Le 10 cose che mi sono piaciute del Festival di Sanremo 2022

Era da molti anni che non mi appassionavo e non mi divertivo a guardare il Festival. Mi sono piaciute moltissime cose, difficile sceglierne solo 10 ma questa è la mia top 10.

1 – Il ricordo di Giovanni Falcone, di Paolo Borsellino e dei loro agenti di scorta

2 – Il lavoro come direttore artistico e conduttore di Amadeus

3 – Il terzo posto dell’eterno ragazzo Gianni Morandi che a 77 anni si è presentato in gara come fosse la sua prima Canzonissima

4 – Tutta Maria Chiara Giannetta

5 – Tutta la performance di Cesare Cremonini

6 – Il duetto “cover” Morandi-Jovanotti

7 – Tutta Drusilla Foer

8 – Blanco che prende il microfono e dice “Io voglio diventare Gianni Morandi”

9 – Ex aequo: La rappresentante di lista (la canzone) e Ditonellapiaga (lei di persona personalmente)

10 – Le prime due ore della serata cover tutte da cantare e da ballare

Sanremo 2022: quarta serata incalzante e divertente. Ascolti incredibili: 60.5% di share e 11 milioni 300 mila telespettatori.

La quarta serata dedicata alle cover ha confermato che l’edizione 2022 del Festival di Sanremo è baciata da una buonissima stella sia per quanto concerne la qualità dello show e della gara sia per quanto riguarda gli ascolti che la fanno entrare nella storia delle edizioni più viste ed amate di sempre. Sono da sempre diffidente sulla “serata cover”, perché temo il maltrattamento di brani e artisti nel mito (come puntualmente accaduto anche ieri), ma ieri mi sono proprio divertito. Il direttore artistico Amadeus ha confezionato una scaletta esplosiva che, soprattutto nelle prime due ore, ha avuto un ritmo vertiginoso e ha fatto ballare e cantare chiunque fosse davanti al televisore.

Puro divertimento in un crescendo gradevolissimo che ha fatto digerire anche le pillole amarissime arrivate nel finale di serata con interpretazioni di brani storici che mi hanno fatto gridare “squalificateli”. Sul fronte televisivo la co-conduttrice Maria Chiara Giannetta è stata una sorpresa per tutti ma non per me che il 10 gennaio scorso quando ne è stata annunciata la partecipazione ho scritto su Twitter: “Maria Chiara Giannetta è una ottima scelta”. Confermo e rilancio: è proprio brava. Il suo monologo sulla cecità è stato da brividi. Lo sketch con Maurizio Lastrico sulle frasi delle canzoni italiane è stato esilarante. Mi piace molto questa attrice ed ho invidiato Amadeus che l’ha avuto accanto per tutta la serata. Tornerà a fare fiction e film di successo ma, ne sono certo, avrà anche spazio in show televisivi di qualità.

La ospitata di Lorenzo Cherubini Jovanotti è andata ben oltre la partecipazione al duetto con Gianni Morandi. Sul palcoscenico dell’Ariston ha portato il valore dell’amicizia, senza falsi buonismi, portando ad esempio quella tra lui ed Amadeus e poi ha recitato in modo egregio “Ringraziare Desidero”, la poesia di Mariangela Gualtieri. Intenso, emozionante, coinvolgente.

Lascio in coda al post il live tweeting con i commenti a tutte le esibizioni su cui è spiccata quella meritatamente vincente di Gianni Morandi con Jovanotti che hanno rappresentato tutta la grandezza di due generazioni di artisti musicali italiani.

La classifica generale parziale dopo la quarta serata vede i favoriti Mahmood e Blanco sempre intesta con Gianni Morandi che ha vinto la serata delle cover in rimonta ed Elisa sempre in agguato. Ecco la classifica completa:

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Fuori Festival: il programma originale Rai Play che può restare nascosto sulla Rai Play di Elena Capparelli e va bene così

Cara direttrice di Rai Play Elena Capparelli, tra le cose che la Rai in occasione del Festival di Sanremo 2022 sembra proprio non poterci risparmiare c’è Fuori Festival “il programma originale Rai Play” condotto da Melissa Greta (senza Marchetto? Dove è finito il Marchetto? boh e pure mah) e Aurora Leone (una dei The Jackal che a Sanremo sono in versione ridotta e scomposta visto che Ciro Priello co-conduce Prima Festival. Ari boh e ari mah).

