Da Grande di Alessandro Cattelan su Rai 1: ascolti e critica lo hanno bocciato. La lezione che il conduttore probabilmente ancora non ha imparato.

Caro Alessandro Cattelan, nel primo promo di Da Grande, ispirandoti alla sigla di Mr. Bean, atterravi su Rai 1 spiaccicandoti violentemente al suolo per poi rialzarti con difficoltà e con dolori sparsi da tutte le parti, andando via claudicante e lamentandoti per il dolore. Quel promo è la prova evidente che ben sapevi a cosa andavi incontro con il tuo esordio in prima serata su Rai 1.

Gli ascolti delle due puntate sono stati disastrosi: il 19 settembre hai totalizzato il 12.67% di share (2.376.000 telespettatori) e il 26 settembre hai persino peggiorato, facendo il 12% (2.196.000 telespettatori).

Il direttore di Rai 1 Stefano Coletta e quel “tranquillamente” sugli ascolti di Da Grande con Alessandro Cattelan

Il direttore di Rai 1 Stefano Coletta dice che Da Grande condotto da Alessandro Cattelan, senza concomitanza con la vittoria all’Europeo dell’Italvolley maschile, avrebbe potuto fare “tranquillamente il 16%”.
Quindi domenica prossima lo farà tranquillamente oppure farà molto di più? No perché se l’Italvolley ha tolto a Da Grande solo il 3.5% di share è lecito aspettarsi da un programma di così alto livello produttivo, uno scatto d’orgoglio per zittire chi lo ha criticato puntando a raddoppiare quei 3.5 punti di share e fare il 19.5%.
La domanda è: se però la seconda e ultima puntata di Da Grande dovesse fare tra il 14% ed il 15% di share in assenza di concomitanza con una finale sportiva con l’Italia vincente, il direttore di Rai 1 dovrebbe tranquillamente dimettersi, sì o no?

Da Grande di Alessandro Cattelan su Rai 1: la fuga dal sabato sera si è rivelata un boomerang.

Caro Alessandro Cattelan, che sarebbe stato un esordio difficile per te quello su Rai 1 lo sapevi: che sarebbe diventato un incubo non potevi immaginarlo. La prima delle due puntata di Da Grande ha totalizzato un disastroso 12.67% di share. Il programma concorrente si Canale 5, Scherzi a parte condotto da Enrico Papi ha fatto il 15.21% di share.

Entrambi avete di certo risentito della presenza su Rai 3 della finale del campionato europeo maschile di pallavolo vinta dall’Italia e con uno share adeguato (15.84%). Tu in diretta hai fatto i complimenti all’Italvolley e li hai invitati alla prossima puntata e lo hai detto chiaramente anche per compensare i punti di share che questa vittoria ti ha tolto. Una semplice domanda però devo fartela: è tutta colpa della finale europea di pallavolo se tu hai portato a casa di Rai 1 il 12.67% di share? Direi di no. Per essere considerato un buon risultato avresti dovuto fare almeno il 19% di share. Non è pensabile che la finale di pallavolo su Rai 3 abbia tolto 7 punti di share ad un mega show di Rai 1. La riprova è che Scherzi a parte è calato dopo la prima puntata dal 21.3% al 15.21% ma i 6 punti non può averli persi tutti per colpa della pallavolo anche perché stavolta c’eri tu a togliergli qualcosa. Quindi i numeri dicono che il tuo Da Grande è partito troppo basso mentre Scherzi a parte ha potuto contenere la perdita perché partiva da più in alto. Domenica prossima vedremo quanto recupererai. È evidente però che la scelta di fuggire dal confronto del sabato sera con Tu sì que vales che ha esordito con il 27% di share, si è rivelata un boomerang. Farsi doppiare negli ascolti da uno show che viaggia intorno al 30% da anni sarebbe stato tecnicamente comprensibile. Arrivare al terzo posto nella serata di domenica a -3 punti di share dal competitor diretto sulla carta decisamente alla portata di uno show come Da Grande, è una dura sconfitta a prescindere dall’evento sportivo in concomitanza. Il mio commento alla tua prima puntata l’ho scritto in un post e in live tweeting. Per me è stato uno show al di sotto delle aspettative soprattutto nella prima parte, ovvero, un’ora di show insoddisfacente che credo abbia fatto cambiare canale a molti telespettatori. I bilanci però si fanno alla fine. Certo, risalire dal 12.67% di share fino a quel 19% di share che darebbe un senso all’investimento straordinario fatto dalla Rai è probabilmente una impresa impossibile. Ma tu e tutto il gruppo di lavoro di Da Grande avete il dovere non solo di risalire negli ascolti ma anche e soprattutto di riorganizzare lo show in tutte le parti che non hanno funzionato e sono tante. Se la seconda puntata sarà sufficientemente interessante per tutte le 2 ore e mezza di show, il tuo debutto in Rai non potrà essere completamente bocciato. Sei “una giovane promessa” su cui la Rai ha deciso di investire molto e che non può essere messa da parte al primo flop anche se il primo flop è stato un grande investimento. Aver varcato il portone di Viale Mazzini 14 è stato il tuo Rubicone. Per il momento puoi dire “Veni e vidi”. Ora tu e la Rai dovete lavorare sul “vici”.

