Nemico Pubblico Live: basta togliere le candid camera, aggiungere un comico e una band esordienti e il programma può aspirare ad essere un mini Saturday Night Live

Caro direttore di Rai 3 Andrea Vianello, dopo Sconosciuti, ho trovato un altro programma figlio della tua direzione che mi piace. S’intitola Nemico Pubblico Live e da ieri va in onda il martedì, in seconda serata, tra Ballarò e Linea Notte del Tg3 (6 puntate). Un programma che avete definito “Una scommessa” perché Rai3 “vuole proporre per la prima volta al suo pubblico la Stand up comedy, un genere poco conosciuto in Italia, soprattutto in tv, che nel mondo, da decenni, riempie teatri, comedy club e palinsesti televisivi”. Dopo la prima puntata e, indipendentemente dagli ascolti, per me la scommessa l’avete già vinta.

L’anima di questa edizione prima edizione di Nemico Pubblico Live è Giorgio Montanini, unico monologhista, co-autore e interprete principale delle 2 candid camera previste dal format.

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La Rai vince il ricorso al Tar contro l’AgCom: Rai 3 ed i suoi programmi Che Tempo Che fa e In Mezz’ora non hanno violato le regole sul pluralismo televisivo a scapito del PdL

 

Ho pagato il canone tv 2014; quello su carta intestata della Agenzia delle Entrate, non quello dello spot su carta intestata Rai.

Cara presidente della Rai Anna Maria Tarantola, l’arrivo del bollettino per il pagamento del canone di abbonamento alla tv è per me sempre motivo di gaudium magnum. Oggi anno mi dispero perché arriva in ritardo e mi assale la preoccupazione: l’Agenzia delle Entrate e la Rai si sono dimenticati di me? Non ho più il privilegio di essere un chiodo fisso nei loro pensieri? Poi la nebbia si dirada perché il portalettere si degna di recapitarmi la missiva insieme ad altre cinque bollette da pagare (già scadute per bontà del servizio postale). Tranquilla, a voi vi ho già pagato ieri, ampiamente entro il termine previsto.

Ho scelto di fare la fila alla posta e non di semplificarmi la vita pagando online o dal tabaccaio; se sofferenza deve essere che sofferenza sia, fino in fondo. Come ho scritto su twitter a due dei vostri direttori che critico di più, Giancarlo Leone (Rai 1) e Andrea Vianello (Rai 3): “sono un blogger puntiglioso ma anche un abbonato puntuale” (ringrazio Andrea Vianello per il “mi piace” di risposta al tweet). Tutte le critiche che faccio alla programmazione Rai non hanno in alcun modo l’obiettivo di dire che la Rai non si merita i soldi che le vengono dal pagamento del canone e l’ho sempre scritto nei dieci anni di gestione di questo blog. La lista dei meriti della Rai è molto più lunga di quella dei demeriti. Questo non vuol dire che dalla Rai non si debba pretendere ancora di più; anzi, “di tutto, di più”, per dirla con lo slogan di un vostro vecchio spot paga-canone. Cara presidente della Rai Anna Maria Tarantola, non ti dico di aver accolto con entusiasmo l’arrivo del bollettino per il pagamento del canone di abbonamento alla tv 2014, però non ho nemmeno reagito come fanno negli spot che vi siete inventati quest’anno per intimarci di pagarlo. Anche perché nella finzione degli spot all’abbonato arriva una busta con la carta intestata della Rai e la accartoccia per buttarla, mentre, la busta vera che arriva a casa, è su carta intestata della Agenzia delle Entrate e non c’ho pensato nemmeno un attimo ad accartocciarla e buttarla; sono andato di corsa alla posta a pagare la tassa.

Dopo l’errore di The Newsroom in prima serata Rai 3 persevera con Scandal

Cara Shonda Rhimes, solo se la first lady Michelle dovesse lasciare il presidente degli Stati Uniti Barack Obama a causa del selfie con la premier danese, rivaluterò la tua serie Scandal. Il gossip sulla crisi matrimoniale dei coniugi Obama sembra uscire dalla tua penna di sceneggiatrice di questa brutta serie che Rai 3 sta trasmettendo il venerdì in dosi massicce (fino a 4 puntate alla volta!). Il direttore di Rai 3 Andrea Vianello ha sbagliato a programmare The Newsroom in prima serata, floppando negli ascolti (2%-3% di share, quando è andato bene), ed ha puntato sul tuo Scandal per risollevare il venerdì sera della rete, senza riuscirci, visto che al massimo ha fatto il 4% di share (quando è andata bene! Venerdì scorso 10/1/14 ha fatto 800mila spettatori circa e il 3% di share). Piace poco al pubblico italiano il tuo Scandal.

