Riflessioni su blogging e social tv

Cari lettori di Caro Televip,
il concetto di social tv è ormai parte integrante di ogni programma televisivo. Un programma televisivo di cui non si parla sui social network non può considerarsi un programma televisivo completo.

Copio e incollo da Treccani.it la definizione di social tv:

social TV
Lessico del XXI Secolo (2013)
social TV <së’ušl tiivìi> locuz. sost. ingl., usata in it. al femm. – Espressione con la quale si indicano la tecnologia di trasmissione, le piattaforme di comunicazione, le pratiche di socializzazione che permettono l’interazione del pubblico con il contenuto televisivo. La visione condivisa della TV è stata uno delle sue caratteristiche più evidenti, ma a partire dagli anni Novanta del secolo scorso, con la moltiplicazione dei canali, delle piattaforme di visione e dei sistemi di visione posticipata e personalizzata, era andata diluendosi. Il boom dei social network e la diffusione degli smartphone hanno però permesso, a partire dalla fine del primo decennio del Duemila, la rinascita di una forma di visione condivisa non più limitata al proprio ambito familiare ma aperta al web, grazie a chat, applicazioni, commenti, condivisione di video e foto, tanto in diretta quanto in differita. Alla visione dello schermo principale si affianca dunque la condivisione attraverso quello che viene definito second screen, sia esso PC, smartphone, tablet. Questo meccanismo nasce spontaneo nel pubblico ma è anche provocato dagli stessi network, per diffondere al meglio i propri brand e sfruttare le potenzialità della convergenza. La TV così cerca di cavalcare l’onda creando applicazioni (per interagire con i propri show, ottenere contenuti extra, partecipare a contest), realizzando pagine Facebook, aprendo account Twitter, incorporando i social network nei programmi, per es. come sistema di voto. Nascono inoltre social network dedicati esclusivamente alla condivisione dei propri gusti di visione, anche non soltanto televisivi, come GetGlue e MisoTV.

I programmi televisivi hanno profili social per fare promozione e dialogare con il pubblico. Ogni programma tv lancia gli # hashtag per alimentare la discussione social. Ogni emittente tv ha il suo sistema di monitoraggio social.
Anche i personaggi televisivi usano i social network per promuovere la propria attività e per esprimere opinioni personali. Per un personaggio televisivo la vetrina social è anche un momento di confronto con un pubblico sterminato che può rivolgersi direttamente a lui e, mettendo la chiocciolina in un tweet, glielo fa sapere (o commentando un post su Facebook o Instagram).
I personaggi televisivi possono scrivere quanto vogliono che sono sui social a “titolo personale” ma, se scrivono tweet o rispondono a commenti sulla loro attività televisiva, quei tweet e quelle risposte, secondo la definizione di social Tv, sono una estensione della trasmissione che conducono o a cui partecipano.

Caro Televip: il blog, il twitter, il blogger, il twittero e il suo modo di intendere la social tv

