C’è tempo per… nel day time estivo del mattino di Rai 1 condotto da Beppe Convertini e Anna Falchi. Tre tweet di Caro Televip.

Beppe Convertini dice alla moglie di Drupi, Dorina, di apprezzare molto il suo coraggio di avere da donna i capelli bianchi. Caro direttore di Rai 1 Stefano Coletta, io non apprezzo il tuo coraggio di mandare in onda questo conduttore.

Il collegamento con Mal non funziona e Anna Falchi fa questa battuta: “Si sente mal”. E la accompagna con una sonora risata di autocompiacimento. La Rai 1 estiva di Stefano Coletta ha picchi a livello asilo.

Sto guardando C’è tempo per… e l’idea che mi sono fatto è che la scrittura e la qualità della conduzione non sono delle priorità dei programmi della Rai 1 di Stefano Coletta.

Io e Te: faccio mio il grido di aiuto di Pierluigi Diaco

Pierluigi Diaco ha chiesto aiuto in diretta televisiva nel suo programma Io e Te. Ha detto che quando si è comportato in modo sgradevole lo ha fatto per chiedere aiuto, perché chi come lui mette tanta passione nel proprio lavoro a volte può perdere la pazienza.

Ora, non sono uno specialista per capire se tali affermazioni abbiano necessità di un sostegno di carattere psicologico però sono un abbonato Rai che non guarda Io e Te perché non mi piace la conduzione di Pierluigi Diaco. Ho chiesto aiuto al direttore di Rai 1 Stefano Coletta chiedendogli di chiudere il programma e di mandare Pierluigi Diaco dove si sente meglio anziché nello studio di Io e Te, dove gli viene da piangere pensando alle sue difficoltà. Pierluigi Diaco ha lanciato il suo grido di aiuto ed io il mio. L’idea che mi sono fatto è che la sua scomparsa da Rai 1 darebbe sollievo a lui ed a me. E per la prima volta in due anni, il titolo Io e Te avrebbe davvero un senso.

Top Dieci: la Rai 1 post lockdown esalta il primeggiare

In una società altamente competitiva primeggiare è l’obiettivo numero 1, essere il primo in classifica è una ragione di vita. Le classifiche, dal primo al decimo posto, sono la ragione di vita di un programma “novità” che la Rai 1 diretta da Stefano Coletta propone il venerdì in prima serata. Top Dieci, condotto da (e di) Carlo Conti, invita due squadre composte da tre vip ciascuna, ad indovinare quali sono le classifiche della nostra vita, suddivise per anni e tematiche: musica, sport, storia, cinema, attualità e, ovviamente, televisione. Nel 2016, la Rai 1 diretta da Andrea Fabiano aveva proposto il mega-flop Dieci cose nato da un’idea di Walter Veltroni con la presunzione di portare i telespettatori a fare la classifica delle 10 cose più importanti della propria vita. Scrissi allora: “Anche nelle migliori famiglie, in quelle più armoniose e felici, l’idea di fare una classifica delle dieci cose più importanti può provocare più di qualche dubbio, incertezza, melanconia, per quello che non è stato e che poteva essere. Nelle peggiori famiglie, in quelle dove il conflitto è latente o evidente, l’idea di fare una classifica delle dieci cose più importanti può provocare, nel migliore dei casi, liti furibonde” (da carotelevip.net del 18/10/2016).

Dopo 4 anni Rai 1 è riuscita a peggiorare questa idea, trasmettendo un programma che esalta i primi in classifica. I tre mesi di lockdown avrebbero dovuto essere un momento di riflessione anche per chi fa la tv. Dopo quei tre mesi in cui abbiamo tutti dato importanza alle cose più semplici della vita e in cui il voler primeggiare su qualcuno è sembrato così insensato, era lecito aspettarsi da Rai 1, un “nuovo” programma dove non fosse fondamentale essere il primo e tra i primi dieci. Tre mesi di lockdown non ci hanno fatto diventare migliori, come molti speravano. O per lo meno i programmi estivi di Rai 1 non sono migliori.

