E mo’ ci sarà Cattelan su Rai 2? La bassa asticella che gli chiedo di superare.

Tra le novità televisive preannunciate per la prossima stagione (dalla rubrica A lume di Candela di Giuseppe Candela su Dagospia del 9 giugno 2022), c’è il late show di Alessandro Cattelan su Rai 2 per 3 seconde serate (martedì, mercoledì e giovedì) a settimana, a partire da metà settembre. Qualcosa tipo “E mo’ c’è Cattelan su Rai 2”.
La misura e il genere di “E poi c’è Cattelan” è quello in cui finora il conduttore ha dato il meglio.

Continua a leggere
Pubblicità

Marco Damilano lascia la comfort zone di Propaganda Live su La7 e si lancia nelle sabbie mobili dell’informazione Rai nella stagione televisiva della propaganda elettorale

L’idea che mi sono fatto è che la Rai abbia ingaggiato Marco Damilano per condurre un programma giornalieriero di informazione (prevalentemente sull’attualità politica) rifacendosi ai grandi del passato della Rai che hanno fatto delle loro strisce quotidiane dei programmi cult: Enzo Biagi ed Andrea Barbato.
Una prima conferma l’ho avuta ieri durante l’ultimo “spiegone” con cui Marco Damilano si è congedato da Propaganda Live, il programma di La7 che lo ha visto commentatore politico fisso per molti anni e che ha contribuito a dargli quella impronta televisiva che oggi lo porta ad avere un programma quotidiano tutto suo su Rai 3.

Durante l’ultimo “spiegone” Marco Damilano ha citato Andrea Barbato e la sua idea di “spiegazione dei fatti”.

Continua a leggere

L’estate Rai 2022: una ripartenza deludente

La Rai ha scelto di rimanere accesa nei daytime estivi del mattino, pomeridiano, preserale e in access primetime, in alcuni casi con programmi “originali” nuovi e con conduttori ed inviati nuovi.

Purtroppo, le “novità” sono basate su idee vecchie di televisione e, soprattutto, danno spazio a conduttori e inviati non sempre all’altezza dell’obiettivo di rinnovare la proposta di volti ai quali i telespettatori dovrebbero affezionarsi.

La prima settimana di programmazione estiva dei daytime Rai ha già dimostrato tutti i limiti dei “nuovi” programmi e dei “nuovi” conduttori ed inviati.

Così, se da un lato ti ritrovi a chiederti “e allora? Meglio le stra-repliche di programmi e fiction?”, dall’altro lato ti chiedi “perché la Rai non è in grado di proporre una tv estiva originale in prima visione all’altezza della tv autunno-inverno?”.

Domande alle quali ho dato queste risposte.

Sì, meglio le stra-repliche ad una tv “originale” che riempie solo dei buchi in palinsesto ed è utile solo a Rai Pubblicità che comunque ci guadagna.
La Rai non riesce a fare una buona tv estiva originale perché i dirigenti, i capi struttura e gli autori sono sempre gli stessi e non sembrano avere la capacità di rinnovare l’offerta televisiva, migliorandola.
E questo ormai accade da molti, troppi, anni.

Il ritorno alla “normalità” dopo la pandemia da Covid-19 avrebbe dovuto dare un impulso alla creatività televisiva e alla voglia di proporre un approccio nuovo alla produzione tv ed invece sono ripartiti dai vecchi modelli ai quali hanno dato una rinfrescata e nulla più.

Una non notizia: Papa Francesco che rilascia una intervista televisiva. Questa volta, in collegamento con Fabio Fazio a Che tempo che fa di Rai 3

Caro Bruno Vespa, fino a qualche anno fa potevi vantare l’eccezionalità della telefonata in diretta che ti fece Papa Giovanni Paolo II in una puntata, per questo diventata storica, di Porta a Porta. Resterà un evento eccezionale nella storia della televisione e anche nella storia della comunicazione di un papa. Era il 13 ottobre 1998 e Giovanni Paolo II fece quella telefonata di pochi secondi, semplicemente per ringraziarti della puntata che stavi dedicando al ventesimo anno del suo Pontificato. Fu per te un momento di grande emozione ma anche di immensa soddisfazione personale che più volte hai raccontato. Una di quelle cose che accadono una volta nella vita non solo di un giornalista ma anche di una emittente televisiva.

