William Shatner all’età di 90 anni porta il comandante Kirk di Star Trek, e con lui tutti noi che lo abbiamo amato, nello spazio

I voli dei razzi privati della durata di 10 minuti che escono dall’atmosfera terrestre per portare i turisti nello spazio, posso essere considerati una americanata commerciale? Sì. Ma se su uno di quei voli c’è Il comandante James T. Kirk di Star Trek, ovvero, l’attore William Shatner oggi novantenne e l’evento è documentato in diretta minuto per minuto e te lo guardi su uno smartphone, beh allora siamo vicini a quella che possiamo definire una favola poetica.

Chi come me è cresciuto guardando e riguardando Star Trek, oggi ha vissuto l’emozione di immaginare che il sogno dell’uomo di esplorare nuovi mondi, vissuto attraverso la finzione televisiva, si è materializzato nella forma incredibile di vedere un attore vivere il proprio, mitico, personaggio televisivo. Sono migliaia gli astronauti veri che hanno scritto la storia delle missioni spaziali ma, “l’astronauta” novantenne William Shatner, resterà nella storia perché ha portato, per pochi indimenticabili minuti, il suo personaggio televisivo nel luogo in cui tutti lo abbiamo visto vivere centinaia di avventure che avevano come tema di fondo uno dei sogni dell’umanità e che prima di ogni episodio della serie tv classica veniva così riassunto: “Spazio, ultima frontiera. Eccovi i viaggi dell’astronave Enterprise durante la sua missione quinquennale, diretta all’esplorazione di strani nuovi mondi alla ricerca di altre forme di vita e di civiltà, fino ad arrivare laddove nessun uomo è mai giunto prima”. Oggi il comandante James T. Kirk non è uscito dalla atmosfera terrestre per pochi minuti, oggi ha attraversato di nuovo una delle tante frontiere che generazioni di telespettatori hanno attraversato con lui.

Citofonare Rai 2 con Simona Ventura e Paola Perego: l’ultima (si spera) invenzione del direttore Ludovico Di Meo

La direzione di Ludovico Di Meo è riuscita ad indebolire ulteriormente la già precaria situazione dell’offerta televisiva di Rai 2. Se si escludono i grandi eventi sportivi come l’olimpiade di Tokyo e gli europei di pallavolo femminile e maschile, la seconda rete Rai ha inanellato una sequenza di flop difficilmente ripetibile, unita alla produzione di programmi di cui non si sentiva il bisogno. A dicembre la direzione Di Meo finirà ma nel frattempo i programmi mediocri continuano. La domenica mattina va in onda Citofonare Rai 2, un programma che tra i tanti demeriti ha anche quello di proporre l’esperimento di co-conduzione di Simona Ventura e Paola Perego.

Il programma è talmente vecchio che io che ho 57 anni mi sento fuori target di una trentina di anni. Citofonare Rai 2 nelle intenzioni vorrebbe raccontare e accompagnare la domenica degli italiani. Sì, degli italiani ultraottantenni. La scrittura è immobile alla televisione dell’inizio degli anni ’90 quando le due conduttrici rappresentavano il nuovo che avanzava in tv. Ventura e Perego urlano come allora, con le loro voci più stridenti di allora, parlando a macchinetta più di allora. Impossibile evitare il mal di testa. Accolgono gli ospiti in salotto e al tavolo dove hanno la presunzione di rendere omaggio ad un gioco che ha fatto la storia della tv, quello dei fagioli di Raffaella Carrà. Citofonare Rai 2 è un programma inutile e vecchio. Gli argomenti, i filmati di repertorio, le interviste e l’impianto televisivo sembrano usciti dalla vecchia cassapanca della soffitta della nonna. Solo che più passano i minuti e più hai la certezza che da quella cassapanca-programma non uscirà niente che ti farà esclamare: wow! Io, da abbonato Rai, mi accontenterei di guardare un programma minimamente interessante che mi fa compagnia mentre preparo il pranzo della domenica, cosa che farebbe di me un telespettatore in target a dispetto della “giovane” età. Ma niente da fare. Per me guardare Citofonare Rai 2 è solo una perdita di tempo e non ho più intenzione di sprecare 2 ore della domenica mattina così.