Domenica In condotta da nonna Mara Venier durante il lockdown Covid-19: la puntata del 10 maggio 2020 nel live tweeting di Caro Televip

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Rai 1 non può considerare finita la stagione tv a marzo a causa dell’emergenza Coronavirus. Rai 1 deve essere più accesa che mai.

Il concetto di stagione televisiva è saltato l’11 marzo scorso ma questo non vuol dire che una corazzata come Rai 1 debba tirare i remi in barca, lavorare sulla solita stagione estiva depotenziata e concentrarsi sulla prossima stagione autunno-inverno. C’è una situazione di emergenza nazionale a causa del virus COVID-19 e la Rai dovrebbe tirare fuori dai cassetti tutte le idee tv possibili per offrire ai telespettatori programmi di intrattenimento adeguati al momento, sia nei contenuti che nelle forme. È a questo che i signori dirigenti nei loro uffici al 7° piano di viale Mazzini dovrebbero lavorare: a una tv nuova da trasmettere subito. Una instant-tv di qualità, interessante e innovativa che non si fa certo con i collegamenti Skype. Serve la tv vera fatta con tutti i criteri di sicurezza necessari ma non per questo di un livello da “tele-scantinato”. Al direttore della rete ammiraglia Rai che dispone di risorse decisionali, economiche, strutturali, artistiche, tecniche e tecnologiche ineguagliabili in Italia, non si può non chiedere di riaccendere da subito Rai 1 con una presenza viva, brillante e originale. Se il direttore Stefano Coletta non riesce a farlo (sono già passati due mesi dallo scoppio dell’emergenza), dovrebbe lasciare il suo posto a chi sa come raggiungere da subito questo obiettivo.

Domenica In: la puntata del 3 maggio 2020 nel live tweeting di Caro Televip

Mara Venier in collegamento con il Tg1 sfodera il suo solito banale “Come stai?” e ripete il solito “Io sono qui sola soletta con la piccola mia straordinaria squadra”. Ed era in diretta! Non registrata. Ma sembra un disco rotto. E rompe.

Mara Venier che chiede a tutti gli ospiti “Come stai?”. A parte le grattate di coglioni che non si vedono, ma se qualcuno non sta bene, si collega con te a Domenica In?


A Domenica In il racconto delle tavolate al ristorante stellato di Gennarino Esposito della conduttrice Mara Venier con i suoi amici. E chissene frega? Non ce lo metti?

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Il direttore di Rai 1 Stefano Coletta e quel “mi piace” che mi ha fatto tornare a guardare e commentare Sanremo 2020

La “apparizione” telefonica di Maria De Filippi a Sanremo 2020

Caro direttore di Rai 1 Stefano Coletta, ieri sera ero pronto a commentare la seconda serata del 70° Festival di Sanremo con lo stesso entusiasmo con cui avevo commentato la prima serata che mi era piaciuta. Avevo fatto il mio live tweeting commentando le esibizioni dei cantanti, la conduzione di Amadeus, le incursioni di Fiorello, gli interventi delle co-conduttrici Diletta Leotta e Rula Jebreal e ieri ero pronto a commentare con lo stesso entusiasmo e partecipazione anche la seconda serata di Sanremo 2020.

Entusiasmo e partecipazione, ribadisco che erano questi gli “stati d’animo” con cui, smartphone alla mano, stavo per commentare il secondo capito del Festival di quest’anno.

