Il direttore di Rai 1 Stefano Coletta e quel “tranquillamente” sugli ascolti di Da Grande con Alessandro Cattelan

Il direttore di Rai 1 Stefano Coletta dice che Da Grande condotto da Alessandro Cattelan, senza concomitanza con la vittoria all’Europeo dell’Italvolley maschile, avrebbe potuto fare “tranquillamente il 16%”.
Quindi domenica prossima lo farà tranquillamente oppure farà molto di più? No perché se l’Italvolley ha tolto a Da Grande solo il 3.5% di share è lecito aspettarsi da un programma di così alto livello produttivo, uno scatto d’orgoglio per zittire chi lo ha criticato puntando a raddoppiare quei 3.5 punti di share e fare il 19.5%.
La domanda è: se però la seconda e ultima puntata di Da Grande dovesse fare tra il 14% ed il 15% di share in assenza di concomitanza con una finale sportiva con l’Italia vincente, il direttore di Rai 1 dovrebbe tranquillamente dimettersi, sì o no?

Da Grande di Alessandro Cattelan su Rai 1: la fuga dal sabato sera si è rivelata un boomerang.

Caro Alessandro Cattelan, che sarebbe stato un esordio difficile per te quello su Rai 1 lo sapevi: che sarebbe diventato un incubo non potevi immaginarlo. La prima delle due puntata di Da Grande ha totalizzato un disastroso 12.67% di share. Il programma concorrente si Canale 5, Scherzi a parte condotto da Enrico Papi ha fatto il 15.21% di share.

Entrambi avete di certo risentito della presenza su Rai 3 della finale del campionato europeo maschile di pallavolo vinta dall’Italia e con uno share adeguato (15.84%). Tu in diretta hai fatto i complimenti all’Italvolley e li hai invitati alla prossima puntata e lo hai detto chiaramente anche per compensare i punti di share che questa vittoria ti ha tolto. Una semplice domanda però devo fartela: è tutta colpa della finale europea di pallavolo se tu hai portato a casa di Rai 1 il 12.67% di share? Direi di no. Per essere considerato un buon risultato avresti dovuto fare almeno il 19% di share. Non è pensabile che la finale di pallavolo su Rai 3 abbia tolto 7 punti di share ad un mega show di Rai 1. La riprova è che Scherzi a parte è calato dopo la prima puntata dal 21.3% al 15.21% ma i 6 punti non può averli persi tutti per colpa della pallavolo anche perché stavolta c’eri tu a togliergli qualcosa. Quindi i numeri dicono che il tuo Da Grande è partito troppo basso mentre Scherzi a parte ha potuto contenere la perdita perché partiva da più in alto. Domenica prossima vedremo quanto recupererai. È evidente però che la scelta di fuggire dal confronto del sabato sera con Tu sì que vales che ha esordito con il 27% di share, si è rivelata un boomerang. Farsi doppiare negli ascolti da uno show che viaggia intorno al 30% da anni sarebbe stato tecnicamente comprensibile. Arrivare al terzo posto nella serata di domenica a -3 punti di share dal competitor diretto sulla carta decisamente alla portata di uno show come Da Grande, è una dura sconfitta a prescindere dall’evento sportivo in concomitanza. Il mio commento alla tua prima puntata l’ho scritto in un post e in live tweeting. Per me è stato uno show al di sotto delle aspettative soprattutto nella prima parte, ovvero, un’ora di show insoddisfacente che credo abbia fatto cambiare canale a molti telespettatori. I bilanci però si fanno alla fine. Certo, risalire dal 12.67% di share fino a quel 19% di share che darebbe un senso all’investimento straordinario fatto dalla Rai è probabilmente una impresa impossibile. Ma tu e tutto il gruppo di lavoro di Da Grande avete il dovere non solo di risalire negli ascolti ma anche e soprattutto di riorganizzare lo show in tutte le parti che non hanno funzionato e sono tante. Se la seconda puntata sarà sufficientemente interessante per tutte le 2 ore e mezza di show, il tuo debutto in Rai non potrà essere completamente bocciato. Sei “una giovane promessa” su cui la Rai ha deciso di investire molto e che non può essere messa da parte al primo flop anche se il primo flop è stato un grande investimento. Aver varcato il portone di Viale Mazzini 14 è stato il tuo Rubicone. Per il momento puoi dire “Veni e vidi”. Ora tu e la Rai dovete lavorare sul “vici”.

