Il cantante mascherato 2: della grande pupazzata di Rai 1 salvo solo le maschere

Ieri mi sono fatto forza ed ho seguito quella grande pupazzata che è Il Cantante Mascherato, giusto il tempo di un paio di esibizioni, quelle dei pupazzi Pappagallo e Farfalla. La cosa terribile del programma è che la cosa migliore è la pupazzata. Le maschere indossate da cantanti e attori del cast sono opere di artigianato e raggiungono alte vette nella nobile arte della costumistica per lo spettacolo.

Il resto è tutto inguardabile ed inascoltabile: dalla conduzione stantia di una Milly Carlucci con spalline alla Actarus, allo spazio spropositato dato ai tristissimi giurati Caterina Balivo, Costantino Della Gherardesca, Flavio Insinna e Francesco Facchinetti, uno meno spontaneo dell’altro (su Patty Pravo non mi esprimo perché non si distrugge un mito); dall’inutile presenza in mezzo ai 4 gatti del pubblico dei ballerini Simone Di Pasquale e Sara Di Vaira (la quale si segnala solo per le nuove vette che raggiunge come urlatrice), alle coreografie che dovrebbero ravvivare le esibizioni e invece ne confermano l’effetto baracconata. I cantanti-attori dentro le maschere fanno il loro che si riassume nel resistere senza svenire durante l’esibizione. Il Cantante Mascherato è tutto qui e vederlo in onda su Rai 1 rende ancora più inaccettabile questa pupazzata, pensando ai costi che ha uno show del genere e agli ascolti ampiamente al di sotto delle attese. Aver reso più difficile la riconoscibilità dei concorrenti non lo rende più interessante: una grande pupazzata era e una grande pupazzata rimane.

Il botta e risposta su Twitter tra Akio di Caro Televip e Gaia Tortora, vice direttore del TgLa7, durante lo Speciale condotto da Enrico Mentana per il giuramento del Governo Draghi (13 febbraio 2021)

Akio Caro Televip: “Quando si pensa di essere simpatici ed intoccabili e si fa la figura che hanno fatto il direttore di @La7tv @SalernoSal e Diego Bianchi: una incursione nello studio di #maratonamentana chiaramente non gradita da Enrico Mentana che di fatto li ha cacciati via”.

Gaia Tortora: “Non è vero. Ironia portami via eh..”

Akio Caro Televip: “Percezione. Si chiama percezione. Quella che chiami ironia si è vista da come Bianchi e Salerno se ne sono andati. Bianchi ha provato ad insistere ma l’atteggiamento del direttore è stata evidente. Si è girato verso i monitor e ha continuato. È vero”.

Akio Caro Televip: “Presentarsi a sorpresa mentre lo speciale occupava lo spazio tg con la Bizzarri fuori, pronta ad andare in onda, è stata una entrata in scena poco gradevole. Chi è che in regia ha dato l’ok? Il salvacondotto era Salerno? L’ironia se li è portati via”.

Gaia Tortora: “Vabbè ciao”.

Akio Caro Televip: “E questo è il tweet di “spiegazione tecnica” che ho fatto prima di leggere la tua risposta. Cara Gaia, riguarda quel momento e, cortesemente, dimmi se sei ancora convinta che il direttore l’ha presa bene.

Akio Caro Televip: “Enrico Mentana è stato intransigente soprattutto perché in quel momento lo speciale #TgLa7 occupava lo spazio del @TgLa7 “questo è un telegiornale serio” ha detto, in un tono decisamente serio”.

Gaia Tortora: “Sono in regia. Conosco il direttore e le dinamiche. Buonagiornata”

Akio Caro Televip: “Cara Gaia, la mia stima per te è altissima anche quando ti critico. La mia è una lettura da telespettatore e da blogger tv. Farò rt delle tue risposte come giusto. Rimane che, a casa mia, è arrivato questo. Buon lavoro, continuo a seguirvi e a criticarvi”.

Gaia Tortora: “Sono stati in studio con noi per più di mezz’ora. Buona visione venerdì con @welikeduel”

Akio Caro Televip: “Vabbè dai, fare un po’ di infotainment è ormai nel vostro DNA”.

