Via dei matti numero 0: la disastrosa governance Rai voluta dal governo giallo-verde, ha il suo piccolo fiore di primavera all’occhiello

In una Rai che sta esalando gli ultimi respiri della governance voluta dal governo giallo-verde, sboccia un inaspettato fiore primaverile: Via dei matti numero 0 di Rai 3 con Stefano Bollani e Valentina Cenni (dal lunedì al venerdì alle 20.20, prima di Un posto al sole). Un tema, una playlist, un ospite di grande spessore: da Francesco De Gregori a Eugenio Finardi, da Ornella Vanoni ad Edoardo Bennato.

Una piccola ma sfavillante alchimia che dimostra come la televisione basata su idee, contenuti e protagonisti di qualità possa e debba essere trasmessa, anche e soprattutto, negli orari in cui la platea del pubblico è più vasta.

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A grande richiesta Non sono una signora, l’omaggio di Rai 1 a Loredana Bertè condotto da Alberto Matano: i tweet di Caro Televip

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Sanremo 2021: si doveva fare e la Rai lo ha fatto. Niente di più, molto di meno.

Stasera si conclude il 71° Festival della Canzone Italiana di Sanremo. Una edizione unica, speriamo, perché realizzata in piena pandemia da Covid-19 che, ad un anno di distanza, continua a limitare la vita di tutti in tutto il mondo, in tutti i settori della società e dell’economia. Il Festival si doveva fare e la Rai lo ha fatto secondo le possibilità di una azienda televisiva pubblica che in questo momento ha enormi difficoltà dal punto di vista gestionale. Il notevole calo di ascolti rispetto all’edizione 2020 pre-pandemia, sarà stato di certo determinato anche dalle limitazioni interne ed esterne al Festival imposte dalle disposizioni governative.

Il Festival come tutte le attività produttive del Paese ha subito, come prevedibile, delle perdite economiche. Ma si doveva fare, perché in Italia è l’evento televisivo di ogni anno e annullarlo avrebbe dato il segnale di una resa definitiva al virus Covid-19. Il non riempire la platea con soluzioni tipo “bolla” ha dato il doppio segnale necessario in questo momento: primo, continuare a prestare attenzione per prevenire la diffusione ed il contagio e secondo ricordarci che quel vuoto è il vuoto di tantissime attività produttive in difficoltà, se non chiuse. In questo senso il Festival di Sanremo e la Rai hanno fatto quello che dovevano. Lo show però poteva essere migliore. È stato una delusione su tutta la linea. Inutile fare l’elenco delle cose che non hanno funzionato e non sono state all’altezza di un grande show perché non se n’è salvata una. Se come si dice “Sanremo è lo specchio del Paese”, quest’anno non poteva che essere una edizione “confusa ed infelice”, parafrasando il titolo del brano con cui Carmen Consoli partecipò al Festival del 1997. Se Sanremo 2021 non è stato un grande Festival non c’è da dare colpe a nessuno. Si deve solo voltare un’altra pagina di questa storia incredibile ma tristemente attuale che è la lotta alla pandemia da Covid-19. Quando anche il Festival di Sanremo tornerà quello che era, vorrà dire che noi tutti avremo ritrovato un po’ della vita che avevamo.

La Rai farà tesoro del megaflop Magazzini Musicali?

Sperimentare nuovi format, meglio se ideati da una factory interna, da destinare al pubblico giovane che non guarda la tv, dovrebbe essere tra le priorità della Rai.
In quei casi, i risultati in termini di ascolto andrebbero valutati essenzialmente in funzione della identità e degli obiettivi a breve, medio e lungo periodo della rete che li ospita.

Ma c’è un ma. Se la rete che accoglie il programma sperimentale ha una identità Arlecchino che va dai tutorial di Detto Fatto a Tg2 Post, da I fatti vostri a La caserma, da Stasera tutto è possibile a 90° Minuto, allora qualsiasi calcolo preventivo è inutile perché il risultato non potrà che essere catastrofico. Se si volesse salvare l’idea di un programma come Magazzini Musicali in onda su Rai 2 nel daytime pomeridiano del sabato, si potrebbe giustificare così, l’ingiustificabile 1.1% e 1.2% di share che ha fatto nelle ultime due puntate. Ma sarebbe profondamente ingiusto nei confronti della nobile e poco attuata idea di sperimentazione televisiva. Sì perché l’impianto di Magazzini Musicali è tutto fuorché sperimentale, è, al contrario, un programma obsoleto e per questo chi ci ha investito ha fallito nell’obiettivo principale: riaprire uno spazio musicale nel pomeriggio del sabato di Rai 2 dopo che è stato di fatto annientato dalla nascita di Amici di Maria De Filippi nella versione talent musicale. Due micro interviste, due pezzi live, le classifiche dei più scaricati, le curiosità web: questo è un contenitore musicale moderno? Dov’è l’idea che mi dovrebbe inchiodare allo schermo tv, quando su Instagram i cantanti mi dicono di tutto e di più minuto per minuto? La televisione, e la Rai è LA TELEVISIONE, se vuole sopravvivere, deve saper reinventare i generi e proporne i protagonisti come non li vediamo sui social media, perché la televisione ha ancora un livello qualitativo, dal punto di vista produttivo e tecnico, in grado di sorprendere il telespettatore più esigente. E, ultimo ma non ultimo, puntare su conduttori in grado di arricchire le sorprese e renderle indimenticabili.