Due righe due (e qualche tweet) sulla prima delle due serate di Da Grande di Alessandro Cattelan su Rai 1

Le aspettative per Da Grande lo show di Alessandro Cattelan su Rai 1 erano altissime. La prima delle due puntate previste le ha in larga parte disattese e quindi c’è delusione in chi come me avrebbe voluto commentare un super show che invece non è stato.

La prima ora di spettacolo è stata poco interessante a cominciare dall’eccessiva personalizzazione riferita all’esordio del conduttore su Rai 1. Poi la troppo lunga “storia delle boy band” con Cattelan ed il trio de Il Volo che con lentezza poco televisiva indossavano i panni dei gruppi musicali dai Beatles ai Neri per caso fino ai BTS e, complice anche un pessimo audio, si esibivano in una confusione inascoltabile. A spezzare ulteriormente il ritmo e a rendere lo show tutto fuorché nuovo, sono arrivati i momenti dei giochini già visti a E poi c’è Cattelan in cui gli ospiti si sono cimentati senza entusiasmo. Il tavolo, sempre in stile EPCC, ha riservato qualche momento divertente quando Luca Argentero e Alessandro Cattelan hanno intimato a Stefano De Martino di bloccare le loro mogli su Instagram perché mettono i like ai suoi post. Anche l’omaggio a Raffaella Carrà di Elodie, per quanto in playback, è uno dei momenti da salvare ma niente di straordinario. I camei di Carlo Conti e Antonella Clerici non hanno brillato per originalità così come l’ospitata di Paolo Bonolis. Un buon medley di Marco Mengoni e un finale interessante con il crossover tra la diretta di Rai 1 e la diretta Instagram di Alessandro Cattelan che gestisce la doppia conduzione televisiva e social. Uno show di 2 ore e mezza con pochi minuti divertenti e azzeccati che non bastano a giustificare una prima puntata deludente rispetto alle grandi aspettative. Domenica prossima la seconda ed ultima puntata. La vedrò ma stavolta senza grandi aspettative.

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Il post del 20/9/2021 dopo la pubblicazione dei dati di ascolto della prima puntata

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Il live tweeting dopo la prima puntata del 19/9/2021

La fuga di Alessandro Cattelan dallo scontro del sabato sera contro Tu sì que vales

Caro Alessandro Cattelan, nel promo di “Da grande” atterri su Rai 1 alla Mr. Bean. Un atterraggio tutt’altro che morbido da cui ti rialzi dolorante. Chi conosce il tuo stile sa che in quel promo hai messo tutta l’ironia di cui disponi per sottolineare che sono in molti ad aspettarsi il tuo fallimento all’esordio su Rai 1 con un tuo show in prima serata. Io non sono tra quelli che sperano in un tuo fallimento.

