Anteprima I giorni del Quirinale di RaiNews24: Roberto Vicaretti e l’elezione diretta del Presidente della Repubblica francese

Caro direttore di RaiNews24 Paolo Petrecca, io non ho capito se i tuoi giornalisti-conduttori ci fanno o ci sono “simpatici”. Avevo appena finito di scrivere un post su Gianluca Semprini che mi sono ritrovato a scriverne uno su Roberto Vicaretti. Nella anteprima de “I giorni del Quirinale” ha ospitato il giornalista francese di Libération Erik Joszef e il docente della Temple University Philadelphia Pietro Paganini.

Anche Vicaretti come Semprini cerca di caratterizzare il proprio stile di conduzione, dandomi l’impressione di sentirsi molto “smart”. Nel coinvolgere il giornalista di Libération nella discussione sulle articolate trattative politico-parlamentari per l’elezione del Presidente della Repubblica italiana, ha fatto questa “simpatica” affermazione: “Beati voi francesi che lo scegliete in modo semplice il Presidente della Repubblica. Lo eleggete direttamente e vi togliete i problemi”.

Caro direttore di RaiNews24 Paolo Petrecca, il sorrisetto della serie “sto facendo il conduttore smart” impresso sul volto di Roberto Vicaretti non ha di certo attenuato la mia irritazione per cotanta leggerezza di un giornalista della Rai. E a quanto pare non sono stato il solo a ritenerla tale visto che il professore della Temple University Philadelphia prima di rispondere ad una domanda di Vicaretti, gli ha detto: “Ho scoperto che lei è presidenzialista!”.

Vicaretti colto in fallo ha risposto: “Io non sono presidenzialista” e poi ha smozzicato una specie di scusa riferendosi alle schede bianche della prima votazione di ieri. Sempre con quell’aria di uno che vorrebbe dire “Ma dai! È ovvio che stavo a scherzà”.

Caro direttore di RaiNews24 Paolo Petrecca, in un momento in cui la nostra politica è in forte difficoltà dando la possibilità a chi vuole delegittimarla di alimentare le teorie sul semi-presidenzialismo e sul presidenzialismo, secondo te, un giornalista-conduttore della Rai può permettersi il lusso di fare certe “simpatiche” battute?

No, non sono io ad essere pignolo, siete voi ad essere superficiali in casi del genere. Siete la rete all-news del servizio pubblico! Le battute su quanto è semplice eleggere un presidente in una repubblica presidenziale, lasciatele stare! L’Italia, ad oggi, è una repubblica parlamentare con le sue regole ed i suoi principi costituzionali.

È mai possibile che un giornalista-conduttore di RaiNews24 non si renda conto che una battuta del genere in questo momento è del tutto inopportuna?

Caro direttore di RaiNews24 Paolo Petrecca, però devo dire che è stato molto divertente vedere l’ospite, fare la contro-battuta al tuo giornalista-conduttore. Un pezzo di tv da mostrare in tutte le scuole di giornalismo televisivo come esempio di figuraccia in diretta.

I giorni del Quirinale di RaiNews24: Gianluca Semprini e le schede con i voti ai personaggi televisivi

Caro direttore di RaiNews24 Paolo Petrecca, lo spazio che dedichi alle dirette durante l’elezione del Presidente della Repubblica s’intitola “I giorni del Quirinale” e lo conducono Gianluca Semprini e Sabrina Bellomo. Ieri, primo giorno di votazione, dalle ore 15 alle ore 20 c’è stato l’affollamento mediatico che un evento così importante determina.

Erano contemporaneamente in onda con ospiti in studio, inviati a Monte Citorio e diretta dall’Aula: lo Speciale Tg1, lo Speciale Quarta Repubblica di Retequattro, lo Speciale Maratona Mentana TgLa7, lo Speciale I giorni del Quirinale di RaiNews24, lo Speciale Corsa al Colle di SkyTg24. Nessuno “Speciale” ha brillato per qualità ma il vostro ha brillato per essere lo “Speciale” che ti fa cambiare canale al primo sguardo.

