E mo’ ci sarà Cattelan su Rai 2? La bassa asticella che gli chiedo di superare.

Tra le novità televisive preannunciate per la prossima stagione (dalla rubrica A lume di Candela di Giuseppe Candela su Dagospia del 9 giugno 2022), c’è il late show di Alessandro Cattelan su Rai 2 per 3 seconde serate (martedì, mercoledì e giovedì) a settimana, a partire da metà settembre. Qualcosa tipo “E mo’ c’è Cattelan su Rai 2”.
La misura e il genere di “E poi c’è Cattelan” è quello in cui finora il conduttore ha dato il meglio.

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Il duetto di Topo Gigio e Valerio Lundini su Brividi di Mahmood e Blanco: la tv semplice che mi piace tanto

Caro Valerio Lundini, se io non ho capito le prime due edizioni di “Una pezza di Lundini” è un problema mio. Diventa invece un problema tuo se la prima puntata della terza stagione mi ha conquistato perché ti impegna ad avere la conferma del mio gradimento.

Il programma si è evoluto nella direzione che a me piace di più e ne ho sintetizzato i motivi in 8 tweet. Tra questi c’è l’intuizione del tuo duetto con Topo Gigio su “Brividi” di Mahmood e Blanco che entra nell’album dei miei momenti preferiti di tv del 2022. Topo Gigio è nella storia della televisione italiana e mia di telespettatore Rai in bianco e nero. Ritrovarlo così in forma in un programma di seconda serata nell’anno 2022 è una delle meraviglie della macchina del tempo televisivo.

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Una pezza di Lundini: la prima puntata della stagione 3 in 8 tweet di Caro Televip

Una pezza di Lundini in anteprima su Rai Play la prima puntata della stagione 3: a sorpresa mi è piaciuta tutta dall’inizio alla fine. Non è merito mio ma della trasformazione del programma. Meno spazio al nonsense più spazio alle idee semplici che funzionano.

Valerio Lundini si mette al servizio degli ospiti e così valorizza anche il proprio copione fatto di sfumature e non più solo delle contorsioni nonsense viste nelle edizioni precedenti. La sua misura giusta è questa.

Il “promo” del “film per la tv in due puntate” Agente Scelto Marilena Licozzi con Emanuela Fanelli è ironico e iconico. Fanelli (sapremo nelle prossime puntate se il La davanti è offensivo?) presente per tutta la puntata è quello che mancava e adesso c’è.

Il duetto “Brividi” di Valerio Lundini con Topo Gigio è bellissimo.
Ottima la prima. Se il taglio continuerà ad essere questo avranno guadagnato un telespettatore e forse persino i miei live tweeting. Vedremo. Non voglio illudermi e poi restare deluso.

Il crossover con Belve di Francesca Fagnani lascia presagire che potrebbero farlo anche con altri programmi della rete. Speriamo di no. Comunque ci potrebbe stare, se lasciano fare tutto a Emanuela Fanelli.

Lo sketch “seriale” Carsharati è un po’ troppo prevedibile ma la corsa finale di Lundini ti strappa la risata. Il faccia a faccia con Shadia e Sebastiano è una perla di autoironia e di positività.

E che non si dica che non sono pronto a cambiare idea su un programma se il programma migliora. La cosa positiva è che evidentemente dietro a #unapezzadilundini c’è chi non si fossilizza su una impostazione ed è in grado di far migliorare il programma.

Se si è deciso di apportare questi cambiamenti al programma vuol dire che non ero il solo a non apprezzare l’eccessiva centralità delle lunghe (così sembravano) interviste nonsense.

Tonica condotto da Andrea Delogu: dai monologhi pseudo impegnati e inconcludenti ai preconcetti sui boomers. Il lato D della musica secondo Rai 2.

Uno dei tantissimi punti deboli di Andrea Delogu come conduttrice è la recitazione. È brava ad imparare il copioncino ma lo recita con meno capacità di chi non ha nessun talento per la recitazione. Il palcoscenico dove esprimersi al peggio continua ad offrirglielo, incomprensibilmente, la seconda rete Rai. Mi correggo. Il perché è più che comprensibile. Rai 2 vive uno dei momenti più scadenti della sua sessantennale storia per quanto riguarda i contenuti e la qualità dei conduttori. Questo fa sì che personaggi come Stefano De Martino e Andrea Delogu possano essere elevati a volti della rete.

