Ci sono tutti i presupposti per l’ennesima, pessima, stagione televisiva dominata dalla politica

Cari direttori di tutte le reti televisive, quella che sta per iniziare sarà l’ennesima stagione televisiva alterata dalla incertezza della situazione politica, economica e sociale italiana. In larga parte sarà ancora una volta una stagione televisiva condizionata da una campagna elettorale, quella per le elezioni europee che si terranno dal 22 al 25 maggio 2014. Vista la situazione italiana non è da escludere che si possa tornare di nuovo a votare anche per le elezioni politiche nazionali. Dopo il risultato incerto delle elezioni del febbraio scorso, continuiamo a vivere in un perenne clima elettorale come e più di sempre.

Un anno fa prevedevo una pessima stagione televisiva a causa della campagna elettorale e della crisi economica che avrebbero giustificato l’ignavia del più attivo produttore televisivo della storia:

“La televisione dunque quest’anno avrà una buona scusa per essere brutta. La campagna elettorale allungherà la sua ombra su tutte le trasmissioni, non solo su quelle giornalistiche”.

In tempo di crisi economica, politica e sociale, chi fa televisione non sente il dovere di evolversi gettando il cuore oltre l’ostacolo e cogliere l’occasione per fare una televisione nuova, diversa, una televisione che non si faccia affogare dalle sabbie mobili della politica. Cari direttori di tutte le reti televisive, nessuno di voi sente di avere la forza di combattere una lotta per l’indipendenza dalla politica. Nessuno di voi ha la forza per poterlo fare. Anche chi tra voi prova a sfoggiare con presunzione la propria indipendenza dalla politica è chiamato sempre più spesso al compromesso con essa. Non parlo di un compromesso illegale, comprato o venduto in qualsiasi forma, parlo di un compromesso che ormai è diventato fisiologico tra televisione e politica. Un compromesso che da telespettatore percepisco sempre di più come imposto e questo blog è nato anche come reazione per non subirlo passivamente. Cari direttori di tutte le reti televisive, una misurata dose di compromesso è necessaria, spesso indispensabile, in tutte le relazioni sociali ed umane. Ricorrere ad un po’ di compromesso è cosa buona e giusta anche per chi fa il vostro mestiere. Chi tra di voi crede che l’indipendenza della tv dalla politica sia il valore più alto su cui potete contare per ridare un valore sociale, e perché no, commerciale, alle vostre emittenti, non deve sprecare l’ennesima stagione televisiva ad intensificare il compromesso con la politica perché è evidente che il mezzo televisivo è in crisi, una crisi che non è solo figlia della congiuntura economica ma anche dell’abbraccio mortale della politica. E sempre più spesso ho la sensazione che la politica non faccia più nemmeno la fatica di cercare di conquistarvi perché siete voi che le andate incontro a braccia spalancate.

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