Se Checco Zalone commentasse la elezione del Presidente della Repubblica nel suo spazio comico al Festival di Sanremo

Tra poco più di una settimana l’Italia sarà tutta un “perché Sanremo è Sanremo”. Forse avremo un nuovo Presidente della Repubblica da abbinare a questa edizione e alle pagine di storia del Paese. Il massimo per il neo Presidente e per il Festival sarebbe che l’elezione e la proclamazione avvenissero durante una delle serate dello show più visto della televisione italiana, “costringendo” Rai 1 ad interrompere il Festival per dare spazio all’aula di Monte Citorio in un mix dirompente tra sacro-laico e profano-nazional popolare.

“Non succede ma se succede”, perfino la pandemia sarebbe messa per una sera in un angolo. Nel caso in cui il 1 febbraio invece dovesse essere stato eletto un nuovo Presidente della Repubblica, il Festival non potrà non fargli gli auguri per bocca del conduttore e direttore artistico Amadeus e, chissà, che qualche cantante non si lasci sfuggire un “Forza Presidente!” al termine della sua esibizione.

Di certo, ci toccherà la citazione presidenziale nel monologo del super ospite comico Checco Zalone e questo ci porterà alla triste realtà di una italietta che considera Checco Zalone un super ospite e che gli dà il palcoscenico più importante d’Italia in uno dei momenti più importanti della storia d’Italia.

Chi ha pensato a Checco Zalone come super ospite comico, in concomitanza con l’elezione del Presidente della Repubblica, ha fatto una scelta ponderata che testimonia il livello culturale ed artistico del Paese.

Se Checco Zalone oggi è considerato il massimo esponente della comicità italiana al punto che la prima rete di Stato gli affida uno spazio nel principale show dell’anno e se lui dal palco di Sanremo commenterà
l’elezione del Presidente della Repubblica, vorrà dire che l’Italia dal livello-Zalone può solo risalire.

Brava Rai! Questo si che è un bel messaggio di speranza per il futuro.

L’ “appuntamento” di Alberto Matano: l’autogol di un conduttore piccolo piccolo

Caro Alberto Matano, due giorni fa hai manifestato la tua contrarietà al modo in cui la concorrenza ti ha letteralmente soffiato in diretta un ospite che la tua inviata stava intervistando. Sia La vita in diretta che Pomeriggio Cinque News in questi giorni si stanno occupando dello stesso caso di cronaca nera, come peraltro avviene spessissimo da anni. Il ritrovamento del cadavere di una donna vi ha portato immediatamente ad intervistare il marito.

È anche così che Rai 1 e Canale 5 riempiono i pomeriggi degli italiani: facendo ore e ore di trasmissione sui morti ammazzati. Non è di certo una novità. La corsa all’esclusiva delle testimonianze dei protagonisti finisce sempre con l’essere una co-esclusiva perché il giorno dopo la concorrenza porta a casa una nuova testimonianza della stessa persona. È un giochetto che normalmente si svolge dietro le quinte delle vostre dirette ma se succede che in diretta si sente forte la voce dell’inviata del programma concorrente mentre l’inviata del tuo programma sta intervistando una persona che un minuto dopo sarà prelevata dalla concorrenza, beh certo ad un conduttore possono girare le scatole.

Soprattutto, il conduttore che si è visto scippare l’ospite deve al proprio pubblico una spiegazione e nel caso specifico la tua è stata: “Con lui avevamo un appuntamento”. La cosa divertente è che l’intervistato dice alla tua intervistatrice “Parlerò con tutte e due”, in pratica avvisandovi che stava per rispondere anche alla concorrenza.

Caro Alberto Matano, le dinamiche di una diretta del genere, in cui, consentimi la metafora, due cani si contendono lo stesso osso, dovrebbe essere ben chiara ad un giornalista professionista. Se due inviate sono sullo stesso posto, in diretta contemporaneamente ed hanno a portata di microfono un protagonista importante di un fatto di cronaca caldo caldo, ci può stare che basti un attimo di pausa di una inviata per far entrare in azione l’altra. Non è che si può invocare il fairplay giornalistico in certi casi. Bisogna essere bravi a non farsi scippare l’ospite, come ben sanno tutti quelli che fanno giornalismo sul campo. In quel momento c’era una sfida tra due inviate e non è “un appuntamento” (in strada, suolo pubblico) a garantirti che l’ospite non possa essere “distratto” da un altro microfono.

