Chernobyl: come fai a non chiedere all’AD Fabrizio Salini, “perché non l’ha trasmessa la Rai prima di La7?”

Domenica scorsa ho guardato la maratona Chernobyl (4 episodi) su La7 e ieri l’episodio finale.
Una serie da binge watching che mi ha incollato allo schermo. Avevo delle perplessità legate essenzialmente al periodo di messa in onda in chiaro così fortemente caratterizzato dalla convivenza con il COVID-19.

Appena uscito dal lockdown e con i tanti timori ancora presenti, non volevo angosciarmi con quella terribile tragedia. E invece, pur essendo una miniserie altamente drammatica, Chernobyl di HBO è fatta talmente bene ed è così interessante che mi ha appassionato anche guardandola in un periodo di pandemia. La qualità è la ricetta perfetta della programmazione tv e la qualità di questa miniserie ne è la riprova. Chernobyl è il racconto esemplare di un disastro epocale che ha caratterizzato il ‘900 e resterà nella storia dell’umanità. Quando la televisione investe in un prodotto come questo, svolge un ruolo insostituibile. Se è vero che la storia si scrive con i documenti, le testimonianze e la verifica minuziosa dei fatti è anche vero che una serie tv così concretamente basata sulla realtà e così ben scritta e realizzata, ha una elevata valenza nella divulgazione e nel ricordo di un fatto storico. Per trasmettere in chiaro una miniserie come Chernobyl, il servizio pubblico Rai avrebbe dovuto fare di tutto. Evidentemente non lo ha fatto, visto che a trasmetterla in prima tv in chiaro è stata La7. La Rai investe molto nella produzione di fiction che fanno ottimi ascolti e che vende bene all’estero. Ma dovrebbe anche mettere più impegno e risorse nell’acquisto di prodotti come Chernobyl. È facile prevedere che la Rai acquisterà prossimamente i diritti di Chernobyl. Certo, farsi soffiare da La7 una prima tv in chiaro del genere, non è proprio un risultato da “prima azienda culturale del Paese”.

The Girls on the Bus di Netflix non parlerà delle campagne elettorali di Hillary Clinton. La precisazione di Amy Chozick.

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Netflix produrrà The Girls on the Bus tratto da Chasing Hillary di Amy Chozick. Racconterà la vita di 4 giornaliste al seguito di una serie di candidati presidenziali "imperfetti". Amy Chozick, firma del New York Times, ha precisato con 3 Instagram Stories che la serie non parlerà delle campagne elettorali di Hillary Clinton. Alcuni siti, tra cui quelli di Fox News e BBC News hanno scritto che la serie racconterà le campagne elettorali di Hillary Clinton. Non è così, scrive Amy Chozick: "The Girls on the Bus has nothing to do with Hillary or 2016". La storia invece si ispira ad un capitolo del libro. Copio e incollo da tvinsider.com (articolo di Karen Butler): "The show is about "four female journalists who follow the every move of a parade of flawed presidential candidates, finding friendship, love, and a scandal that could take down not just the presidency but our entire democracy along the way," a press release said". Produttore esecutivo sarà Greg Berlanti, la sceneggiatura sarà di Amy Chozick and Julie Plec che faranno anche i co-produttori. Il libro è godibile, interessante e scritto molto bene. Ve lo consiglio. Ringrazio @amychozick per avere inserito in una story il mio composit con le sue stories di precisazione. #TheGirlsOnTheBus #ChasingHillary #netflix #amychozick #julieplec #gregberlanti

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Il letargo estivo dei televip italiani mentre negli Usa i televip sono in piena stagione tv

il postino (o piccolo post)

Anche quest’anno le grandi emittenti televisive generaliste gratuite stanno trasmettendo palinsesti estivi da letargo delle idee. Non che nelle stagioni autunno/inverno brillino per creatività ma d’estate tirano completamente i remi in barca. I “grandi” televip non si sporcano le mani con il palinsesto estivo. Non ci degnano della loro presenza.

Negli Usa, al contrario, moltissimi show continuano ad andare in onda in pieno agosto.

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Shonda Rhimes lascia la Abc e passa a Netflix: gli abbonati italiani avranno un posto in prima fila?

Caro co-founder and Ceo di Netflix Reed Hastings, Netflix ha messo a segno il colpo di telemercato dell’anno strappando la produttrice e showrunner Shonda Rhimes alla Abc dove negli ultimi 15 anni ha sfornato serie di successo come Grey’s Anatomy, Scandal e Le regole del delitto perfetto. Shondaland, la casa di produzione di Shonda Rhimes, è una garanzia e Netflix, che dal 2019 non avrà più in catalogo serie e film Disney (avrà due suoi canali streaming), ha risposto togliendo per quattro anni alla Abc (di proprietà Disney), la “numero 1”.

In attesa di vedere quali saranno le nuove produzioni di Shondaland per Netflix, la domanda è: quale impatto avrà questa novità non tanto in Usa ma da noi in Europa?

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Quanto mi piace Canale 5 quando fa l’8% di share con Shades of blue

Caro vice presidente e amministratore delegato Mediaset Pier Silvio Berlusconi, in estate vi permettete il lusso di proporre in prima serata su Canale 5 un prodotto di serialità made in Usa come Shades of blue che ha standard qualitativi decisamente superiori al target della vostra rete ammiraglia. Shades of blue è una di quelle serie che Sky lancerebbe su Sky Atlantic in pompa magna ma stavolta è dovuta stare a guardare perché l’avete acquistata voi.

Il fatto che una star di Hollywood come Jennifer Lopez sia la protagonista della serie vi ha fatto decidere di proporla in prima serata sulla rete ammiraglia generalista dopo averla già proposta sia al pubblico degli abbonati Premium sul canale Crime che sulla piattaforma on demand Infinity.

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Late Late Styles: la CBS fa ancora scuola ma la Rai, a cominciare da Rai 1, ha la volontà di imparare?

Caro direttore di Rai 1 Andrea Fabiano, lo sai che sto in fissa con l’access prime time. Continuo a credere che siano i 50 minuti di tv in cui si deve, si può cambiare la nostra tv. Per me dovrebbe essere la tua Rai 1 la prima a fare questo cambiamento. Basta pacchi, pacchetti e soliti ignoti.

Ci vuole uno show di un’ora che faccia esplodere quella fascia del palinsesto in tutte le potenzialità che ha.

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Quando Canale 5 trasmetteva serie tv cult con gli annunci di Fiorella Pierobon: Twin Peaks da stasera ritorna su Cielo TV

 

You Me Her: su Netflix la stagione 1 della commedia romantica sul poliamore bello e possibile

Caro showrunner di You Me Her John Scott Shepherd, ieri mentre finivo il binge watching su Netflix Italia della stagione 1, negli Usa su Audience Network andava in onda il primo episodio della stagione 2 della tua serie romantica sul poliamore. Ieri era il giorno di San Valentino e quindi anche il giorno dei protagonisti di You Me Her.

Quella che apparentemente potrebbe sembrare una serie erotico-pruriginosa su un triangolo moglie-marito-escort (interpretati dagli ottimi Rachel Blanchard, Greg Poheler e Priscilla Faia) è invece una commedia romantica scritta molto bene: divertente, intrigante a tratti profonda.

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