Rai Sport: ok i giornalisti interni ce li dobbiamo tenere fino alla pensione ma almeno si potrebbe lavorare sulla scelta dei collaboratori esterni per averne di migliori?

Caro direttore di Rai Sport Auro Bulbarelli, in tutta la Rai ministeriale spicca per incapacità di rinnovarsi la testata sportiva che dovrebbe brillare per dinamismo e adeguamento ai linguaggi e ai tempi che anche il giornalismo sportivo dovrebbe raccontare. Rai Sport soffre di una lunga ed inesorabile corsa all’involuzione aggravata da una inamovibilità strutturale ad esclusione delle carriere e degli scatti di carriera di cui giustamente usufruite come ogni altro ministeriale.

Da quando la concorrenza nel libero mercato dei diritti televisivi vi ha messo in un angolo, le condizioni in cui versa Rai Sport si notano solo nelle ormai rare volte in cui vi capita di avere dei grandi eventi sportivi da raccontare. I vostri competitor nei 365 giorni televisivi non hanno un minuto di pausa perché devono raccontare minuto per minuto il campionato di calcio di Serie A, la Champions League, la Europa League, la Formula 1 e la MotoGp. Voi di pause invece ne avete da vendere e quando riuscite ad acquistare i diritti di un evento come il Campionato europeo di calcio 2020, mi aspetto che le tante energie accumulate vi facciano emergere come una grande testata giornalistica con una tradizione di eccellenza. Ma puntualmente riuscite a deludere ogni mia più ottimistica aspettativa.

Caro direttore di Rai Sport Auro Bulbarelli, la responsabilità del livello raggiunto da Rai Sport non è certo tua. Prima di te, decine e decine di direttori della Rai ministeriale non hanno saputo rilanciare la testata. Quello che da telespettatore appassionato di sport mi lascia perplesso seguendo il racconto che state facendo degli Europei di calcio, non è tanto vedere all’opera i dipendenti Rai inamovibili fino alla pensione come Enrico Varriale, Alessandro Antinelli, Sabrina Gandolfi, Paola Ferrari, Simona Rolandi e, ultimo ma ultimo, Marco Lollobrigida.

Quello di cui non riesco a capacitarmi è che la dirigenza Rai non scelga almeno dei collaboratori esterni che facciano fare alla testata un salto non dico nel futuro ma almeno nel presente. Caro direttore di Rai Sport Auro Bulbarelli, da abbonato Rai sto vivendo una situazione kafkiana nel tentativo di seguire gli Europei di calcio sulla Rai. I programmi in studio sono di una noia e di un vecchiume indescrivibile e a ciò contribuiscono in maniera significativa “gli esterni” come Marco Tardelli, Domenico Marocchino, Luca Toni, Alessandro Altobelli, Claudio Marchisio che sembrano usciti da un museo delle cere più dei giornalisti ministeriali Rai. Ma è sulle telecronache che il mio grido diventa un grido di dolore perché farei già fatica a seguirle attraverso il racconto delle prime voci di Rai Sport ma mi diventa impossibile seguirle a causa soprattutto dei contributi delle seconde voci, ovvero, i collaboratori esterni che dovrebbero fare la differenza in meglio. Così non è.

La seconda voce Antonio Di Gennaro, accoppiato ad Alberto Rimedio per la telecronaca delle partite della Nazionale, è quanto di più anonimo si possa ascoltare in riferimento al calcio. La seconda voce Bruno Giordano, accoppiato a Giacomo Capuano, è la quintessenza dell’insignificanza contenutistica. I suoi momenti migliori sono quando riesce a ripetere per filo e per segno una azione che abbiamo appena finito di vedere. Spesso però non gli riesce nemmeno quello perché, nel tempo che lui impiega per raccontare quello che abbiamo appena visto, i calciatori sviluppano almeno altre due azioni decisamente più interessanti non fosse altro che sono in itinere e non passate. La coppia Dario Di Gennaro e Andrea Agostinelli riesce a farmi venire il mal di testa anche se la ascolto solo per un minuto vista la densità e la velocità delle frasi che riescono a pronunciare in quel piccolo spazio che diventa lunghissimo se hai l’ardire di tentare di resistere ad ascoltarli. Della coppia Luca De Capitani-Manuel Pasqual posso solo dire che il sonno che ti fanno venire è una certezza.

