Due righe due, al termine della prima edizione di A raccontare comincia tu

Si è conclusa la prima stagione di A raccontare comincia tu, il programma di Rai 3 condotto da Raffaella Carrà. A me, l’idea di far incontrare un personaggio top dello show leggero italiano come lei con altri personaggi top dello spettacolo, della cultura e dello sport, è piaciuta, quindi auspico una seconda edizione per la quale suggerisco alcuni cambiamenti.

Eviterei di ospitare i personaggi televisivi di cui si sa tutto e che non hanno alcuna intenzione di raccontare di loro qualcosa che non faccia parte dell’agiografia ufficiale. Eviterei di ospitare i campioni dello sport divisivi. Farei le interviste sempre e solo nella casa vera del personaggio. Nella prima edizione è mancato l’approfondimento. Tutto molto, troppo, in superficie. Nella puntata più riuscita, quella con il maestro Riccardo Muti, ci ha pensato lui a farsi l’auto-approfondimento ed è stata davvero molto interessante. Mi piacerebbe che gli autori percorressero itinerari biografici meno scontati. Il parallelo tra la vita professionale di Raffaella Carrà e i personaggi non è indispensabile. In alcuni casi è stato davvero troppo forzato. In alcuni casi, il vasto repertorio televisivo della conduttrice ha riempito la puntata per farla arrivare al taglio di 1 ora e 40 minuti. Gli ascolti dicono che le sei puntate hanno fatto una media del 6.4% di share. Le quattro puntate con Loren (6.8%), Muti (4.9%), Bonucci (3.9%) e Sorrentino (3.5%) hanno fatto una media del 4.7%. Le puntate con Fiorello (9.4%) e De Filippi (10%) hanno avuto l’unico pregio di alzare la media generale di ascolto ma il programma ha dato il meglio, nei contenuti e nella forma, senza di loro. Ciò detto, è un programma che mi piacerebbe ritrovare nella prossima primavera televisiva.

Festeggio i 3 anni senza Uno Mattina con Franco Di Mare

Festeggio i 3 anni senza Uno Mattina con Franco Di Mare. Oggi il suo “Sarò franco” sull’elemosina e la povertà: il solito “corsivo” banale, inconcludente, parziale. Una accozzaglia di luoghi comuni sui massimi sistemi senza costrutto. Temi immensi liquidati in pochi minuti con una apertura ad effetto, uno sviluppo a tesi e una conclusione con interrogativo. Pensierini semplici che il conduttore presenta come fossero un trattato di sociologia.
Ogni “corsivo” di Di Mare è un inutile sasso gettato in un oceano di ovvietà. L’idea che mi sono fatto è che lasciargli questo spazio per le sue riflessioni intoccabili (ho provato a proporgli un tema e mi ha fatto una lezione sui “corsivi”!) è un modo per tenerlo occupato in una cosa che gli piace tanto fare e che lo appaga molto, così se ne sta buono lì nella tv del mattino. Se così fosse allora che Di Mare resti pure a fare i suoi “corsivi” che io posso fare benissimo a meno di lui e di Uno Mattina.

Due righe due sulla chiusura di Rai Movie

Nel dialogo con Aldo Grasso al Dogliani Tv Festival, Fabrizio Salini sulla chiusura di Rai Movie ha detto: «Non voglio essere ricordato per questo: Rai Cinema investe 70-75 milioni l’anno sui film e ne ha finanziati 219 in tre anni, quindi ci saranno più film ma distribuiti diversamente».

È un ottimista. Se saranno confermati i rumors su un possibile “editto bulgaro” contro Fabio Fazio e per giunta per riportare Massimo Giletti in Rai, passerà alla storia per qualcosa di peggio che per la chiusura di Rai Movie. Ma visto che ad oggi quest’ultima è una certezza, io continuo a chiedermi come fa la Rai a rinunciare ad un brand così forte. E riguardo alla programmazione cinematografica “distribuita diversamente”, non riesco a capire perché non può essere una Rai Movie potenziata a trasmettere più film in prima visione. Non capisco perché non può essere Rai Movie ad avere programmi nuovi con conduttori top sul cinema e sulle serie internazionali ed italiane. Non capisco perché un amministratore delegato della Rai, con tutte le cose che ci sono da migliorare sulla programmazione delle tre reti principali, possa pensare di chiudere un rete che, nonostante i limiti organizzativi e di budget in cui è stata relegata finora, si è comunque consolidata come marchio e come canale, il 24, sul digitale terrestre. Io continuerò a scrivere, parafrasando I Trettré, che “A me, la chiusura di Rai Movie, me pare na strunzata”.

Tv Talk e Barbara D’Urso: un grande amore e niente più

Anche oggi Talk di Rai 3 ha dedicato uno spazio alla tv di Barbara D’Urso.

