Amo la tv, so quanto e quale lavoro c’è dietro, ed è anche per questo che vorrei fosse fatta come si deve

Cari lettori di Caro Televip, ho letto su Facebook un bel post di Giampaolo Trombetti, autore e conduttore tv, che ha sintetizzato molto bene tutta la complessità e l’impegno che c’è dietro alla realizzazione del più piccolo come del più grande programma televisivo. Trombetti ha descritto brillantemente molti dettagli tecnici che fanno la quotidianità di quel lavoro e nel leggerli mi sono rivisto ragazzo di vent’anni che per pagarsi gli studi universitari faceva l’operatore di ripresa ed il montatore rvm.

Erano gli anni ’80 e la tv viveva un periodo di grande sviluppo produttivo che favoriva molto il lavoro freelance. La passione per il video me l’ha trasmessa mio padre che negli anni ’60 si dilettava con la cinepresa Super 8 e poi a metà degli anni ’70 passò al nastro magnetico e alle videocamere. Le mie prime riprese video le ho fatte da adolescente con la telecamera in bianco e nero VT-110 Akai (nella foto “reperto archeologico” tratta da internet) che registrava su bobine di nastro video montate a vista su un video recorder da portare a tracolla (c’era anche il deck con il monitor da attaccare al vtr!). Quella passione poi si è trasformata in un lavoro per qualche anno.

Ho lavorato (rigorosamente con ritenuta d’acconto) per una emittente locale e per due società di produzione e post produzione che lavoravano, una, per varie produzioni Rai e l’altra per i servizi ENG (Electronic News Gathering) del Tg3 Lazio. In emittente locale facevo di tutto: dall’operatore di ripresa, al montatore dei servizi per il tg e le trasmissioni sportive; dal titolista al computer, all’operatore rvm e mixer video; dall’allestimento degli studi, al microfonista; dal segretario di edizione, all’operatore di messa in onda. Presso la prima società di produzione facevo l’assistente al montaggio BVU e Pollice, essenzialmente stando in sala macchine a caricare i nastri e le bobine. Ho fatto in tempo anche a vedere l’arrivo del Betacam e la nascita delle prime sale di montaggio digitale Avid tra la diffidenza dei montatori con centraline Ace Ampex che avevano faticato le sette camicie per imparare come funzionavano (da qualche parte devo ancora aver il mio attestato di montatore Avid). Presso la seconda società di produzione facevo sia l’operatore di ripresa che l’assistente operatore (quando il servizio era coperto da un operatore con più esperienza). Come segretario di edizione di un progetto video di un privato, sono stato per un mese, tutti i giorni, nelle sale di post produzione della società che confezionava le puntate di Mixer di Giovanni Minoli e ho ammirato la cura, l’intensità e la professionalità con cui lavorava quel gruppo di tecnici, giornalisti e autori. Sono stati anni formativi importanti e che ricordo con tenerezza. Un ricordo che Giampaolo Trombetti, che oggi vive quotidianamente ad alti livelli l’esperienza di produzione e post produzione televisiva, ha fatto piacevolmente riaffiorare. Cari lettori di Caro Televip, chi come me ha alle spalle una esperienza giovanile nel settore della produzione e post produzione televisiva non può che amare la tv per i tantissimi motivi che ha scritto Trombetti e che riporto al termine del post. Questo blog nasce oltre vent’anni dopo quelle esperienze giovanili e per tutt’altra “necessità”. Quella cioè di un cittadino, telespettatore adulto e maturo, che ama la tv, ne apprezza il valore comunicativo e sociale ed è per questo che vorrebbe fosse fatta al meglio, soprattutto nei contenuti e nel modo di presentarli ai telespettatori. Da “ex tecnico”, so quanto e quale lavoro c’è dietro alle trasmissioni televisive che commento tutti i giorni e spesso è una pena vedere che tante professionalità e tanti mezzi tecnici vengono impiegati per realizzare così tante brutte trasmissioni e così tanti momenti di brutta televisione. Ed è anche per questo che, citando David Niven nel film Non mangiate le margherite con Doris Day, in cui impersona un critico teatrale, dico: “Continuerò a gridare all’obbrobrio finché obbrobrio sarà!”.