Caro direttore di Rai Sport Auro Bulbarelli, ma c’è una coppia la cui seconda voce mi indispone al punto di costringermi a rinunciare a seguire le partite di squadre di alto livello come Germania, Francia e Portogallo: è Katia Serra che avete affiancato a Stefano Bizzotto. L’unica seconda voce femminile si distingue perché parla, parla, parla, distraendomi dalla partita. Lei non può fare a meno di invadere la telecronaca in modo debordante come se stesse parlando in un talkshow e non durante un evento sportivo in diretta. La pagate per il numero di parole che dice? Katia Serra, è un mio sentire, non è la “novità femminile” che fa la differenza con le pessime seconde voci maschili. Il senso della misura dovrebbe essere la prima qualità di chi fa la seconda voce durante una telecronaca sportiva e lei invece non ha nessuna misura: è troppo quello che dice, è troppo come lo dice, è troppo il tono da professoressa che usa.

Caro direttore di Rai Sport Auro Bulbarelli, guardando Euro2020 la situazione di Rai Sport è sotto gli occhi e nelle orecchie di tutti. Non siete capaci di fare un racconto moderno. Non c’è un’idea nuova. Non c’è storytelling. Sempre le stesse facce ministeriali. Sempre la stessa retorica del giornalismo sportivo del ‘900. E c’è sempre l’incapacità di cercare all’esterno le professionalità in grado di superare questa crisi strutturale della testata.

Da abbonato Rai mi chiedo cosa ho fatto di male per vedere ed ascoltare questi conduttori, telecronisti, seconde voci, commentatori, opinionisti, intervistatori e bordocampisti che Rai Sport ha schierato per raccontare il Campionato europeo di calcio Euro 2020.

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La Domenica Sportiva: la conduzione di Giorgia Cardinaletti non è mai decollata e mai lo farà

Cara Giorgia Cardinaletti, ci sono momenti in cui chi fa televisione deve tirare le somme del proprio lavoro e prendere altre strade professionali. Credo sia questo il momento in cui devi, tu per prima, dire a Rai Sport che la tua esperienza come conduttrice della Domenica Sportiva è finita.

I bassi ascolti di questa edizione, domenica 25 marzo 2018 hanno toccato il fondo: 816mila telespettatori e il 5.3% di share su Rai 2 (fonte davidemaggio.it). Un dato che non può essere ricondotto solo alla pausa del campionato di calcio di Serie A.

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Disfatta dell’Italia contro il Costarica? I giornalisti di Rai Sport potranno dire “Io c’ero”

Caro direttore generale Rai Luigi Gubitosi, stai per mettere mano alla riduzione delle reti Rai sul digitale terrestre e Rai Sport dovrebbe essere la prima a perdere una delle due reti che ha. Auspico anche che dopo Brasile 2014, la testata Rai Sport venga azzerata con il cambio del direttore e una riduzione drastica dei giornalisti (da destinare ad altre testate Rai, magari per rafforzare quelle regionali).

Rai Sport ha bisogno di diventare una struttura snella e meno “ministeriale”, con giornalisti giovani presi dall’immenso bacino del popolo delle partite iva che hanno tanta voglia di fare.

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Marco Mazzocchi, la toccatina a Paolo Bonolis e quel microfono del servizio pubblico Rai che non si prende troppo sul serio

Cara presidente della Rai Anna Maria Tarantola, la testata Rai Sport continua a raccontare la Coppa del Mondo Fifa Brasile 2014 come può e non è un granché. Il problema è che anche quel poco di buono che fa viene oscurato dalla voglia incontenibile di protagonismo di molti suoi giornalisti che nei casi più eclatanti finiscono per diventare dei siparietti televisivi ridicoli come nel caso di Marco Mazzocchi che chiede a Paolo Bonolis di farsi dare una toccatina al sedere come portafortuna per la nazionale di calcio italiana.

Durante il programma Notti Mondiali di mercoledì scorso, Paolo Bonolis era ospite di Eugenio De Paoli nello studio Rai di Rio de Janeiro e al termine del suo intervento è stato messo in mezzo da Marco Mazzocchi in collegamento da Casa Italia.

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Rai Storia ripropone il documentario “Sandro Ciotti, un uomo solo al microfono”. Nessun erede all’orizzonte nella Rai Sport di oggi

Cara direttore di Rai Storia Silvia Calandrelli, non è la prima volta che trasmetti in replica il documentario su Sandro Ciotti intitolato Un uomo solo al microfono di  Alessandro Chiappetta, ma io stasera alle ore 21 lo rivedrò per l’ennesima volta con piacere e con lo spirito dell’abbonato Rai che vuole capire se sbaglia ad essere così severo con la Rai Sport che sta raccontando i mondiali di calcio 2014.

