Una estate tv Rai striminzita, come sempre: ma quest’anno si potrà dare la colpa al virus COVID-19

Non si può pretendere che l’estate televisiva 2020 sia migliore delle precedenti perché l’emergenza sanitaria causata dal virus COVID-19 ha stroncato la stagione tv regolare a febbraio e ai piani alti di tutte le emittenti televisive i pensieri sono stati ben altri che rendere interessante la programmazione estiva. Qualsiasi novità dovesse esserci, sarà più che una mosca bianca.

Le pretese nei confronti della Rai hanno comunque sempre un senso. Quello che sta trasmettendo era stato per buonissima parte già programmato prima dell’emergenza sanitaria. La struttura produttiva Rai soffre di una elefantiasi cronica che nessuna governance e management è mai riuscita a snellire. Anzi, l’aver indebolito le strutture produttive e creative interne a vantaggio delle mega società esterne, sta mostrando tutti i suoi limiti e non ci voleva una pandemia per scoprirlo. Da anni, anch’io, nel mio piccolissimo, ho sollecitato la Rai a ridare vita alla “fabbrica delle idee” interna; energie sprecate, le mie. Che cosa esce dalla fabbrichetta delle idee della Rai? Striminzitic Show, il Teche teche tè personale di Renzo Arbore su Rai 2, ovvero l’auto-celebrazione di quando aveva delle eccellenti idee televisive. È per me inconcepibile che la dirigenza Rai non utilizzi i tre mesi della stagione televisiva estiva per sperimentare nuovi programmi, nuove idee, nuovi artisti, nuove conduzioni, nuove soluzioni tecniche e produttive che prevedano la centralità delle risorse e delle strutture interne.

Paolo Bonolis e il mal di pancia per le repliche di Avanti un altro e Ciao Darwin 7

Per quanto possa non piacere a Paolo Bonolis, che vede inflazionata la sua presenza in tv, Mediaset fa benissimo a massimizzare il suo investimento su di lui trasmettendo ad oltranza Avanti un altro e Ciao Darwin 7 in replica a causa del blocco produttivo dovuto all’emergenza COVID-19. Entrambi i programmi hanno retto bene nella sfida degli ascolti, anzi, Ciao Darwin ha più volte battuto le repliche proposte da Rai 1 nel prime time del sabato.
Paolo Bonolis invece dovrebbe lamentarsi con maggiore frequenza del fatto che Mediaset non investe in nuove idee televisive e in nuovi programmi che lo vedano protagonista. Se accetti di riempire il tuo contratto in esclusiva con la conduzione di programmi vecchi (di cui sei anche ideatore e autore), accetti a maggior ragione che l’editore di una tv commerciale li sfutti fino ad esaurimento dell’investimento. E comunque lo stesso Bonolis dovrebbe sapere che programmi come Avanti un altro e Ciao Darwin più che inflazionarne l’immagine, ne rafforzano la indispensabilità per Mediaset (insieme a Maria De Filippi e Gerry Scotti). E visto che un contratto come quello che gli ha fatto (e probabilmente gli farà) Mediaset, in Rai oggi come oggi può solo sognarlo, sarebbe il caso che si tenesse i suoi mal di pancia su questo ciclo di repliche il cui valore per l’editore potrà capitalizzare anche lui al momento della trattativa per il prossimo contratto. Come ben sa Paolo Bonolis, il pianto frutta.

Io e Te: faccio mio il grido di aiuto di Pierluigi Diaco

Pierluigi Diaco ha chiesto aiuto in diretta televisiva nel suo programma Io e Te. Ha detto che quando si è comportato in modo sgradevole lo ha fatto per chiedere aiuto, perché chi come lui mette tanta passione nel proprio lavoro a volte può perdere la pazienza.

Ora, non sono uno specialista per capire se tali affermazioni abbiano necessità di un sostegno di carattere psicologico però sono un abbonato Rai che non guarda Io e Te perché non mi piace la conduzione di Pierluigi Diaco. Ho chiesto aiuto al direttore di Rai 1 Stefano Coletta chiedendogli di chiudere il programma e di mandare Pierluigi Diaco dove si sente meglio anziché nello studio di Io e Te, dove gli viene da piangere pensando alle sue difficoltà. Pierluigi Diaco ha lanciato il suo grido di aiuto ed io il mio. L’idea che mi sono fatto è che la sua scomparsa da Rai 1 darebbe sollievo a lui ed a me. E per la prima volta in due anni, il titolo Io e Te avrebbe davvero un senso.

Chernobyl: come fai a non chiedere all’AD Fabrizio Salini, “perché non l’ha trasmessa la Rai prima di La7?”

