Fiorello un volano per Rai Play? Netflix e Amazon Prime possono dormire sonni tranquillissimi

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Caro AD Rai Fabrizio Salini, oggi hai incontrato Rosario Fiorello e la tua dichiarazione è inequivocabile, sta per tornare in Rai: "Stiamo lavorando da settimane costruttivamente con Fiorello per riuscire a realizzare questo contenuto ambizioso e innovativo per la Rai. Nella Rai del futuro che stiamo costruendo, RaiPlay è la vera piattaforma di servizio pubblico, un canale che acquisirà sempre più centralità. Il progetto con Fiorello può essere un volano formidabile nel modo in cui sarà pensato, realizzato e distribuito. Non vediamo l’ora di iniziare, l’atmosfera è di grande sintonia e ringrazio Fiorello per l’entusiasmo che condivide con noi e che ci spinge a realizzare un progetto che solo fino a pochi mesi fa sarebbe stato per la Rai un sogno impossibile”. Caro Fabrizio Salini, se Fiorello deciderà di fare RaiPlay decreterà la propria resa incondizionata alla preoccupazione di tornare a fare uno show su #Rai1. Andare in onda su Rai Play vuol dire tenersi alla larga dalla sfida degli ascolti delle reti generaliste che sembra essere l'incubo di Fiorello il quale, da eccellente esperto di comunicazione, punterà a fare un programmino che possa essere "ripreso" quotidianamente dai media con un effetto eco che darà tanta visibilità a lui ma non darà alla Rai un contributo per le sfide che contano, ovvero, quelle della tv generalista. Ho serissimi dubbi che Fiorello su Rai Play possa essere un ponte per il futuro del servizio pubblico come dici. Ma, visto che negli ultimi anni ci sono stati più annunci di un possibile ritorno di Fiorello in Rai che scudetti della Juventus, c'è la speranza che anche stavolta non se ne faccia niente. La cosa che mi lascia perplesso è che si pensi a Fiorello quando è evidente che Rai Play ha bisogno di ben altro per intraprendere la sfida con i competitor in streaming a cominciare dalla programmazione di serie tv originali ed esclusive. E poi, non so se lo sai ma Fiorello è uno che si stanca presto dei progetti che fa e non mi stupirei se tra un anno lasciasse Rai Play perché "non voglio stancare il pubblico". E, vista la durata degli AD Rai, è possibile anche che non ci sarai nemmeno tu a fare da volano a RaiPlay. @rosario_fiorello

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In attesa del “gran finale” di Domenica In 2018/19

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Domenica In 2018/2019 con Mara Venier. Sono stato il primo fan di questa scelta: "Ho la sensazione che puntare su Mara Venier potrebbe davvero essere una scelta vincente" (17/7/2018). Mi riferivo soprattutto alla sfida con Domenica Live di Barbara D'Urso. Ma non ho potuto esultare più di tanto quando Canale 5 ha alzato bandiera bianca e chiuso il programma nella fascia in sovrapposizione. Perché da quel momento secondo me, senza lo stimolo della concorrenza, Mara Venier non è più stata quella della prima puntata che mi fece scrivere: "Mara Venier ha sfoderato una conduzione brillante, una padronanza assoluta del mezzo e una determinazione, nel voler ristabilire immediatamente un contatto con il pubblico, che è stata palpabile ed efficace (17/9/2018). A novembre il programma ha iniziato a deludermi: "Con maghi e paranormale, il gossip su Asia Argento e Fabrizio Corona, Domenica In batte di poco Dmenica Live ma soprattutto Mara Venier si avvicina sempre di più al genere di tv di Barbara D'Urso e questo la premia. Non per quanto mi riguarda. Peccato" (12/11/2018). A febbraio il colpo di grazia me lo ha dato questo ospite: "Per la serie i grandi ospiti di Domenica In Stefano De Martino che commenta il gossip su un possibile ritorno di fiamma con Belen Rodriguez. Rilievo artistico: zero. Il messaggio dovrebbe essere l'amore per la famiglia e l'amore eterno. Il risultato? Gossip" (24/2/2019). E il 7 aprile lo ha ospitato di nuovo! Ad aprile ho gettato la spugna: "Perché dopo aver fatto fuori la concorrenza, Rai 1 ha perso l'occasione di fare una grande Domenica In limitandosi a questa noiosissima sequenza di interviste di Mara Venier tutte uguali?" (7/4/2019). Oggi (19/5/2019) mi sono ritrovato di fronte all'ennesima intervista piatta e noiosissima con la ridens Alessia Marcuzzi e, in una giornata di metà maggio piovosa e fredda passata davanti alla tv, ho visto tutto meno che Domenica In. Domenica prossima ci sarà il celebratissimo "gran finale" di questa edizione di successo. Per me Mara Venier la prossima stagione non tornerà alla conduzione del programma e, ascolti a parte, credo che sarebbe un bene per Rai 1 e anche per Mara Venier. #rai1 #maravenier #domenicain

