Maria De Filippi! Non ci posso credere! Guarda è lei!” e lei è “apparsa” in voce in tutta la sua enfatizzata maestosità di Maria, la reazione del pubblico in sala è stata tipo “Ooooh! Maria De Filippi! Mamma mia che sorpresa!”. E giù grandi applausi anche da parte di voi dirigenti Rai seduti e inquadrati in prima fila: tu, direttore di Rai 1 e Fabrizio Salini, amministratore delegato Rai. Qualche instante prima dello squillo mariano, Fiorello in vesti mariane ti era venuto incontro dicendoti: “Questa è la nuova Rai 1!”. Ecco, un istante dopo, la voce di Maria risuonava nelle case dei telespettatori Rai e lei, invitata da Fiorello a doppiarlo mentre la regia inquadrava il suo primo piano, diceva: “Signore e Signori, benvenuti al 70° Festival della Canzone Italiana”. Caro direttore di Rai 1 Stefano Coletta, che cosa ti devo dire. Io uno spettacolo di questo genere non riesco a considerarlo una sciocchezza, una semplice gag. No; non è una sciocchezza. Maria De Filippi è il principale volto della vostra concorrenza Mediaset. E’ la signora che fa il 30% di share ogni sabato e dà delle sonore batoste alla tua Rai 1 con il suo vecchio programma C’è posta per te.

Dare a Maria De Filippi uno spazio anche solo di un minuto all’interno dell’unico programma inattaccabile da Maria De Filippi e cioè il Festival di Sanremo che fa il 52/53% di share (con oltre 10 milioni di telespettatori), concedendole il lusso di poter fare “una apparizione” per farsi ascoltare da un pubblico vastissimo che in quel momento è solo Rai e che la Rai si è meritatamente guadagnata, ecco, questa è una cosa che non si sarebbe dovuta fare. Una scelta di Amadeus e Fiorello (che secondo me non può non essere stata avallata da voi dirigenti Rai) che io, da appassionato di televisione, da blogger televisivo e da abbonato Rai non posso accettare ed è per questo che da quel momento ho smesso di guardare il Festival di Sanremo 2020. Perché io, l’orgoglio di telespettatore Rai ce l’ho.

Aggiornamento del 7 febbraio 2020

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