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Barack Obama ospite di Fabio Fazio a “Che Libro che Fa”

Che Tempo Che Fa è un format televisivo che prevede uno spazio in cui il conduttore, prendendo spunto da un loro libro in uscita, ne parla amabilmente ed entusiasticamente con gli autori. Fabio Fazio ha ospitato centinaia di autori di libri: grandi scrittori come Amos Oz, premi Oscar come Tom Hanks, imprenditori come Lapo Elkann. Ieri ha ospitato, in collegamento da Washington, l’ex presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama che ha scritto il suo primo libro di memorie presidenziali. Il conduttore ha selezionato alcuni temi del libro e l’autore ha risposto raccontando aneddoti e concetti espressi nell’opera.

Chi definisce questo spazio come “una intervista” probabilmente non ha idea di cosa sia una intervista. La scelta di Fabio Fazio è coerente con tutta la sua storia professionale. Gli accordi sui contenuti che la responsabile del casting Monica Tellini ha preso con lo staff di Obama erano ovviamente incentrati solo sul libro. Dunque perché criticare il taglio promozionale del dialogo (non intervista)? Perché la storia degli ultimi 13 anni ci dice che Obama non è come i tantissimi politici, ex presidenti come Gorbaciov e presidenti in carica come Macron compresi, che hanno dialogato con Fabio Fazio. Perché se la Rai Radio Televisione Italiana lancia con un promo presidenziale per una settimana in modo martellante la sua presenza in un programma di prima serata, io da telespettatore, abbonato, appassionato di politica e persona che ha vissuto nel periodo in cui Obama è stato candidato e poi per due mandati presidente degli Stati Uniti, mi aspetto una intervista vera che preveda anche significative e specifiche domande di politica, una intervista che lasci il segno nella storia dell’informazione. Perché se vedo Obama in diretta sulla televisione italiana non me lo aspetto confinato nello spazio “Che Libro che Fa”. Vorrei ascoltare una intervista, non un dialogo essenzialmente promozionale. Una scelta legittima e coerente con il modo di fare tv da parte di Fabio Fazio. Ma celebrarla come una grande intervista è un errore dal punto di vista tecnico. È stata una riuscitissima strategia di marketing del conduttore e dello scrittore. Nulla di più. E, soprattutto, considerarla un appuntamento della Rai con la storia è semplicemente ridicolo.

Primetime del sabato sera: la Rai 1 di Stefano Coletta a -14% di share da Maria De Filippi

L’amica di Rai 1 Maria De Filippi continua il suo dominio assoluto negli ascolti del sabato sera con C’è posta per te, umiliando Rai 1. Ieri Canale 5 con C’è Posta Per Te ha distanziato Affari Tuoi viva gli sposi di 14 punti (29.9% contro 15.9% di share). Chi fa televisione sa che la scelta di Rai 1 di programmare la versione matrimoniale di Affari Tuoi fino alle 22.45 poteva essere solo perdente. Contro un programma che fa il 30% di share da anni, la Rai non riesce ad essere competitiva.

Nemmeno affidando la conduzione al top player Carlo Conti ha potuto evitare alla rete ammiraglia una umiliazione del genere in termini di competizione sugli ascolti, così centrale per chi opera in regime di concorrenza. Questo dato è oggettivamente più rilevante di quello che potrebbe sembrare perché ha il sapore della resa incondizionata nei confronti della co-conduttrice a titolo gratuito del Festival di Sanremo 2017. In autunno con Ballando con le stelle ha arginato a fatica la valanga Tu Sì Que Vales.

Anche le serate evento hanno deluso in termini di ascolto, a partire da Danza con me con Roberto Bolle. Se è vero che nell’anno della pandemia da Covid-19 era impossibile pensare a grandi show, è anche vero che il portfolio titoli della concorrenza si è dimostrato più affidabile in questa situazione. Le prime serate di Rai 1 sono state un successo solo con le fiction, genere in cui Canale 5 vive una crisi di ascolti eclatante.

Ad un abbonato Rai come me, i 14 punti di share tra Maria De Filippi e Rai 1 danno molto fastidio, anche perché sulla Rai in questa stagione è stata esaltata, celebrata e osannata, come regina della televisione e degli ascolti, ospite di Mara Venier a Domenica In (Rai 1) e di Fabio Fazio a Che Tempo Che Fa (Rai 3). Resta il fatto che, in un anno difficilissimo anche per i dirigenti Rai, il direttore di Rai 1 Stefano Coletta sta collezionando una sequenza importante di insuccessi che, in una Italia che valutasse i risultati ed il merito, dovrebbero decretarne subito la rimozione dall’incarico.

