Andrea Delogu e quel dettaglio nella difficile arte della conduzione televisiva con caratteristiche giornalistiche

A La vita in diretta estate la cronaca nerissima è di casa e se il condannato di un delitto che ha riempito centinaia di ore di tutte le emittenti televisive, chiede la revisione del processo, non può non occuparsene. La conduttrice Andrea Delogu gestisce questo spazio in cui ospita una criminologa e due avvocati della difesa.

È ben preparata e riesce a dare il giusto spazio agli interventi di ognuno facendo un buon contrappunto e rilanciando da scaletta i temi principali del caso. Fino a quando non scoppia la diatriba tra la criminologa e un avvocato sul fatto che i reperti da analizzare siano o meno idonei per delle nuove analisi. La criminologa dice che non lo sono, come scritto nelle sentenze, mentre l’avvocato dice che non è vero. Inizia un tira e molla imbarazzante per Andrea Delogu che per quanto possa essersi preparata, ovviamente, non è in grado di dare ragione a uno o all’altra su un tecnicismo così complesso. Il problema è che i due professionisti non mollano la presa su un punto che ritengono fondamentale e sul quale entrambi vogliono avere ragione. Delogu mette le mani avanti e per prima cosa chiede agli ospiti di parlare uno alla volta. E dà la parola alla criminologa che rilancia immediatamente il suo punto di vista facendo inquietare non poco il suo interlocutore. È bagarre e la conduttrice fatica a far abbassare i toni: “Ci torneremo e con le carte in mano”. Si poteva gestire meglio questo contrasto? Non credo. Però, visto che si lasciavano i telespettatori con un importante interrogativo senza risposta, credo che per chiarezza avrebbe dovuto essere lei a riassumere i due punti di vista prima di chiudere quello spazio. È questo che dovrebbe fare una conduttrice-giornalista. Andrea Delogu è giornalista?

Una estate tv Rai striminzita, come sempre: ma quest’anno si potrà dare la colpa al virus COVID-19

Non si può pretendere che l’estate televisiva 2020 sia migliore delle precedenti perché l’emergenza sanitaria causata dal virus COVID-19 ha stroncato la stagione tv regolare a febbraio e ai piani alti di tutte le emittenti televisive i pensieri sono stati ben altri che rendere interessante la programmazione estiva. Qualsiasi novità dovesse esserci, sarà più che una mosca bianca.

Le pretese nei confronti della Rai hanno comunque sempre un senso. Quello che sta trasmettendo era stato per buonissima parte già programmato prima dell’emergenza sanitaria. La struttura produttiva Rai soffre di una elefantiasi cronica che nessuna governance e management è mai riuscita a snellire. Anzi, l’aver indebolito le strutture produttive e creative interne a vantaggio delle mega società esterne, sta mostrando tutti i suoi limiti e non ci voleva una pandemia per scoprirlo. Da anni, anch’io, nel mio piccolissimo, ho sollecitato la Rai a ridare vita alla “fabbrica delle idee” interna; energie sprecate, le mie. Che cosa esce dalla fabbrichetta delle idee della Rai? Striminzitic Show, il Teche teche tè personale di Renzo Arbore su Rai 2, ovvero l’auto-celebrazione di quando aveva delle eccellenti idee televisive. È per me inconcepibile che la dirigenza Rai non utilizzi i tre mesi della stagione televisiva estiva per sperimentare nuovi programmi, nuove idee, nuovi artisti, nuove conduzioni, nuove soluzioni tecniche e produttive che prevedano la centralità delle risorse e delle strutture interne.

Io e Te: faccio mio il grido di aiuto di Pierluigi Diaco

Pierluigi Diaco ha chiesto aiuto in diretta televisiva nel suo programma Io e Te. Ha detto che quando si è comportato in modo sgradevole lo ha fatto per chiedere aiuto, perché chi come lui mette tanta passione nel proprio lavoro a volte può perdere la pazienza.

Ora, non sono uno specialista per capire se tali affermazioni abbiano necessità di un sostegno di carattere psicologico però sono un abbonato Rai che non guarda Io e Te perché non mi piace la conduzione di Pierluigi Diaco. Ho chiesto aiuto al direttore di Rai 1 Stefano Coletta chiedendogli di chiudere il programma e di mandare Pierluigi Diaco dove si sente meglio anziché nello studio di Io e Te, dove gli viene da piangere pensando alle sue difficoltà. Pierluigi Diaco ha lanciato il suo grido di aiuto ed io il mio. L’idea che mi sono fatto è che la sua scomparsa da Rai 1 darebbe sollievo a lui ed a me. E per la prima volta in due anni, il titolo Io e Te avrebbe davvero un senso.