Chi fa blogging tv per pura passione basa tutto sull’entusiasmo. Se mi diverto a fare il live tweeting, se ho spunti per scrivere, se mi diverto a fare qualche battuta e a condividere nello spirito della social tv i miei commenti, dedico ad un programma televisivo tutto il tempo che merita. La prima serata di Sanremo 2020 l’ho commentata fino all’una di notte scrivendo 50 tweet arricchiti dai telescatti. Il mio live tweeting ha raggiunto il lusinghiero numero di oltre 55.000 visualizzazioni in totale. Così, con tutto l’entusiasmo possibile ed immaginabile, ieri ho iniziato il mio secondo live tweeting. Entra Fiorello travestito da Maria De Filippi. Che carino! Sta facendo la macchietta di Maria De Filippi! Sì è molto banale con la caramella in bocca, la parlata con il vocione, le movenze non proprio aggraziate ma tutto sommato dai ci può stare una macchietta in apertura di puntata visto che Fiorello ha il ruolo di scaldapubblico. Poi però da questo travestimento di Maria De Filippi ecco che Fiorello passa al “contatto” con l’originale.

Dalla tasca del travestimento tira fuori lo smartphone perché arriva la chiamata “a sorpresa” di Maria De Filippi. Premesso che venderla come una sorpresa è stato francamente ridicolo, la cosa che mi ha dato molto fastidio è stato il fatto che, non appena Fiorello ha detto cose tipo “Ah! Maria De Filippi! Non ci posso credere! Guarda è lei!” e lei è “apparsa” in voce in tutta la sua enfatizzata maestosità di Maria, la reazione del pubblico in sala è stata tipo “Ooooh! Maria De Filippi! Mamma mia che sorpresa!”. E giù grandi applausi anche da parte di voi dirigenti Rai seduti e inquadrati in prima fila: tu, direttore di Rai 1 e Fabrizio Salini, amministratore delegato Rai. Qualche instante prima dello squillo mariano, Fiorello in vesti mariane ti era venuto incontro dicendoti: “Questa è la nuova Rai 1!”. Ecco, un istante dopo, la voce di Maria risuonava nelle case dei telespettatori Rai e lei, invitata da Fiorello a doppiarlo mentre la regia inquadrava il suo primo piano, diceva: “Signore e Signori, benvenuti al 70° Festival della Canzone Italiana”. Caro direttore di Rai 1 Stefano Coletta, che cosa ti devo dire. Io uno spettacolo di questo genere non riesco a considerarlo una sciocchezza, una semplice gag. No; non è una sciocchezza. Maria De Filippi è il principale volto della vostra concorrenza Mediaset. E’ la signora che fa il 30% di share ogni sabato e dà delle sonore batoste alla tua Rai 1 con il suo vecchio programma C’è posta per te.

Dare a Maria De Filippi uno spazio anche solo di un minuto all’interno dell’unico programma inattaccabile da Maria De Filippi e cioè il Festival di Sanremo che fa il 52/53% di share (con oltre 10 milioni di telespettatori), concedendole il lusso di poter fare “una apparizione” per farsi ascoltare da un pubblico vastissimo che in quel momento è solo Rai e che la Rai si è meritatamente guadagnata, ecco, questa è una cosa che non si sarebbe dovuta fare. Una scelta di Amadeus e Fiorello (che secondo me non può non essere stata avallata da voi dirigenti Rai) che io, da appassionato di televisione, da blogger televisivo e da abbonato Rai non posso accettare ed è per questo che da quel momento ho smesso di guardare il Festival di Sanremo 2020. Perché io, l’orgoglio di telespettatore Rai ce l’ho.

Aggiornamento del 7 febbraio 2020

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Il direttore di Rai 3 Stefano Coletta ha fatto anche cose buone. Prima di ospitare Pamela Prati come statuina a Chi l’ha visto?

Il direttore di Rai 3 Stefano Coletta ha fatto anche cose buone. Ma a chi dirige una rete Rai basta fare una cosa molto sbagliata, o percepita come tale, per farla ricordare più di 1000 cose buone.