I due si passano il testimone il martedì: l’ex ballerino di Amici di Maria De Filippi va in onda in prima serata come se fosse l’animatore della sala giochi di una nave da crociera nel programma “Stasera tutto è possibile” e fa da apripista alla seconda/terza serata in cui Andrea Delogu si adopera per tentare la conduzione di “Tonica – Il lato D della musica”, che secondo il lancio dell’Ufficio Stampa Rai è:

“Un late show musicale in seconda serata dove niente è come sembra. Gli ospiti racconteranno il loro lato più interessante, quello più creativo, quello più personale, quello più ‘tonico’. Musicisti, influencer, conduttori, tutti pronti a giocare con Andrea Delogu. In studio, una resident band pronta a suonare con gli artisti che si esibiranno live sul palco di Tonica”.

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Dolce Quiz: il botta e risposta su Twitter tra Akio di Caro Televip e Gigi D’Amato, manager di Alessandro Greco

La settimana scorsa, il programmino Dolce Quiz nel mezzogiorno del sabato di Rai 2 ha esordito con il 7% di share. La “notizia” è stata accolta entusiasticamente dai social-fan di Alessandro Greco che periodicamente ricordano la cancellazione di Zero e Lode come fosse un credito da vantare nei confronti della Rai da parte del loro conduttore preferito. Forse lo è ma di certo non è un programmino come Dolce Quiz che può azzerare quel credito.

La quasi scomparsa del genere comico in televisione durante la pandemia da Covid-19

Tra i generi televisivi che hanno più risentito della pandemia da Covid-19 c’è il genere comico. I nuovi programmi comici sono quasi scomparsi. Un primo motivo è che l’assenza di pubblico in studio è fortemente penalizzante per qualsiasi comico. Un secondo motivo, quello a mio avviso determinante, è che far ridere in tempi di pandemia è quasi impossibile.

Nonostante il pubblico abbia una gran voglia di tornare alla normalità e di divertirsi per distrarsi dalla pesantissima situazione sociale ed economica, prevalgono un senso di incertezza e di preoccupazione che non predispongono il telespettatore medio all’ascolto del genere comico. La sensazione è che la ricerca del divertimento in questo momento è un inevitabile “vorrei ma non posso” e non c’è programma comico che possa offrire un sollievo concreto. C’è un terzo, probabile, motivo per cui sono scomparsi i programmi comici ed è quello che, nei talkshow, i politici, i giornalisti, gli opinionisti ed i conduttori, sempre più spesso fanno ridere più dei comici. Molti comici lo affermano, tra il serio ed il faceto ed in questo caso prevale il serio.

Rai 2, una rete in crisi di ascolti, è stata quella che di più ha tentato di offrire il genere comico. Ha fatto un tentativo poco riuscito in prima serata con “Un’ora sola vi vorrei” di Enrico Brignano e alcune proposte in seconda serata. “Stasera con Uccio”, francamente non so nemmeno chi sia questo Uccio De Santis e dopo lo show nemmeno ho più intenzione di chiedermelo. Con “Fuori tema” di Ale e Franz si è cercato di fare un programma molto articolato tra cabaret, teatro e sit-com ma il risultato è stato decisamente poco appassionante. Il surreale “Una pezza di Lundini” con Valerio Lundini è piaciuto alla social-nicchia-chic che si bea di dire quanto è straordinario il programma. Lo ha visto una media del 3% di spettatori. C’è poco da ridere, evidentemente. Tra l’altro la scelta di puntare sulla comicità surreale è stata poco coraggiosa: se è vero che è una comicità più difficile da proporre è anche vero che fare comicità sulla attualità sarebbe stata una sfida o per kamikaze o per comici straordinari, categorie di cui Valerio Lundini non fa parte. Anche il collaudato “Fratelli di Crozza” di Maurizio Crozza sul Canale Nove ha sofferto moltissimo dal punto di vista dei contenuti perché la sua presunta satira, già debole, dopo tanti anni risente di una oggettiva prevedibilità. Gli sprazzi di comicità di Propaganda Live di Diego Bianchi su La7 sono riconducibili essenzialmente alla lettura dei tweet. Per dire la creatività televisiva a che livello è inchiodata. Gli spazi comici all’interno di Che Tempo Che Fa di Fabio Fazio sono standardizzati: il monologo di Luciana Littizzetto nella parte centrale, il nonsense di Nino Frassica alla fine e qua e là i pezzi di Enrico Brignano (ancora?), Ale e Franz (ancora?) e altri partecipanti al “Tavolo”, su tutti Vincenzo Salemme ridotto però a spalla. Uno spreco. Dei flash più o meno riusciti, ma niente che possa essere chiamato “programma comico”. Nel prossimo autunno, Mediaset celebrerà i 35 anni di Zelig ma non c’è da aspettarsi altro che una rimpatriata tra i comici che hanno fatto la storia dello show. Grazie ai vaccini la pandemia da Covid-19 ci fa meno paura ma dopo un anno e mezzo è ancora tra di noi e quindi ho la sensazione che anche nella prossima stagione televisiva non vedremo nuovi programmi comici degni di questo nome.