Tutto merito del co-conduttore che si sente poco co e molto conduttore Gianluca Semprini. Il suo modo di stare davanti alle telecamere mi irrita in situazioni ordinarie, figuriamoci in una situazione straordinaria come questa, in cui la sua abituale voglia di fare una conduzione da “splendido” si amplifica a dismisura nel tentativo di essere “il più splendido”. Non lo digerisco da quella volta che, come conduttore del confronto su SkyTg24 tra gli aspiranti sindaci Virginia Raggi e Roberto Giachetti, prese un foglio di carta, lo appallottolò e lo gettò a terra prima di fare una domanda sul problema della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti a Roma.

Tutta la sua storia successiva in Rai non mi ha fatto cambiare idea, anzi, sembra impossibile ma la mia idea su di lui peggiora ogni volta che lo vedo in onda. Cosa mi infastidisce principalmente del suo modo di condurre? Il tono da sentenza definitiva che assume in ogni frase che pronuncia. Le espressioni del volto che sembrano autocompiacersi mentre parla. La costante determinazione nel mettersi al centro della scena con considerazioni che troppo spesso sconfinano nell’editoriale anche nel porre le domande più semplici a qualsiasi categoria di interlocutore. La cronica corsa all’interruzione degli ospiti ai quali difficilmente concede di rispondere compiutamente. Difetti che a mio avviso si vedono ancora di più quando si ritrova a condividere la conduzione.

Nel caso specifico, tutta la mia solidarietà va a Sabrina Bellomo la cui pazienza nei confronti di Semprini mi appare sconfinata. Quanto deve essere fastidioso vedere che chi ti è accanto smania per prendere la parola per primo, per dire la parola in più, si impegna con costanza a fare la chiosa più elaborata?

Caro direttore di RaiNews24 Paolo Petrecca, ieri tutti i difetti che addebito a Gianluca Semprini si sono manifestati inevitabilmente nel primo lunghissimo Speciale “I giorni del Quirinale”. A questi se ne è aggiunto uno che per me li supera tutti, ovvero, la voglia di sottolineare un aspetto dello scrutinio che lui ha ritenuto fosse una curiosità divertente: le schede con i nomi dei personaggi della televisione. Lo spettacolo non edificante, e non nuovo, della scrittura sulla scheda da parte di alcuni “grandi elettori” dei nomi di Amadeus, Alberto Angela e Bruno Vespa è stato sottolineato da Gianluca Semprini con quel sorriso un po’ così che hanno quelli a cui la cosa non sembra grave.

A rendere ai miei occhi quel sorriso ancora meno appropriato si è aggiunta una delle chiose di Semprini che ha tenuto a sottolineare alla collega al suo fianco ed ai telespettatori che la Rai stava prendendo molti voti.

Caro direttore di RaiNews24 Paolo Petrecca, tu potresti accusarmi di essere troppo intransigente nel non concedere nessun margine per una battuta ad un giornalista che sta conducendo uno spazio in diretta di lunga durata. In tal caso respingerei l’accusa al mittente. Per prima cosa perché da cittadino sono infastidito da come dei parlamentari si comportano nello svolgimento di un compito così importante a livello istituzionale, mentre da telespettatore ed abbonato Rai mi sono immedesimato nella situazione in cui si è trovata Stefania Bellomo la cui espressione del volto in quel momento a me comunicava questo “quando la finisci sarà sempre troppo tardi”.

Caro direttore di RaiNews24 Paolo Petrecca, se è vero che i giornalisti televisivi devono comunque caratterizzare il loro stile di conduzione che può piacere o meno a pochi o a tanti, è anche vero che ci sono delle situazioni in cui è sottilissimo il confine tra il sottolineare una curiosa nota di cronaca ed il velato, non manifestato, cazzeggio.

Ieri Gianluca Semprini mi ha dato l’impressione che quel confine gli sarebbe tanto piaciuto valicarlo in una direzione ben precisa ed opposta a quella che da telespettatore abbonato Rai e da blogger televisivo mi aspetto da un giornalista Rai che commenta in diretta il primo scrutinio per l’elezione del Presidente della Repubblica.