Su questo documentario ho già scritto un post da cui riprendo poche righe:

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Brasile 2014: Rai Sport è da archeologia televisiva

Caro direttore generale Rai Luigi Gubitosi, sono iniziati i mondiali di calcio Brasile 2014 e con essi è iniziato il tiro ai piccioni Rai e Rai Sport. Sottrarmi a questo esercizio balistico mi è impossibile. Innanzi tutto perché sono un abbonato Rai e poi perché mi piace la tv fatta bene e la Rai, ormai ombra del suo blasone e della sua storia, non la fa più la tv fatta bene. E non è colpa della tua spending review.

La Rai invecchia a vista d’occhio vittima della gestione di tipo ministeriale degli anni passati che ha ancora effetti deleteri sui singoli programmi che vanno in onda.

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Brasile 2014: il mondiale più difficile per la Rai, in lotta con la forte concorrenza di Sky e con gli ingenti tagli di Matteo Renzi

Caro direttore di Rai Sport Mauro Mazza, so che in fondo, molto in fondo, al tuo cuore, condividerai il sentimento con cui da abbonato Rai mi appresto a vedere le 25 partite della Coppa del Mondo di calcio Brasile 2014 che trasmetterà la Rai. Ieri mentre scrivevo il post con il calendario di tutte le partite della fase a gironi, ho avuto un certo numero di flashback relativi alla mia storia di telespettatore dei mondiali di calcio.

Flashback di quando ero un bambino e poi un adolescente appassionato di calcio e calciatore di campionati FIGC dai giovanissimi fino all’Under 20 regionale.

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Sochi 2014 su Cielo Tv: due picchi di audience non fanno una teleolimpiade

Caro amministratore delegato di Sky Italia Andrea Zappia, non sto seguendo le #SkyOlimpiadi perché non sono un vostro abbonato ma non le sto seguendo nemmeno in chiaro su Cielo Tv. Non è per pigrizia che non vado sul canale 26 del digitale terrestre ma perché spesso mi dimentico che sono in corso le olimpiadi invernali di Sochi 2014. Il fatto che non le trasmetta in chiaro la Rai è un limite enorme alla pubblicizzazione dell’evento. Un’olimpiade non è solo la diretta ma anche tutto il resto. Il fatto che la Rai non abbia le dirette vuol dire che tutte le trasmissioni non sportive non ne parlano e che i telegiornali ci fanno un servizio solo se un italiano va a medaglia. 

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Dal 7 febbraio le Olimpiadi di Sochi 2014 in chiaro su Cielo Tv, e non sulla Rai, ma non è colpa di Fabio Fazio

Caro Fabio Fazio, c’è sempre una prima volta e questa è la prima volta che prendo le tue difese. Alcuni giornalisti di Rai Sport (Marco Mazzocchi e Alessandro Antinelli su twitter) ti hanno accusato di fare pubblicità a SkySport perché hai intervistato Fabio Caressa e Beppe Bergomi a Che Tempo Che Fa, ovvero il telecronista di punta e uno dei commentatori di punta del principale concorrente della Rai nell’acquisto dei diritti sportivi. Il sindacato dei giornalisti Rai e il comitato di redazione di Rai Sport vogliono che “La Rai chieda immediatamente conto a Fabio Fazio dello spot alla pay-tv, offerto gratuitamente in prima serata”. Evidentemente non hanno visto l’intervista. E’ impossibile che esista un solo non abbonato a Sky che abbia deciso di fare l’abbonamento a Sky dopo quella scialba intervista di cui hai rivendicato la scelta. Il problema è che a Rai Sport sono sotto pressione.

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-100 giorni alle Olimpiadi di Sochi 2014. Ricordo al presidente del Coni Malagò che, in chiaro, le trasmetterà Cielo Tv e non la Rai

Caro presidente del Coni Giovanni Malagò, è passato un mese da quando ad Olimpia è stata accesa la fiaccola delle olimpiadi invernali di Sochi 2014 e ora mancano 100 giorni all’inaugurazione. Saranno le tue prime olimpiadi da presidente del Coni e saranno ricordate anche per le 100 ore di diretta televisiva in chiaro trasmesse dalla piccola Cielo TV (succursale sul digitale terrestre del colosso Sky) e non dalla Rai Radio Televisione Italiana, come da te fortemente auspicato.

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