Chernobyl: come fai a non chiedere all’AD Fabrizio Salini, “perché non l’ha trasmessa la Rai prima di La7?”

Domenica scorsa ho guardato la maratona Chernobyl (4 episodi) su La7 e ieri l’episodio finale.
Una serie da binge watching che mi ha incollato allo schermo. Avevo delle perplessità legate essenzialmente al periodo di messa in onda in chiaro così fortemente caratterizzato dalla convivenza con il COVID-19.

Appena uscito dal lockdown e con i tanti timori ancora presenti, non volevo angosciarmi con quella terribile tragedia. E invece, pur essendo una miniserie altamente drammatica, Chernobyl di HBO è fatta talmente bene ed è così interessante che mi ha appassionato anche guardandola in un periodo di pandemia. La qualità è la ricetta perfetta della programmazione tv e la qualità di questa miniserie ne è la riprova. Chernobyl è il racconto esemplare di un disastro epocale che ha caratterizzato il ‘900 e resterà nella storia dell’umanità. Quando la televisione investe in un prodotto come questo, svolge un ruolo insostituibile. Se è vero che la storia si scrive con i documenti, le testimonianze e la verifica minuziosa dei fatti è anche vero che una serie tv così concretamente basata sulla realtà e così ben scritta e realizzata, ha una elevata valenza nella divulgazione e nel ricordo di un fatto storico. Per trasmettere in chiaro una miniserie come Chernobyl, il servizio pubblico Rai avrebbe dovuto fare di tutto. Evidentemente non lo ha fatto, visto che a trasmetterla in prima tv in chiaro è stata La7. La Rai investe molto nella produzione di fiction che fanno ottimi ascolti e che vende bene all’estero. Ma dovrebbe anche mettere più impegno e risorse nell’acquisto di prodotti come Chernobyl. È facile prevedere che la Rai acquisterà prossimamente i diritti di Chernobyl. Certo, farsi soffiare da La7 una prima tv in chiaro del genere, non è proprio un risultato da “prima azienda culturale del Paese”.

A proposito dei palinsesti autunnali 2020 della Rai

Non sono un giornalista e quindi non sono invitato alla presentazione dei palinsesti Rai. Leggo con un certo divertimento che la Rai l’ha rinviata dopo averne comunicato la data con un ritardo che sarebbe stato attribuito agli effetti dell’emergenza COVID-19. A me sembra un teatrino inaccettabile da parte della prima azienda culturale del Paese. Non avere programmato una presentazione esclusivamente a distanza già a marzo è l’esempio di quanto il management Rai sia sopravvalutato. E questo nella migliore delle ipotesi. Perché l’idea che mi sono fatto io è che, nel caos totale generato dalla crisi sanitaria COVID-19, il management Rai ha avuto una crisi organizzativa totale e non certo solo per definire e preparare la presentazione a stampa e inserzionisti dei palinsesti autunnali. L’ipotesi peggiore che mi sento di fare è che l’attuale management Rai, abbia una paura terribile di presentare una stagione tv senza avere alcuna certezza su quelle che saranno ad ottobre le misure di contenimento della diffusione del COVID-19 che in qualche misura resteranno. Senza nemmeno lontanamente immaginare cosa accadrebbe se si verificasse la tanto temuta seconda ondata del virus. Allora io dico: un management di altissimo livello dovrebbe presentare una stagione tv completamente differente da quelle che di solito presenta. Dovrebbe fare di necessità virtù e presentare dei palinsesti tanto nuovi quanto adattabili ad una situazione che è chiaro a chiunque sarà ancora incertissima. La prossima stagione tv autunnale avrebbe dovuto essere un laboratorio sperimentale vero. Senza certezze per nessuno: inserzionisti per primi, ai quali la Rai avrebbe dovuto offrire solo la certezza del suo impegno a riempire i palinsesti con programmi sorprendenti e al sicuro da qualsiasi decisione dovesse essere presa a livello governativo. Una pazza idea come questa sarebbe stata come fare un triplo, quintuplo, salto mortale senza rete? E si perché invece presentare i palinsesti dicendo “sempre che…”, come dovranno inevitabilmente fare, che cos’è? Vi vedo caro management Rai mentre mi date del coglione che non sa cosa c’è dietro un bilancio Rai e che propone soluzioni inattuabili. Inutile dire che preferisco fare la figura del coglione piuttosto che vedere interrompere una programmazione autunnale per nuove ragioni di emergenza sanitaria.
Però continuo ad essere convinto che l’autunno televisivo 2020 avrebbe dovuto e potuto essere un laboratorio televisivo costruito giorno per giorno con una programmazione flessibile con alla base idee televisive nuove e adattabili ad ogni fascia oraria. Fanta-televisione potete pensare (se proprio volete essere così gentili da non darmi del coglione). Fanta-management televisivo illuminato e con una gran voglia di affrontare la sfida di tutte le sfide televisive, dico io.