Festival di Sanremo 2022 con il ritorno del pubblico al Teatro Ariston: il dubbio che mi ha fatto venire il direttore di Rai 3 Franco Di Mare.

Caro direttore artistico e conduttore del Festival di Sanremo 2022 Amadeus, l’anno scorso sono stato un accanito sostenitore della misura anti-Covid che prevedeva il Teatro Ariston senza pubblico in sala. Era necessario dare un segnale fortissimo alla platea televisiva dello show più visto in Italia. Quest’anno sono convinto che la Rai saprà applicare al meglio le misure di prevenzione previste dal protocollo governativo sui teatri. Ho letto che avete attivato la procedura di prenotazione per i posti in sala e anche il primo promo ci mostra un Ariston con il pubblico e quindi non dovrebbero esserci dubbi.

Eppure, in Rai, c’è un importante dirigente che ieri mi ha fatto venire il dubbio. Franco Di Mare nel suo programma “Frontiere” in onda il sabato pomeriggio su Rai 3, parlando della situazione attuale della diffusione del Covid-19 in Italia, ha detto che negli stadi si è tornati ad una capienza di 5.000 spettatori e poi riguardo al Festival ha detto:

“Eravamo pronti a un Festival di Sanremo come ai vecchi tempi. Si sta tornando invece a quello dello scorso anno con una Sanremo blindata. Anche se, dopo giorni di dubbi e attese, la presenza del pubblico al Teatro Ariston è stata, per il momento, confermata. Ma il 1° febbraio prossimo quando la kermesse inizierà, quale sarà la situazione? Chi può dirlo (da Frontiere – Rai 3 del 15/01/2022).

Caro direttore artistico e conduttore del Festival di Sanremo 2022 Amadeus, inutile dirti che Franco Di Mare ha pronunciato queste parole con quel suo modo di fare che a me sembra sempre da giornalista che non deve chiedere mai perché ha già tutte le risposte nelle domande che fa.

Ovviamente, se un importante dirigente Rai dice una cosa del genere non lo fa certo per generare allarmismo. Vuol solo dire che dall’alto della sua grande esperienza di giornalista e della sua notevole preparazione come direttore della terza rete Rai, non si sente di escludere che la curva di diffusione del virus possa salire al punto di mettere in crisi il governo e fargli cambiare quei protocolli sanitari che oggi vi consentono di ospitare il pubblico all’Ariston.

Ovviamente facciamo tutti i debiti scongiuri perché eventualmente in ballo non ci sarebbe solo la sicurezza del pubblico del Teatro Ariston ma vorrebbe dire che il dubbio di Di Mare sarebbe diventato una triste realtà per la sicurezza di tutti gli italiani.

Io invece quest’anno voglio essere ottimista e immaginare un Festival di Sanremo quasi normale a cominciare dalla presenza del pubblico in sala.

Anche se da ieri non posso fare a meno di chiedermi: perché Franco Di Mare ha tirato fuori questo dubbio su Sanremo?
La risposta che mi sono dato è che anche lui vuole partecipare allo sport nazionale delle prossime 4 settimane: parlare del Festival di Sanremo.
Sono io che do troppo credito ad un dubbio di Franco Di Mare. Forse questo mi accade perché da dirigente Rai va in onda anche come conduttore e mi può rimanere il dubbio che non sia il conduttore a parlare ma il dirigente che ne sa qualcosa in più grazie al suo ruolo ai piani altissimi di Viale Mazzini.

Ora, lasciamo stare i dubbi e torniamo alle certezze: Sanremo è Sanremo. Anche per Franco Di Mare.

L’ “appuntamento” di Alberto Matano: l’autogol di un conduttore piccolo piccolo

Caro Alberto Matano, due giorni fa hai manifestato la tua contrarietà al modo in cui la concorrenza ti ha letteralmente soffiato in diretta un ospite che la tua inviata stava intervistando. Sia La vita in diretta che Pomeriggio Cinque News in questi giorni si stanno occupando dello stesso caso di cronaca nera, come peraltro avviene spessissimo da anni. Il ritrovamento del cadavere di una donna vi ha portato immediatamente ad intervistare il marito.

