Omaggio a Mirella Poggialini: il suo articolo, Se la cronaca nera diventa reality, tratto da avvenire.it

E’ morta, all’età di 78 anni, Mirella Poggialini, giornalista e critica televisiva di Avvenire, Tv2000 e Tv Sorrisi e Canzoni. Le sono televisivamente affezionato per il bel ricordo che ho delle prime felici stagioni de Il grande talk, oggi, ahimé, Tv Talk. Mi piaceva la sua capacità di comunicazione semplice e diretta di una professionista che parlava e scriveva di tv perché la tv le piaceva e la guardava sul serio, con passione, dalla mattina a sera (come mi conferma questo saluto di Gigio Rancilio su avvenire.it). In omaggio alla scrittura critica di Mirella Poggialini, Caro Televip pubblica un suo pezzo del 2010, attualissimo, visto che una settimana fa ho scritto questo post su Chi l’ha visto?, e quindi lo sottoscrivo parola per parola (tratto dalla sua rubrica di critica televisiva sul sito avvenire.it). 

Se la cronaca nera diventa reality

di Mirella Poggialini   

Mentre gli avanzi del Grande fratello imperversano su Canale 5 sotto la regia di Barbara D’Urso e i naufraghi dell’Isola vegetano in attesa di nuovi litigi, sulle reti nazionali il reality sta mutando caratteri e temi e affronta alla grande il confronto con la truce realtà della cronaca nera. I processi, miniera inesauribile di divagazioni elucubrazioni e ricognizioni peregrine per un gran numero di “opinionisti” ed esperti, dilagano ad ogni ora su ogni rete, forti della indeterminatezza suggestiva nella quale anche le condanne restano come sospese (in attesa del processo successivo) e nessuno è colpevole, ma si cerca, invocando a gran voce la giustizia, il “vero” responsabile ” figura enigmatica e fumosa ” di barbarie terribili e di ammazzamenti feroci. Così si intessono coinvolgenti trame in cui ognuno esprime opinioni discordanti, gli imputati dichiarano scandalizzati di non esser per nulla coinvolti, schiere di aficionados parteggiano per chi viene accusato, si scava nelle pieghe delle esistenze con implacabile acribia, si ripercorrono all’infinito le fasi dei delitti e le risultanze autorevoli dell’indagine scientifica, e tutto resta come prima per anni e decenni, trama provvidenziale per trasmissioni logorroiche in cui la verità sfugge ma è costantemente invocata. Realtà contro reality, insomma: con l’effetto straniante di un eterno dramma in cui i protagonisti diventano eroi dell’ingiustizia e invocano comprensione ed aiuto, e lo spettatore non può che sentirsi colpevole di non fare abbastanza per salvarlo dal suo truce destino. I delitti famosi, i crimini impuniti sono ormai parte della nostra storia, con preoccupante abbondanza. Preferibilmente, per attrarre e commuovere, si romanzano uccisioni di innocenti, bambini e giovani donne: processi paralleli e vani, in cui si diluisce l’efficacia delle investigazioni e si diffonde una vaga ma resistente nube di sospetto sulla validità delle indagini e dei giudizi.

da avvenire.it 8/4/2010

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