Il ministro Franceschini dice, giustamente, no al pubblico in sala all’Ariston per Sanremo 2021: e ora la Rai faccia lo stesso un grande show da grande broadcaster quale è

Con un tweet di oggi, il ministro della Cultura Dario Franceschini ha messo la pietra tombale sulla possibilità di avere il pubblico in sala all’Ariston durante Il Festival di Sanremo 2021. Scrive il ministro: “Il Teatro Ariston di #Sanremo è un teatro come tutti gli altri e quindi, come ha chiarito ieri il ministro @robersperanza, il pubblico, pagante, gratuito o di figuranti, potrà tornare solo quando le norme lo consentiranno per tutti i teatri e cinema. Speriamo il prima possibile”.

Sono tra quelli che da un bel po’ scrivono che la Rai avrebbe dovuto prendere questa decisione già da mesi.
La cosa divertente è che ci sono sui social media decine e decine di giornalisti e di addetti ai lavori che hanno cavalcato l’onda del pubblico in sala all’Ariston accendendo la miccia del tormentone “Sanremo è uno show televisivo come quelli di Maria De Filippi che vanno in onda con il pubblico!”. Sono tutti rimasti con il cerino in mano. Gente che derideva “chi non capisce cos’è la tv”. Ecco, voi non capite cos’è e cosa significa la Rai durante una emergenza nazionale. E il Festival, essendo lo show più importante della televisione italiana, non poteva salvarsi da questo genere di problematiche organizzative. Strumentali? Sì o no, rimane il fatto che chi fa tv deve saper programmare a lungo termine. La dirigenza Rai avrebbe dovuto pensare ad un Sanremo2021 senza pubblico non oggi ma 8 mesi fa. Una dirigenza da mandare a casa. Ed è ancora più bello che dopo la sentenza emessa dal ministro Franceschini, quei giornalisti professionisti specializzati nel settore spettacolo e TV e gli addetti ai lavori insistono nel dire che ci sono altri show tv che vanno in onda con il pubblico in sala, dimostrando di non capire la differenza tra ospitare il pubblico nei programmi registrati e in diretta. Perché dopo aver preso una cantonata, la dovete difendere? Già, perché? Forse perché un Sanremo2021 sgonfiato non è un problema economico solo per la Rai ma anche per il circo mediatico che sul Festival fattura moltissimo? Boh e pure mah. Il fatto ora è semplice: la Rai deve decidere se fare come ha sempre detto il direttore artistico Amadeus e rinviare il Festival al prossimo anno perché “senza pubblico non si può fare”, oppure dimostrare di essere un grande broadcaster mondiale e fare 5 serate di grandissimo show televisivo senza pubblico in sala all’Ariston, riuscendo lo stesso a contenere le perdite che ciò comporta grazie al sostegno di sponsor “responsabili e volenterosi”. Il pubblico televisivo, ne sono certo, risponderà alla grande e la Rai farà il record di tutti i record di ascolto della storia del Festival.

Amadeus insiste: vuole il pubblico in sala all’Ariston per il Festival di Sanremo 2021. Saranno figuranti. La sala vuota, avrebbe ben altro significato.

Amadeus (intervistato oggi da Renato Franco del Corriere della Sera) risponde alle polemiche sulla scelta di avere il pubblico in sala all’Ariston per il Festival di Sanremo 2021. L’unica cosa che si capisce è che non ha capito che l’Ariston senza pubblico sarebbe l’immagine più potente per affermare che la prevenzione è ancora fondamentale contro il Covid-19.

Dice che il Festival ha bisogno del pubblico in sala e quale pubblico vuole prendere? I figuranti pagati e non paganti a caro prezzo come è sempre accaduto. Un pubblico di figuranti tamponati, quarantenati e con bonifico bancario. Un pubblico vero, spontaneo che applaudirà con tanta sincerità? Boh e pure mah. Papa Francesco ha pregato in una Piazza San Pietro vuota: è stato un messaggio potententissimo anche sull’importanza della prevenzione al Covid-19. Il Festival di Sanremo, tempio laico da milioni e milioni di telespettatori, dovrebbe fare lo stesso dimostrando che la Rai è calata nella realtà del Paese.
Amadeus dice: “Il Festival blindato non serve a niente, non è uno spettacolo televisivo, passerebbe alla storia per il Sanremo del Covid, per il Sanremo della desolazione”. Esatto! Ed è questo il messaggio di prevenzione che dovrebbe dare! Il problema non è farlo in sicurezza ma dare un esempio potentissimo in un momento in cui sono stati vaccinati solo 1.300.000 italiani su 60 milioni.
Chi dice che Sanremo 2021 si deve fare come si fanno i programmi di Maria De Filippi e avere il pubblico in sala, fa un torto a Rai 1, la cui funzione è anche di dare messaggi ben diversi da quelli che dà Maria De Filippi.
Certo, la Rai avrà una perdita economica da questa situazione causata dalla pandemia. Proprio come migliaia di altre aziende e milioni di persone che non hanno comunque la possibilità di andare in onda per 5 serate su Rai 1 e di inventarsi qualcosa per contenere le perdite. La Rai pensasse a fare un grande show musicale e televisivo che sarà certamente seguito da milioni di spettatori e avrà tantissimi spot. Ma lo faccia con l’Ariston vuoto per ricordarci che il Covid-19 c’è ancora, uccide, e costringe milioni di italiani a non fare una vita normale.