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I tweet di Caro Televip (con due tweet di risposta della conduttrice Melissa Greta Marchetto)

Il cantante mascherato 2: della grande pupazzata di Rai 1 salvo solo le maschere

Ieri mi sono fatto forza ed ho seguito quella grande pupazzata che è Il Cantante Mascherato, giusto il tempo di un paio di esibizioni, quelle dei pupazzi Pappagallo e Farfalla. La cosa terribile del programma è che la cosa migliore è la pupazzata. Le maschere indossate da cantanti e attori del cast sono opere di artigianato e raggiungono alte vette nella nobile arte della costumistica per lo spettacolo.

Il resto è tutto inguardabile ed inascoltabile: dalla conduzione stantia di una Milly Carlucci con spalline alla Actarus, allo spazio spropositato dato ai tristissimi giurati Caterina Balivo, Costantino Della Gherardesca, Flavio Insinna e Francesco Facchinetti, uno meno spontaneo dell’altro (su Patty Pravo non mi esprimo perché non si distrugge un mito); dall’inutile presenza in mezzo ai 4 gatti del pubblico dei ballerini Simone Di Pasquale e Sara Di Vaira (la quale si segnala solo per le nuove vette che raggiunge come urlatrice), alle coreografie che dovrebbero ravvivare le esibizioni e invece ne confermano l’effetto baracconata. I cantanti-attori dentro le maschere fanno il loro che si riassume nel resistere senza svenire durante l’esibizione. Il Cantante Mascherato è tutto qui e vederlo in onda su Rai 1 rende ancora più inaccettabile questa pupazzata, pensando ai costi che ha uno show del genere e agli ascolti ampiamente al di sotto delle attese. Aver reso più difficile la riconoscibilità dei concorrenti non lo rende più interessante: una grande pupazzata era e una grande pupazzata rimane.

Il ministro Franceschini dice, giustamente, no al pubblico in sala all’Ariston per Sanremo 2021: e ora la Rai faccia lo stesso un grande show da grande broadcaster quale è

Con un tweet di oggi, il ministro della Cultura Dario Franceschini ha messo la pietra tombale sulla possibilità di avere il pubblico in sala all’Ariston durante Il Festival di Sanremo 2021. Scrive il ministro: “Il Teatro Ariston di #Sanremo è un teatro come tutti gli altri e quindi, come ha chiarito ieri il ministro @robersperanza, il pubblico, pagante, gratuito o di figuranti, potrà tornare solo quando le norme lo consentiranno per tutti i teatri e cinema. Speriamo il prima possibile”.

Sono tra quelli che da un bel po’ scrivono che la Rai avrebbe dovuto prendere questa decisione già da mesi.
La cosa divertente è che ci sono sui social media decine e decine di giornalisti e di addetti ai lavori che hanno cavalcato l’onda del pubblico in sala all’Ariston accendendo la miccia del tormentone “Sanremo è uno show televisivo come quelli di Maria De Filippi che vanno in onda con il pubblico!”. Sono tutti rimasti con il cerino in mano. Gente che derideva “chi non capisce cos’è la tv”. Ecco, voi non capite cos’è e cosa significa la Rai durante una emergenza nazionale. E il Festival, essendo lo show più importante della televisione italiana, non poteva salvarsi da questo genere di problematiche organizzative. Strumentali? Sì o no, rimane il fatto che chi fa tv deve saper programmare a lungo termine. La dirigenza Rai avrebbe dovuto pensare ad un Sanremo2021 senza pubblico non oggi ma 8 mesi fa. Una dirigenza da mandare a casa. Ed è ancora più bello che dopo la sentenza emessa dal ministro Franceschini, quei giornalisti professionisti specializzati nel settore spettacolo e TV e gli addetti ai lavori insistono nel dire che ci sono altri show tv che vanno in onda con il pubblico in sala, dimostrando di non capire la differenza tra ospitare il pubblico nei programmi registrati e in diretta. Perché dopo aver preso una cantonata, la dovete difendere? Già, perché? Forse perché un Sanremo2021 sgonfiato non è un problema economico solo per la Rai ma anche per il circo mediatico che sul Festival fattura moltissimo? Boh e pure mah. Il fatto ora è semplice: la Rai deve decidere se fare come ha sempre detto il direttore artistico Amadeus e rinviare il Festival al prossimo anno perché “senza pubblico non si può fare”, oppure dimostrare di essere un grande broadcaster mondiale e fare 5 serate di grandissimo show televisivo senza pubblico in sala all’Ariston, riuscendo lo stesso a contenere le perdite che ciò comporta grazie al sostegno di sponsor “responsabili e volenterosi”. Il pubblico televisivo, ne sono certo, risponderà alla grande e la Rai farà il record di tutti i record di ascolto della storia del Festival.