È anche così che Rai 1 e Canale 5 riempiono i pomeriggi degli italiani: facendo ore e ore di trasmissione sui morti ammazzati. Non è di certo una novità. La corsa all’esclusiva delle testimonianze dei protagonisti finisce sempre con l’essere una co-esclusiva perché il giorno dopo la concorrenza porta a casa una nuova testimonianza della stessa persona. È un giochetto che normalmente si svolge dietro le quinte delle vostre dirette ma se succede che in diretta si sente forte la voce dell’inviata del programma concorrente mentre l’inviata del tuo programma sta intervistando una persona che un minuto dopo sarà prelevata dalla concorrenza, beh certo ad un conduttore possono girare le scatole.

Soprattutto, il conduttore che si è visto scippare l’ospite deve al proprio pubblico una spiegazione e nel caso specifico la tua è stata: “Con lui avevamo un appuntamento”. La cosa divertente è che l’intervistato dice alla tua intervistatrice “Parlerò con tutte e due”, in pratica avvisandovi che stava per rispondere anche alla concorrenza.

Caro Alberto Matano, le dinamiche di una diretta del genere, in cui, consentimi la metafora, due cani si contendono lo stesso osso, dovrebbe essere ben chiara ad un giornalista professionista. Se due inviate sono sullo stesso posto, in diretta contemporaneamente ed hanno a portata di microfono un protagonista importante di un fatto di cronaca caldo caldo, ci può stare che basti un attimo di pausa di una inviata per far entrare in azione l’altra. Non è che si può invocare il fairplay giornalistico in certi casi. Bisogna essere bravi a non farsi scippare l’ospite, come ben sanno tutti quelli che fanno giornalismo sul campo. In quel momento c’era una sfida tra due inviate e non è “un appuntamento” (in strada, suolo pubblico) a garantirti che l’ospite non possa essere “distratto” da un altro microfono.

Caro Alberto Matano, rivolgendoti ai tuoi telespettatori hai detto che “Questi momenti non mi appartengono. Quello che è successo non è nel mio stile”. Ed è qui che per me “casca l’asino”, caro Matano. Il tuo “stile” lo vedo tutti i giorni applicato alla cronaca nera come al gossip e all’attualità ed è praticamente lo stesso della concorrenza.

La tua giustificazione in diretta è solo la dimostrazione che un conduttore che crede di essere la star dei pomeriggi tv si è sentito ferito nell’orgoglio ed ha provato a fare la parte del buono, bello, bravo e giusto con il proprio pubblico.

Caro Alberto Matano, di brutte pagine televisive La vita in diretta ce ne offre ogni giorno. È questa l’unica conferma che, “il caso dell’ospite di Trieste scippato in diretta”, ci dà. La Rai 1 de La vita in diretta da te condotta è brutta tv come quella del programma diretto concorrente.

Elezione del Presidente della Repubblica Italiana: che il tele-show abbia inizio

Cari direttori di tutte le reti e di tutti i telegiornali, il Presidente della Camera Roberto Fico oggi ha convocato il Parlamento a camere riunite per il primo giorno di votazione il 24 gennaio 2022 alle ore 15; hanno così inizio ufficialmente le procedure per l’elezione del Presidente della Repubblica Italiana che succederà a Sergio Mattarella.
L’altissimo valore istituzionale della carica ci dovrebbe far parlare solo degli aspetti costituzionali e rappresentativi ma da oggi, anche e soprattutto grazie a voi, sarà principalmente un tele-show.