Quindici minuti al giorno che consiglio a tutti di togliersi di torno ed il fatto che vada in onda sulla Rai Play diretta da te garantisce che non debbano fare grandi sforzi per perdersi il programma. Io però sono un ragazzo coraggioso e ne ho visto una puntata intera! C’è Melissa Greta che, anche senza il Marchetto a seguire, è sempre lei: una conduttrice che dà l’impressione di sentirsi tanto smart e sembra sentirsi tanto simpatica.

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Rai Sport: ok i giornalisti interni ce li dobbiamo tenere fino alla pensione ma almeno si potrebbe lavorare sulla scelta dei collaboratori esterni per averne di migliori?

Caro direttore di Rai Sport Auro Bulbarelli, in tutta la Rai ministeriale spicca per incapacità di rinnovarsi la testata sportiva che dovrebbe brillare per dinamismo e adeguamento ai linguaggi e ai tempi che anche il giornalismo sportivo dovrebbe raccontare. Rai Sport soffre di una lunga ed inesorabile corsa all’involuzione aggravata da una inamovibilità strutturale ad esclusione delle carriere e degli scatti di carriera di cui giustamente usufruite come ogni altro ministeriale.

Da quando la concorrenza nel libero mercato dei diritti televisivi vi ha messo in un angolo, le condizioni in cui versa Rai Sport si notano solo nelle ormai rare volte in cui vi capita di avere dei grandi eventi sportivi da raccontare. I vostri competitor nei 365 giorni televisivi non hanno un minuto di pausa perché devono raccontare minuto per minuto il campionato di calcio di Serie A, la Champions League, la Europa League, la Formula 1 e la MotoGp. Voi di pause invece ne avete da vendere e quando riuscite ad acquistare i diritti di un evento come il Campionato europeo di calcio 2020, mi aspetto che le tante energie accumulate vi facciano emergere come una grande testata giornalistica con una tradizione di eccellenza. Ma puntualmente riuscite a deludere ogni mia più ottimistica aspettativa.

Caro direttore di Rai Sport Auro Bulbarelli, la responsabilità del livello raggiunto da Rai Sport non è certo tua. Prima di te, decine e decine di direttori della Rai ministeriale non hanno saputo rilanciare la testata. Quello che da telespettatore appassionato di sport mi lascia perplesso seguendo il racconto che state facendo degli Europei di calcio, non è tanto vedere all’opera i dipendenti Rai inamovibili fino alla pensione come Enrico Varriale, Alessandro Antinelli, Sabrina Gandolfi, Paola Ferrari, Simona Rolandi e, ultimo ma ultimo, Marco Lollobrigida.

Quello di cui non riesco a capacitarmi è che la dirigenza Rai non scelga almeno dei collaboratori esterni che facciano fare alla testata un salto non dico nel futuro ma almeno nel presente. Caro direttore di Rai Sport Auro Bulbarelli, da abbonato Rai sto vivendo una situazione kafkiana nel tentativo di seguire gli Europei di calcio sulla Rai. I programmi in studio sono di una noia e di un vecchiume indescrivibile e a ciò contribuiscono in maniera significativa “gli esterni” come Marco Tardelli, Domenico Marocchino, Luca Toni, Alessandro Altobelli, Claudio Marchisio che sembrano usciti da un museo delle cere più dei giornalisti ministeriali Rai. Ma è sulle telecronache che il mio grido diventa un grido di dolore perché farei già fatica a seguirle attraverso il racconto delle prime voci di Rai Sport ma mi diventa impossibile seguirle a causa soprattutto dei contributi delle seconde voci, ovvero, i collaboratori esterni che dovrebbero fare la differenza in meglio. Così non è.

La seconda voce Antonio Di Gennaro, accoppiato ad Alberto Rimedio per la telecronaca delle partite della Nazionale, è quanto di più anonimo si possa ascoltare in riferimento al calcio. La seconda voce Bruno Giordano, accoppiato a Giacomo Capuano, è la quintessenza dell’insignificanza contenutistica. I suoi momenti migliori sono quando riesce a ripetere per filo e per segno una azione che abbiamo appena finito di vedere. Spesso però non gli riesce nemmeno quello perché, nel tempo che lui impiega per raccontare quello che abbiamo appena visto, i calciatori sviluppano almeno altre due azioni decisamente più interessanti non fosse altro che sono in itinere e non passate. La coppia Dario Di Gennaro e Andrea Agostinelli riesce a farmi venire il mal di testa anche se la ascolto solo per un minuto vista la densità e la velocità delle frasi che riescono a pronunciare in quel piccolo spazio che diventa lunghissimo se hai l’ardire di tentare di resistere ad ascoltarli. Della coppia Luca De Capitani-Manuel Pasqual posso solo dire che il sonno che ti fanno venire è una certezza.

