Uà – Uomo di varie età di Claudio Baglioni. Riportare la qualità nel prime time di Canale 5: l’è dura.

Caro vice presidente e amministratore delegato Mediaset Pier Silvio Berlusconi, sto preparando un post intitolato “Il retequattrismo voluto da Pier Silvio Berlusconi: lo stato dell’arte” e te lo anticipo, sei stato condannato. Ma nel frattempo è giusto darti atto che, al contrario, su Canale 5 stai mostrando un significativo impegno per redimerti e provare a fare un po’ di buona televisione.

Il significativo ridimensionamento di Barbara D’Urso avrebbe già dato un senso al miglioramento della stagione autunnale di Canale 5 ma l’inserimento in palinsesto di alcune prime serate di qualità è la dimostrazione che vuoi fare di più. Il ritorno, celebrativo, di Zelig ha restituito alla comicità made in Mediaset una sua identità fatta di personaggi che sono durati nel tempo e in alcuni casi hanno anche lasciato un segno più che positivo. Le prime serate dedicate alla carriera di Iva Zanicchi hanno dato il segnale inequivocabile che se Mediaset vuole sa e può fare delle prime serate di alto e altro livello rispetto al Grande Fratello Vip. Ieri, la definitiva dimostrazione. Canale 5 ha trasmesso la prima di tre puntate di “Uà Uomo di varie età” di Claudio Baglioni. Uno show di alto livello, con decine di numeri 1 ospiti e con una scrittura e una realizzazione televisiva da grande varietà del sabato sera. L’intrattenimento leggero che emoziona, coinvolge e diverte. Eppure lo show di Baglioni è stato visto solo dal 14% del pubblico di Canale 5 che con Tu sì que vales sfiorava il 30% di share. C’è un 16% di pubblico della ammiraglia Mediaset che non va oltre la qualità a livello Maria De Filippi. Se è vero che come editore hai la responsabilità di aver abituato il pubblico di Canale 5 al livello Maria De Filippi è anche vero che evidentemente hai dato finora a quel pubblico ciò che si merita. Caro vice presidente e amministratore delegato Mediaset Pier Silvio Berlusconi, non è una attenuante ma di certo non è colpa tua se quel 16% non capisce la tv di qualità.

The voice senior: 4 tweet di Caro Televip

“Strappare lungo i bordi” è un “Adrian la serie” che ce l’ha fatta. Zerocalcare batte Adriano Celentano 10 a 0. Netflix (e la tv in streaming) batte Mediaset (e la Rai) 10 a 0.

Strappare lungo i bordi, la serie di Zerocalcare su Netflix, è un piccolo capolavoro. Non sono un fan in delirio per Zerocalcare ma i sei episodi di questa serie meritano di essere considerati un prodotto televisivo di alta qualità.

Le emittenti in streaming sempre più spesso propongono ciò che le emittenti generaliste in chiaro non hanno il coraggio di proporre e “Strappare lungo i bordi” è l’ennesima dimostrazione che la creatività televisiva per essere considerata tale deve saper essere figlia del proprio tempo in modo che il telespettatore possa viverla.

L’universo della scrittura di Zerocalcare è stato e sarà analizzato negli anni a venire ma secondo me a rendere la sua prima serie televisiva un nuovo punto di riferimento per chi fa tv è il confronto con Adrian di Adriano Celentano. Mentre guardavo “Strappare lungo i bordi” ho pensato a “Adrian la serie” trasmessa nel 2019 da Canale 5. La graphic novel animata di Adriano Celentano è stata un flop (di pubblico e di critica) sulla rete ammiraglia Mediaset. Nonostante il budget di lusso con i contributi professionali di Milo Manara, Vincenzo Cerami e Nicola Piovani, solo per citare i nomi altisonanti, la “serie evento” non ha lasciato il segno nella storia della televisione, anzi, è finita nel dimenticatoio. Il progetto mega galattico di Adriano Celentano aveva un linguaggio per nulla dinamico ed una struttura per nulla calata nella realtà che il telespettatore vive giorno per giorno. “Adrian” puntava sulle tematiche sociali planetarie, “Strappare lungo i bordi” ti fa vivere le tematiche sociali di quartiere, quelle che affronti o hai affrontato tutti i giorni. In questo senso, Zerocalcare batte Adriano Celentano 10 a 0. “Strappare” ha un ritmo eccezionale, un linguaggio immediato ed una struttura filmica contemporanea di facilissima lettura. Una storia ben chiara, personaggi che sono già cult dopo pochi minuti, sei episodi da 22 minuti che volano come è indispensabile per rendere appagante il binge watching. “Strappare” è una esperienza emozionale contemporanea che con concreta leggerezza fa riflettere e con precisione chirurgica diverte. Metterla a confronto con la serie di Adriano Celentano è, dal mio punto di vista, la dimostrazione che anche quando si hanno idee innovative, a fare la differenza sono il chi, il come, il quando, il dove ed il perché vengono messe in pratica.
“Adrian la serie” era di una pesantezza demotivante, mal confezionata (9 episodi da oltre un’ora ciascuno) e trasmessa sul canale sbagliato, quel Canale 5 che più di tutti ha contribuito all’impoverimento e all’appiattimento dei contenuti televisivi italiani. La televisione generalista continua a ripetere sempre gli stessi programmi, sempre per lo stesso pubblico. E quando cerca di rinnovarsi, lo fa con linguaggi, programmi, autori ed interpreti di una tv vecchia destinata ad un pubblico vecchio. In questo senso, Netflix (e con lei tutte le emittenti in streaming) batte Mediaset 10 a 0 (e con lei la Rai e tutta la tv generalista in chiaro).

