Che sarà, tutti cantano Sanremo: speriamo di no

Caro Carlo Conti, gli spot che fino ad oggi Rai 1 ha trasmesso per promuovere il Festival di Sanremo 2015, si basano sul semplice concetto che “Tutti cantano Sanremo”.

Per dimostrarcelo, un cast scelto di italiani comuni cantano in coro, La solitudine un successo di Laura Pausini presentato a Sanremo 1993, Perdere l’amore un successo di Massimo Ranieri presentato a Sanremo 1988 e Che sarà un successo di Josè Feliciano e dei Ricchi e Poveri presentato a Sanremo nel 1971. 

Lo spot con “La solitudine” è ambientato in piazza, quello con “Perdere l’amore” al supermercato e quello con “Che sarà” in un museo. Mancano venti giorni alla prima serata del Festival e suppongo che manderete in onda degli spot con canzoni più recenti, per dimostrarci che tutti gli italiani cantano Sanremo. In attesa di vedere quali saranno queste canzoni “nuove” che avete scelto per dirci che “tutti” cantano Sanremo, direi che le tre finora presentate non sono proprio una botta di allegria. Si, sono tre belle canzoni e molto popolari. Però qui già è una tristezza tra, crisi economica, sfiducia nella politica, paura del terrorismo internazionale, e voi ci date come speranza quella che presto canteremo una nuova bella canzone di Sanremo portandoci come esempio La solitudine, Perdere l’amore e Che sarà? Non è proprio una ventata di ottimismo. Posso passare sopra alla tristezza di “La solitudine” e “Perdere l’amore”. Ma l’incertezza di “Che sarà”, in questo momento storico, proprio no. Ma come, il presidente del Consiglio Matteo Renzi fa tutti i giorni uno sforzo immane per dire agli italiani che bisogna essere ottimisti, che non si deve dar retta ai gufi, che il futuro è adesso, e tu lanci Sanremo 2015 con lo slogan Tutti cantano Sanremo e gli fai cantare Che sarà? Quella bellissima canzone (scritta da Jimmy Fontana, Franco Migliacci e Carlo Pes) racconta la triste storia di una persona che lascia il suo paese per trovare una vita migliore e con nel cuore la speranza di tornare. Non sono pochi i giovani italiani che oggi lasciano il nostro paese per questo motivo. L’Italia del 2015 sembra proprio il paese di quella canzone  del 1971 “disteso come un vecchio addormentato la noia l’abbandono niente son la tua malattia paese mio ti lascio e vado via”, in cui i giovani si chiedono “che sarà che sarà che sarà che sarà della mia vita chi lo sa”. Il messaggio di speranza della canzone non è proprio una certezza: “ti do l’appuntamento come e quando non lo so ma so soltanto che ritornerò… so far tutto o forse niente da domani si vedrà e sarà sarà quel che sarà. Che sarà sarà”. Caro Carlo Conti, auguriamoci che quel che sarà per i giovani italiani sarà migliore di oggi. E comunque la mia idea è che il messaggio di questi spot non è riservato al pubblico giovane che aspira ad un posto di lavoro fuori dall’Italia ma al pubblico che è ad un passo dalla pensione o già la prende da tempo.

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