Domenica In condotta da nonna Mara Venier durante il lockdown Covid-19: la puntata del 10 maggio 2020 nel live tweeting di Caro Televip

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Rai 1 non può considerare finita la stagione tv a marzo a causa dell’emergenza Coronavirus. Rai 1 deve essere più accesa che mai.

Il concetto di stagione televisiva è saltato l’11 marzo scorso ma questo non vuol dire che una corazzata come Rai 1 debba tirare i remi in barca, lavorare sulla solita stagione estiva depotenziata e concentrarsi sulla prossima stagione autunno-inverno. C’è una situazione di emergenza nazionale a causa del virus COVID-19 e la Rai dovrebbe tirare fuori dai cassetti tutte le idee tv possibili per offrire ai telespettatori programmi di intrattenimento adeguati al momento, sia nei contenuti che nelle forme. È a questo che i signori dirigenti nei loro uffici al 7° piano di viale Mazzini dovrebbero lavorare: a una tv nuova da trasmettere subito. Una instant-tv di qualità, interessante e innovativa che non si fa certo con i collegamenti Skype. Serve la tv vera fatta con tutti i criteri di sicurezza necessari ma non per questo di un livello da “tele-scantinato”. Al direttore della rete ammiraglia Rai che dispone di risorse decisionali, economiche, strutturali, artistiche, tecniche e tecnologiche ineguagliabili in Italia, non si può non chiedere di riaccendere da subito Rai 1 con una presenza viva, brillante e originale. Se il direttore Stefano Coletta non riesce a farlo (sono già passati due mesi dallo scoppio dell’emergenza), dovrebbe lasciare il suo posto a chi sa come raggiungere da subito questo obiettivo.

Domenica In: la puntata del 3 maggio 2020 nel live tweeting di Caro Televip

Mara Venier in collegamento con il Tg1 sfodera il suo solito banale “Come stai?” e ripete il solito “Io sono qui sola soletta con la piccola mia straordinaria squadra”. Ed era in diretta! Non registrata. Ma sembra un disco rotto. E rompe.

Mara Venier che chiede a tutti gli ospiti “Come stai?”. A parte le grattate di coglioni che non si vedono, ma se qualcuno non sta bene, si collega con te a Domenica In?


A Domenica In il racconto delle tavolate al ristorante stellato di Gennarino Esposito della conduttrice Mara Venier con i suoi amici. E chissene frega? Non ce lo metti?

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La “apparizione” telefonica di Maria De Filippi a Sanremo 2020

Caro direttore di Rai 1 Stefano Coletta, ieri sera ero pronto a commentare la seconda serata del 70° Festival di Sanremo con lo stesso entusiasmo con cui avevo commentato la prima serata che mi era piaciuta. Avevo fatto il mio live tweeting commentando le esibizioni dei cantanti, la conduzione di Amadeus, le incursioni di Fiorello, gli interventi delle co-conduttrici Diletta Leotta e Rula Jebreal e ieri ero pronto a commentare con lo stesso entusiasmo e partecipazione anche la seconda serata di Sanremo 2020.

Entusiasmo e partecipazione, ribadisco che erano questi gli “stati d’animo” con cui, smartphone alla mano, stavo per commentare il secondo capito del Festival di quest’anno.