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Aggiornamento ascolto dell’11/10/21

Beauty Bus: Federico Fashion Style arriva al capolinea

Caro Federico Lauri, in arte e parte Federico Fashion Style, per allungarti la vita televisiva sei protagonista di un nuovo format tutto tinta, taglio, ritaglio ed extension, intitolato Beauty Bus (due episodi di seguito in onda in primetime in chiaro il mercoledì su Real Time TV e tutti i 9 episodi disponibili a pagamento su Discovery+).

Quando sei apparso la prima volta nel programma Il salone delle meraviglie, il tuo personaggio aveva un minimo di senso. Eri il polo di attrazione di un universo femminile che ti venerava come il mago delle trasformazioni dei loro look disastrosi e che bramavano di diventare “pazzeske”, come recita il tuo tormentone divenuto persino una specie di canzone. La tua rapida ascesa nel panorama del trash televisivo italiano ti ha dato una visibilità che ti porterà tra qualche settimana ad essere nel cast di Ballando con le stelle. Prevedo che il programma di Milly Carlucci sarà il tuo canto del cigno. A darmi questa sensazione è stata la visione di Beauty Bus. Un programma itinerante che è forzatamente impostato per tentare di alimentare il format umano che sei. Il risultato è “pazzeskamente” brutto. Il tuo arrivo nelle piazze di provincia tipo venditore ambulante ha, televisivamente parlando, il sapore del “caciottaro” che urla “mozzarelle fresche” al mercato. Ti piazzi sul predellino del Beauty Bus per scegliere quale disastrosa acconciatura e quale look improponibile, trasformare in stupefacente. E qui c’è il primo crollo del mito. La prima trasformazione di Beauty Bus vede protagonista Carla che da arruffata e semplice donna che lavora come lavapiatti esce dal tuo bus in versione bambolona bionda che in confronto Francesca Cipriani è una sobria. Fin qui niente di diverso da ciò che abbiamo già visto nel tuo “Salone”. Ciò che differenzia il nuovo format è che nel “Bus” sei da solo con la persona da trasformare e in questa inconsueta situazione intima ti avventuri a fare da consigliere anche per cose personali molto importanti come una separazione matrimoniale. L’aspetto negativo è che non lo fai con il tuo abituale atteggiamento scanzonato ma assumi un tono serio, così da enfatizzare il tuo ruolo di consigliere. Ma è un ruolo per te insostenibile. Per prima cosa perché il tuo format umano cozza con un approccio interpersonale misurato e poi perché i tuoi argomenti ed il tuo lessico sono poveri nonostante lo sfarzo in cui ti esibisci in tv. Caro Federico Lauri, in arte e parte Federico Fashion Style, goditi questa ultima stagione tv di successo. Nelle prossime stagioni televisive sarai sempre meno protagonista perché tutto quello che hai già fatto è il massimo di quello che puoi fare in tv. Il tuo personaggio non ha margini di trasformazione e per fortuna non ci sarà evoluzione nella tua specie televisiva.

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Aggiornamento con il dato di ascolto dei primi due episodi.

#beautybus 0.7% di share su Real Time.
Il flop di Federico Fashion Style è “pazzesko”!

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Da Grande di Alessandro Cattelan su Rai 1: ascolti e critica lo hanno bocciato. La lezione che il conduttore probabilmente ancora non ha imparato.

Caro Alessandro Cattelan, nel primo promo di Da Grande, ispirandoti alla sigla di Mr. Bean, atterravi su Rai 1 spiaccicandoti violentemente al suolo per poi rialzarti con difficoltà e con dolori sparsi da tutte le parti, andando via claudicante e lamentandoti per il dolore. Quel promo è la prova evidente che ben sapevi a cosa andavi incontro con il tuo esordio in prima serata su Rai 1.

