Miss Italia 2013: è finito il tempo delle polemiche. Ora conta solo la qualità della trasmissione televisiva e la quantità di pubblico che la seguirà.

Cara patron di Miss Italia Patrizia Mirigliani, dopo il promo storico con le foto delle Miss Italia più famose delle prime edizioni in bianco e nero, La7 manda in onda anche un promo con i due attori che condurranno l’edizione 2013 Massimo Ghini e Cesare Bocci. Dal promo lasciano intendere che la loro sarà una conduzione caratterizzata da un continuo scambio di dialoghi brillanti. Visto che Cesare Bocci è noto al pubblico televisivo nei panni di Mimì Augello de Il commissario Montalbano, penso proprio che Massimo Ghini farà un po’ il Luca Zingaretti.

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Che Tempo che Fa? Tempo da ombrello a Equitalia

Caro Fabio Fazio, che tu non sia il David Letterman italiano mi è sempre stato chiaro; che tu non sia un grande intervistatore, pure. Ti considero la versione di sinistra di Bruno Vespa con l’aggravante che non capisco perché la sinistra debba avere una versione di Bruno Vespa. Nemmeno l’annunciata intervista a Diego Armando Maradona mi ha fatto scegliere di vedere Che Tempo che Fa. Ho preferito farmi del male con 3 episodi consecutivi di Grey’s anatomy 9 su La7. Ieri però sono dovuto andare su Rai Replay a rivedere il pezzo dell’intervista in cui Maradona ha fatto il gesto dell’ombrello rivolto ad Equitalia.

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The Movement, il documentario di Mtv in cui Miley Cyrus dice “se non sei primo, sei ultimo”.

Cara direttore di Mtv Italia Antonella Di Lazzaro, da quando trasmetti la versione italiana di 16 anni e incinta, evito accuratamente Mtv Italia e sbaglio. Sbaglio perché rischio di perdermi perle di conoscenza dello show business americano come Miley Cyrus: The Movement, Il documentario, che stai trasmettendo da inizio ottobre in varie fasce orarie, è realizzato dalla casa madre di Mtv e racconta la creazione dell’immagine della nuova Miley Cyrus alla disperata ricerca di liberarsi della Hannah Montana che è stata. Lei però questa sua fase artistica vuole che la si definisca “movimento” e non transizione. Alla base di tutto c’è l’uscita del suo album Bangerz sul quale il marketing sta ancorando la trasformazione radicale di immagine della popstar.

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Matteo Renzi a Quinta Colonna in tre tweet

Red Ronnie a Tv Blog: “I contratti dei talent non ce li hanno le case discografiche, ma ce li hanno Maria De Filippi e questi qua”.

Cara Maria De Filippi, ogni tanto qualcuno tra gli addetti ai lavori rompe il muro del silenzio e critica i talent show musicali sotto tanti punti di vista ma a me colpisce soprattutto quando le critiche si riferiscono alle strategie delle case discografiche. Ad agosto mi colpì questa dichiarazione di Claudio Baglioni: “Il mercato della musica deve darsi un metodo, che non può essere quello dei talent show, in cui gli interpreti vengono allevati in batteria e ogni anno bisogna trovarne per forza uno per il pubblico televisivo” (da Repubblica, 14/8/13). Oggi invece mi ha colpito una affermazione di Red Ronnie, che è tornato dopo dodici anni con il suo Roxy Bar in onda ogni domenica su Streamit.

In una lunga ed interessante conversazione con Mr. Odo di Tv Blog, Red Ronnie (parlando di talent ma anche di televisione, innovazione, interazione, giovani e televoto) ti ha direttamente tirato in ballo in qualità di regina del genere talent show musicale che “governa” il rapporto tra i cantanti usciti da Amici e le case discografiche:

Mr. Odo, Tv Blog: Certi dicono che i talent siano un’ancora di salvezza per un mondo discografico che sennò è in apnea, concordi?

Red Ronnie: No, perché i contratti dei talent non ce li hanno le case discografiche, ma ce li hanno Maria De Filippi e questi qua. Quindi: a quanto mi risulta quelli che escono da Amici sono tutti sotto contratto con Maria e lei decide il bello e il cattivo tempo. Quindi non è che sia una cosa straordinaria….

Cara Maria De Filippi, messa così come la mette Red Ronnie sembrerebbe che tu e chi gestisce gli altri talent mantenete un potere decisionale sulle carriere dei cantanti anche quando non sono più concorrenti dei talent show, svolgendo in pratica il ruolo di co-produttori. Tu pensa che io nella mia ingenuità credevo che vi limitaste ad allevarli in batteria e poi, una volta spiccato il volo (per quei pochi che temporaneamente lo spiccano), vi immaginavo beati alla finestra a vederli volteggiare nel fantastico mondo in cui li avete lanciati. Cara Maria De Filippi, non so se è vero come dice Red Ronnie che “quelli che escono da Amici sono tutti sotto contratto con Maria e lei decide il bello e il cattivo tempo”. Se così fosse, direi che è giunto il momento di invertire la tendenza del tuo presunto potere assoluto e decidere di fare un po’ più di tempo bello anziché cattivo.

The Newsroom: il tocco di Aaron Sorkin sul giornalismo non è migliore delle tante sceneggiature hollywoodiane già viste e riviste

Caro direttore di Rai 3 Andrea Vianello, dalla stanza delle notizie di RaiNews24 hai fatto una breve introduzione al primo episodio di The Newsroom, la serie tv sull’informazione ideata da Aaron Sorkin. Hai detto che, pur essendo solo un telefilm, aiuta a capire quanto sia importante l’indipendenza dell’informazione in una democrazia. Hollywood ha realizzato decine e decine di film sul giornalismo, sui suoi valori, sul suo potere, sul dietro le quinte della professione, su come nasce e si sviluppa una notizia. The Newsroom ha la presunzione di fare una sintesi di come funziona una rete all-news e il presuntuoso che ha avuto questa idea è Aaron Sorkin.

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Molto meglio la replica di un documentario di Rai Storia su Sandro Ciotti che la settima puntata di Pechino Express in prima visione su Rai 2

Cara direttore di Rai Storia Silvia Calandrelli, continuo ad avere conferme che il pensionamento di Giovanni Minoli non può che fare bene a Rai Storia. Ieri sera mi stavo annoiando a guardare la settima puntata di Pechino Express e facendo zapping mi sono imbattuto nel documentario della serie RES intitolato Sandro Ciotti un uomo solo al microfono (firmato da Alessandro Chiappetta). Era già andato in onda ma il bello di una emittente tematica come Rai Storia è che le repliche sembrano sempre una prima visione perché il telespettatore è troppo preso dai canali maggiori e spessissimo si perde delle vere e proprie perle televisive sui canali minori. L’abilità con cui confezionate il vostro palinsesto consente per fortuna di recuperare i programmi persi.

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