Che cosa ha fatto di così rilevante per essere ancora una volta oggetto di analisi da parte del programma di analisi sulla tv della Rai Radio Televisione Italiana? Ha messo in scena l’incontro tra la madre naturale e la ex bonas di “Avanti un altro” Paola Caruso e ha tentato di fare la stessa cosa con Serena, la figlia adottiva di Barbara Palombelli e Francesco Rutelli. Il conduttore di Tv Talk ha detto che Barbara D’Urso è “conduttrice popolare che sa affrontare questi temi” (l’adozione). Ecco, se saper affrontare il tema “adozione” è come lo ha affrontato Barbara D’Urso in questi due casi, allora francamente non ho più parole per commentare Tv Talk. Gli altri temi della puntata sono stati: la violenza al tempo dei social (partendo dal caso della baby gang di Manduria); cronaca, processi e tv, ovvero, i programmi tv che hanno parlato del caso Vannini in attesa della sentenza della Cassazione (in particolare Un giorno in pretura di Rai 3); 1 maggio, l’evento televisivo (di Rai 3); il “caso”, “è vero o no il matrimonio di Pamela Prati?”;
Grande Amore di Rai 3 con ospite in studio Carla Signoris; la sfida della satira (quella che fa Giovanni Vernia a Dritto e rovescio di Rete 4); le polemiche su Suor Cristina in tv (ospite esperta Suor Paola diventata popolare con Quelli che il calcio). Un lungo spottone principalmente dei programmi Rai (e di Rai 3 su tutti) mai criticati come meriterebbero e sempre osannati più di quello che meritano. L’idea che mi sono fatto è che infilare Barbara D’Urso così spesso dentro Tv Talk con la scusa che è tv pop, serve solo a racimolare i telespettatori a cui piace quel genere di tv. Sì perché ormai Tv Talk più che un programma di analisi sulla televisione è essenzialmente un programma televisivo attento ai propri ascolti e a tutti i meccanismi che servono per raggiungerli con lo scopo evidente di sopravvivere all’interno di un palinsesto. Anche questa è, purtroppo, la troppo osannata Rai 3 del direttore Stefano Coletta.

Un invito al direttore di Rai 3 Stefano Coletta a mantenere la misura che tutti ti riconoscono.

Caro direttore di Rai 3 Stefano Coletta, volevo invitarti a mantenere la misura che tutti ti riconoscono. Capisco che alla sfida degli ascolti televisivi è difficile resistere ma il direttore di una rete Rai deve essere il massimo dell’oggettività.

Un programma come A raccontare comincia tu condotto da Raffaella Carrà vive di alti e bassi sia per quanto riguarda gli ascolti che per quanto riguarda la bellezza delle puntate.

Io ne ho viste 4 e mi sono piaciute le due con Sophia Loren e Riccardo Muti che hanno fatto molta meno share (6.8% e 4.9%) rispetto alle due con i “televisivi” Fiorello e Maria De Filippi (9.4% e 10%) che ho trovato noiose. La quinta puntata con Leonardo Bonucci ha fatto il 3.9% ed io ero tra quelli che l’hanno accuratamente evitata. Calcolatrice alla mano, le 5 puntate andate in onda finora hanno fatto una media del 7% di share ma ad alzarla hanno contribuito in maniera significativa le due puntate con i campioni di ascolto televisivi. La media, senza di loro, è un onorevole 5.2% di share. Se io fossi il direttore di Rai 3 commenterei i dati di ascolto alla fine del ciclo di un programma che inevitabilmente ha alti e bassi di share vista la scelta non omogenea degli ospiti in quanto a potenzialità di ascolto in prima serata. Il giorno dopo, mi concentrerei più sul fare dei tweet evidenziando alcuni aspetti significativi di ciascuna puntata piuttosto che a retwittare il mio ufficio stampa per un 10% raggiunto con un ospite che è il volto di punta dell’ammiraglia della concorrenza, commerciale, per giunta. Caro direttore di Rai 3 Stefano Coletta, A raccontare comincia tu è un programma che mi piacerebbe ritrovare nella prossima stagione televisiva. L’idea che mi sono fatto però è che sceglierei meglio nella categoria sport ed eviterei di ospitare i personaggi televisivi anche se ti fanno fare i picchi di share. Così non ti verrà nemmeno la voglia di esultare per gli ascolti e magari su twitter ci dirai qualcosa di più significativo sui contenuti.
#rai3 #raffaellacarra #araccontarecominciatu #stefanocoletta

A raccontare comincia tu: tanto belle le puntate con i miti Sophia Loren e Riccardo Muti quanto brutte quelle con i televip Fiorello e Maria De Filippi

Cara Raffaella Carrà, ho seguito dall’inizio alla fine le prime 4 puntate di A raccontare comincia tu. Mi sono piaciute molto la seconda e la terza con ospiti Sophia Loren e Riccardo Muti. Non mi sono piaciute per nulla la prima e la quarta con ospiti Fiorello e Maria De Filippi.

Con l’attrice ed il direttore d’orchestra, il programma ha mostrato la sua anima più interessante, ovvero, quella di saper tirare fuori l’anima della persona più che esaltare il personaggio.

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