Quello che negli ultimi mesi è stato un tema caldo diventa caldissimo e sarà centrale in ogni piano editoriale e in ogni redazione fino al giorno del giuramento. È una di quelle situazioni in cui la televisione si riprende il ruolo di protagonista assoluta dell’informazione e della comunicazione. Autori e conduttori dei programmi di attualità si contenderanno gli esperti di “corsa al Quirinale”, i “retroscenisti”, gli storici, i quirinalisti. I telegiornali apriranno più “finestre” in ogni edizione per riassumere le indiscrezioni del giorno su papabili e manovre dei partiti. Ci saranno decine di “speciali”, ciascuno con il proprio titolo evocativo. Quando inizieranno le votazioni ci sarà ogni volta una specie di “Prociesso” per dirla alla Aldo Biscardi. Farete il moviolone per spiegarci i significati di ogni voto e vi lancerete in previsioni che in confronto il vecchio pendolino di Maurizio Mosca sembrerà una cosa attendibile.

I politici di tutti gli schieramenti saranno gli ospiti più ambiti perché a loro cercherete di carpire quali strategie stanno adottando. Farete ogni giorno il toto-nomi. Darete voce ai sondaggi chiamando in causa gli italiani per darci una vaga idea di cosa accadrebbe se la nostra fosse una repubblica presidenziale.

Cari direttori di tutte le reti e di tutti i telegiornali, molti di voi si sentiranno investiti del ruolo di “cronisti di un evento storico”, ciascuno con il proprio stile e personalità. La mia curiosità più grande è quella di vedere chi riuscirà a farne un racconto obiettivo e interessante, non influenzato dalla conflittualità che pervade la classe politica ed il Paese. Metterete in campo le risorse professionali e tecniche più importanti di cui disponete. È inevitabile la spettacolarizzazione televisiva di questo appuntamento fondamentale per la Repubblica. C’è da vedere solo chi farà un buon servizio ai telespettatori e non solo uno show. Le vostre concessionarie pubblicitarie sono già pronte a piazzare i “pacchetti presidenziali” che non saranno appetibili come quelli del Festival di Sanremo ma conferiscono all’inserzionista un prestigio difficile da trovare in altri spazi tv.

Cari direttori di tutte le reti e di tutti i telegiornali, il tele-show presidenziale per molti di voi sarà la grande occasione, un tassello che vi consentirà di fare carriera.
C’è un conclave laico da celebrare, un neo settenato da battezzare e poi da cullare. Qualcuno canterà delle messe che piaceranno al potere. Qualcuno si produrrà nelle varie “maratone” in occasione delle singole votazioni. Io da telespettatore e soprattutto da cittadino sarò come sempre davanti alla tv alla ricerca di chi saprà farmi appassionare e di chi mi darà l’informazione più attendibile e più vicina alla mia idea di vero giornalismo.

Se tele-show deve essere che sia di qualità, ovvero, obiettivo, al servizio del pubblico, chiaro, completo, verificato, aggiornato, non banale, utile a farci capire. La storia non siete voi, la storia è quella che voi dovete dimostrare di essere all’altezza di saper raccontare mentre accade.

La variante informazione televisiva italiana all’inizio del terzo anno di Covid-19

Cari direttori di tutti i telegiornali, di tutte le reti e cari conduttori di tutti gli spazi televisivi di attualità ed informazione, all’inizio della pandemia da Covid-19 mi sono chiesto se sareste stati in grado di affrontare adeguatamente questa sfida professionale così complessa e complicata. A quasi due anni di distanza, la risposta che mi sono dato è “no, senza eccezioni”. Una emergenza mondiale raccontata minuto per minuto, giorno per giorno, mese dopo mese per due lunghissimi anni e chissà ancora per quanto: questa era, è, e sarà la sfida.