Domenica scorsa ho guardato la maratona Chernobyl (4 episodi) su La7 e ieri l’episodio finale.
Una serie da binge watching che mi ha incollato allo schermo. Avevo delle perplessità legate essenzialmente al periodo di messa in onda in chiaro così fortemente caratterizzato dalla convivenza con il COVID-19.

Appena uscito dal lockdown e con i tanti timori ancora presenti, non volevo angosciarmi con quella terribile tragedia. E invece, pur essendo una miniserie altamente drammatica, Chernobyl di HBO è fatta talmente bene ed è così interessante che mi ha appassionato anche guardandola in un periodo di pandemia. La qualità è la ricetta perfetta della programmazione tv e la qualità di questa miniserie ne è la riprova. Chernobyl è il racconto esemplare di un disastro epocale che ha caratterizzato il ‘900 e resterà nella storia dell’umanità. Quando la televisione investe in un prodotto come questo, svolge un ruolo insostituibile. Se è vero che la storia si scrive con i documenti, le testimonianze e la verifica minuziosa dei fatti è anche vero che una serie tv così concretamente basata sulla realtà e così ben scritta e realizzata, ha una elevata valenza nella divulgazione e nel ricordo di un fatto storico. Per trasmettere in chiaro una miniserie come Chernobyl, il servizio pubblico Rai avrebbe dovuto fare di tutto. Evidentemente non lo ha fatto, visto che a trasmetterla in prima tv in chiaro è stata La7. La Rai investe molto nella produzione di fiction che fanno ottimi ascolti e che vende bene all’estero. Ma dovrebbe anche mettere più impegno e risorse nell’acquisto di prodotti come Chernobyl. È facile prevedere che la Rai acquisterà prossimamente i diritti di Chernobyl. Certo, farsi soffiare da La7 una prima tv in chiaro del genere, non è proprio un risultato da “prima azienda culturale del Paese”.

A proposito dei palinsesti autunnali 2020 della Rai

Non sono un giornalista e quindi non sono invitato alla presentazione dei palinsesti Rai. Leggo con un certo divertimento che la Rai l’ha rinviata dopo averne comunicato la data con un ritardo che sarebbe stato attribuito agli effetti dell’emergenza COVID-19. A me sembra un teatrino inaccettabile da parte della prima azienda culturale del Paese. Non avere programmato una presentazione esclusivamente a distanza già a marzo è l’esempio di quanto il management Rai sia sopravvalutato. E questo nella migliore delle ipotesi. Perché l’idea che mi sono fatto io è che, nel caos totale generato dalla crisi sanitaria COVID-19, il management Rai ha avuto una crisi organizzativa totale e non certo solo per definire e preparare la presentazione a stampa e inserzionisti dei palinsesti autunnali. L’ipotesi peggiore che mi sento di fare è che l’attuale management Rai, abbia una paura terribile di presentare una stagione tv senza avere alcuna certezza su quelle che saranno ad ottobre le misure di contenimento della diffusione del COVID-19 che in qualche misura resteranno. Senza nemmeno lontanamente immaginare cosa accadrebbe se si verificasse la tanto temuta seconda ondata del virus. Allora io dico: un management di altissimo livello dovrebbe presentare una stagione tv completamente differente da quelle che di solito presenta. Dovrebbe fare di necessità virtù e presentare dei palinsesti tanto nuovi quanto adattabili ad una situazione che è chiaro a chiunque sarà ancora incertissima. La prossima stagione tv autunnale avrebbe dovuto essere un laboratorio sperimentale vero. Senza certezze per nessuno: inserzionisti per primi, ai quali la Rai avrebbe dovuto offrire solo la certezza del suo impegno a riempire i palinsesti con programmi sorprendenti e al sicuro da qualsiasi decisione dovesse essere presa a livello governativo. Una pazza idea come questa sarebbe stata come fare un triplo, quintuplo, salto mortale senza rete? E si perché invece presentare i palinsesti dicendo “sempre che…”, come dovranno inevitabilmente fare, che cos’è? Vi vedo caro management Rai mentre mi date del coglione che non sa cosa c’è dietro un bilancio Rai e che propone soluzioni inattuabili. Inutile dire che preferisco fare la figura del coglione piuttosto che vedere interrompere una programmazione autunnale per nuove ragioni di emergenza sanitaria.
Però continuo ad essere convinto che l’autunno televisivo 2020 avrebbe dovuto e potuto essere un laboratorio televisivo costruito giorno per giorno con una programmazione flessibile con alla base idee televisive nuove e adattabili ad ogni fascia oraria. Fanta-televisione potete pensare (se proprio volete essere così gentili da non darmi del coglione). Fanta-management televisivo illuminato e con una gran voglia di affrontare la sfida di tutte le sfide televisive, dico io.