Gli ascolti delle due puntate sono stati disastrosi: il 19 settembre hai totalizzato il 12.67% di share (2.376.000 telespettatori) e il 26 settembre hai persino peggiorato, facendo il 12% (2.196.000 telespettatori). Dopo la seconda puntata suona come una beffa l’aver fatto cenno alla concomitanza della prima puntata con la finale europea di pallavolo maschile vinta dall’Italia che avrebbe tolto chissà quanti telespettatori al programma. Caro Alessandro Cattelan, Da Grande aveva tanti limiti e sono emersi tutti. Gli eccessi di personalizzazione riferiti al tuo debutto in Rai, la scrittura incerta e poco efficace che ha avuto nei tuoi monologhi il picco verso il basso. La vagonata di ospiti con cui non sei riuscito a creare momenti di tv indimenticabili. Personalmente salvo solo i due spazi al tavolo con Luca Argentero e Serena Rossi. Due lampi in quasi 6 ore di show. Già, lo show. Tutto ciò che nel programma di SkyUno E poi c’è Cattelan sembrava un’idea centrata, in Da Grande è sembrato un estenuante già visto, solo più lungo e noioso. I giochini in cui hai cercato di coinvolgere ospiti come Marco Mengoni, Luca Argentero e Raoul Bova sono stati divertenti come una multa trovata sotto il tergicristallo dell’auto. Le incursioni nello studio vuoto di È sempre mezzogiorno di Antonella Clerici hanno mostrato la carenza strutturale di idee del programma. La quasi mezz’ora di storia delle boy band con Il Volo ha ammazzato la prima parte della prima puntata e l’idea che mi sono fatto è che abbia indirizzato verso il cambio di canale molti telespettatori che non sono mai più tornati. Caro Alessandro Cattelan, se è vero che la tua è stata una conduzione ipercinetica che si è auto-alimentata cantando, ballando, recitando nei mini sketch, monologando, intervistando e giocando è anche vero che non è bastata a dare una continuità di ritmo e di brillantezza a tutti i blocchi del programma. L’unica nota positiva di Da Grande è che ti ha fatto rompere il ghiaccio con la difficilissima realtà di Rai 1 e che se, come credo e ritengo giusto, ti verranno date altre occasioni non dovrai ripartire da sottozero. Riguardo a Rai 1, se Da Grande è davvero il primo passo per intraprendere lo svecchiamento della rete, allora un piccolo ma significativo obiettivo si può dire che è stato raggiunto. Caro Alessandro Cattelan, sono tra quelli che ti ha criticato dopo aver visto le due puntate e che ti ha criticato perché sei scappato dalla sfida del sabato sera. Ma sono anche tra quelli che al momento dell’annuncio del tuo “atterraggio” su Rai 1, ha nutrito la sincera speranza di vedere qualcosa di nuovo, interessante, divertente e coinvolgente. In tal senso tu e Da Grande mi avete molto deluso. Così come mi ha molto deluso il modo in cui hai chiuso questa esperienza concedandoti dal pubblico con il monologo sulle critiche che hai ricevuto: “Le pernacchie sono aria”. Un finale decisamente poco allegro, al limite del “rosicamento” e lontano dal tuo inno alla spensieratezza e dallo spirito del programma. Caro Alessandro Cattelan, le critiche aiutano a crescere è così che si diventa grandi. Una lezione che come conduttore di Da Grande dovresti imparare.

L’ultima grande idea di Amadeus: un concertone con le hit degli anni ’60, ’70 e ’80 dell’altro secolo.

L’ultima “grande” idea di Amadeus, colui che viene osannato come il nuovo genio di Rai 1, è il “concertone” Arena Suzuki ’60 ’70 ’80, ovvero, una macedonia musicale di vecchie hit degli anni d’oro della musica pop. L’ effetto macedonia non sta solo nella incalzante playlist con relativi cantanti stagionati ma anche e soprattutto nel già visto e rivisto in decine di altri programmi come il Festivalbar, L’anno che verrà, I migliori anni, 50 canzonissime, Sapore di mare, La notte vola.