Caro direttore di Rai Sport Auro Bulbarelli, ma c’è una coppia la cui seconda voce mi indispone al punto di costringermi a rinunciare a seguire le partite di squadre di alto livello come Germania, Francia e Portogallo: è Katia Serra che avete affiancato a Stefano Bizzotto. L’unica seconda voce femminile si distingue perché parla, parla, parla, distraendomi dalla partita. Lei non può fare a meno di invadere la telecronaca in modo debordante come se stesse parlando in un talkshow e non durante un evento sportivo in diretta. La pagate per il numero di parole che dice? Katia Serra, è un mio sentire, non è la “novità femminile” che fa la differenza con le pessime seconde voci maschili. Il senso della misura dovrebbe essere la prima qualità di chi fa la seconda voce durante una telecronaca sportiva e lei invece non ha nessuna misura: è troppo quello che dice, è troppo come lo dice, è troppo il tono da professoressa che usa.

Caro direttore di Rai Sport Auro Bulbarelli, guardando Euro2020 la situazione di Rai Sport è sotto gli occhi e nelle orecchie di tutti. Non siete capaci di fare un racconto moderno. Non c’è un’idea nuova. Non c’è storytelling. Sempre le stesse facce ministeriali. Sempre la stessa retorica del giornalismo sportivo del ‘900. E c’è sempre l’incapacità di cercare all’esterno le professionalità in grado di superare questa crisi strutturale della testata.

Da abbonato Rai mi chiedo cosa ho fatto di male per vedere ed ascoltare questi conduttori, telecronisti, seconde voci, commentatori, opinionisti, intervistatori e bordocampisti che Rai Sport ha schierato per raccontare il Campionato europeo di calcio Euro 2020.

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Caro Televip: 3 vecchi post #1 – Temptation Island, le origini (2014) – Lorena Bianchetti e il tuca tuca (2012) – Paolo Bonolis e le briglie di Pier Silvio (2008)


Temptation Island: Canale 5 sperimenta L’isola dell’amore e delle corna, in attesa della sua prima Isola dei famosi

di Akio, 21 luglio 2014

Caro direttore di Canale 5 Giancarlo Scheri, la grande novità che hai proposto ai tuoi telespettatori per l’estate 2014 è il reality Temptation Island ideato dalla creatività pigra di Maria De Filippi. L’estate scorsa ti eri affidato alla creatività pigra di Paolo Bonolis per il flop di Jump.
Maria De Filippi però continua ad essere una garanzia per Canale 5 e Temptation Island porta a casa uno share del 18.24% e 2.892.000 spettatori totali (fonte Mediaset riferita alla puntata di giovedì 17 luglio 2014).