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Eurovision Song Contest 2019: la seconda semifinale vista da Caro Televip.

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Eurovision Song Contest 2019: la seconda semifinale vista da Caro Televip. Quest'anno a Eurovision vanno tantissimo gli stivali sopra il ginocchio. Ed è la cosa più significativa della esibizione dell'Armenia. Voto: 2. La canzone mi fa venire le coliche. È senza un briciolo di  voce ma il mio voto per la irlandese è altissimo: 8. Bella de casa. La moldava s'è messa il vestito da sposa milf che non ce l'ha fatta ma chi se la pja una che stilla così! Il balletto dello svizzerotto lo ha fatto fare tale e quale l'animatrice ai bambini di 3 anni al battesimo di mio nipote. Notiziona! In Lettonia è arrivata la musica country! Ogni volta che la pipistrella rumena canta ahi! ahi! ahi! Io il dolore lo sento proprio fisicamente ahi! Ahi! Ahi! Però non ve lo dico dove lo sento! Ahi! Ahi! Ahi! La danese è una specie di Elisabetta Viviani solo che la nostra aveva la voce gradevole. Voto: 1.  Dopo l'esibizione del loro Lionel Richie credo che Salvini chiuderà i confini alla Svezia. La lagna austriaca è LA lagna più lagna che non si può di questa edizione. Voto: 1. In Croazia Victoria's Secret non è arrivata proprio nel modo giusto. Il sorcio lì dietro mo' se la magna la curvy maltese. A lituano! Il falsetto o lo fai o non lo fai! Ok, non lo sai proprio fa. Voto: 0. Come sempre della Russia non riesco a decidere se è più brutta la canzone o la scenografia. Comunque la Russia prende sempre più voti di quelli che merita chissà perché. Il mio voto non lo avrà mai: zero. Si vede che in Albania prendono bene Canale 5: questa fa le faccette ed è vestita come Barbara D'Urso. Solo che canta peggio. Il trio norvegese: grazio, graziella e mastrolindo. L'olandese c'ha tutti i dischi di Marco Mengoni ma non ha ancora avuto il tempo di ascoltarli. La canzone della Macedonia del Nord è impegnata. Pure il vestito è da monte dei pegni. Tu guarda se sto Robozao dell'Azerbaigian non fa il colpaccio! #Eurovision #Rai4 #escita

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Eurovision Song Contest 2019: la prima semifinale vista da Caro Televip.