#‎nonèunasitcom di Giampaolo Trombetti (autore e conduttore presso Sitcom televisioni)

#‎nonèunasitcom È una telecamera accesa, è il montaggio alle 6.45, è la batteria che si scarica, è la guardiania all’ingresso, ma anche “famme entra’ me so’ scordato il badge”, è la posta degli allegati, è l’ospitalità che chiedi, è la troupe che parte, è il microfono che non si sente, e fammi vedere magari (solo magari) sono le batterie; è il nastro della dvcam che finisce, ma l’intervistato non ha finito il discorso, è il buono taxi da consegnare, è l’assistente operatore, è il magazzino scenografie, è la ricetta che non ti aspetti, è il “famme un bianco”, è la pausa pranzo, è il 16:9, è il copione con le note che non leggeranno, è la troupe che ritorna, è il ciak, è il buona la prima, è il “va benissimo questa, ma rifacciamola”, è il rol che non hai preso, è il product placement, è la diretta, è il programmista-programmistaregista, è il loudness, è il libro da mettere in scenografia, è la differita, è il modulo siae, è il modulo produttivo, è il palinsesto, è lo stagista, è il lancio sul sito, è la cassetta che non scarica, è il treno che arriva, è l’area tecnica che risolve, è la cuoca che si porta le cose già fatte, è il “kebabaro” a cena, è la conduttrice che è sempre pronta e quella che non è mai pronta, è il montaggio che finisce alle 23.15 ma anche più tardi se devi chiudere la puntata, è il computer che si impalla, è l’RVM che consegni alla regia, è la lente a contatto che ti salta prima della sigla, è la musichetta di sottofondo, è “l’hai fatte le barre?”, è il gelato della macchinetta, è la produzione, è la ricetta in più perché “siamo corti”, è il capo del canale, è Gino del parcheggio, è l’Hd, è l’imprevisto in diretta, è il palinsesto da riempire, è il forifuoco, è l’aereo che parte, è il regista del Batti un ciak”, è la messa in onda, è l’ospite che ti dà buca e lo sostituisci, è la panoramica che devi rifare, è la diretta web che deve partire, è un blocco da 16’, è il telefono di produzione, è la metro B Rebibbia (che ogni giorno ce n’è una), è l’intervista che stavi aspettando, è la scaletta con i tempi, è l’ordine di Romario, è il “cambio cassetta?”, è il caffè alla macchinetta, è il totale, è la montagna da riprendere, è il set allestito, è la troupe di domenica, è la luce rossa della telecamera, è il comunicato stampa, è il titolo di coda, è la liberatoria che firma l’ospite, è il baretto a Casal dei Pazzi, è lo stacchetto a tra poco, è la foto da mandare in onda, è il “merda merda merda”, è l’ingrediente che sostituisci, è la cucina di supporto, è la gomma del furgone da cambiare, è il planning degli ospiti, è il mixer video, è la lampadina del camerino, è il collega che ti dà una mano, è il 4:3, è il beta che non basta, è il contributo da montare, è il codice puntata, è l’inquadratura fissa, è un editore capoccione, è l’operatore, è una riunione di venerdì sera, è il traghetto che devi prendere, è la nota spese da consegnare, è la rivista da sfogliare, è la carta della stampante, è il sottopancia, è il discount dove “prendo na cosa e rientro”, è lo streaming di ItaliaSmart, è il “boom” che traditore entra nell’inquadratura, è il livello audio, è il divanetto della sala d’aspetto, è la segreteria di rete, è la pagina web che si apre, è il digitale che squadretta, è il “guarda in macchina”, è il conduttore che “non lo svegli manco coi pizzichi”, è lo stacchetto troppo lungo, è il master control, è “vai con la grafica”, è la scenografia, è il minipimer che frulla, è la spillatrice che si inceppa, è il promo che ti piace, è la riunione con l’Editore, è “un minuto e ci siamo”, è il salottino all’ingresso, è la color correction, è la bassa frequenza, è il mixer audio, è la sala trucco che si accende, è il salottino degli ospiti, è la chiacchiera del cortile, è la password che non ti ricordi, è “guarda che sta camicia spara”, è il fornello che si accende, è la telefonata che mandi in onda, è il taxi che non arriva, è la regia aperta “che devo consegna’ le cassette”, è il count-down, è il modulo di consegna, è il sito che si rinnova, è la library, è la sigla di testa e la sigla di coda, è la stampante che non stampa e poi scopri che hai stampato al primo piano, è il numero zero e tutti gli altri a seguire, è la caparbietà di registrare con i potenti mezzi, è il “parrucco” più lungo del previsto, è il monitor da tarare, è il microfono “gelato” e il gelato delle macchinette, è il direttore della fotografia, è la scheda tecnica, è il time code, è la barra, è il bello della diretta e della registrata, è il billboard, è il pennarello sulla lavagnetta, è il timer per i tempi, è l’ospite che porta tutto lui per cucinare, è il fabbisogno di scena, è l’aereo che parte in orario, è “illimitatamenteeee” è il furgone che parte, è la telepromozione da girare, è il work-flow, è la location da “sopralluogare”, è il teaser, è il “chiudereeeee” che dici a chi conduce, è il gobbo attaccato alla telecamera, è l’emozione della prima puntata, è l’ambulanza che passa alla fine dell’intervista, è il montatore, è il primo blocco, è l’ultimo secondo prima della diretta, è un ufficio, una redazione e una seconda casa… No, #nonèunasitcom sono gli anni della nostra VITA.

il post sul profilo Facebook di Giampaolo Trombetti

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