La De Filippi è da anni che non si sforza più di essere creativa e ti ha impacchettato una versione riveduta e corretta di Uomini e Donne con uomini e donne già accoppiati che mettono alla prova il loro rapporto di coppia, vivendo su due spiagge divise da un recinto fatto con le canne di bambù, e cercando di resistere alla tentazione di mettere le corna al proprio partner. A fare da esche, sulle due spiagge, vivono anche delle single e dei single. Inutile dire che il modello tronista e corteggiatore/corteggiatrice è lo stesso di Uomini e Donne. C’è persino l’ex tronista Cristian che dopo aver resistito alla sua tentazione fa la dichiarazione di matrimonio alla sua fidanzata Tara. Qualche istante prima aveva “sclerato” perché giocando a pallavolo nell’acqua aveva scorto la sua fidanzata nel villaggio confinante. Le aveva tirato un bacio e lei, smaniosa di riabbracciarlo, aveva iniziato una corsa verso di lui, vietata dal regolamento del reality che li vuole separati per tre settimane. La security del reality (così c’è scritto sulla loro maglietta) ha energicamente fermato la ragazza e a quel punto l’ex tronista palestrato Cristian è partito urlando “lasciala stare! Non la toccare!” e, valicando via mare il confine proibito, ha raggiunto la sua amata in un diluvio di rallenty replicati più volte da una regia che ha davvero poco a cui attaccarsi per fare con un minimo di creatività il proprio lavoro. Caro direttore di Canale 5 Giancarlo Scheri, ma il pezzo forte di Temptation Island sono le corna. Siamo in estate e Canale 5 pensa al suo pubblico con i tre ingredienti base di una sana estate italiana: i delitti (Segreti e Delitti condotto da Gianluigi Nuzzi); i tormentoni musicali (Music Summer Festival condotto da Alessia Marcuzzi e Rudi Zerbi); e per le storie d’amore intorno ai falò e le scappatelle estive, hai messo in onda Temptation Island. Le corna sono il vero pezzo forte del reality ed i due massimi rappresentanti del genere sono una certa Vittoria e un certo Andrea. Lui non le ha messo le corna ma ha dimostrato di avere un enorme potenziale per farlo. Non ha consumato ma gli sarebbe tanto piaciuto farlo. Ovviamente, davanti all’evidenza dei filmati girati in stile Grande Fratello, lui nega. Negare sempre e negare l’evidenza è un must del potenziale cornificatore e televisivamente parlando è un appiglio straordinario per un programma il cui unico obiettivo è quello di trovare una occupazione come conduttore per la stagione estiva ad un ex concorrente del Grande Fratello non so che numero (un certo Filippo dè Roma) e per dare ad una serie di aspiranti tronisti, troniste, corteggiatori e corteggiatrici, la possibilità di allenarsi per la stagione autunnale di Canale 5. Caro direttore di Canale 5 Giancarlo Scheri, Temptation Island è una delle tappe di avvicinamento con cui Mediaset vuole abituare il tuo pubblico alla grande novità dell’Isola dei Famosi. Canale 5, nella sua lunga, lenta e convinta voglia di non evolversi, stavolta ha scelto di ispirarsi a Rai 2, la rete che fatica di più ad evolversi. Ma non serve fare delle prove. L’Isola dei Famosi è una garanzia: appiattisce verso il basso qualsiasi rete televisiva. Nella prossima stagione televisiva, Canale 5 raggiungerà finalmente l’obiettivo di essere all’altezza della Rai 2 che trasmetteva l’Isola dei Famosi e Temptation Island mi sembrerà un dolce e tenero ricordo estivo.


Il tuca tuca con Enzo Paolo Turchi ora è anche nel curriculum di Lorena Bianchetti

di Akio, 21 marzo 2012

Cara Lorena Bianchetti, la dedizione appassionata con cui conduci lo spazio dedicato all’Isola dei famosi all’interno dell’Italia sul Due dimostra ancora una volta la mancanza di lungimiranza di Rai 2. Dovevano affidarla a te la conduzione di questa edizione dell’Isola anziché a Nicola Savino. Non avresti salvato l’Isola dalla deriva trash ma almeno avresti messo nell’impresa tutto il tuo entusiasmo di conduttrice che vuole dimostrare di essere anche showgirl. Non dico che avresti potuto avvicinarti alle vette di personalizzazione raggiunte dalla conduzione di Simona Ventura ma di certo non avresti toccato le vette di anonimato di Savino. Una prova inoppugnabile l’ho avuta guardando lo “spazio Isola” di lunedì dell’Italia sul Due. Avevi come ospite d’onore Enzo Paolo Turchi uno dei naufraghi più celebri del programma. Di lui non si può dire che non abbia una certa fama, almeno in Italia. Una fama legata soprattutto al suo passato glorioso di primo ballerino della Rai in bianco e nero e al solido matrimonio con Carmen Russo. Tra le tue passioni c’è la danza. Ricordo la tua prima conduzione di Domenica in dove ti esibivi in balletti acrobatici e scalmanati. Tutta quella energia si è via via smorzata nel cambio di rete ma ora sembra tornare prepotentemente e con lei torna quella Lorena Bianchetti che appena può rispolvera con convinzione i suoi studi di danza. Quale occasione migliore se non quella di avere Enzo Paolo Turchi come partner? Insomma, tutte le conduttrici vorrebbero inserire nel curriculum la voce “ha ballato il tuca tuca con Enzo Paolo Turchi” e tu che ce l’hai lì ad un passo non gli chiedi di ballarlo con te? Ma certo che glielo chiedi! Cogli l’attimo in cui Enzo Paolo sta parlando di uno dei motivi che lo hanno spinto a ritirarsi dall’Isola: “… a 62 anni non posso fare a gara di forza con un Manuel che ha 30 anni, forte, arriva, bello e tutto. E’ sbagliato…”. Tu cara Lorena, capisci che Enzo Paolo ha bisogno del tuo sostegno e gli porgi quel complimento che poi lo porterà inevitabilmente ad assecondare anche la tua richiesta danzerina: “Senti, a proposito. Scusate un attimo eh… Puoi alzarti, un attimo? 62 anni! Guardate che fisichino! Quanto ti sei dimagrito? Tutto abbronzato! Sei tornato ai tempi del Tuca Tuca! Dai! Anzi, scusate… Non era previsto. C’è una musichetta, al volo, così?”. La cosa era talmente non prevista che parte immediatamente il Tuca Tuca cantato da Raffaella Carrà e sul megaschermo le storiche immagini in bianco e nero di Raffa che balla con Enzo Paolo Turchi. Evidentemente nel magico studio dell’Italia sul Due basta esprimere un desiderio e l’infinito archivio Rai si materializza in automatico. Cara Lorena Bianchetti, non mi è possibile descrivere nei dettagli la tua esibizione perché non sono in grado di scrivere un’elegia sui cosciotti di una conduttrice televisiva. Sento però di esprimere tutta la mia solidarietà alla schiena di Enzo Paolo Turchi che ha sostenuto il finale in cui gli sei saltata in braccio. E confermo: se quest’anno l’Isola dei famosi l’avessi condotta tu, qualche puntata l’avrei vista; perché il trash deve pur sempre avere un’anima.