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Eurovision Song Contest 2019 la prima semifinale vista da Caro Televip. Cipro ci dà sempre grandi soddisfazioni. Voto: 2. Montenegro: sto coro de voci bianche vestite de bianco me lo cacci via subito. Voto: 1. Finlandia. Voto 10 per la pianola Bontempi. Voto: 1 per canzone ed esibizione. Chiamate l'esorcista per il gruppo polacco del momento! Esibizione total Eurovision Voto: 8. Slovenia: avranno meno di 40 anni in due ma ancora sono in cerca di una botta di vita. E credo che non la troveranno mai. Na tristezza. Voto: 0. Repubblica Ceca. La canzone non è bona manco come suoneria der cellulare. Voto: 1. Alla regia di #eurovision invece voto 10: ha reso guardabile sto trio monnezza con effetti anni 80. Sto Pappaiozzi ungherese canta col vibrato come Mamhood. Inquietanti le capocce dietro. Voto: 0. La bielorussa è talmente vintage con gli stivali sopra al ginocchio e la canzoncina pop con il suo "tarataqualchecosa" che mi ha conquistato. Voto: 9. Serbia. Inascoltabile fino a che non ha fatto la schitarrata senza chitarra. A quel punto è diventata pure inguardabile. Voto: 0. Ma questo bambino belga vestito da Avengers non dovrebbe partecipare all' edizione Junior? Voto: squalificato. Georgia. "Varadararare". No. Va 'ndo devi anna'. Voto: 0. L'australiana è una bamboletta voodoo che non ce l'ha fatta. Voto: 2. Islanda. Il punk sadomaso islandese nemmeno nei peggiori club privè di Caracas. Voto: squalificati. Estonia: miglior giramento delle telecamere (e non solo di quelle) della serata. Voto: 2. No ragazzi, "la scuragia" del portoghese ha già vinto tutto che poi il mix Star Trek-Fado è davvero sconcertante. Voto: 7. La Grecia quest'anno ha plagiato (malissimo) talmente tante canzoni che se je fanno causa stavolta fallisce definitivamente. Voto: 0. La canzone, la voce, il balletto e il coretto di San Marino sono talmente brutti che ci vorrebbe una puntata di Report per capire perché li hanno ammessi. Voto: 0. Incredibile ma vero: il commento di Federico Russo e Ema Stokholma non mi sta irritando. Voto: 7. San Marino in finale e l'Italia tutta da Bolzano a Lampedusa pronta a dargli lo 0 che in questi anni si sono guadagnati per i voti che ci hanno dato #eurovision

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Luca Rosini, il conduttore che usa il gobbo anche per i saluti di chiusura del programma

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Luca Rosini co-conduttore con Ingrid Muccitelli di Uno Mattina in Famiglia nel weekend di Rai1 è una delle novità della stagione tv che va concludendosi. È un conduttore che non bucherebbe lo schermo nemmeno se si presentasse nudo davanti alle telecamere. Il co-conduttore perfetto per mettere un po' in evidenza Ingrid Muccitelli che fino ad oggi ha sempre avuto al proprio fianco conduttori che si mettevano in evidenza, uno su tutti Tiberio Timperi. Nel mondo dei giovani conduttori, Luca Rosini si distingue per la dipendenza dal gobbo in ogni momento della conduzione, anche per i saluti di chiusura del programma. Ecco, se sulla capacità di bucare lo schermo non può fare nulla, nell'imparare il copione Luca Rosini dovrebbe applicarsi un po' di più e tentare la difficile via della personalizzazione della conduzione non rinunciando completamente all'aiuto del gobbo con i testi guida ma cercando di farli propri e, quando possibile, di lanciarsi in un minimo di improvvisazione. Chi conduce un programma in diretta ha questo grande privilegio: può, se ne è capace, tirare fuori momenti di conduzione che sembra fatta lì per lì. Ho l'impressione però che per Luca Rosini sia una impresa impossibile. #lucarosini #unomattinainfamiglia #rai1 #ingridmuccitelli

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Due righe due, al termine della prima edizione di A raccontare comincia tu

Si è conclusa la prima stagione di A raccontare comincia tu, il programma di Rai 3 condotto da Raffaella Carrà. A me, l’idea di far incontrare un personaggio top dello show leggero italiano come lei con altri personaggi top dello spettacolo, della cultura e dello sport, è piaciuta, quindi auspico una seconda edizione per la quale suggerisco alcuni cambiamenti.