Già, una volta era così.

Continua a leggere

Sanremo 2022: perfetta la terza serata. Si conferma una edizione di successo con ascolti altissimi anche ieri: 54% di share e oltre 9 milioni di telespettatori.

Il Festival di Sanremo è così: ti può deludere una sera e può darti piena soddisfazione il giorno dopo. Ieri la terza serata con tutti i 25 cantanti in gara che si sono esibiti è stata praticamente perfetta. Amadeus si sta guadagnando sul campo il quarto mandato sanremese e non solo per gli ascolti eccezionali.

A leggere i retroscena del Festival si ha la conferma che come direttore artistico è decisivo per il buon risultato dello show. Ho letto, ad esempio, che sarebbe stato lui a “costruire” la coppia Ditonellapiaga e Rettore che originariamente si sarebbero proposte come concorrenti singole. Le loro prime due esibizioni sono state tra le più coinvolgenti e significative del Festival.

Continua a leggere

Dirigenti pubblici: il governo Draghi rimuove il limite dei 240mila euro per gli stipendi. Quanti ne beneficeranno in Rai?

Caro amministratore delegato Rai Carlo Fuortes, la legge di bilancio approvata a fine anno ha portato anche alla Rai una importante novità: i dirigenti ed i manager pubblici potranno guadagnare più dei 240mila euro lordi che era il tetto massimo fissato finora. L’incremento sarà stabilito secondo i criteri annuali dell’ISTAT, intorno al 3.78% (fonte fanpage.it. del 28/12/2021). Quindi non un aumento “a piacere” ma con dei paletti che impediranno comunque la possibilità di fare mega-contratti a consulenti esterni.

Ti troverai a cercare sul mercato professionisti che accetteranno di lavorare per la Rai per un compenso di 240mila euro + il 3.78% all’anno. Comunque parliamo di un signor stipendio per un consulente. La cosa che a me colpisce di più però non è il beneficio che trarranno i futuri consulenti ma quello che trarranno gli attuali dirigenti che sono in carico alla Rai in quel ruolo come dipendenti.

La Rai “ministeriale” ne conta molti e quasi tutti sono al limite stipendiale del vecchio tetto. Per loro sarà una piccola manna piovuta da Draghi. Sì perché quel 3.78% annuo in più va anche ad incrementare la pensione e, per i molti dirigenti giovani, si tratta di un bel guadagno da oggi a quando verrà il giorno di lasciare mamma Rai. Penso ad esempio ad un giovane direttore di Rai 1 nonché direttore dell’area intrattenimento serale Stefano Coletta. Il cinquantasettenne Coletta anche quando non sarà più direttore di rete avrà comunque diritto ad un ruolo e ad un incarico di pari livello. Almeno per una decina di anni potrebbe fruire della nuova norma sul tetto degli stipendi.

Lui è solo uno dei tanti che potranno usufruirne. Ci sono quelli più conosciuti come lui, Bianca Berlinguer, Giovanna Botteri, Franco Di Mare, Monica Maggioni, Mario Orfeo e ci sono i dirigenti meno conosciuti, tipo, Giuseppe Pasciucco, Direttore Staff Amministratore Delegato.
Basta andare sul sito “Rai trasparenza” alla pagina “compensi” per sapere chi e quanti saranno i potenziali beneficiari. Io ne ho contati 83.


Caro amministratore delegato Rai Carlo Fuortes, visto che l’aumento sarà da contratto, mi sembra di capire che sarà per tutti. Dovrai fare una modifica alla voce “stipendi dirigenti” del bilancio preventivo 2022. Da semplice abbonato Rai non posso rendermi conto di quanto sia fondamentale per l’Azienda il lavoro di ciascuno di questi 83 dirigenti ed è ovvio che se il loro contratto prevede un certo stipendio, e da quest’anno anche un aumento, non c’è nulla da eccepire. Avrei qualcosa da eccepire se tu nei prossimi mesi chiedessi al governo di aumentare il canone radiotelevisivo, magari con la motivazione che sono “sopraggiunte spese non previste”. Un eventuale aumento del canone spero servirà a migliorare la qualità e la varietà dell’offerta radiotelevisiva e non per pagare certi “i costi fissi”.