Non si contano i flop della Rai 2 di Ludovico Di Meo che continua inspiegabilmente a ricoprire il ruolo di direttore

Caro amministratore delegato Rai Fabrizio Salini, in una Italia che ad un anno dalla pandemia si ritrova di nuovo in lockdown per il periodo pasquale, la Rai dovrebbe essere un esempio di servizio pubblico che riesce ad interessare il maggior numero di telespettatori possibile.

Gli ascolti televisivi, in questo periodo storico unico, più che pensare al marketing devono essere letti come indicatori di gradimento e di interesse da parte dei telespettatori italiani. Un discorso che è obbligato ed obbligatorio per la Rai.

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La Rai farà tesoro del megaflop Magazzini Musicali?

Sperimentare nuovi format, meglio se ideati da una factory interna, da destinare al pubblico giovane che non guarda la tv, dovrebbe essere tra le priorità della Rai.
In quei casi, i risultati in termini di ascolto andrebbero valutati essenzialmente in funzione della identità e degli obiettivi a breve, medio e lungo periodo della rete che li ospita.

Ma c’è un ma. Se la rete che accoglie il programma sperimentale ha una identità Arlecchino che va dai tutorial di Detto Fatto a Tg2 Post, da I fatti vostri a La caserma, da Stasera tutto è possibile a 90° Minuto, allora qualsiasi calcolo preventivo è inutile perché il risultato non potrà che essere catastrofico. Se si volesse salvare l’idea di un programma come Magazzini Musicali in onda su Rai 2 nel daytime pomeridiano del sabato, si potrebbe giustificare così, l’ingiustificabile 1.1% e 1.2% di share che ha fatto nelle ultime due puntate. Ma sarebbe profondamente ingiusto nei confronti della nobile e poco attuata idea di sperimentazione televisiva. Sì perché l’impianto di Magazzini Musicali è tutto fuorché sperimentale, è, al contrario, un programma obsoleto e per questo chi ci ha investito ha fallito nell’obiettivo principale: riaprire uno spazio musicale nel pomeriggio del sabato di Rai 2 dopo che è stato di fatto annientato dalla nascita di Amici di Maria De Filippi nella versione talent musicale. Due micro interviste, due pezzi live, le classifiche dei più scaricati, le curiosità web: questo è un contenitore musicale moderno? Dov’è l’idea che mi dovrebbe inchiodare allo schermo tv, quando su Instagram i cantanti mi dicono di tutto e di più minuto per minuto? La televisione, e la Rai è LA TELEVISIONE, se vuole sopravvivere, deve saper reinventare i generi e proporne i protagonisti come non li vediamo sui social media, perché la televisione ha ancora un livello qualitativo, dal punto di vista produttivo e tecnico, in grado di sorprendere il telespettatore più esigente. E, ultimo ma non ultimo, puntare su conduttori in grado di arricchire le sorprese e renderle indimenticabili.

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I tweet di Caro Televip (con due tweet di risposta della conduttrice Melissa Greta Marchetto)

Domani è domenica condotto da Samanta Togni su Rai 2: 6 tweet di Caro Televip