Caro Alberto Matano, rivolgendoti ai tuoi telespettatori hai detto che “Questi momenti non mi appartengono. Quello che è successo non è nel mio stile”. Ed è qui che per me “casca l’asino”, caro Matano. Il tuo “stile” lo vedo tutti i giorni applicato alla cronaca nera come al gossip e all’attualità ed è praticamente lo stesso della concorrenza.

La tua giustificazione in diretta è solo la dimostrazione che un conduttore che crede di essere la star dei pomeriggi tv si è sentito ferito nell’orgoglio ed ha provato a fare la parte del buono, bello, bravo e giusto con il proprio pubblico.

Caro Alberto Matano, di brutte pagine televisive La vita in diretta ce ne offre ogni giorno. È questa l’unica conferma che, “il caso dell’ospite di Trieste scippato in diretta”, ci dà. La Rai 1 de La vita in diretta da te condotta è brutta tv come quella del programma diretto concorrente.

Tra un mese inizierà il terzo Festival di Sanremo di Amadeus: evitate la retorica del “Festival della rinascita” per cortesia

Caro direttore artistico e conduttore del Festival di Sanremo 2022 Amadeus, la buona notizia è che quest’anno non ci saranno polemiche sulla presenza del pubblico al Teatro Ariston. La normativa attuale in natura di prevenzione dal Covid-19 prevede il pubblico nei teatri secondo una serie di rigorose misure che dovrete rispettare ma non avrai la platea vuota davanti a te come è accaduto lo scorso anno.

Potrebbe essere stata questa la motivazione che ha ti fatto cambiare idea visto che avevi detto che non avresti fatto il tris. Ricordo che a darti manforte accanto a te c’era Fiorello che augurò al Festival di avere la platea dell’Ariston piena di pubblico mentre per il tuo successore l’augurio fu il seguente: “gli deve andare male, male, male”. Speriamo che la sua “maledizione” si accorga che ci sei ancora tu e non entri indebitamente in azione.
Anche quest’anno non potrà essere “Il Festival post Covid” perché si terrà mentre in Italia sarà ancora in vigore lo stato di emergenza nazionale prolungato dal Governo Draghi fino al 31 marzo 2022. Sì, abbiamo vissuto oltre 2 anni di stato di emergenza nazionale per la “guerra contro il virus”. Il Festival della Canzone Italiana è l’evento televisivo che nei taccuini degli storici del costume e della società, rappresenta un punto di riferimento da 72 anni. Qualcuno ogni anno scrive che “Il Festival è la fotografia dell’Italia”. Non lo è, ma di certo è un appuntamento che milioni di italiani guardano e commentano, ieri al bar e dal parrucchiere, oggi sui social media. Tra alti e bassi è stato così in tutte le edizioni. Evento televisivo per eccellenza, il “Festival” catalizza l’attenzione e si incastona nel quadro nazionale delle notizie più importanti, talvolta divenendone la colonna sonora ad imperitura memoria. Quest’anno, oltre che dell’inizio del terzo anno di pandemia, sarà la colonna musicale dell’inizio del settenato del nuovo Presidente della Repubblica Italiana. Le prime votazioni del Parlamento in seduta congiunta dovrebbero iniziare il 24 o il 25 gennaio. Il Festival si terrà dall’1 al 5 febbraio. Chissà, forse potrai esprimere le tue felicitazioni in diretta al neo eletto Presidente. No, non dico che si collegherà con il Teatro Ariston, anche se a pensarci bene, se prendesse corpo una delle ipotesi che circolano, non è da escludere con assoluta certezza. Caro direttore artistico e conduttore del Festival di Sanremo 2022 Amadeus, lo scorso anno il vuoto dell’Ariston è stato riempito dalla vittoria dei Måneskin che poi hanno trionfato anche all’Eurovision Song Contest cosa che gli ha dato una visibilità a livello mondiale. Nei promo di quest’anno con il sottofondo musicale della loro “Zitti e buoni” dici “Tutto parte da qui” mostrandoci il Teatro Ariston che riprende vita con il pubblico. Mai come quest’anno la retorica del “ritorno alla normalità” e del “ricominciamo da qui”, potrebbe essere alla base dei testi dei vostri autori. Il mio consiglio da telespettatore è di non farlo. Non raccontateci che siamo nella normalità perché non è la verità. Non date al Festival di Sanremo del 2022 il compito di dirci che ne stiamo uscendo. Il fatto che la maggior parte dei telespettatori guarderà il Festival non deve portarvi a fare da megafono ad un ingiustificato ottimismo. È evidente che dobbiamo abituarci a convivere con il Covid-19 e non sarà il Festival a farlo magicamente scomparire. Quindi caro Amadeus fai sì che il tuo terzo Festival sia uno spettacolo di intrattenimento leggero senza dargli significati che non ha e non deve avere. Mi auguro che il 72° Festival di Sanremo sia pieno di polemiche vecchio stampo tali da impegnarvi a cavalcarle per tenere alta l’attenzione sul Festival e distraendovi dalla tentazione di cavalcare la retorica del “Festival della rinascita”. Io ho fatto la terza dose del vaccino anti Covid-19 all’inizio di dicembre 2021. Se continua così sarà inevitabile fare anche la quarta dose e all’inizio di febbraio per me mancheranno solo due mesi al richiamo. Chiunque in quei giorni mi dovesse dire che siamo tornati alla normalità si prenderebbe una pernacchia come risposta educata. Ecco, caro Amadeus, non vorrei passare i 5 giorni del Festival a farti le pernacchie.