Nomine Rai: il nuovo modello organizzativo, lo ha pensato il ragionier Fantozzi?

Caro amministratore delegato Rai Carlo Fuortes, il CdA Rai nell’assemblea del 16 dicembre 2021 ha deliberato un nuovo modello organizzativo in cui:

“le Direzioni di genere prendono il posto delle Direzioni di Rete e di altre Direzioni aziendali, secondo una suddivisione di competenze per argomento. Le Direzioni di Genere sono tenute d’ora in avanti a elaborare e curare la programmazione che troverà realizzazione a partire dal palinsesto estivo” (da http://www.rai.it/ufficiostampa del 16/12/21).

La nuova struttura operativa con i relativi direttori è la seguente:

  • Direzione Prime Time (programmi di intrattenimento serale), Stefano Coletta;
  • Direzione Day Time (programmi di intrattenimento nell’arco della giornata) Antonio Di Bella;
  • Direzione Cultura ed Educational, Silvia Calandrelli;
  • Direzione Documentari, Fabrizio;
  • Direzione Fiction, Maria Pia Ammirati;
  • Direttore di Kids, Luca Milano;
  • Direzione Contenuti Digitali, Elena Capparelli;
  • Direzione Cinema e Serie Tv, Francesco di Pace.

Il 18 novembre 2021, il Consiglio di Amministrazione aveva nominato Alessandra De Stefano Direttrice per lo Sport e Mario Orfeo Direttore per l’Approfondimento.

Caro amministratore delegato Rai Carlo Fuortes, in una azienda con caratteristiche ministeriali come la Rai, il giro delle poltrone è prassi consolidata. Inutile dire che i venti politici hanno una consolidata importanza nelle scelte. Quindi se avete pensato a questa riorganizzazione con l’obiettivo di vederne i risultati a partire dalla stagione estiva 2022, vuol dire che nelle vostre previsioni la politica almeno fino ad allora avrà altro a cui pensare. Pandemia a parte, c’è un Presidente della Repubblica da eleggere e bisogna vedere quali effetti questa elezione avrà sui difficili equilibri su cui si fonda l’alleanza di governo. Ma è facile prevedere che fino a settembre 2022 non se ne parla di sciogliere le camere (così tutti i parlamentari potranno maturare la onorevole pensione) e questo vorrebbe dire che si va a fine legislatura, con le elezioni politiche nella primavera del 2023 e nuovo giro di poltrone dei direttori Rai, chissà, forse, nell’autunno 2023. Fino ad allora meglio non smuovere le acque e piazzare, sulla base degli equilibri già esistenti, i direttori che stanno già ben posizionati nei piani alti di Viale Mazzini e che altrimenti non sapreste dove sistemare.

Caro amministratore delegato Rai Carlo Fuortes, la nomina alla direzione di genere che più mi lascia incredulo è quella assegnata a Stefano Coletta: Direzione Prime Time (programmi di intrattenimento serale). Lui che come direttore di Rai 1 vanta un altissimo numero di sconfitte nel primetime del sabato sera nei confronti diretti con la concorrente Canale 5. È intenzione del CdA Rai di indebolire anche tutti gli altri primetime aziendali? Boh e pure mah. C’è poi la nomina di Antonio Di Bella alla Direzione Day Time (programmi di intrattenimento nell’arco della giornata), quella in cui i numeri dicono che Stefano Coletta ha fatto meglio. Vuol dire che, vista la impostazione giornalistica di Di Bella, la Rai pensa di intrattenerci nei daytime con una specie di retequattrismo e di la7ttismo? Boh e pure mah.

Diventa quindi realtà l’idea che fu del tuo predecessore Fabrizio Salini, di depontenziare le direzioni delle singole reti e di accentrare in capo a delle strutture tematiche la selezione dei contenuti da distribuire nei vari palinsesti aziendali. Boh e pure mah.

Ci sarà un solo mega-direttore-galattico a decidere cosa devono guardare i telespettatori di una rete Rai ad una determinata ora.

E me lo chiamate nuovo modello organizzativo? A me, me pare una fantozzata, per non dire una corazzata Potëmkin.

Un’altra telestagione estiva di repliche Rai: e non mi venite a dire che serve per salvare il bilancio.