Ad esempio, io non dimenticherò che la Rai 3 di Coletta ha ospitato Pamela Prati in una puntata di Chi l’ha visto? (29/5/19) dedicata in larga parte alle cosiddette “truffe romantiche”, ovvero, la triste realtà di tante persone che vengono contattate on-line da profili falsi con foto rubate ad altri profili, allo scopo di iniziare una relazione sentimentale e finiscono per essere ingannate nei sentimenti e truffate economicamente. Chi l’ha visto? condotto da Federica Sciarelli ha fatto una inchiesta molto seria su questo tema con tante testimonianze di vittime e chissà da quanto ci stava lavorando, visto che una di loro è stata intervistata davanti all’albero di Natale. Ora, c’era proprio bisogno di invitare in studio come comparsa non parlante Pamela Prati? La Sciarelli per giustificare questa presenza ha detto: “Tutti parlano di Pamela Prati ma nessuno parla delle donne invisibili che non fanno parte del mondo dello spettacolo truffate nei loro affetti e nella loro dignità. Criticateci ma dopo aver visto il programma”. Sui social media siamo stati in molti a chiederci: “Dunque Pamela Prati parlerà come vittima di una truffa romantica?” (chi non sapesse in cosa consiste “il caso Prati-Caltagirone” troverà tutto su Google). Pamela Prati non è stata intervistata da Federica Sciarelli. È stata annunciata la sua presenza; è stata inquadrata in studio qualche volta; è stata infine ringraziata dalla conduttrice per la sua presenza. Ad oggi, nessuna sentenza di tribunale ci dice che Pamela Prati sia stata vittima di una truffa romantica. Al momento il suo è solo una caso mediatico. Era indispensabile la sua presenza a Chi l’ha visto?. No, a mio avviso non lo era perché l’inchiesta reggeva bene da sola senza usare Pamela Prati come “statuina”. Federica Sciarelli ha più volte detto che stavano facendo una “provocazione”. A me ha provocato solo un giudizio molto negativo sulla Rai 3 diretta da Stefano Coletta.

Tv Talk e Barbara D’Urso: un grande amore e niente più

Anche oggi Talk di Rai 3 ha dedicato uno spazio alla tv di Barbara D’Urso.

Che cosa ha fatto di così rilevante per essere ancora una volta oggetto di analisi da parte del programma di analisi sulla tv della Rai Radio Televisione Italiana? Ha messo in scena l’incontro tra la madre naturale e la ex bonas di “Avanti un altro” Paola Caruso e ha tentato di fare la stessa cosa con Serena, la figlia adottiva di Barbara Palombelli e Francesco Rutelli. Il conduttore di Tv Talk ha detto che Barbara D’Urso è “conduttrice popolare che sa affrontare questi temi” (l’adozione). Ecco, se saper affrontare il tema “adozione” è come lo ha affrontato Barbara D’Urso in questi due casi, allora francamente non ho più parole per commentare Tv Talk. Gli altri temi della puntata sono stati: la violenza al tempo dei social (partendo dal caso della baby gang di Manduria); cronaca, processi e tv, ovvero, i programmi tv che hanno parlato del caso Vannini in attesa della sentenza della Cassazione (in particolare Un giorno in pretura di Rai 3); 1 maggio, l’evento televisivo (di Rai 3); il “caso”, “è vero o no il matrimonio di Pamela Prati?”;
Grande Amore di Rai 3 con ospite in studio Carla Signoris; la sfida della satira (quella che fa Giovanni Vernia a Dritto e rovescio di Rete 4); le polemiche su Suor Cristina in tv (ospite esperta Suor Paola diventata popolare con Quelli che il calcio). Un lungo spottone principalmente dei programmi Rai (e di Rai 3 su tutti) mai criticati come meriterebbero e sempre osannati più di quello che meritano. L’idea che mi sono fatto è che infilare Barbara D’Urso così spesso dentro Tv Talk con la scusa che è tv pop, serve solo a racimolare i telespettatori a cui piace quel genere di tv. Sì perché ormai Tv Talk più che un programma di analisi sulla televisione è essenzialmente un programma televisivo attento ai propri ascolti e a tutti i meccanismi che servono per raggiungerli con lo scopo evidente di sopravvivere all’interno di un palinsesto. Anche questa è, purtroppo, la troppo osannata Rai 3 del direttore Stefano Coletta.