Ogni Mattina su TV8: la puntata di esordio nel live tweeting di Caro Televip

(prima parte)

Adriana Volpe IO IO IO IO IO. Ma stiamo scherzando? Questa sta facendo il santino di se stessa! Inizia con una autocelebrazione inaccettabile.

La sigla avrebbe voluto tanto essere quella di Uno Mattina ma non ce l’ha fatta.

Dopo l’inizio in cui Adriana Volpe ha ringraziato il pubblico che l’ha sostenuta dopo l’uscita da Grande Fratello Vip, avrebbe meritato già una pietra tombale questo programma di TV8.

Il programma parte con la storia di Alex Zanardi. Una scelta da acchiappa-pubblico.

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Top Dieci: la Rai 1 post lockdown esalta il primeggiare

In una società altamente competitiva primeggiare è l’obiettivo numero 1, essere il primo in classifica è una ragione di vita. Le classifiche, dal primo al decimo posto, sono la ragione di vita di un programma “novità” che la Rai 1 diretta da Stefano Coletta propone il venerdì in prima serata. Top Dieci, condotto da (e di) Carlo Conti, invita due squadre composte da tre vip ciascuna, ad indovinare quali sono le classifiche della nostra vita, suddivise per anni e tematiche: musica, sport, storia, cinema, attualità e, ovviamente, televisione. Nel 2016, la Rai 1 diretta da Andrea Fabiano aveva proposto il mega-flop Dieci cose nato da un’idea di Walter Veltroni con la presunzione di portare i telespettatori a fare la classifica delle 10 cose più importanti della propria vita. Scrissi allora: “Anche nelle migliori famiglie, in quelle più armoniose e felici, l’idea di fare una classifica delle dieci cose più importanti può provocare più di qualche dubbio, incertezza, melanconia, per quello che non è stato e che poteva essere. Nelle peggiori famiglie, in quelle dove il conflitto è latente o evidente, l’idea di fare una classifica delle dieci cose più importanti può provocare, nel migliore dei casi, liti furibonde” (da carotelevip.net del 18/10/2016).

Dopo 4 anni Rai 1 è riuscita a peggiorare questa idea, trasmettendo un programma che esalta i primi in classifica. I tre mesi di lockdown avrebbero dovuto essere un momento di riflessione anche per chi fa la tv. Dopo quei tre mesi in cui abbiamo tutti dato importanza alle cose più semplici della vita e in cui il voler primeggiare su qualcuno è sembrato così insensato, era lecito aspettarsi da Rai 1, un “nuovo” programma dove non fosse fondamentale essere il primo e tra i primi dieci. Tre mesi di lockdown non ci hanno fatto diventare migliori, come molti speravano. O per lo meno i programmi estivi di Rai 1 non sono migliori.

Tv estiva: mai come quest’anno dovrebbero esserci delle novità come simbolo e non solo Teche Teche Tè

Teche Teche Tè inizierà con le puntate in access prime time da giovedì 2 luglio. La novità di quest’anno è che ogni giorno sarà dedicato ad un argomento:
LUN – Sceneggiati
MAR – Sanremo Graffiti
MER- Viaggio in Italia
GIO – I numeri uno
VEN – Jukebox
SAB – Il varietà
DOM – I temi
Ieri è andata in onda in seconda serata una puntata Jukebox sugli Anni ’80 che per me ha sancito l’inizio ufficiale della stagione televisiva estiva fatta di stra-repliche, di serie tedesche e francesi di seconda e terza scelta, di talkshow di informazione condotti dalle seconde e terze linee della conduzione, di film visti e rivisti, di spot ripetitivi come non mai. Teche Teche Tè, per quanto tenti di rinnovarsi, è il simbolo di un periodo lunghissimo dell’anno televisivo quasi inutile soprattutto se riferito alla Rai per cui paghiamo il canone per 12 mesi e non per 9. Da quando faccio il blogger tv ho sempre auspicato che i tre mesi estivi venissero impiegati dalla Rai per sperimentare idee e personaggi televisivi nuovi. Vedremo quali e quanti saranno in questa estate così importante per la ripartenza dell’Italia dopo l’emergenza Covid-19. Una ripartenza che non può non passare anche da una programmazione televisiva aperta al nuovo e con contenuti di qualità. Ogni nuova buona idea tv e ogni nuova brillante conduzione che sapranno rinnovare la tv estiva facendola uscire dal “chiuso per ferie”, darà un contributo alla voglia di rilancio del Paese che tutti abbiamo.

Lorella Cuccarini a La vita in diretta: una conduzione impalpabile

La vita in diretta estate: Andrea Delogu alla co-conduzione si terrà lontanissima dalla cronaca nerissima per tutta la durata del programma?