Eviterei di ospitare i personaggi televisivi di cui si sa tutto e che non hanno alcuna intenzione di raccontare di loro qualcosa che non faccia parte dell’agiografia ufficiale. Eviterei di ospitare i campioni dello sport divisivi. Farei le interviste sempre e solo nella casa vera del personaggio. Nella prima edizione è mancato l’approfondimento. Tutto molto, troppo, in superficie. Nella puntata più riuscita, quella con il maestro Riccardo Muti, ci ha pensato lui a farsi l’auto-approfondimento ed è stata davvero molto interessante. Mi piacerebbe che gli autori percorressero itinerari biografici meno scontati. Il parallelo tra la vita professionale di Raffaella Carrà e i personaggi non è indispensabile. In alcuni casi è stato davvero troppo forzato. In alcuni casi, il vasto repertorio televisivo della conduttrice ha riempito la puntata per farla arrivare al taglio di 1 ora e 40 minuti. Gli ascolti dicono che le sei puntate hanno fatto una media del 6.4% di share. Le quattro puntate con Loren (6.8%), Muti (4.9%), Bonucci (3.9%) e Sorrentino (3.5%) hanno fatto una media del 4.7%. Le puntate con Fiorello (9.4%) e De Filippi (10%) hanno avuto l’unico pregio di alzare la media generale di ascolto ma il programma ha dato il meglio, nei contenuti e nella forma, senza di loro. Ciò detto, è un programma che mi piacerebbe ritrovare nella prossima primavera televisiva.

Festeggio i 3 anni senza Uno Mattina con Franco Di Mare

Festeggio i 3 anni senza Uno Mattina con Franco Di Mare. Oggi il suo “Sarò franco” sull’elemosina e la povertà: il solito “corsivo” banale, inconcludente, parziale. Una accozzaglia di luoghi comuni sui massimi sistemi senza costrutto. Temi immensi liquidati in pochi minuti con una apertura ad effetto, uno sviluppo a tesi e una conclusione con interrogativo. Pensierini semplici che il conduttore presenta come fossero un trattato di sociologia.
Ogni “corsivo” di Di Mare è un inutile sasso gettato in un oceano di ovvietà. L’idea che mi sono fatto è che lasciargli questo spazio per le sue riflessioni intoccabili (ho provato a proporgli un tema e mi ha fatto una lezione sui “corsivi”!) è un modo per tenerlo occupato in una cosa che gli piace tanto fare e che lo appaga molto, così se ne sta buono lì nella tv del mattino. Se così fosse allora che Di Mare resti pure a fare i suoi “corsivi” che io posso fare benissimo a meno di lui e di Uno Mattina.

Due righe due sulla chiusura di Rai Movie

Nel dialogo con Aldo Grasso al Dogliani Tv Festival, Fabrizio Salini sulla chiusura di Rai Movie ha detto: «Non voglio essere ricordato per questo: Rai Cinema investe 70-75 milioni l’anno sui film e ne ha finanziati 219 in tre anni, quindi ci saranno più film ma distribuiti diversamente».

È un ottimista. Se saranno confermati i rumors su un possibile “editto bulgaro” contro Fabio Fazio e per giunta per riportare Massimo Giletti in Rai, passerà alla storia per qualcosa di peggio che per la chiusura di Rai Movie. Ma visto che ad oggi quest’ultima è una certezza, io continuo a chiedermi come fa la Rai a rinunciare ad un brand così forte. E riguardo alla programmazione cinematografica “distribuita diversamente”, non riesco a capire perché non può essere una Rai Movie potenziata a trasmettere più film in prima visione. Non capisco perché non può essere Rai Movie ad avere programmi nuovi con conduttori top sul cinema e sulle serie internazionali ed italiane. Non capisco perché un amministratore delegato della Rai, con tutte le cose che ci sono da migliorare sulla programmazione delle tre reti principali, possa pensare di chiudere un rete che, nonostante i limiti organizzativi e di budget in cui è stata relegata finora, si è comunque consolidata come marchio e come canale, il 24, sul digitale terrestre. Io continuerò a scrivere, parafrasando I Trettré, che “A me, la chiusura di Rai Movie, me pare na strunzata”.

Tv Talk e Barbara D’Urso: un grande amore e niente più

Anche oggi Talk di Rai 3 ha dedicato uno spazio alla tv di Barbara D’Urso.