D’Iva, lo show con cui Canale 5 celebra la carriera di Iva Zanicchi e torna a fare una sana tv nazional-popolare: la prima puntata nel live tweeting di Caro Televip

Una parola di troppo: la televisione vecchia bacucca

La televisione è un mass media vecchio, fatto da vecchi conduttori per telespettatori vecchi: è questa la prima cosa che ho pensato guardando “Una parola di troppo”, il “nuovo” game show condotto da Giancarlo Magalli nel pomeriggio di Rai 2.

Due righe due su Parliamone di RaiNews24 condotto da Chiara Paduano

Chiara Paduano ha condotto molto bene Newsroom Italia su RaiNews24 e si è guadagnata sul campo la conduzione di Parliamone, uno spazio informativo su misura per lei (nella stessa fascia oraria, dalle 15.05 alle 15.55). Tre o quattro temi non solo di stretta attualità ma anche temi poco trattati e altri decisamente particolari come quello di oggi sul linguaggio dei cetacei spiegato da Daniela Pace biologa dell’Università Sapienza. Si dà spazio anche a realtà della società civile e del mondo produttivo territoriale di qualità con storie significative e particolari da raccontare. È evidente l’impronta di Chiara Paduano nella scelta degli argomenti e degli ospiti che sono gestiti in studio con equilibrio e nel rispetto delle diverse opinioni con il risultato che i racconti sono concreti e comprensibili. 50 minuti di informazione non scontata, interessante e intelligente. L’approccio semplice, educato ed equilibrato di Chiara Paduano è in perfetta sintonia con il titolo. La sigla è una musichetta un po’ troppo da giocoleria ma nessuno spazio informativo è perfetto.

Dolce Quiz: il botta e risposta su Twitter tra Akio di Caro Televip e Gigi D’Amato, manager di Alessandro Greco

La settimana scorsa, il programmino Dolce Quiz nel mezzogiorno del sabato di Rai 2 ha esordito con il 7% di share. La “notizia” è stata accolta entusiasticamente dai social-fan di Alessandro Greco che periodicamente ricordano la cancellazione di Zero e Lode come fosse un credito da vantare nei confronti della Rai da parte del loro conduttore preferito. Forse lo è ma di certo non è un programmino come Dolce Quiz che può azzerare quel credito.

William Shatner all’età di 90 anni porta il comandante Kirk di Star Trek, e con lui tutti noi che lo abbiamo amato, nello spazio

I voli dei razzi privati della durata di 10 minuti che escono dall’atmosfera terrestre per portare i turisti nello spazio, posso essere considerati una americanata commerciale? Sì. Ma se su uno di quei voli c’è Il comandante James T. Kirk di Star Trek, ovvero, l’attore William Shatner oggi novantenne e l’evento è documentato in diretta minuto per minuto e te lo guardi su uno smartphone, beh allora siamo vicini a quella che possiamo definire una favola poetica.

Chi come me è cresciuto guardando e riguardando Star Trek, oggi ha vissuto l’emozione di immaginare che il sogno dell’uomo di esplorare nuovi mondi, vissuto attraverso la finzione televisiva, si è materializzato nella forma incredibile di vedere un attore vivere il proprio, mitico, personaggio televisivo. Sono migliaia gli astronauti veri che hanno scritto la storia delle missioni spaziali ma, “l’astronauta” novantenne William Shatner, resterà nella storia perché ha portato, per pochi indimenticabili minuti, il suo personaggio televisivo nel luogo in cui tutti lo abbiamo visto vivere centinaia di avventure che avevano come tema di fondo uno dei sogni dell’umanità e che prima di ogni episodio della serie tv classica veniva così riassunto: “Spazio, ultima frontiera. Eccovi i viaggi dell’astronave Enterprise durante la sua missione quinquennale, diretta all’esplorazione di strani nuovi mondi alla ricerca di altre forme di vita e di civiltà, fino ad arrivare laddove nessun uomo è mai giunto prima”. Oggi il comandante James T. Kirk non è uscito dalla atmosfera terrestre per pochi minuti, oggi ha attraversato di nuovo una delle tante frontiere che generazioni di telespettatori hanno attraversato con lui.

Citofonare Rai 2 con Simona Ventura e Paola Perego: l’ultima (si spera) invenzione del direttore Ludovico Di Meo

La direzione di Ludovico Di Meo è riuscita ad indebolire ulteriormente la già precaria situazione dell’offerta televisiva di Rai 2. Se si escludono i grandi eventi sportivi come l’olimpiade di Tokyo e gli europei di pallavolo femminile e maschile, la seconda rete Rai ha inanellato una sequenza di flop difficilmente ripetibile, unita alla produzione di programmi di cui non si sentiva il bisogno. A dicembre la direzione Di Meo finirà ma nel frattempo i programmi mediocri continuano. La domenica mattina va in onda Citofonare Rai 2, un programma che tra i tanti demeriti ha anche quello di proporre l’esperimento di co-conduzione di Simona Ventura e Paola Perego.

Il programma è talmente vecchio che io che ho 57 anni mi sento fuori target di una trentina di anni. Citofonare Rai 2 nelle intenzioni vorrebbe raccontare e accompagnare la domenica degli italiani. Sì, degli italiani ultraottantenni.