Due governi a gestirla, con due stili di comunicazione profondamente differenti che di certo non hanno aiutato a capire cosa accadeva e accade. Così vi siete buttati su decine e decine di scienziati, immunologi, virologi, infettivologi e affini, diventati delle star televisive da consultare a tutte le ore in decine e decine di spazi tv. Due anni in cui il Coronavirus ha fatto il virus, ovvero, ha continuato a diffondersi anche con le sue varianti e l’informazione televisiva italiana ha tentato, senza riuscirci, di stargli dietro. Affrontare una pandemia non è cosa da poco, sotto tutti i punti di vista: politico, sanitario, economico, sociale e informativo. Tutti questi settori hanno arrancato a stare dietro al virus e l’informazione televisiva ha mostrato dei limiti inimmaginabili.
Cari direttori di tutti i telegiornali, di tutte le reti e cari conduttori di tutti gli spazi televisivi di attualità ed informazione, in un contesto in cui l’incertezza è quotidiana e, più che vederne la fine, è chiaro che si dovrà convivere con il virus, voi avete progressivamente aumentato gli spazi tematici di discussione con risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Alle decine e decine di esperti qualificati, avete aggiunto decine e decine di ospiti con caratteristiche esclusivamente televisive che hanno contribuito a trasformare in show ogni momento della giornata dedicato al virus. L’arrivo dei vaccini e l’avvio della prima fase di somministrazione hanno rappresentato il punto di non ritorno per chi fa informazione tv. Siete partiti per un viaggio “destinazione paradiso” che si è rivelato essere un lungo limbo con vista sull’inferno del “chissà quando ne usciremo”. Siete passati in un batter d’occhio dall’entusiasmante propaganda per le campagne vaccinali allo stressante racconto dello scontro quotidiano tra vaccinati e non vaccinati. Non c’è un tg, un programma, uno spazio che siano immuni dagli effetti devastanti che il virus ha avuto sull’informazione. Da due anni, accendere il televisore vuol dire affrontare un calvario fatto di sterili ed estenuanti discussioni che giorno dopo giorno logorano la vostra credibilità. Sta per iniziare il terzo anno di convivenza con il Covid-19. Chi di voi ha ancora un minimo di autocritica da esercitare, faccia ricorso a tutto il buonsenso di cui dispone per eliminare l’inconsistente informazione show, utilizzando il minimo indispensabile i personaggi qualificati e rinunciando ai personaggi non qualificati che la popolano. Come telespettatori e cittadini abbiamo bisogno di una informazione pura e semplice che sia un aiuto a risolvere i problemi quotidiani che la convivenza con il virus comporta. Non abbiamo bisogno di una informazione che alimenta le incertezze, che contribuisce ad esasperare le conflittualità e che su un tema così importante fa da vetrina per personaggi dello show business. Si può e si deve raccontare una pandemia senza sembrare una variante impazzita della vera informazione.

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Il retequattrismo voluto da Pier Silvio Berlusconi: lo stato dell’arte

Caro vice presidente e amministratore delegato Mediaset Pier Silvio Berlusconi, quando hai annunciato la trasformazione di Retequattro, oltre 3 anni fa, lo hai fatto con la determinazione che ti contraddistingue quando ti esponi mettendoci la faccia:

“Oggi, in un panorama di fortissima concorrenza, Mediaset ha deciso di investire ancora e di portare questa rete ad essere sempre più mirata sull’attualità, l’informazione e l’approfondimento. Quindi avremo la bellezza di cinque serate tutte in diretta che fanno un diverso tipo di informazione e pensiamo che questa sia una sfida più che altro di qualità editoriale (da TgCom24 del 12/9/2018).


Caro vice presidente e amministratore delegato Mediaset Pier Silvio Berlusconi, e allora vediamola questa qualità editoriale che le prime serate di Retequattro hanno raggiunto in tre anni.


Il lunedì va in onda Quarta Repubblica condotto da Nicola Porro. La caratteristica principale del programma è di essere populista con spiccata pendenza a destra. Anzi, no. La principale caratteristica è di avere tra gli opinionisti più autorevoli, Daniele Capezzone. Quando si dice la poca autorevolezza.


Il martedì va in onda Fuori dal Coro condotto da Mario Giordano. Un programma che mi fa provare un forte sentimento di pietas nei confronti del conduttore per come ha caratterizzato il proprio personaggio. Zompetta urlante da una parte all’altra dello studio tra sagome a grandezza naturale dei personaggi che prende di punta e attorniato da comparse vestite da “categorie” sociali. Qualsiasi paragone con il Gianfranco Funari che si avvicinava in primissimo piano alla telecamera è fuoriluogo. Funari veniva dalla gavetta fatta nei cabaret più qualificati. Giordano viene dal giornalismo serio. E in questo caso vince il cabaret a mani basse.