Sono tra quelli che sanno quanto sarà difficile che tu faccia il pieno di ascolti in Rai ma che sperano che gli ascolti saranno sufficienti per allungarti la vita come conduttore Rai. Ho la speranza che con te inizi un nuovo corso di conduttori e di show in prima serata su Rai 1. Era di questo avviso l’ex amministratore delegato Rai Fabrizio Salini che ti ha fortemente voluto e che non godrà di un tuo eventuale successo ma di certo si vedrà addebitato l’eventuale insuccesso. L’esperimento “Cattelan in prima serata su Rai 1” per il momento durerà solo due puntate piazzate strategicamente tra la fine della stagione estiva e l’inizio della stagione autunnale. Anche questa è stata una scelta per fare in modo che il tuo “atterraggio su Rai 1” sia il meno “doloroso” possibile. La mia speranza in te riposta per un futuro migliore dei prime time di Rai 1 mi porta persino a far finta di non sapere che il ricchissimo cast di ospiti di “Da grande” sembra, si dice, pare (fonte davidemaggio.it) sarà fornito dalla potente agenzia Friends & Partners, in piena continuità con le logiche produttive Rai che tanto fanno discutere. Su una cosa però ti sono decisamente contro, ovvero, la rinuncia ad andare in onda il sabato sera, come inizialmente previsto, contro Tu sì que vales, la corazzata di Canale 5 vincitrice negli ultimi anni di tutte le sfide contro i programmi di Rai 1. Capisco che il tuo difficile esordio sulla Rai debba essere tutelato il più possibile ma così il rischio diventa doppio. Andrai in onda di domenica sera il 19 ed 26 settembre. La stagione tv sarà solo all’inizio e la concorrenza è limitatissima. Non ti confronterai nemmeno con Fabio Fazio che inizia ad ottobre. Quindi? Niente scontro con Tu sì que vales al sabato e niente concorrenza la domenica vuol dire che dovrai fare il pieno di ascolti senza giustificazioni. Affrontare con il tuo grande e costoso show la sfida del sabato sera era il minimo sindacale che si poteva chiedere a chi come te deve dimostrare di essere un conduttore top player anche per il pubblico nazional-popolare e non solo per la nicchia. Fuggire dal sabato sera vuol dire avere già perso la prima sfida del tuo esordio in Rai. Non ti rimane che fare almeno il 25% di share di domenica per giustificare la fuga dal sabato sera. E ti ricordo che io sono uno di quelli che spera in un tuo successo. Pensa cosa scriveranno gli altri se falliRai.

Gli autori: il tallone d’Achille di Sanremo 2021

Durante la finale di Sanremo 2021, il direttore artistico e conduttore Amadeus ha doverosamente ringraziato tutte le categorie di professionisti che hanno reso possibile la realizzazione di questa edizione così difficile del Festival a causa delle limitazioni per i protocolli anti-Covid. Tra queste categorie si è soffermato, citandoli uno ad uno, sul numeroso gruppo degli autori. È il gruppo che più mi ha deluso, dalla prima riga all’ultima di quello che hanno scritto. Il gruppo degli autori è l’unico che non può appellarsi alle limitazioni dovute all’emergenza sanitaria.

Gli autori avevano l’occasione straordinaria di valorizzare il loro ruolo confermandone la centralità ed invece l’hanno colpevolmente sprecata. A partire dai testi e dalle situazioni destinate a Fiorello, un artista intrappolato in una visione egoriferita dell’universo in cui vorrebbe coinvolgere nei tempi e nei modi chi si alterna sul palco accanto a lui. Un meccanismo che funzionava 20 anni fa e che oggi, anche a causa della perdita di originalità e brillantezza, risulta fastidiosa e per nulla divertente. A Fiorello, gli autori non sono riusciti a offrire una chiave interpretativa nuova, necessaria per sostenere una presenza così massiccia in scena. I testi da abbecedario hanno affossato un Fiorello lontano anni luce dal poter mantenere la sopravvalutatissima definizione di “più grande showman italiano” che è ormai paragonabile alla stagionatissima definizione di “più amata dagli italiani” riferita a Lorella Cuccarini. Ma dove la creatività degli autori di Sanremo 2021 ha dimostrato una solida inconsistenza è stato nei testi e negli spazi di Zlatan Ibrahimović. Dovevano rendere comprensibile il motivo per cui il calciatore è stato scelto come superospite di ben 4 puntate ed il risultato è stato che hanno sostenuto la inaccettabile gag da boss senza una battuta che potesse essere considerata tale. Vabbè, mi son detto, se questi autori non sono in grado di sostenere Fiorello come possono sostenere Ibrahimović? Ma non solo.