L’ennesima ospitata di Maria De Filippi a Che Tempo Che Fa

Stasera di nuovo Maria De Filippi ospite di un programma Rai e di nuovo a Che Tempo Che Fa di Fabio Fazio in piena stagione tv invernale. È un po’ come se Cristiano Ronaldo giocasse ogni tanto una partita di campionato in una squadra che contende lo scudetto alla Juve. Una follia Rai. L’account Twitter del programma annuncia che la De Filippi annuncerà “sorprese davvero da non perdere”. Speriamo non siano ulteriori presenze in Rai della co-conduttrice a titolo gratuito del Festival di Sanremo 2017.

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Aggiornamento del 10 gennaio 2021

Festival di Sanremo 2021: perché la Rai dovrebbe farlo senza il pubblico all’interno e all’esterno del Teatro Ariston

Caro Amministratore Delegato della Rai Fabrizio Salini, da quello che leggo, la tua gestione è sempre meno forte, in attesa della fine del tuo incarico prevista a luglio. Le tue ultime forze rimaste io le dedicherei a lasciare il segno almeno in una cosa: fare un Festival di Sanremo adeguato alla situazione che stanno vivendo tutti gli italiani a causa delle restrizioni necessarie al contenimento e alla prevenzione della diffusione del virus Covid-19.

A metà gennaio siamo solo all’inizio di una campagna vaccinale che si annuncia lunga e complessa e che raggiungerà la maggior parte della popolazione, se tutto andrà come previsto, alla fine dell’anno.
Nel frattempo la situazione sanitaria è sempre molto difficile e i numeri della pandemia non consentono l’alleggerimento delle misure anti-Covid. Indiscrezioni giornalistiche parlano di una estensione dello stato di emergenza nazionale e anche se non si fanno date è presumibile la data del 31 marzo se non quella del 31 luglio. Le incertezze per i cittadini italiani sono tante e ogni giorno se ne aggiungono altre. In questo contesto l’ultima cosa che la Rai dovrebbe fare è aggiungere l’incertezza sulla presenza o meno del pubblico all’interno del Teatro Ariston per il Festival di Sanremo. Si tratta dell’evento-show più importante della televisione italiana e quindi come è giusto che sia ha un suo spazio anche nelle discussioni che si fanno in questo periodo su come devono essere svolte le attività commerciali, culturali, sociali, religiose, sportive e, ultimi ma non ultimi, gli spettacoli teatrali e musicali dal vivo che sono bloccati da un anno. Le chiacchiere stanno a zero: nel suo show più importante e visto, la Rai deve dare l’esempio e mostrare a tutta Italia la platea dell’Ariston vuota. Un messaggio forte, fortissimo. Un anno fa si sperava che il Festival sarebbe stato il primo evento post-Covid e simbolo di ripartenza. A poco più di un mese dall’inizio del Festival (che ottimisticamente avete spostato di un mese) la situazione non vi consente di veicolare immagini di normalità presentando un Teatro Ariston con il pubblico. Leggo che state valutando soluzioni per consentire la partecipazione di un pubblico selezionato e debitamente controllato dal punto di vista medico. È il modello adottato da alcuni programmi registrati da Mediaset. Ma la Rai è la Rai e infatti, ad oggi, avete escluso la presenza del pubblico in studio da tutti i vostri show. Una decisione sacrosanta per il servizio pubblico che andrebbe confermata soprattutto in occasione dello show televisivo più importante. È così che la Rai può dare un contributo fortissimo alla necessità di tenere altissima la attenzione sulla prevenzione. Sanremo 2021, ne sono sicuro, sarà un grande show televisivo anche senza il pubblico all’interno (e all’esterno) del Teatro Ariston.