Molto meglio la replica di un documentario di Rai Storia su Sandro Ciotti che la settima puntata di Pechino Express in prima visione su Rai 2

Cara direttore di Rai Storia Silvia Calandrelli, continuo ad avere conferme che il pensionamento di Giovanni Minoli non può che fare bene a Rai Storia. Ieri sera mi stavo annoiando a guardare la settima puntata di Pechino Express e facendo zapping mi sono imbattuto nel documentario della serie RES intitolato Sandro Ciotti un uomo solo al microfono (firmato da Alessandro Chiappetta). Era già andato in onda ma il bello di una emittente tematica come Rai Storia è che le repliche sembrano sempre una prima visione perché il telespettatore è troppo preso dai canali maggiori e spessissimo si perde delle vere e proprie perle televisive sui canali minori. L’abilità con cui confezionate il vostro palinsesto consente per fortuna di recuperare i programmi persi.

Devo ricordarmi di ricorrere con maggiore frequenza alla consultazione del vostro sito che è molto ricco e aiuta nella ormai consolidata propensione da parte del telespettatore a costruirsi il proprio palinsesto televisivo e di visione on-line. Cara direttore di Rai Storia Silvia Calandrelli, il documentario su Sandro “the voice” Ciotti è bello perché non è solo l’omaggio ad una straordinaria carriera giornalistica ma è il racconto del giornalismo radio-televisivo della Rai dei cosiddetti “anni d’oro”. Un racconto, non trionfalistico e nemmeno nostalgico; semplicemente oggettivo e per questo efficacissimo. La personalità e la professionalità di Sandro Ciotti è trattata con dovizia di particolari e aneddoti raccontati dai colleghi che hanno lavorato con lui e completata da alcune vere e proprie chicche di storia della radio e della televisione come l’intervista radiofonica di Ciotti a Federico Fellini in occasione dei Nastri d’Argento del 1964. Fellini era stato appena premiato per Otto e ½ e Ciotti gli fa una irriverente quanto divertente domanda sul fatto che Fellini cominciava a perdere i capelli “Come mai questo taglio così sportivo?”. Strepitoso. Altrettanto strepitosa è una delle prime interviste televisive di Ciotti fatta a Mina nel 1968 quando era all’apice del successo e regina anche del gossip per i suoi amori. L’approccio di Sandro Ciotti è un concentrato di ironia, cinismo, simpatia e mestiere [ QUI al minuto 16 ]. Ciotti è seduto accanto a Mina su un divano dove dopo poco il piccolo Massimiliano Pani raggiungerà la mamma diventando bersaglio di una semplice quanto cinica reprimenda di Ciotti.

Ciotti: Dunque per intervistare Mina c’eravamo messi un vestito da infermiere bellissimo, bianco di shantung, una cosa molto propria c’era sembrata, vero? Ecco, invece, non pratici di vicende televisive abbiamo dovuto toglierci questa giacca bianca perché sparavamo. Adesso invece comincia a sparare Mina, madrina dell’Autoradio raduno, come sapete. Oh ecco il figliuolo. Come si chiama? Come ti chiami?

E porge il microfono al bambino mentre Mina gli accarezza amorevolmente la testa.

Bambino: Massimiliano… (portandosi un dito alla bocca, nel tipico gesto da bambino in imbarazzo davanti ad un microfono e una telecamera)

Ciotti: Massimiliano, no. Il dito in bocca no, Massimiliano, non vale.
Mina: Ma lui è piccolo!

E Ciotti, senza dare peso alle parole di Mina in versione mammona, continua a rivolgersi al piccolo Pani: “Non vale, non vale. Poi vieni squalificato”. Quindi continua il suo dialogo con la grande star prendendo spunto dal fatto che era madrina di una manifestazione chiamata Autoradio raduno.

Ciotti: Volevo sapere questo, Mina. Sei una guidatrice prudente?
Mina: Si, anche troppo perché oltre i 100, 110 preferisco non andare.
Ciotti: Oh ma la tua prudenza è un tuo connotato ricorrente oppure è una cosa che adoperi soltanto quando guidi?
Mina: No, soltanto quando guido, anzi, in tutto il resto devo dire che sono tutt’altro che prudente.
Ciotti: In amore per esempio, no.
Mina: Cosa c’entra? Perché mi devi gelare subito con una domanda così, che cattivo che sei!
Ciotti: E’ una domanda, perché? Potresti essere stata prudentissima, invece. Che ne sai e ad onta…
Mina: Non lo so. Forse a ottant’anni, tirando le somme, ti potrò dire se lo sono stata o no.

Cara direttore di Rai Storia Silvia Calandrelli, la prima visione della settima puntata di Pechino Express su Rai 2 stava per lasciarmi l’amaro in bocca ma poi sono bastati questi trenta secondi di televisione in replica di Rai Storia per addolcirmi la serata da abbonato Rai.

4 risposte a "Molto meglio la replica di un documentario di Rai Storia su Sandro Ciotti che la settima puntata di Pechino Express in prima visione su Rai 2"

  1. margaret collina 18 ottobre 2013 / 06:40

    Un paio di anni fa, vidi su Rai Storia, uno splendido documentario di Minoli sulla nascita del nazismo, che mi ha letteralmente incollata al televisore per più di un’ora (…). Se fosse stato riproposto in questi giorni la gente avrebbe capito molte cose,

    • akio 18 ottobre 2013 / 08:21

      non sono un fan di minoli ma “qualche” puntata buona l’ha fatta in tanti anni di rai! ora però sembra che non possa più nemmeno essere trasmesso in replica. boh e pure mah. buon fine settimana, Margaret!

  2. blue 17 ottobre 2013 / 13:50

    …e meno male che esiste ancora un po’ di “sana” televisione 🙂
    [grazie per queste preziose segnalazioni]

    • akio 17 ottobre 2013 / 14:15

      davvero ben fatto. ciao blue

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