Paolo Bonolis e le briglie di Pier Silvio

di Akio, 10 gennaio 2008

Caro Paolo Bonolis, domenica la pioggia battente non invogliava a consumare il rito dei saldi, così hai preferito nobilitare con la tua presenza la prima puntata del 2008 di Buona Domenica. Prima ti sei esibito in un lungo botta e risposta con una serie di tuoi fan che sembravano usciti dalla Corrida di Gerry Scotti. Poi il momento serio: l’intervista di Paola Perego in stile Senso della Vita. Al momento di commentare le foto di Silvio e Pier Silvio Berlusconi hai dedicato poche parole al padre (“ho avuto due occasioni di incontro… una persona estremamente allegra, garbata, molto educato e gentile ma non potrei dirti altro”). Per il figlio invece hai avuto parole di incoraggiamento per il suo duro lavoro: “Ho un ottimo rapporto con Pier Silvio è un bravissimo ragazzo, oltre che un uomo estremamente intelligente, secondo me potrebbe avere le briglie più sciolte ma sta imparando a liberare il cavallo in corsa. E’ come se ancora avesse paura di fare di questa azienda quello che lui è in grado di poter fare. E’ ancora tenuto, ha un pò di difficoltà forse a lasciarsi andare. E’ un ragazzo con un mare di idee che dovrebbe poter mettere in pratica… mentre credo stia ancora cercando di capire quanto gli è possibile farlo. E penso che lo farà a breve. Glielo auguro perché ha molta capacità ed ha un’età che permetterebbe un rinnovamento”. Caro Paolo Bonolis, non so quanto gli azionisti di Mediaset gradiranno questo tuo ritratto del loro vice-presidente. Mi sei sembrato troppo ottimista sul fatto che la sua età garantirebbe il rinnovamento dell’azienda (ti riferivi alla tv e non a future discese in campo, vero?). L’auspicio che sciolga le briglie invece mi è sembrato interessato. Tra poco dovrai discutere del tuo rinnovo contrattuale. Il contratto in scadenza è stato eccellente dal punto di vista economico ma non ti ha dato quello che speravi dal punto di vista professionale. Due programmi nuovi sono stati un flop (Serie A e Un mercoledì da leoni). Hai dovuto riproporre al tuo pubblico la minestrina pseudo evoluzionista riscaldata (Ciao Darwin) e la collocazione oraria del Senso della vita non ti ha entusiasmato. Un Pier Silvio con le briglie sciolte potrebbe imporre all’azienda un Bonolis tutto nuovo e tu stavolta potresti rifare Chi ha incastrato Peter Pan?