Sono un cittadino italiano, un telespettatore, un abbonato Rai e da ottobre 2015 anche Netflix, un blogger televisivo ed è con queste quattro/cinque anime che dal 2003 tengo, per hobby, un blog di opinione e commento sulla tv intitolato Caro Televip. La scelta della vecchia forma epistolare è stata ispirata principalmente dalla lettura di Achille Campanile, Groucho Marx, Ennio Flaiano, Woody Allen e dal programma televisivo “Cartolina” di Andrea Barbato (Rai 3). Caro Televip è stato candidato ai Macchianera Blog Awards nella categoria miglior blog televisivo nel 2006, 2009, 2010, 2011, 2013, 2014, 2016.
Faccio il blogger tv dal 2003 per pura passione non vado in cerca di complimenti, follower, visualizzazioni, link, retweet o altro. Non faccio il blogger per lavoro ma per divertimento. Un lavoro ce l’ho e non è fare il blogger. Ogni virgola che scrivo è gratis. Non ho direttori, editori o peggio. Non vado a conferenze stampa, finali di talent ed eventi. Non partecipo a programmi tv. Io faccio il blogger tv nello spirito delle origini: libera opinione in libera rete. 
Dal 2007 il blog ha la sua naturale estensione sulla piattaforma di micro blogging Twitter dove, alle opinioni e ai commenti, si aggiunge, quando lo ritengo importante, la ricerca del dialogo diretto con i destinatari dei miei tweet e post. La natura dei social network è l’interazione. Se è vero che nel mare magnum dei social network ci sono infinite personalità più o meno gradevoli (dipende dai gusti) è anche vero che chi decide di interagire deve sapere che questo, nel peggiore dei casi, richiederà un notevole impegno e tanta, tanta, pazienza.
Nel migliore dei casi, se si è stati in grado di capire subito le intenzioni, la personalità, il livello culturale e di intelligenza dell’interlocutore, l’interazione, gradevole o meno, avrà un inizio, uno sviluppo e una conclusione. Come vuole il ciclo della comunicazione.
Nei casi più felici, il dialogante che non ha ben capito con chi sta dialogando, clicca sulla bio dove potrebbe trovare un link che gli dà la possibilità di capire “chi è” il suo interlocutore. Nel caso del mondo dei blog, può non trovarsi davanti ad un nome e cognome tipo pagine gialle ma davanti ad un nick name che non vuol dire “nascondersi dietro ad una maschera”. Se non sei Snowden, Assange, Anonymous, un hacker o la Nsa, l’IP identificativo è facilmente riconducibile alla persona che cura il blog.
Dunque una persona normale come me, che tiene un blog per hobby e usa un nick name, sa bene di essere facilmente identificabile con il suo nome e cognome. Lo sa anche un bambino delle elementari. Dunque non esiste l’anonimato sul web come dicono molti che lo criticano.
Chi fa blogging da tanti anni come me sa che “il nick name” era una delle forme identificative caratterizzanti la libertà di quella forma di espressione. Il nick name ancora oggi per la stragrande maggioranza degli utenti è una forma di personalizzazione di un account social. Per i miei lettori io sono “Akio di Caro Televip” oppure solo “il Caro Televip“.
Un nome e un cognome ce l’ho, ho un volto e perfino un numero di abbonamento alla Rai. Ma nel mondo social e blogging sono “Akio di Caro Televip”.
Negli Stati Uniti i blog hanno un ruolo importante nel sistema della comunicazione.
Un blog non è giornalismo. Un blog è un blog, ovvero una libera espressione del proprio pensiero su qualsiasi tema: da Giorgia Cardinaletti che insegue la taxi-barca di George Clooney al caso Obama-Renzi-Lo Porto.
Un blog come Caro Televip è tenuto da un solo blogger che scrive con il nick name Akio. Nome e cognome di Akio sono scritti nel suo IP. Io non ho editori, non ho pubblicità attraverso la quale guadagnare con il blog. Gli avvisi che in automatico mette la piattaforma wordpress.com sono gestiti dalla piattaforma (fanno parte del contratto sul servizio che mi offre) e non mi danno nessuna entrata economica. Anzi, io pago 27 dollari all’anno per il dominio .net registrato a cura di wordpress.com.
Dal 2007 sono su Twitter dove commento i programmi televisivi e utilizzo la possibilità di dialogare con i televip, fedele al vecchio adagio “domandare è lecito e rispondere è cortesia”.
Lo faccio con uno stile comunicativo diretto, schietto, pepato, ironico, senza alcun altro fine se non quello direttamente espresso dalle parole che uso nei tweet.
Se un blogger tv scrive ad un personaggio della tv e si stabilisce un dialogo, quello scambio tweet non deve essere considerato come l’attacco di un bimbominkia, di un killer da tastiera o di un provocatore.
Si pongono domande, si fanno battute; più o meno pungenti. Ogni blogger ha il suo stile. Può piacere o meno.
Se si decide di rispondere a quel blogger attraverso il mezzo con cui è stata posta la domanda (nel caso specifico twitter) lo si fa accettando le “regole” di quel mezzo. I dialoghi via twitter sono fatti di botta e risposta che possono anche essere lunghi ed estenuanti (visto il “limite” dei 140 caratteri in alcuni casi servono molti tweet per capirsi bene).
Chi decide di aprire un profilo social pubblico iscrivendosi a twitter e interagisce con gli altri utenti, deve avere la pazienza, la capacità e  la voglia di confrontarsi attraverso quel mezzo. Questa scelta deve essere molto più ponderata da parte dei personaggi pubblici che sono esposti alle critiche e alle opinioni in modo esponenziale con il loro livello di popolarità.
E’ molto in voga tra i personaggi pubblici “bloccare” gli utenti dei social network ritenuti fastidiosi. Pratica più che legittima soprattutto nei casi di insulti. Pratica decisamente incomprensibile nei casi di dissenso e critiche anche ripetute e severe.
Io, che non sono un vip, mi sono posto come regola di bloccare solo quelli che mi insultano. Quelli che mi contestano non li blocco. Alla maggior parte di loro rispondo fino a che non ritengo esaurito l’argomento. Dopodiché li ignoro. Non li seguo ma non li blocco.