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Masterpiece di Rai 3: il talent show per aspiranti scrittori di cui, come lettore, non sentivo il bisogno

Caro direttore di Rai 3 Andrea Vianello, un talent show in cerca di scrittori è l’ultima cosa di cui il mondo dell’editoria italiana ha bisogno e tu, ovviamente, lo stai trasmettendo la domenica alle 22.50. S’intitola Masterpiece e l’obiettivo dichiarato è “di scovare nuovi talenti in campo letterario”. Come sa anche un analfabeta, in Italia ci sono più aspiranti scrittori che lettori e incentivare questa tendenza con un programma televisivo è una scelta che si giustifica solo con la smania di Rai 3 di dimostrare al mondo che Rai 3 è ancora la rete Rai dedicata alla cultura. Ma un programma come Masterpiece si può classificare come “programma culturale”? Direi proprio di no.

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Che Tempo che Fa? Tempo da ombrello a Equitalia

Caro Fabio Fazio, che tu non sia il David Letterman italiano mi è sempre stato chiaro; che tu non sia un grande intervistatore, pure. Ti considero la versione di sinistra di Bruno Vespa con l’aggravante che non capisco perché la sinistra debba avere una versione di Bruno Vespa. Nemmeno l’annunciata intervista a Diego Armando Maradona mi ha fatto scegliere di vedere Che Tempo che Fa. Ho preferito farmi del male con 3 episodi consecutivi di Grey’s anatomy 9 su La7. Ieri però sono dovuto andare su Rai Replay a rivedere il pezzo dell’intervista in cui Maradona ha fatto il gesto dell’ombrello rivolto ad Equitalia.

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The Newsroom: il tocco di Aaron Sorkin sul giornalismo non è migliore delle tante sceneggiature hollywoodiane già viste e riviste

Caro direttore di Rai 3 Andrea Vianello, dalla stanza delle notizie di RaiNews24 hai fatto una breve introduzione al primo episodio di The Newsroom, la serie tv sull’informazione ideata da Aaron Sorkin. Hai detto che, pur essendo solo un telefilm, aiuta a capire quanto sia importante l’indipendenza dell’informazione in una democrazia. Hollywood ha realizzato decine e decine di film sul giornalismo, sui suoi valori, sul suo potere, sul dietro le quinte della professione, su come nasce e si sviluppa una notizia. The Newsroom ha la presunzione di fare una sintesi di come funziona una rete all-news e il presuntuoso che ha avuto questa idea è Aaron Sorkin.

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AgCom dà ragione a Brunetta: Fazio e Annunziata “squilibrati”

Cari Fabio Fazio e Lucia Annunziata, l’AgCom (l’autorità garante per le comunicazioni) vi ha ordinato di riequilibrare le presenze di esponenti del centrodestra a Che tempo che fa e a In ½ ora, a seguito di un esposto del capogruppo PdL alla Camera Renato Brunetta. Per chi fa informazione, con la sicurezza nella propria obiettività che ostentate voi, è un richiamo che brucia.

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La guerra dei mondi: la nuova dimensione del talk show firmato Rai 3.

Cara presidente della Rai Anna Maria Tarantola, quello che è accaduto venerdì scorso in prima serata su Rai 3 ha più del ridicolo che dell’incredibile. Succede che il nuovo direttore di Rai 3 Andrea Vianello si è inventato un nuovo talk show intitolato La guerra dei mondi affidandolo ad un nuovo conduttore, David Parenzo. Succede che nell’ultima puntata la contrapposizione delle opinioni sia sfociata in un diverbio tra lo scrittore Aldo Busi e la deputata PdL Laura Ravetto che ha abbandonato lo studio. La cosa non ha dell’incredibile perché se si ospita in un talk show il provocatore Busi per contrapporlo alla provocatrice Ravetto, il minimo è che ne venga fuori una gran confusione.

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Celi, mio marito! Ora che anche Aldo Grasso ha scritto che è un programma che non esiste, sento di non essere stato frettoloso nel valutarlo.

Caro direttore di Rai 3 Andrea Vianello, sono contrario all’accanimento terapeutico nei confronti di una trasmissione come Celi, mio marito!, anche perché c’è poco da fare per salvarlo e, avergli già dedicato due post, mi sembra fin troppo. Bastava un tweet dopo la prima puntata per bocciarlo senza appello. Tu mi dirai che sono esagerato. Fino a ieri avrei potuto darti ragione. Poi, ieri, Aldo Grasso, il primo critico televisivo italiano, ha scritto il suo secondo articolo su Celi, mio marito! definendolo “il programma che non esiste”, a distanza di oltre un mese dal suo primo articolo scritto dopo la prima puntata e nel quale gli dava una certa apertura di credito.

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