Il mercoledì va in onda Zona Bianca condotto da Giuseppe Brindisi. C’è davvero pochissimo da dire sullo spessore del programma. Anzi, no. Lo spessore è questo: Flavia Vento che dice di essere guarita da un morso di cane ad una mano versandoci dell’acqua miracolosa. Una di quelle ospitate tanto rimpiante dal pubblico di prima serata di Barbara D’Urso.

Il giovedì va in onda Dritto e Rovescio condotto da Paolo Del Debbio. Qui si dà voce al populismo da mercatino rionale, dove il conduttore passeggia ad inizio puntata più per farsi dire quanto è bello e quanto è bravo che per ascoltare il popolo. In studio poi si esibisce in una conduzione soporifera in cui a tratti sembra sonnecchiare. Tranne quando ospita Giorgia Meloni per i suoi lunghissimi monologhi ai quali presta una sveglia attenzione. La partecipazione assidua di Giorgia Meloni è una caratteristica di tutti i programmi che ho fin qui citato. La nuova Retequattro è la rete in cui la presidente del principale (in pratica unico) partito di opposizione beneficia di praterie sconfinate senza contraddittorio (quasi sempre, per non dire sempre).


Il venerdì va in onda Quarto Grado condotto da Gianluigi Nuzzi e Alessandra Viero. È l’unico titolo in prima serata della vecchia Retequattro e mostra tutti gli anni che ha. È un programma “crime” che è stato completamente surclassato per capacità di approfondimento dai tanti titoli “crime” del Canale Nove di Discovery Italia.

La domenica va in onda Controcorrente condotto da Veronica Gentili. È la conduttrice in ascesa: da quando tuo padre le ha fatto i complimenti in diretta è diventata indispensabile. La principale caratteristica del programma è data dai pennarelli che impugna e che sono rigorosamente in tinta con i vestiti della conduttrice, dalle camminate della conduttrice dal podio al centro dello studio con giravolta e ritorno alla base e, ovviamente, dai primi piani della conduttrice già attrice in ruoli minori. Attualmente è la reginetta del retequattrismo in prima serata.

Caro vice presidente e amministratore delegato Mediaset Pier Silvio Berlusconi, non so cosa ha portato questa nuova linea editoriale in termini economico-finanziari alla tua azienda. Quello che so è che il giorno in cui hai mandato in pensione l’ultima annunciatrice della televisione italiana Emanuela Folliero, simbolo di una Retequattro che con il sorriso mi dava la buonasera, ho capito che la nuova linea editoriale sarebbe stata tutto fuorché bellissima.

Due righe due su Parliamone di RaiNews24 condotto da Chiara Paduano

Chiara Paduano ha condotto molto bene Newsroom Italia su RaiNews24 e si è guadagnata sul campo la conduzione di Parliamone, uno spazio informativo su misura per lei (nella stessa fascia oraria, dalle 15.05 alle 15.55). Tre o quattro temi non solo di stretta attualità ma anche temi poco trattati e altri decisamente particolari come quello di oggi sul linguaggio dei cetacei spiegato da Daniela Pace biologa dell’Università Sapienza. Si dà spazio anche a realtà della società civile e del mondo produttivo territoriale di qualità con storie significative e particolari da raccontare. È evidente l’impronta di Chiara Paduano nella scelta degli argomenti e degli ospiti che sono gestiti in studio con equilibrio e nel rispetto delle diverse opinioni con il risultato che i racconti sono concreti e comprensibili. 50 minuti di informazione non scontata, interessante e intelligente. L’approccio semplice, educato ed equilibrato di Chiara Paduano è in perfetta sintonia con il titolo. La sigla è una musichetta un po’ troppo da giocoleria ma nessuno spazio informativo è perfetto.

Veronica Gentili “conduttrisce” Mediaset: 3 tweet di Caro Televip