Che cosa ha fatto di così rilevante per essere ancora una volta oggetto di analisi da parte del programma di analisi sulla tv della Rai Radio Televisione Italiana? Ha messo in scena l’incontro tra la madre naturale e la ex bonas di “Avanti un altro” Paola Caruso e ha tentato di fare la stessa cosa con Serena, la figlia adottiva di Barbara Palombelli e Francesco Rutelli. Il conduttore di Tv Talk ha detto che Barbara D’Urso è “conduttrice popolare che sa affrontare questi temi” (l’adozione). Ecco, se saper affrontare il tema “adozione” è come lo ha affrontato Barbara D’Urso in questi due casi, allora francamente non ho più parole per commentare Tv Talk. Gli altri temi della puntata sono stati: la violenza al tempo dei social (partendo dal caso della baby gang di Manduria); cronaca, processi e tv, ovvero, i programmi tv che hanno parlato del caso Vannini in attesa della sentenza della Cassazione (in particolare Un giorno in pretura di Rai 3); 1 maggio, l’evento televisivo (di Rai 3); il “caso”, “è vero o no il matrimonio di Pamela Prati?”;
Grande Amore di Rai 3 con ospite in studio Carla Signoris; la sfida della satira (quella che fa Giovanni Vernia a Dritto e rovescio di Rete 4); le polemiche su Suor Cristina in tv (ospite esperta Suor Paola diventata popolare con Quelli che il calcio). Un lungo spottone principalmente dei programmi Rai (e di Rai 3 su tutti) mai criticati come meriterebbero e sempre osannati più di quello che meritano. L’idea che mi sono fatto è che infilare Barbara D’Urso così spesso dentro Tv Talk con la scusa che è tv pop, serve solo a racimolare i telespettatori a cui piace quel genere di tv. Sì perché ormai Tv Talk più che un programma di analisi sulla televisione è essenzialmente un programma televisivo attento ai propri ascolti e a tutti i meccanismi che servono per raggiungerli con lo scopo evidente di sopravvivere all’interno di un palinsesto. Anche questa è, purtroppo, la troppo osannata Rai 3 del direttore Stefano Coletta.

Un invito al direttore di Rai 3 Stefano Coletta a mantenere la misura che tutti ti riconoscono.

Caro direttore di Rai 3 Stefano Coletta, volevo invitarti a mantenere la misura che tutti ti riconoscono. Capisco che alla sfida degli ascolti televisivi è difficile resistere ma il direttore di una rete Rai deve essere il massimo dell’oggettività.

Un programma come A raccontare comincia tu condotto da Raffaella Carrà vive di alti e bassi sia per quanto riguarda gli ascolti che per quanto riguarda la bellezza delle puntate.

Io ne ho viste 4 e mi sono piaciute le due con Sophia Loren e Riccardo Muti che hanno fatto molta meno share (6.8% e 4.9%) rispetto alle due con i “televisivi” Fiorello e Maria De Filippi (9.4% e 10%) che ho trovato noiose. La quinta puntata con Leonardo Bonucci ha fatto il 3.9% ed io ero tra quelli che l’hanno accuratamente evitata. Calcolatrice alla mano, le 5 puntate andate in onda finora hanno fatto una media del 7% di share ma ad alzarla hanno contribuito in maniera significativa le due puntate con i campioni di ascolto televisivi. La media, senza di loro, è un onorevole 5.2% di share. Se io fossi il direttore di Rai 3 commenterei i dati di ascolto alla fine del ciclo di un programma che inevitabilmente ha alti e bassi di share vista la scelta non omogenea degli ospiti in quanto a potenzialità di ascolto in prima serata. Il giorno dopo, mi concentrerei più sul fare dei tweet evidenziando alcuni aspetti significativi di ciascuna puntata piuttosto che a retwittare il mio ufficio stampa per un 10% raggiunto con un ospite che è il volto di punta dell’ammiraglia della concorrenza, commerciale, per giunta. Caro direttore di Rai 3 Stefano Coletta, A raccontare comincia tu è un programma che mi piacerebbe ritrovare nella prossima stagione televisiva. L’idea che mi sono fatto però è che sceglierei meglio nella categoria sport ed eviterei di ospitare i personaggi televisivi anche se ti fanno fare i picchi di share. Così non ti verrà nemmeno la voglia di esultare per gli ascolti e magari su twitter ci dirai qualcosa di più significativo sui contenuti.
#rai3 #raffaellacarra #araccontarecominciatu #stefanocoletta