Per 5 serate, in ogni momento in cui la scrittura avrebbe dovuto rendere straordinario questo Festival, l’effetto è stato tutto fuorché straordinario. È successo che una delle componenti fondamentali dello show non ha funzionato, indebolendo l’impianto
di tutto il prodotto che già aveva delle limitazioni fisiologiche, rendendolo fragilissimo. E, proprio in questa edizione, non doveva succedere.

Sanremo 2021: si doveva fare e la Rai lo ha fatto. Niente di più, molto di meno.

Stasera si conclude il 71° Festival della Canzone Italiana di Sanremo. Una edizione unica, speriamo, perché realizzata in piena pandemia da Covid-19 che, ad un anno di distanza, continua a limitare la vita di tutti in tutto il mondo, in tutti i settori della società e dell’economia. Il Festival si doveva fare e la Rai lo ha fatto secondo le possibilità di una azienda televisiva pubblica che in questo momento ha enormi difficoltà dal punto di vista gestionale. Il notevole calo di ascolti rispetto all’edizione 2020 pre-pandemia, sarà stato di certo determinato anche dalle limitazioni interne ed esterne al Festival imposte dalle disposizioni governative.

Il Festival come tutte le attività produttive del Paese ha subito, come prevedibile, delle perdite economiche. Ma si doveva fare, perché in Italia è l’evento televisivo di ogni anno e annullarlo avrebbe dato il segnale di una resa definitiva al virus Covid-19. Il non riempire la platea con soluzioni tipo “bolla” ha dato il doppio segnale necessario in questo momento: primo, continuare a prestare attenzione per prevenire la diffusione ed il contagio e secondo ricordarci che quel vuoto è il vuoto di tantissime attività produttive in difficoltà, se non chiuse. In questo senso il Festival di Sanremo e la Rai hanno fatto quello che dovevano. Lo show però poteva essere migliore. È stato una delusione su tutta la linea. Inutile fare l’elenco delle cose che non hanno funzionato e non sono state all’altezza di un grande show perché non se n’è salvata una. Se come si dice “Sanremo è lo specchio del Paese”, quest’anno non poteva che essere una edizione “confusa ed infelice”, parafrasando il titolo del brano con cui Carmen Consoli partecipò al Festival del 1997. Se Sanremo 2021 non è stato un grande Festival non c’è da dare colpe a nessuno. Si deve solo voltare un’altra pagina di questa storia incredibile ma tristemente attuale che è la lotta alla pandemia da Covid-19. Quando anche il Festival di Sanremo tornerà quello che era, vorrà dire che noi tutti avremo ritrovato un po’ della vita che avevamo.

Primetime del sabato sera: la Rai 1 di Stefano Coletta a -14% di share da Maria De Filippi

L’amica di Rai 1 Maria De Filippi continua il suo dominio assoluto negli ascolti del sabato sera con C’è posta per te, umiliando Rai 1. Ieri Canale 5 con C’è Posta Per Te ha distanziato Affari Tuoi viva gli sposi di 14 punti (29.9% contro 15.9% di share). Chi fa televisione sa che la scelta di Rai 1 di programmare la versione matrimoniale di Affari Tuoi fino alle 22.45 poteva essere solo perdente. Contro un programma che fa il 30% di share da anni, la Rai non riesce ad essere competitiva.

Nemmeno affidando la conduzione al top player Carlo Conti ha potuto evitare alla rete ammiraglia una umiliazione del genere in termini di competizione sugli ascolti, così centrale per chi opera in regime di concorrenza. Questo dato è oggettivamente più rilevante di quello che potrebbe sembrare perché ha il sapore della resa incondizionata nei confronti della co-conduttrice a titolo gratuito del Festival di Sanremo 2017. In autunno con Ballando con le stelle ha arginato a fatica la valanga Tu Sì Que Vales.

