Cosa resterà degli anni Obama: Michelle ospite di James Corden ed Ellen Degeneres

Cari James Corden ed Ellen Degeneres, chi come me è stato profondamente deluso dagli 8 anni di Barack Obama alla Casa Bianca non può che ricercare negli otto anni di Michelle Obama come first lady, l’aspetto più interessante di questa comunque storica presidenza.

Quando ieri nell’ultimo discorso da presidente Barack ha reso omaggio a Michelle, è scattata immediatamente la standing ovation alla quale mi aggiungo anch’io.

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Barack Obama è a fine mandato: speriamo lo sia anche Giovanna Botteri come corrispondente Rai da New York

Cara corrispondente Rai da New York Giovanna Botteri, spero proprio che quello che inizia sia il tuo ultimo semestre negli Stati Uniti come narratrice appassionata e per nulla appassionante della presidenza di Barack Obama (presumo che il tuo sostituto prenderà servizio a gennaio 2017 insieme al nuovo presidente). 

Tra i danni della infelice presidenza di Obama, annovero anche gli 8, dico 8, anni di tue corrispondenze da New York, qualcosa di più di un semplice posto fisso; praticamente hai preso la residenza a New York.

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Obama, Lo Porto, Renzi: sembra una puntata di House of Cards ma purtroppo non lo è

Caro showrunner di House of Cards Beau Willimon, il 17 aprile 2015 il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha ricevuto in visita ufficiale il presidente del Consiglio dei Ministri italiano Matteo Renzi.

Una visita cordialissima celebrata davanti alle telecamere con battute sulla eccellente qualità del vino italiano.

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Barack Obama anatra zoppa: ora dovrà mettere in pratica le ore passate a vedere House of Cards

Cara Maria Luisa Rossi Hawkins, quando ieri hai twittato “Vecchie promesse e vecchia politica dopo le elezioni di mezzotermine USA”, sapevo che non dovevo perdermi la tua rubrica Stelle a Strisce su TgCom24 e non mi hai deluso.


Con la tua solita concretezza hai sintetizzato la situazione da “anatra zoppa” in cui si trova il presidente Usa Barack Obama dopo che il Partito Democratico ha subito una pesante sconfitta nelle elezioni di medio termine.

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Giovanna Botteri lascia New York e vola a Buenos Aires proprio quando The President Obama avrebbe più bisogno di lei

Cara Giovanna Botteri, sei volata da New York a Buenos Aires per raccontare la vigilia della finale della Coppa del Mondo Brasile 2014 vista dai tifosi argentini.


Il tuo servizio è andato in onda nel Tg1 delle 20 con questo testo giornalistico intervallato dall’indispensabile contributo dei tifosi: 

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Datagate: propongo Giovanna Botteri come nuovo portavoce della Casa Bianca al posto di Jay Carney

Cara corrispondente Rai da New York Giovanna Botteri, ieri proprio non ce l’ho fatta ad aspettare l’una di notte per seguire la tua corrispondenza in diretta durante il Tg3-Linea Notte. Ho seguito Piazzapulita su La7, che mi ha conciliato un sonno talmente profondo che questa mattina mi sono svegliato in ritardo. Su twitter, @EmilianoPompei, mi dice che stanotte hai minimizzato il caso Datagate. Così questa mattina sono corso su Rai Replay per ascoltarti. Non volevo credere alle mie orecchie. Tu non hai minimizzato il Datagate. Tu lo hai smontato il Datagate.

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Giovanna Botteri e la sensazione che sul Datagate “la situazione sia un po’ sfuggita di mano ai vertici dell’amministrazione Obama”

Cara corrispondente Rai dagli Usa Giovanna Botteri, ti vedo sempre meno sorridente quando parli del presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Ho come l’impressione che l’entusiasmo con cui ce l’ hai raccontato fino al gennaio scorso, cominci a scemare. Quello che negli ultimi 5 anni ci hai descritto come la grande speranza dell’America e quindi del mondo, è solo un presidente degli Stati Uniti d’America e come tale si comporta. Oggi torna di grande attualità il caso della National Security Agency americana che secondo The Guardian ha spiato le telefonate di 35 leader di altri paesi. La notizia, per quanto non sia una primizia visto che il caso Snowden è già esploso qualche mese fa, riprende vigore perché tra gli intercettati c’è la cancelliera tedesca Angela Merkel.

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Giovanna Botteri e l’entusiasmo per l’inizio degli ultimi quattro anni di presidenza del grande incantatore Obama

Cara corrispondente Rai dagli Usa Giovanna Botteri, quando ieri ti ho visto in collegamento per il Tg3 pensavo fossi a Disneyland invece eri alla cerimonia di insediamento per il secondo mandato presidenziale di Barack Obama. Ad ingannarmi, oltre alla scenografia da parata, ha contribuito il tuo sorriso pieno di entusiasmo per la partecipazione all’evento. Ad Obama è legata una parte importantissima della tua storia professionale. Hai vissuto intensamente la sua prima trionfale campagna elettorale e l’hai raccontata per quello che era: “una grande speranza di cambiamento”. L’entusiasmo che avevi tu, lo avevamo in molti.

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Il capo della Cia aveva l’amante a insaputa del Presidente degli Stati Uniti d’America e Barack Obama in tv fa più ridere di Silvio Berlusconi.

Caro David Letterman, non sforzarti nell’inutile tentativo di farmi ridere sul caso Petreaus perché non potresti mai superare il presidente Obama che mi sta facendo morire dal ridere. Ieri ha tenuto la prima conferenza stampa da quando è stato rieletto Presidente degli Stati Uniti d’America. Come sempre, sembrava il set di The West Wing, solo che stavolta Obama anziché ispirarsi a Martin Sheen mi ha dato l’impressione di ispirarsi a Silvio Berlusconi; superandolo in comicità. Come da copione, la prima domanda è stata sul caso Petreaus. Il giornalista Ben Feller (AP Chief White House Correspondent, nella foto), in puro stile Tutti gli uomini del presidente, ha chiesto ad Obama se poteva rassicurare “il popolo americano” che a seguito del caso Petreaus non c’è stata la divulgazione di informazioni confidenziali mettendo a rischio la sicurezza nazionale.

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