Chi fa blogging tv per pura passione basa tutto sull’entusiasmo. Se mi diverto a fare il live tweeting, se ho spunti per scrivere, se mi diverto a fare qualche battuta e a condividere nello spirito della social tv i miei commenti, dedico ad un programma televisivo tutto il tempo che merita. La prima serata di Sanremo 2020 l’ho commentata fino all’una di notte scrivendo 50 tweet arricchiti dai telescatti. Il mio live tweeting ha raggiunto il lusinghiero numero di oltre 55.000 visualizzazioni in totale. Così, con tutto l’entusiasmo possibile ed immaginabile, ieri ho iniziato il mio secondo live tweeting. Entra Fiorello travestito da Maria De Filippi. Che carino! Sta facendo la macchietta di Maria De Filippi! Sì è molto banale con la caramella in bocca, la parlata con il vocione, le movenze non proprio aggraziate ma tutto sommato dai ci può stare una macchietta in apertura di puntata visto che Fiorello ha il ruolo di scaldapubblico. Poi però da questo travestimento di Maria De Filippi ecco che Fiorello passa al “contatto” con l’originale.

Dalla tasca del travestimento tira fuori lo smartphone perché arriva la chiamata “a sorpresa” di Maria De Filippi. Premesso che venderla come una sorpresa è stato francamente ridicolo, la cosa che mi ha dato molto fastidio è stato il fatto che, non appena Fiorello ha detto cose tipo “Ah! Maria De Filippi! Non ci posso credere! Guarda è lei!” e lei è “apparsa” in voce in tutta la sua enfatizzata maestosità di Maria, la reazione del pubblico in sala è stata tipo “Ooooh! Maria De Filippi! Mamma mia che sorpresa!”. E giù grandi applausi anche da parte di voi dirigenti Rai seduti e inquadrati in prima fila: tu, direttore di Rai 1 e Fabrizio Salini, amministratore delegato Rai. Qualche instante prima dello squillo mariano, Fiorello in vesti mariane ti era venuto incontro dicendoti: “Questa è la nuova Rai 1!”. Ecco, un istante dopo, la voce di Maria risuonava nelle case dei telespettatori Rai e lei, invitata da Fiorello a doppiarlo mentre la regia inquadrava il suo primo piano, diceva: “Signore e Signori, benvenuti al 70° Festival della Canzone Italiana”. Caro direttore di Rai 1 Stefano Coletta, che cosa ti devo dire. Io uno spettacolo di questo genere non riesco a considerarlo una sciocchezza, una semplice gag. No; non è una sciocchezza. Maria De Filippi è il principale volto della vostra concorrenza Mediaset. E’ la signora che fa il 30% di share ogni sabato e dà delle sonore batoste alla tua Rai 1 con il suo vecchio programma C’è posta per te.

Dare a Maria De Filippi uno spazio anche solo di un minuto all’interno dell’unico programma inattaccabile da Maria De Filippi e cioè il Festival di Sanremo che fa il 52/53% di share (con oltre 10 milioni di telespettatori), concedendole il lusso di poter fare “una apparizione” per farsi ascoltare da un pubblico vastissimo che in quel momento è solo Rai e che la Rai si è meritatamente guadagnata, ecco, questa è una cosa che non si sarebbe dovuta fare. Una scelta di Amadeus e Fiorello (che secondo me non può non essere stata avallata da voi dirigenti Rai) che io, da appassionato di televisione, da blogger televisivo e da abbonato Rai non posso accettare ed è per questo che da quel momento ho smesso di guardare il Festival di Sanremo 2020. Perché io, l’orgoglio di telespettatore Rai ce l’ho.

Aggiornamento del 7 febbraio 2020

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Perché ho smesso di guardare il Festival di Sanremo 2020 all’inizio della seconda serata.

Maria De Filippi in collegamento telefonico con Sanremo 2020. Come rovinarmi la festa. Ieri ho guardato il Festival fino all’una di notte! Ho fatto 50 tweet minuto per minuto. Ci stavo mettendo tanto entusiasmo. Ma questa ormai è Rai 1.

Va bene il travestimento di Fiorello, va bene Emma super ospite, va bene bimboRikidiMaria, va bene Elodie, ma Maria De Filippi che mi augura buonasera a Sanremo 2020 proprio no. È possibile che Rai 1non possa fare a meno di questa “presenza”?