Festival di Sanremo 2021: perché la Rai dovrebbe farlo senza il pubblico all’interno e all’esterno del Teatro Ariston

Caro Amministratore Delegato della Rai Fabrizio Salini, da quello che leggo, la tua gestione è sempre meno forte, in attesa della fine del tuo incarico prevista a luglio. Le tue ultime forze rimaste io le dedicherei a lasciare il segno almeno in una cosa: fare un Festival di Sanremo adeguato alla situazione che stanno vivendo tutti gli italiani a causa delle restrizioni necessarie al contenimento e alla prevenzione della diffusione del virus Covid-19.

A metà gennaio siamo solo all’inizio di una campagna vaccinale che si annuncia lunga e complessa e che raggiungerà la maggior parte della popolazione, se tutto andrà come previsto, alla fine dell’anno.
Nel frattempo la situazione sanitaria è sempre molto difficile e i numeri della pandemia non consentono l’alleggerimento delle misure anti-Covid. Indiscrezioni giornalistiche parlano di una estensione dello stato di emergenza nazionale e anche se non si fanno date è presumibile la data del 31 marzo se non quella del 31 luglio. Le incertezze per i cittadini italiani sono tante e ogni giorno se ne aggiungono altre. In questo contesto l’ultima cosa che la Rai dovrebbe fare è aggiungere l’incertezza sulla presenza o meno del pubblico all’interno del Teatro Ariston per il Festival di Sanremo. Si tratta dell’evento-show più importante della televisione italiana e quindi come è giusto che sia ha un suo spazio anche nelle discussioni che si fanno in questo periodo su come devono essere svolte le attività commerciali, culturali, sociali, religiose, sportive e, ultimi ma non ultimi, gli spettacoli teatrali e musicali dal vivo che sono bloccati da un anno. Le chiacchiere stanno a zero: nel suo show più importante e visto, la Rai deve dare l’esempio e mostrare a tutta Italia la platea dell’Ariston vuota. Un messaggio forte, fortissimo. Un anno fa si sperava che il Festival sarebbe stato il primo evento post-Covid e simbolo di ripartenza. A poco più di un mese dall’inizio del Festival (che ottimisticamente avete spostato di un mese) la situazione non vi consente di veicolare immagini di normalità presentando un Teatro Ariston con il pubblico. Leggo che state valutando soluzioni per consentire la partecipazione di un pubblico selezionato e debitamente controllato dal punto di vista medico. È il modello adottato da alcuni programmi registrati da Mediaset. Ma la Rai è la Rai e infatti, ad oggi, avete escluso la presenza del pubblico in studio da tutti i vostri show. Una decisione sacrosanta per il servizio pubblico che andrebbe confermata soprattutto in occasione dello show televisivo più importante. È così che la Rai può dare un contributo fortissimo alla necessità di tenere altissima la attenzione sulla prevenzione. Sanremo 2021, ne sono sicuro, sarà un grande show televisivo anche senza il pubblico all’interno (e all’esterno) del Teatro Ariston.

Magazzini musicali di Rai 2: la prima puntata in 10 tweet di Caro Televip

La top quality music italiana sarebbe quella della rapper Anna? Cominciamo molto ma molto male. “Io sono esplosa nella quarantena… sto lavorando ad un progetto molto importante di cui sentirete parlare molto presto”. Anche no, grazie.

Melissa Greta Marchetto ovviamente presenta le sue solite scoperte web. Cazzeggia meno che a Quelli che il calcio ma il risultato è sempre lo stesso: non si regge.

Troppe chiacchiere: l’ospitata di Tiziano Ferro un bla bla bla ininterrotto. Due palle! Dove sta la musica? Finora hanno cantato Gabbani e un’altra. Appunto. Dove sta la musica?

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Tre leader del movimento delle Sardine ospiti di Amici di Maria De Filippi: i tweet di Caro Televip

++Le sardine apriranno il serale di #amicidimariadefilippi come una scatoletta di tonno++.

La sardina Santori dice di guardare la partecipazione del “movimento” ad #Amici19
prima di giudicarla. Avrebbe ragione se nella mia testa già non sentissi gli applausi e le urla del pubblico (rinforzate dalla regia) che li acclama come hanno fatto con Renzi.

Dopo la foto con Benetton, l’ingresso trionfale nello studio del talent show #Amici19 perché dice la sardina “è lì che ci sono i giovani”. Ok, anche questo movimento punta al mainstream. Avanti un altro!

Festival di Sanremo 2020: le ultime due serate nei live tweeting di Caro Televip