Caro @matteorenzi entro quanti anni l’Italia avrà una nuova legge sul sistema radiotelevisivo proposta e spinta dal PD?

Non ce la vedo Bianca Berlinguer come direttore del Tg3 con un PD governato da Matteo Renzi

Cara direttore del Tg3 Bianca Berlinguer, è un momento non proprio idilliaco per essere il direttore del telegiornale più vicino al Partito Democratico. Le storiche divisioni e diatribe interne stanno vivendo una nuova stagione legata all’azione dirompente del rottamatore Matteo Renzi, ormai vicinissimo a diventare segretario del partito erede del Partito Comunista Italiano. Niente di più lontano dalla figura di tuo padre Enrico, grande segretario di quel grande partito. Oggi, guardare a quel P.C.I. è come guardare qualcosa che sembra non essere mai esistito.

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Gianluigi Paragone, La Gabbia ed i colpi quasi ad effetto

Caro Gianluigi Paragone, per dare sostanza agli ascolti del talk show politico La Gabbia che conduci il mercoledì in prima serata su La7, ieri hai provato a telefonare a Silvio Berlusconi in diretta ed hai trasmesso un’intervista in esclusiva a Beppe Grillo. I due eventi acchiappa-audience li hai piazzati strategicamente ad inizio e a metà puntata. Il primo stratagemma si è rivelato un fiasco oltre ogni più pessimistica previsione. Berlusconi non ti ha risposto. O meglio, ti ha risposto una gentile signora della sua segreteria che ti ha messo in attesa, una lunga attesa, durante la quale hai fatto ascoltare ai tuoi telespettatori quasi tutte le Quattro stagioni di Vivaldi, il tema musicale del centralino di Palazzo Grazioli.

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La Gabbia di Gianluigi Paragone dovrebbe intitolarsi La Rabbia

Caro Gianluigi Paragone, ha ragione Aldo Grasso: La Gabbia è “il più brutto talk politico mai visto finora” (in onda il mercoledì, in prima serata su La7). Ma non perché, come scrive Grasso, sfoderi “un populismo d’accatto”, “l’odio per il presidente Giorgio Napolitano”, “la avversione per la casta e le larghe intese” o perché il tuo modo di fare tv è “costruito secondo i principi atavici del pollaio” (da corriere.it del 13/9/13). Se così fosse sarebbero altrettanto brutti tutti i talk show attualmente in onda che a turno danno spazio a risse verbali inqualificabili e a discussioni insulse con l’unico scopo di buttarla in caciara per far parlare della trasmissione e alzare l’audience.

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Notiziari Mediaset, per PdL e PD un esempio di compattezza da seguire

Caro direttore di TgCom 24 Alessandro Banfi, per tutta la giornata di ieri hai trasmesso una serie di servizi confezionati dalla redazione politica che hanno raccontato la assoluta compattezza del PdL dopo l’ultimo vertice di Arcore e l’assoluta conflittualità all’interno del PD dopo le dichiarazioni di Massimo D’Alema a favore di Matteo Renzi. Tutto vero riguardo al PD; tutto falso riguardo al PdL.

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Ci sono tutti i presupposti per l’ennesima, pessima, stagione televisiva dominata dalla politica

Cari direttori di tutte le reti televisive, quella che sta per iniziare sarà l’ennesima stagione televisiva alterata dalla incertezza della situazione politica, economica e sociale italiana. In larga parte sarà ancora una volta una stagione televisiva condizionata da una campagna elettorale, quella per le elezioni europee che si terranno dal 22 al 25 maggio 2014. Vista la situazione italiana non è da escludere che si possa tornare di nuovo a votare anche per le elezioni politiche nazionali. Dopo il risultato incerto delle elezioni del febbraio scorso, continuiamo a vivere in un perenne clima elettorale come e più di sempre.

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Enrico Mentana, le barre colore e gli istanti d’incertezza dopo la lettura della sentenza della Cassazione sui Diritti Tv Mediaset

Caro Enrico Mentana, dopo due lunghissimi pomeriggi di diretta televisiva, sei finalmente riuscito ad offrire ai telespettatori del TgLa7 la lettura della sentenza della Cassazione sul caso della compravendita dei diritti televisivi Mediaset che ha visto condannato in via definitiva l’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi a 4 anni di reclusione (tre dei quali condonati per l’indulto) per il reato di frode fiscale. La scelta di andare in diretta a partire dalle ore 17 di mercoledì scorso, francamente ce la potevi risparmiare, visto che era certo che quel giorno non ci sarebbe stata la lettura della sentenza. La diretta di ieri invece era più che giustificata e da cronista di lungo corso hai contribuito ad alimentare la lunga attesa. Un’attesa lunghissima, per molti aspetti snervante. Ad un certo punto non sapevi proprio più che dire e ti sei avvicinato ad un monitor che trasmetteva le barre colore, ovvero il segnale elettronico di pausa in attesa del collegamento video con l’aula della Cassazione.

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