Due righe due (e qualche tweet) sulla prima delle due serate di Da Grande di Alessandro Cattelan su Rai 1

Le aspettative per Da Grande lo show di Alessandro Cattelan su Rai 1 erano altissime. La prima delle due puntate previste le ha in larga parte disattese e quindi c’è delusione in chi come me avrebbe voluto commentare un super show che invece non è stato.

La prima ora di spettacolo è stata poco interessante a cominciare dall’eccessiva personalizzazione riferita all’esordio del conduttore su Rai 1. Poi la troppo lunga “storia delle boy band” con Cattelan ed il trio de Il Volo che con lentezza poco televisiva indossavano i panni dei gruppi musicali dai Beatles ai Neri per caso fino ai BTS e, complice anche un pessimo audio, si esibivano in una confusione inascoltabile. A spezzare ulteriormente il ritmo e a rendere lo show tutto fuorché nuovo, sono arrivati i momenti dei giochini già visti a E poi c’è Cattelan in cui gli ospiti si sono cimentati senza entusiasmo. Il tavolo, sempre in stile EPCC, ha riservato qualche momento divertente quando Luca Argentero e Alessandro Cattelan hanno intimato a Stefano De Martino di bloccare le loro mogli su Instagram perché mettono i like ai suoi post. Anche l’omaggio a Raffaella Carrà di Elodie, per quanto in playback, è uno dei momenti da salvare ma niente di straordinario. I camei di Carlo Conti e Antonella Clerici non hanno brillato per originalità così come l’ospitata di Paolo Bonolis. Un buon medley di Marco Mengoni e un finale interessante con il crossover tra la diretta di Rai 1 e la diretta Instagram di Alessandro Cattelan che gestisce la doppia conduzione televisiva e social. Uno show di 2 ore e mezza con pochi minuti divertenti e azzeccati che non bastano a giustificare una prima puntata deludente rispetto alle grandi aspettative. Domenica prossima la seconda ed ultima puntata. La vedrò ma stavolta senza grandi aspettative.

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Il post del 20/9/2021 dopo la pubblicazione dei dati di ascolto della prima puntata

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Il live tweeting dopo la prima puntata del 19/9/2021

Un’altra telestagione estiva di repliche Rai: e non mi venite a dire che serve per salvare il bilancio.

È stata l’estate dell’Italia campione d’Europa nel calcio e delle 40 medaglie vinte dall’Italia all’Olimpiade di Tokyo. È stata l’estate di Orietta Berti e Fedez in testa alle classifiche con Mille e di molti altri bruttissimi tormentoni musicali. È stata l’estate del ritorno dei talebani alla guida dell’Afghanistan e del tragico ritiro delle truppe americane da Kabul. È stata l’estate del green pass. È stata l’ennesima estate televisiva spenta, senza alcuna novità.

Aspettarsi qualcosa di nuovo dalla programmazione televisiva estiva è ormai, da anni, un’utopia. A cominciare dalla Rai. Una “responsabile di Rai Pubblicità” (che ho prontamente bloccato insieme a certi suoi amichetti televip) è venuta a spiegarmi che fare televisione costa ed è per questo che la Rai manda in onda così tante repliche e non investe in programmi da offrire in estate in prima visione. Il nuovo amministratore delegato Carlo Fuortes, appena insediato, ha detto che la Rai negli ultimi tre anni ha avuto un deficit di 300 milioni di euro, roba da portare i libri in tribunale entro tre o quattro anni. Quindi vorrei dire a quella tipa di Rai Pubblicità: a cosa è servito negli ultimi tre anni risparmiare sulla programmazione estiva? E ancora: i tanto strombazzati risultati di Rai Pubblicità in occasione dei grandi eventi televisivi come il Festival di Sanremo, servono solo a ripagare gli investimenti del singolo evento? E, ultimo ma non ultimo: non si può risparmiare sui costi dell’acquisto di certi format, sui costi di produzione di programmi che fanno flop e sugli ingaggi di certi conduttori, al fine di garantire programmi in prima visione tutto l’anno? Una gestione finanziaria virtuosa si deve poter raggiungere anche con dei palinsesti estivi per la maggior parte in prima visione. Tocca alla nuova governance raggiungere questo obiettivo. Sperarlo è l’unica cosa che può fare l’abbonato che critica la Rai ma le vuole bene.