È stata l’estate dell’Italia campione d’Europa nel calcio e delle 40 medaglie vinte dall’Italia all’Olimpiade di Tokyo. È stata l’estate di Orietta Berti e Fedez in testa alle classifiche con Mille e di molti altri bruttissimi tormentoni musicali. È stata l’estate del ritorno dei talebani alla guida dell’Afghanistan e del tragico ritiro delle truppe americane da Kabul. È stata l’estate del green pass. È stata l’ennesima estate televisiva spenta, senza alcuna novità.

Aspettarsi qualcosa di nuovo dalla programmazione televisiva estiva è ormai, da anni, un’utopia. A cominciare dalla Rai. Una “responsabile di Rai Pubblicità” (che ho prontamente bloccato insieme a certi suoi amichetti televip) è venuta a spiegarmi che fare televisione costa ed è per questo che la Rai manda in onda così tante repliche e non investe in programmi da offrire in estate in prima visione. Il nuovo amministratore delegato Carlo Fuortes, appena insediato, ha detto che la Rai negli ultimi tre anni ha avuto un deficit di 300 milioni di euro, roba da portare i libri in tribunale entro tre o quattro anni. Quindi vorrei dire a quella tipa di Rai Pubblicità: a cosa è servito negli ultimi tre anni risparmiare sulla programmazione estiva? E ancora: i tanto strombazzati risultati di Rai Pubblicità in occasione dei grandi eventi televisivi come il Festival di Sanremo, servono solo a ripagare gli investimenti del singolo evento? E, ultimo ma non ultimo: non si può risparmiare sui costi dell’acquisto di certi format, sui costi di produzione di programmi che fanno flop e sugli ingaggi di certi conduttori, al fine di garantire programmi in prima visione tutto l’anno? Una gestione finanziaria virtuosa si deve poter raggiungere anche con dei palinsesti estivi per la maggior parte in prima visione. Tocca alla nuova governance raggiungere questo obiettivo. Sperarlo è l’unica cosa che può fare l’abbonato che critica la Rai ma le vuole bene.

Fedez, Rai 3, il testo dell’intervento al concerto del 1° maggio 2021, la linea editoriale e il caos che offusca il contenuto

Le linee editoriali esistono. Tu Fedez vai in onda su uno spazio televisivo Rai. Se la Rai vuole sapere cosa andrà in onda non è censura. Se però una vice-direttrice, pur ribadendo la libertà dell’artista di dire ciò che vuole, dice che per lei un testo è “inopportuno”, tale opinione può essere interpretata dall’artista come una pressione. Quello spazio televisivo non era dovuto all’artista. Una partecipazione tv così importante non può non essere regolata da un contratto-accordo.
Anche se la prestazione è a titolo gratuito. La Rai, dal canto suo, se riteneva il contenuto dell’artista, fuori dalla sua linea editoriale avrebbe dovuto non invitarlo.

Il resto è incapacità della governance Rai di fare bene il proprio lavoro e di comunicare. Fedez, abituato ai social media, dove fa quello che cazxo gli pare, non sa che ogni editore tv risponde di cosa e di chi manda in onda. Fedez è pronto a darmi la password del suo account Instagram per farmi dire tutto quello che voglio? La responsabilità non è solo di chi parla. La responsabilità di ciò che si dice su un mezzo di comunicazione di massa è anche dell’editore. La censura è un’altra cosa. È il controllo preventivo di un contenuto e obbligare l’autore a modificarlo per trasmetterlo. Fedez non ha tutta la ragione.
La Rai non ha tutti i torti. È la connotazione politica data al fatto che alimenta una polemica strumentale. Le idee di Fedez sono sacrosante. È giusto che le abbia proposte dove riteneva opportuno, ovvero, il palco del concerto del 1° maggio #1M2021.
Ha lottato per farlo. Amplificare questa “vittoria” mette in luce più i protagonisti dello scontro che il contenuto. Se Fedez non avesse attirato l’attenzione sulla “censura”, l’attenzione sarebbe andata tutta sul contenuto e non su chi lo ha espresso e su chi gli avrebbe impedito di farlo. Ora si parlerà solo di Fedez, dei vertici Rai, della Lega e della censura. I diritti civili? Ma perché è per quello che hanno litigato?