Ema Stokholma e la mente (non il corpo) “non proprio in formissima” di Britney Spears: lo scambio tweet con Akio di Caro Televip

Caro amministratore delegato Rai Fabrizio Salini, l’Eurovision Song Contest è uno dei pochi programmi trasmessi dalla Rai di cui ancora riesco a fare i live tweeting, in puro spirito ironico e, nelle intenzioni, divertente.

In una tv imbalsamata, l’immutabile effetto dell’Eurovision Song Contest è una certezza: leggerezza, spettacolo e gara, per trascorrere una serata spensierata e divertente.

Ed è con questo spirito positivo che mi sono messo alla visione delle due semifinali trasmesse il 18 ed il 20 maggio 2021 da Rai 4. Il mio approccio positivo e spensierato alla visione poteva essere rovinato solo dal commento in italiano dell’evento e infatti così è stato sia riguardo alla diretta TV sia in riferimento ai botta e risposta via Twitter che sono scaturiti dalle risposte ai miei tweet da parte della co-conduttrice Ema Stokholma.

Ema Stokholma per me non ha le qualità necessarie per essere così massicciamente presente su Radio 2 e spesso su Rai 4 e finanche in programmi come il Prima Festival (non quest’anno perché lo sponsor le ha preferito Giovanna Civitillo).

Da anni, Rai 4 la propone come conduttrice dell’Eurovision Song Contest e da anni scelgo di ascoltare l’audio originale. Non so perché ma quest’anno ho scelto di seguirlo con il commento della Stokholma e di Saverio Raimondo. Quando l’ho vista e soprattutto ascoltata con quel suo modo a cantilena di parlare dicendo cose di una banalità disarmante ho scritto, da abbonato Rai prima che da blogger tv, questi due tweet:

Ema Stokholma è una tassa infinita in questa Rai. Non se ne può più. (Tweet del 18/5/21 ore 21.24)

Non sono solo le banalità che dice Ema Stokholma è che le dice con quel suo modo così piattamente uguale a tutte le volte che va in onda. Perché qualcuno continui a mandarla in onda sulla Rai, resta IL mistero degli ultimi dieci anni #ESC2021 #ESCita (Tweet del 18/5/21 ore 21.44)

Poi mi sono divertito a fare il live tweeting.

Alle 23.36 del 18/5/21 Ema Stokholma risponde così al mio secondo tweet:

“Perché ho avuto un infanzia difficile 🤣”.

Visto che la conduttrice ha fatto un riferimento diretto alla sua storia personale (come ha raccontato in molte interviste ed in una autobiografia), ho tenuto a precisare alle 23.51:

“Le opinioni di Caro Televip sono sempre riferite al “personaggio” televisivo e come lo percepisco, non sono mai riferite alla persona che non conosco”.

Risponde Ema Stokholma alle 23.59

Ma certo ci mancherebbe ❤️

Due giorni dopo, mi sono ripromesso di concentrarmi sulla gara e di evitare di commentare la brutta co-conduzione di Ema Stokholma alla quale l’ho comunicato con un tweet pungente alle ore 18.30 del 20/5/21:

“Stasera seconda semifinale di #EUROVISION Song Contest su Rai 4. Non farò tweet sui commenti piatti di @emastokholma ❤ ma vi consiglio di non perderli. Sono il valore in meno della diretta. Una esclusiva Rai”.

Ho resistito ed ho mantenuto la promessa finché Saverio Raimondo ha paragonato una concorrente a Britney Spears ed Ema Stokholma lo ha chiosato in modo a mio avviso inappropriato al punto che ho scritto questo tweet:

“Ema Stokholma: “Ecco perché ultimamente Britney (Spears) non è proprio in formissima”. Poi sono i social a dire sciocchezze sul corpo delle donne, vero? Succede su @RaiQuattro Questa conduttrice i tweet te li leva proprio dalla tastiera (alle 21.43 del 20/5/21)”.

Alle 23.29 Ema Stokholma mi ha risposto.

Ema Stokholma: “Peccato che non parlavo del suo FISICO ma della sua “forma mentale”. Tutti sanno che non sta bene (ore 23.29 del 20/5/21)

Akio: “Ah scusa! Invece hai fatto una battuta sulla sua “forma mentale” che è tutta un’altra cosa! Elegantissima proprio. “Tutti sanno che non sta bene” e tu fai una battuta sulla sua “forma mentale”. Sarebbe stata meglio la battuta sul fisico (ore 23.39 del 20/5/21)

Ema Stokholma: “Ma non é una battuta è un dato di fatto” (ore 23.46 del 20/5/21)

A questo punto, davanti alla ostinata difesa di quella che per me era stata una battuta inappropriata, in pieno spirito romanesco le ho risposto:

“Un dato di fatto? Niente, più la smucini sta frase e più puzza” (ore 23.50 del 20/5/21).