Faccio il blogger tv con passione e scrupolo come credo possano riconoscermi anche quelli a cui sto antipatico ed a cui lascio come prova i link ai pdf degli ultimi tre anni di post che ho scritto [2013 ] [ 2014 ] [ 2015 ] [2016].
Di certo non mi si può accusare di essere superficiale nel seguire la tv.
Con lo stesso scrupolo e attenzione scrivo i miei tweet. In alcuni casi nella forma “serie di tweet”ovvero un numero più o meno lungo di tweet con cui commento un programma o esprimo una opinione su un televip fino a che non ritengo esaurito l’argomento. Chi vuole denigrarmi ed insultarmi lo giudica un comportamento da “troll” di cui copio e incollo la definizione da Treccani.it:

troll
Lessico del XXI Secolo (2013)
tròll s. m. – In Internet, utente che interagisce con gli altri con atteggiamento fastidioso e provocatorio per disturbare la normale convivenza delle community e dei social network, al fine di causare conflitti interpersonali e polemiche online. Il rimedio generalmente adottato contro un simile comportamento è l’isolamento del t., per non alimentarne le aspettative. Il termine deriva da una figura della mitologia scandinava, ripresa a sua volta dalla letteratura fantasy degli ultimi decenni (per es. nelle opere di Tolkien), rappresentata come un umanoide rozzo, irsuto e maleodorante che vive principalmente di notte.

Cari lettori di Caro Televip, non sono un troll. Sono un umanoide, però non sono rozzo, irsuto, maleodorante e la notte dormo, anche perché ho la coscienza di persona, cittadino e pure di blogger/twittero a posto.
Mai, in nessun caso, twitto con intento provocatorio e con l’intenzione di disturbare qualcuno o fomentare qualcuno. Mai, in nessun caso, twitto con l’intendo di offendere o denigrare qualcuno. Mai, in nessun caso, è mia intenzione disturbare la normale convivenza delle community e dei social network, al fine di causare conflitti interpersonali e polemiche online.
Sempre, in tutti i casi, esprimo libere opinioni (su cose che ho visto in prima persona in tv) su personaggi pubblici nello svolgimento della loro attività pubblica e, nel caso della Rai, di servizio pubblico. Ma anche qualora a qualcuno il mio approccio twitter sembrasse da troll, il comportamento più corretto rispetto al mezzo social sarebbe quello di “isolarmi” per non alimentare aspettative che peraltro non ho.
Chi per “isolarmi” mi blocca, usa una prerogativa del mezzo ma “uccide” il mezzo e, soprattutto se si tratta di un personaggio pubblico pagato dal servizio pubblico, pone un blocco alla libertà di espressione verso il suo lavoro pubblico e di servizio pubblico.
Chi mi risponde in modo “battagliero” è il benvenuto fino a quando, nell’intento di troncare la discussione a suo piacimento perché la discussione si fa “lunga”, non si mette a darmi lezioni che non ho richiesto dimenticando il principio del “domandare è lecito e rispondere è cortesia”.
Non ho le basi scientifiche per spiegare che tipo di comunicazione è quella su twitter ma, da utilizzatore (lettore e scrittore di tweet dal 2007), mi è chiaro che nella sua natura di sintesi prevalgono i testi diretti del genere “positivo” e “negativo” senza vie di mezzo. Chi riceve un testo “positivo” ringrazia, retwitta e in alcuni casi inizia a seguirti. Chi riceve un testo “negativo” e non vuole entrare nel circolo vizioso del botta e risposta, evita di rispondere e di pubblicizzarlo.
Chi decide di rispondere ad un testo “negativo” sceglie di misurarsi sul terreno della “contestazione” e nel caso dei personaggi pubblici la cosa può diventare un vero e proprio boomerang comunicativo se si sceglie la strada del “muro contro muro”.
Il televip che non è capace o non ha l’abitudine a confrontarsi sul terreno del botta e risposta sui social, perde facilmente la pazienza, che è la qualità principale che deve avere chi parte in svantaggio in quel genere di confronto. Si perché al “social contestatore” è implicitamente consentito di essere “cattivo” mentre il personaggio pubblico che in propria difesa assume un atteggiamento “muscolare” rischia di scendere sullo stesso piano “dell’avversario”, usando un registro comunicativo di autodifesa da “cattivo”.