Nell’autunno del 2021 Rai 1 ha trasmesso ancora Ballando con le stelle

Su Rai 1 si è conclusa l’ennesima, inutile, edizione di Ballando con le stelle. L’inutilità di questo programma sta essenzialmente in due aspetti negativi. Il primo è la cronica mancanza di innovazione che fossilizza il sabato sera della prima rete televisiva italiana nella importante stagione autunnale.

Il secondo aspetto negativo è che non alimenta l’archivio delle Teche Rai con contributi artistici di alta qualità come merita la storia della televisione pubblica. Il programma con la conduzione imbalsamata di Milly Carlucci esce nel peggiore dei modi dal confronto con Canale 5. Per 7 puntate è stato umiliato negli ascolti da Tu sì que vales e nelle ultime tre puntate è stato surclassato dal confronto con la altissima qualità di Uà lo show di varietà di Claudio Baglioni. La Rai dovrebbe essere un punto di riferimento nella produzione di show innovativi, di alta qualità e al passo con i tempi. Invece è ferma ad un format del 2005.

The voice senior: 4 tweet di Caro Televip

Da Grande di Alessandro Cattelan su Rai 1: ascolti e critica lo hanno bocciato. La lezione che il conduttore probabilmente ancora non ha imparato.

Caro Alessandro Cattelan, nel primo promo di Da Grande, ispirandoti alla sigla di Mr. Bean, atterravi su Rai 1 spiaccicandoti violentemente al suolo per poi rialzarti con difficoltà e con dolori sparsi da tutte le parti, andando via claudicante e lamentandoti per il dolore. Quel promo è la prova evidente che ben sapevi a cosa andavi incontro con il tuo esordio in prima serata su Rai 1.

Gli ascolti delle due puntate sono stati disastrosi: il 19 settembre hai totalizzato il 12.67% di share (2.376.000 telespettatori) e il 26 settembre hai persino peggiorato, facendo il 12% (2.196.000 telespettatori).

L’ultima grande idea di Amadeus: un concertone con le hit degli anni ’60, ’70 e ’80 dell’altro secolo.

L’ultima “grande” idea di Amadeus, colui che viene osannato come il nuovo genio di Rai 1, è il “concertone” Arena Suzuki ’60 ’70 ’80, ovvero, una macedonia musicale di vecchie hit degli anni d’oro della musica pop. L’ effetto macedonia non sta solo nella incalzante playlist con relativi cantanti stagionati ma anche e soprattutto nel già visto e rivisto in decine di altri programmi come il Festivalbar, L’anno che verrà, I migliori anni, 50 canzonissime, Sapore di mare, La notte vola.

Questa “grande” idea di Amadeus, ieri è andata in onda nel sabato sera di Rai 1 di inizio autunno e non nel bel mezzo dell’estate dove tutto questo già visto e rivisto avrebbe avuto un minimo di senso.