Questa “grande” idea di Amadeus, ieri è andata in onda nel sabato sera di Rai 1 di inizio autunno e non nel bel mezzo dell’estate dove tutto questo già visto e rivisto avrebbe avuto un minimo di senso. A me capita ogni tanto di rispolverare i CD con le compilation degli Anni ’80, gli anni dei miei vent’anni. Lo vivo come un momento non nostalgico ma di spensierata evasione accompagnata da ritmi che mi suonano familiari ma che nello stesso tempo dopo una ventina di minuti mi fanno dire “vabbè mo’ basta” per poi farmi precipitare su Spotify ad ascoltare Dua Lipa. Così, quando ieri su Rai 1 i nonni di Sandy Marton e Samantha Fox si dimenavano goffamente e in playback al ritmo di People from Ibiza e Touche me, ho avuto un moto di tristezza e guardando la mia pancia ed i miei capelli ingrigiti ho cambiato canale perché 3 ore di quella roba non avrei potuto reggerla. Potreste dirmi che la mia reazione ha a che fare con il non sentirmi a mio agio con l’età che sto vivendo ed io vi risponderei che proprio perché sto vivendo al meglio la mia età di oggi voglio accompagnarla con una colonna sonora musicale attuale. Ma la cosa più negativa che registro dopo aver visto Arena Suzuki ’60 ’70 ’80 è che dopo il successo della direzione artistica e della conduzione di due Festival di Sanremo (di cui uno in piena pandemia e senza pubblico in sala), Amadeus sembra essere il nuovo intoccabile punto di riferimento degli show musicali di Rai 1. A creare il mito di Amadeus ha contribuito anche la vittoria dei Måneskin, all’Eurovision Song Contest (dopo il trionfo sanremese) ed il conseguente loro successo mondiale. Tutto ciò dovrebbe farmi stare zitto e buono ma io sono fuori di testa e diverso da coloro che si accontentano di una Rai senza un’idea televisiva nuova per gli show del sabato sera. I dati di ascolto danno ragione a Rai 1 e ad Amadeus che nella prima puntata ha portato a casa il 21.9% di share facendo calare sensibilmente il competitor Tu sì que vales di Canale 5 al 23.9% di share, mentre di solito vola tra il 27% e il 29% di share. Me ne devo fare una ragione: mi sono immerso troppo nel terzo millennio per capire le “grandi” idee di Amadeus e di Rai 1.

Il direttore di Rai 1 Stefano Coletta e quel “tranquillamente” sugli ascolti di Da Grande con Alessandro Cattelan

Il direttore di Rai 1 Stefano Coletta dice che Da Grande condotto da Alessandro Cattelan, senza concomitanza con la vittoria all’Europeo dell’Italvolley maschile, avrebbe potuto fare “tranquillamente il 16%”.
Quindi domenica prossima lo farà tranquillamente oppure farà molto di più? No perché se l’Italvolley ha tolto a Da Grande solo il 3.5% di share è lecito aspettarsi da un programma di così alto livello produttivo, uno scatto d’orgoglio per zittire chi lo ha criticato puntando a raddoppiare quei 3.5 punti di share e fare il 19.5%.
La domanda è: se però la seconda e ultima puntata di Da Grande dovesse fare tra il 14% ed il 15% di share in assenza di concomitanza con una finale sportiva con l’Italia vincente, il direttore di Rai 1 dovrebbe tranquillamente dimettersi, sì o no?

Da Grande di Alessandro Cattelan su Rai 1: la fuga dal sabato sera si è rivelata un boomerang.

Caro Alessandro Cattelan, che sarebbe stato un esordio difficile per te quello su Rai 1 lo sapevi: che sarebbe diventato un incubo non potevi immaginarlo. La prima delle due puntata di Da Grande ha totalizzato un disastroso 12.67% di share. Il programma concorrente si Canale 5, Scherzi a parte condotto da Enrico Papi ha fatto il 15.21% di share.