E non sempre riesce a farlo in modo adeguato. Oppure sceglie la scorciatoia, tacciare l’interlocutore di essere un “troll” anche quando non lo è, bloccandolo, così può continuare a godersi la sua vetrina social fatta di follower fan, telespettatori del programma o addetti ai lavori potenti, giornalistoni o blogger dei super blog specializzati, con cui scambiare amabili valzer dialettici.
Il televip ha uno zoccolo duro di questo genere di follower e non ha nessun motivo per mettersi a perdere tempo in lunghi botta e risposta dai quali rischia di uscire KO.

I lettori/follower di un blogger/twittero come me invece sono soprattutto persone (qualche addetto ai lavori c’è) che trovano interessanti i temi proposti da uno che sta su twitter come e perché ci stanno loro.
Per uno come me essere defollowati è un attimo e senza un perché ti ritrovi a scrivere per amici e parenti. I lettori del blog carotelevip.net e dell’account twitter @carotelevip sanno cosa leggono e perché lo leggono: dal tweet scherzosissimo al tweet arrabbiatissimo; dal cazzeggio puro all’opinione su un tema sociale; dal giudizio spietato alla riflessione pacata; dalla sentenza inappellabile al ripensamento autocritico; dal dialogo lungo ed estenuante al botta e risposta breve ed intenso, qualche volta spero anche divertente.
Quando intraprendo la strada del dialogo lungo ed estenuante lo faccio sempre controvoglia perché so quanto può essere noioso per chi mi legge.
Ma spesso è inevitabile oltre che indispensabile. E lo è di certo con i personaggi tv che, se rispondono ad un tuo tweet di “contestazione”, non possono essere ignorati come si fa con i “troll”, anche se qualcuno di loro è più troll dei troll professionisti.

Parola mia (ma che belle parole!) non vado in cerca di notorietà o peggio di “litigare” con i televip su twitter. Ma i televip che usano i social non possono usare quel mezzo di comunicazione bidirezionale e paritario solo come strumento di promozione e quantificazione della propria popolarità. Capisco i televip che usano i social solo nella funzione di output, facendo comunicazione a senso unico da uno a tanti come sono abituati con la tv oppure rispondendosi tra loro.
Non capisco e francamente non stimo, per non dire di peggio, quei televip che hanno la presunzione di accettare un contraddittorio palesemente critico ma che poi quando il giocherello diventa complicato erigono il muro dell’incomunicabilità e ti bloccano facendoti passare per quello che non sei.
Loro, i personaggi della tv che bramano di essere amati e citati anche dai social network perché hanno capito che la Social Tv è ormai parte integrante della loro professione, non hanno la voglia, la pazienza e molto spesso la capacità di reggere l’impatto con la natura vera e completa della Social Tv.
L’idea che mi sono fatto è che per i televip i social network sono principalmente una grande rottura di coglioni.

Akio di Caro Televip

un esempio

Giornalismo, blogging e social tv: uno scambio tweet tra Franco Di Mare di Uno Mattina e Akio di Caro Televip

ultimo aggiornamento 27/2/17

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