Anche le serate evento hanno deluso in termini di ascolto, a partire da Danza con me con Roberto Bolle. Se è vero che nell’anno della pandemia da Covid-19 era impossibile pensare a grandi show, è anche vero che il portfolio titoli della concorrenza si è dimostrato più affidabile in questa situazione. Le prime serate di Rai 1 sono state un successo solo con le fiction, genere in cui Canale 5 vive una crisi di ascolti eclatante.

Ad un abbonato Rai come me, i 14 punti di share tra Maria De Filippi e Rai 1 danno molto fastidio, anche perché sulla Rai in questa stagione è stata esaltata, celebrata e osannata, come regina della televisione e degli ascolti, ospite di Mara Venier a Domenica In (Rai 1) e di Fabio Fazio a Che Tempo Che Fa (Rai 3). Resta il fatto che, in un anno difficilissimo anche per i dirigenti Rai, il direttore di Rai 1 Stefano Coletta sta collezionando una sequenza importante di insuccessi che, in una Italia che valutasse i risultati ed il merito, dovrebbero decretarne subito la rimozione dall’incarico.

Il ministro Franceschini dice, giustamente, no al pubblico in sala all’Ariston per Sanremo 2021: e ora la Rai faccia lo stesso un grande show da grande broadcaster quale è

Con un tweet di oggi, il ministro della Cultura Dario Franceschini ha messo la pietra tombale sulla possibilità di avere il pubblico in sala all’Ariston durante Il Festival di Sanremo 2021. Scrive il ministro: “Il Teatro Ariston di #Sanremo è un teatro come tutti gli altri e quindi, come ha chiarito ieri il ministro @robersperanza, il pubblico, pagante, gratuito o di figuranti, potrà tornare solo quando le norme lo consentiranno per tutti i teatri e cinema. Speriamo il prima possibile”.

Sono tra quelli che da un bel po’ scrivono che la Rai avrebbe dovuto prendere questa decisione già da mesi.
La cosa divertente è che ci sono sui social media decine e decine di giornalisti e di addetti ai lavori che hanno cavalcato l’onda del pubblico in sala all’Ariston accendendo la miccia del tormentone “Sanremo è uno show televisivo come quelli di Maria De Filippi che vanno in onda con il pubblico!”. Sono tutti rimasti con il cerino in mano. Gente che derideva “chi non capisce cos’è la tv”. Ecco, voi non capite cos’è e cosa significa la Rai durante una emergenza nazionale. E il Festival, essendo lo show più importante della televisione italiana, non poteva salvarsi da questo genere di problematiche organizzative. Strumentali? Sì o no, rimane il fatto che chi fa tv deve saper programmare a lungo termine. La dirigenza Rai avrebbe dovuto pensare ad un Sanremo2021 senza pubblico non oggi ma 8 mesi fa. Una dirigenza da mandare a casa. Ed è ancora più bello che dopo la sentenza emessa dal ministro Franceschini, quei giornalisti professionisti specializzati nel settore spettacolo e TV e gli addetti ai lavori insistono nel dire che ci sono altri show tv che vanno in onda con il pubblico in sala, dimostrando di non capire la differenza tra ospitare il pubblico nei programmi registrati e in diretta. Perché dopo aver preso una cantonata, la dovete difendere? Già, perché? Forse perché un Sanremo2021 sgonfiato non è un problema economico solo per la Rai ma anche per il circo mediatico che sul Festival fattura moltissimo? Boh e pure mah. Il fatto ora è semplice: la Rai deve decidere se fare come ha sempre detto il direttore artistico Amadeus e rinviare il Festival al prossimo anno perché “senza pubblico non si può fare”, oppure dimostrare di essere un grande broadcaster mondiale e fare 5 serate di grandissimo show televisivo senza pubblico in sala all’Ariston, riuscendo lo stesso a contenere le perdite che ciò comporta grazie al sostegno di sponsor “responsabili e volenterosi”. Il pubblico televisivo, ne sono certo, risponderà alla grande e la Rai farà il record di tutti i record di ascolto della storia del Festival.