Entrambi avete di certo risentito della presenza su Rai 3 della finale del campionato europeo maschile di pallavolo vinta dall’Italia e con uno share adeguato (15.84%). Tu in diretta hai fatto i complimenti all’Italvolley e li hai invitati alla prossima puntata e lo hai detto chiaramente anche per compensare i punti di share che questa vittoria ti ha tolto. Una semplice domanda però devo fartela: è tutta colpa della finale europea di pallavolo se tu hai portato a casa di Rai 1 il 12.67% di share? Direi di no. Per essere considerato un buon risultato avresti dovuto fare almeno il 19% di share. Non è pensabile che la finale di pallavolo su Rai 3 abbia tolto 7 punti di share ad un mega show di Rai 1. La riprova è che Scherzi a parte è calato dopo la prima puntata dal 21.3% al 15.21% ma i 6 punti non può averli persi tutti per colpa della pallavolo anche perché stavolta c’eri tu a togliergli qualcosa. Quindi i numeri dicono che il tuo Da Grande è partito troppo basso mentre Scherzi a parte ha potuto contenere la perdita perché partiva da più in alto. Domenica prossima vedremo quanto recupererai. È evidente però che la scelta di fuggire dal confronto del sabato sera con Tu sì que vales che ha esordito con il 27% di share, si è rivelata un boomerang. Farsi doppiare negli ascolti da uno show che viaggia intorno al 30% da anni sarebbe stato tecnicamente comprensibile. Arrivare al terzo posto nella serata di domenica a -3 punti di share dal competitor diretto sulla carta decisamente alla portata di uno show come Da Grande, è una dura sconfitta a prescindere dall’evento sportivo in concomitanza. Il mio commento alla tua prima puntata l’ho scritto in un post e in live tweeting. Per me è stato uno show al di sotto delle aspettative soprattutto nella prima parte, ovvero, un’ora di show insoddisfacente che credo abbia fatto cambiare canale a molti telespettatori. I bilanci però si fanno alla fine. Certo, risalire dal 12.67% di share fino a quel 19% di share che darebbe un senso all’investimento straordinario fatto dalla Rai è probabilmente una impresa impossibile. Ma tu e tutto il gruppo di lavoro di Da Grande avete il dovere non solo di risalire negli ascolti ma anche e soprattutto di riorganizzare lo show in tutte le parti che non hanno funzionato e sono tante. Se la seconda puntata sarà sufficientemente interessante per tutte le 2 ore e mezza di show, il tuo debutto in Rai non potrà essere completamente bocciato. Sei “una giovane promessa” su cui la Rai ha deciso di investire molto e che non può essere messa da parte al primo flop anche se il primo flop è stato un grande investimento. Aver varcato il portone di Viale Mazzini 14 è stato il tuo Rubicone. Per il momento puoi dire “Veni e vidi”. Ora tu e la Rai dovete lavorare sul “vici”.

Due righe due (e qualche tweet) sulla prima delle due serate di Da Grande di Alessandro Cattelan su Rai 1

Le aspettative per Da Grande lo show di Alessandro Cattelan su Rai 1 erano altissime. La prima delle due puntate previste le ha in larga parte disattese e quindi c’è delusione in chi come me avrebbe voluto commentare un super show che invece non è stato.

La prima ora di spettacolo è stata poco interessante a cominciare dall’eccessiva personalizzazione riferita all’esordio del conduttore su Rai 1. Poi la troppo lunga “storia delle boy band” con Cattelan ed il trio de Il Volo che con lentezza poco televisiva indossavano i panni dei gruppi musicali dai Beatles ai Neri per caso fino ai BTS e, complice anche un pessimo audio, si esibivano in una confusione inascoltabile. A spezzare ulteriormente il ritmo e a rendere lo show tutto fuorché nuovo, sono arrivati i momenti dei giochini già visti a E poi c’è Cattelan in cui gli ospiti si sono cimentati senza entusiasmo. Il tavolo, sempre in stile EPCC, ha riservato qualche momento divertente quando Luca Argentero e Alessandro Cattelan hanno intimato a Stefano De Martino di bloccare le loro mogli su Instagram perché mettono i like ai suoi post. Anche l’omaggio a Raffaella Carrà di Elodie, per quanto in playback, è uno dei momenti da salvare ma niente di straordinario. I camei di Carlo Conti e Antonella Clerici non hanno brillato per originalità così come l’ospitata di Paolo Bonolis. Un buon medley di Marco Mengoni e un finale interessante con il crossover tra la diretta di Rai 1 e la diretta Instagram di Alessandro Cattelan che gestisce la doppia conduzione televisiva e social. Uno show di 2 ore e mezza con pochi minuti divertenti e azzeccati che non bastano a giustificare una prima puntata deludente rispetto alle grandi aspettative. Domenica prossima la seconda ed ultima puntata. La vedrò ma stavolta senza grandi aspettative.

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Il post del 20/9/2021 dopo la pubblicazione dei dati di ascolto della prima puntata

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Il live tweeting dopo la prima puntata del 19/9/2021