Ema Stokholma alle 23.51 del 20/5/21 mi ha definitivamente risposto così:

“Tu puzzi”.

Caro amministratore delegato Rai Fabrizio Salini, non ci sono rimasto male anche perché con questa risposta ho avuto la conferma del livello della mia interlocutrice alla quale ho scritto un’ ultima risposta:

“Io mi sono riferito ad una frase, per me infelice, di cui ho dato rettifica, secondo quanto da te spiegato, scrivendo anche a @Raiquattro che avevo taggato nel tweet. Tu, ti sei riferita alla persona. Complimenti (ore 23.55 del 20/5/21).

Caro amministratore delegato Rai Fabrizio Salini, ti faccio presente che nel frattempo alle 23.49 del 20/5/21 avevo scritto su Twitter la seguente RETTIFICA sulla base della spiegazione che mi aveva dato la signora Stokholma, inviandola a Rai 4 che avevo taggato nel primo tweet:

“Cara @RaiQuattro a seguito della spiegazione di Ema Stokholma, RETTIFICO che la vostra conduttrice #ESCita dicendo “non è proprio in formissima” non riferiva al fisico di Britney Spears ma alla sua “forma mentale”. A posto così”.

Caro amministratore delegato Rai Fabrizio Salini, da blogger tv non mi fa né caldo e né freddo che una conduttrice Rai ad un mio tweet, in cui io avevo scritto “puzza” in riferimento ad una frase, mi abbia risposto “Tu puzzi”, cioè come persona.

Da abbonato di una certa età (57) mi lascia invece l’amaro in bocca, sapere che una conduttrice della Rai Radio Televisione Italiana risponda sui social “Tu puzzi” ad un telespettatore che le aveva scritto in spirito romanesco “più la smucini sta frase e più puzza”.

Non so se esiste ancora uno stile Rai. Quello che so è che nella mia Rai ideale i conduttori e le conduttrici dovrebbero avere uno stile che non è quello mostrato dalla signora Ema Stokholma in questa occasione.

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Il successo di Pio e Amedeo in prima serata, ovvero, lo stato infelicissimo della televisione italiana

Felicissima Sera con Pio e Amedeo in prima serata su Canale 5 per tre venerdì è stato un successo di ascolti: 20.1%-21.1%-22.5% di share (con una media di 4 milioni di telespettatori a puntata). Una buona (?) parte dei critici professionisti li ha esaltati. Siamo di fronte al più classico esempio di televisione agonizzante nei contenuti gestiti da conduttori-comici, che qualcuno ha l’ardire di definire “irriverenti”.

Pio e Amedeo sono l’espressione peggiore della volgarità televisiva ostentata, arrogante, ignorante. Guardarli ed ascoltarli vuol dire accondiscendere ad un modello di comunicazione che vuole imporre una ingiustificata e reiterata volgarità espressiva. La maleducazione come tema ineluttabile. Le parolacce come lessico caratterizzante. Il pensiero inqualificabile spacciato per dominante. Ma ciò che rende Pio e Amedeo quanto di peggio si possa trasmettere in tv in prima serata è che qua e là nel programma piazzano momenti di “buonismo” e di “serietà” mostrando dei filmati per giustificare la loro “scorrettezza”, dandole come “valore e significato” quello di essere uno strumento per far riflettere sulle ipocrisie ed i comportamenti di una società che loro hanno la presunzione di far finta di rapprentare. Pio e Amedeo, per giustificare il loro modo di essere in televisione, dicono: “Siamo in Italia!”. E questa è la loro battuta più infelice ed inaccettabile. Dovrebbero solo dire: “Siamo Pio e Amedeo”. I due rappresentanti simbolo dello stato di incoscienza della televisione italiana. Quanto è infelice una così tanto sguaiata felicità.