Il direttore di Rai 1 Stefano Coletta e quel “tranquillamente” sugli ascolti di Da Grande con Alessandro Cattelan

Il direttore di Rai 1 Stefano Coletta dice che Da Grande condotto da Alessandro Cattelan, senza concomitanza con la vittoria all’Europeo dell’Italvolley maschile, avrebbe potuto fare “tranquillamente il 16%”.
Quindi domenica prossima lo farà tranquillamente oppure farà molto di più? No perché se l’Italvolley ha tolto a Da Grande solo il 3.5% di share è lecito aspettarsi da un programma di così alto livello produttivo, uno scatto d’orgoglio per zittire chi lo ha criticato puntando a raddoppiare quei 3.5 punti di share e fare il 19.5%.
La domanda è: se però la seconda e ultima puntata di Da Grande dovesse fare tra il 14% ed il 15% di share in assenza di concomitanza con una finale sportiva con l’Italia vincente, il direttore di Rai 1 dovrebbe tranquillamente dimettersi, sì o no?

Da Grande di Alessandro Cattelan su Rai 1: la fuga dal sabato sera si è rivelata un boomerang.

Caro Alessandro Cattelan, che sarebbe stato un esordio difficile per te quello su Rai 1 lo sapevi: che sarebbe diventato un incubo non potevi immaginarlo. La prima delle due puntata di Da Grande ha totalizzato un disastroso 12.67% di share. Il programma concorrente si Canale 5, Scherzi a parte condotto da Enrico Papi ha fatto il 15.21% di share.

Entrambi avete di certo risentito della presenza su Rai 3 della finale del campionato europeo maschile di pallavolo vinta dall’Italia e con uno share adeguato (15.84%). Tu in diretta hai fatto i complimenti all’Italvolley e li hai invitati alla prossima puntata e lo hai detto chiaramente anche per compensare i punti di share che questa vittoria ti ha tolto. Una semplice domanda però devo fartela: è tutta colpa della finale europea di pallavolo se tu hai portato a casa di Rai 1 il 12.67% di share? Direi di no. Per essere considerato un buon risultato avresti dovuto fare almeno il 19% di share. Non è pensabile che la finale di pallavolo su Rai 3 abbia tolto 7 punti di share ad un mega show di Rai 1. La riprova è che Scherzi a parte è calato dopo la prima puntata dal 21.3% al 15.21% ma i 6 punti non può averli persi tutti per colpa della pallavolo anche perché stavolta c’eri tu a togliergli qualcosa. Quindi i numeri dicono che il tuo Da Grande è partito troppo basso mentre Scherzi a parte ha potuto contenere la perdita perché partiva da più in alto. Domenica prossima vedremo quanto recupererai. È evidente però che la scelta di fuggire dal confronto del sabato sera con Tu sì que vales che ha esordito con il 27% di share, si è rivelata un boomerang. Farsi doppiare negli ascolti da uno show che viaggia intorno al 30% da anni sarebbe stato tecnicamente comprensibile. Arrivare al terzo posto nella serata di domenica a -3 punti di share dal competitor diretto sulla carta decisamente alla portata di uno show come Da Grande, è una dura sconfitta a prescindere dall’evento sportivo in concomitanza. Il mio commento alla tua prima puntata l’ho scritto in un post e in live tweeting. Per me è stato uno show al di sotto delle aspettative soprattutto nella prima parte, ovvero, un’ora di show insoddisfacente che credo abbia fatto cambiare canale a molti telespettatori. I bilanci però si fanno alla fine. Certo, risalire dal 12.67% di share fino a quel 19% di share che darebbe un senso all’investimento straordinario fatto dalla Rai è probabilmente una impresa impossibile. Ma tu e tutto il gruppo di lavoro di Da Grande avete il dovere non solo di risalire negli ascolti ma anche e soprattutto di riorganizzare lo show in tutte le parti che non hanno funzionato e sono tante. Se la seconda puntata sarà sufficientemente interessante per tutte le 2 ore e mezza di show, il tuo debutto in Rai non potrà essere completamente bocciato. Sei “una giovane promessa” su cui la Rai ha deciso di investire molto e che non può essere messa da parte al primo flop anche se il primo flop è stato un grande investimento. Aver varcato il portone di Viale Mazzini 14 è stato il tuo Rubicone. Per il momento puoi dire “Veni e vidi”. Ora tu e la Rai dovete lavorare sul “vici”.