Rai 1 senza un’idea vincente per il sabato sera e così Maria De Filippi fa quasi il 29% con il talent show Amici, giunto alla ventesima edizione

Caro amministratore delegato Rai Fabrizio Salini, cosa resterà della Rai da te amministrata sarà materia facile per gli studiosi di media e comunicazione: poco e niente, sintetizzo da semplice telespettatore. Quando a luglio lascerai il tuo incarico non avrò molto per cui rimpiangerti. L’ultimo, ma temo non sarà l’ultimo, colpo al mio orgoglio di abbonato Rai, lo ha dato l’ennesima umiliazione subita ieri da Rai 1 negli ascolti contro un programma di Maria De Filippi. Credo che la misura del tuo fallimento sia colma. Sì perché se Rai 1 non ha uno straccio di programma da contrapporre alla concorrenza il sabato sera, la colpa non può essere solo dell’indifendibile direttore Stefano Coletta.

La co-conduttrice a titolo gratuito di Sanremo 2017 Maria De Filippi da anni presenta sempre gli stessi programmi nei primetime del sabato di Canale 5: Tu sì que vales, C’è posta per te, Amici. Con i primi due vince sempre la sfida degli ascolti. Con Amici, tiene botta a Rai 1. Quest’anno il talent mariano è partito con l’ascolto record del 28.7% di share, grazie anche alla assenza di un programma su Rai 1 in grado di contrastarlo. A dire il vero Coletta aveva annunciato che sarebbe stato Canzone Segreta condotto da Serena Rossi a sfidare Amici, ma poi l’ha spostato al venerdì per non farlo schiantare. Insomma, fiction e Sanremo a parte, le prime serate di Rai 1 sono al di sotto delle aspettative sotto tutti i punti di vista e, soprattutto, non sono mai in gara nelle sfide con Maria De Filippi. A questo punto c’è solo una cosa che puoi fare per salvare la tua esperienza in Rai: prima di lasciare l’incarico strappa Maria De Filippi a Mediaset! Il suo contratto è in scadenza e visto che la Rai non è in grado di batterla, non c’è altra soluzione: la deve mettere sotto contratto.

Domani è domenica condotto da Samanta Togni su Rai 2: 6 tweet di Caro Televip

Barack Obama ospite di Fabio Fazio a “Che Libro che Fa”

Che Tempo Che Fa è un format televisivo che prevede uno spazio in cui il conduttore, prendendo spunto da un loro libro in uscita, ne parla amabilmente ed entusiasticamente con gli autori. Fabio Fazio ha ospitato centinaia di autori di libri: grandi scrittori come Amos Oz, premi Oscar come Tom Hanks, imprenditori come Lapo Elkann. Ieri ha ospitato, in collegamento da Washington, l’ex presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama che ha scritto il suo primo libro di memorie presidenziali. Il conduttore ha selezionato alcuni temi del libro e l’autore ha risposto raccontando aneddoti e concetti espressi nell’opera.

Chi definisce questo spazio come “una intervista” probabilmente non ha idea di cosa sia una intervista. La scelta di Fabio Fazio è coerente con tutta la sua storia professionale. Gli accordi sui contenuti che la responsabile del casting Monica Tellini ha preso con lo staff di Obama erano ovviamente incentrati solo sul libro. Dunque perché criticare il taglio promozionale del dialogo (non intervista)? Perché la storia degli ultimi 13 anni ci dice che Obama non è come i tantissimi politici, ex presidenti come Gorbaciov e presidenti in carica come Macron compresi, che hanno dialogato con Fabio Fazio. Perché se la Rai Radio Televisione Italiana lancia con un promo presidenziale per una settimana in modo martellante la sua presenza in un programma di prima serata, io da telespettatore, abbonato, appassionato di politica e persona che ha vissuto nel periodo in cui Obama è stato candidato e poi per due mandati presidente degli Stati Uniti, mi aspetto una intervista vera che preveda anche significative e specifiche domande di politica, una intervista che lasci il segno nella storia dell’informazione. Perché se vedo Obama in diretta sulla televisione italiana non me lo aspetto confinato nello spazio “Che Libro che Fa”. Vorrei ascoltare una intervista, non un dialogo essenzialmente promozionale. Una scelta legittima e coerente con il modo di fare tv da parte di Fabio Fazio. Ma celebrarla come una grande intervista è un errore dal punto di vista tecnico. È stata una riuscitissima strategia di marketing del conduttore e dello scrittore. Nulla di più. E, soprattutto, considerarla un appuntamento della Rai con la storia è semplicemente ridicolo.