Omnibus La7: quando il contraddittorio tra ospite in collegamento e ospite in studio è un disastro

Cara Gaia Tortora, apprezzo che sei riuscita a fare il contraddittorio Villarosa M5S Fiano PD ma come a te anche a me i collegamenti non piacciono perché il dibattito ne risente come questa mattina a Omnibus La7, soprattutto se chi sta in collegamento ci gioca. Chi sta in collegamento non è così svantaggiato come si dice perché è impossibile per qualsiasi conduttore impedirgli di gestire la prima parte della risposta, dove giustamente li lasciate liberi, e poi riportarli sulla domanda che hanno evitato. Queste cose le sai bene ma evidentemente hai pensato “meglio che niente”. Il contraddittorio Villarosa-Fiano di questa mattina è stato oltre che inconcludente anche un disastro dal punto di vista televisivo: “meglio niente” che una cosa così.

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La risposta di Gaia Tortora

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Se la “gestione” de La prova del cuoco è “sbagliata”, perché Antonella Clerici non ritira la sua firma dai titoli di testa come consulente?

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Antonella Clerici dice che è stato un errore cambiare totalmente La prova del cuoco. Elisa Isoardi replica spiegando perché "non è cambiata totalmente" e soprattutto ricordando che la Clerici ne è "consulente con tanto di firma in testa al programma". Una considerazione giusta che io interpreto così: "Da consulente sapevi come sarebbe stata la nuova Prova del cuoco, se secondo te la formula era sbagliata perché hai messo la tua firma visto che sei la conduttrice storica e così facendo avalli il format?". Antonella Clerici potrebbe dire che la sua consulenza riguarda solo parti del programma ma rimane il fatto che quella sua firma nei titoli di testa suona come un assenso al programma. Può dire oggi "è stato un errore cambiarlo totalmente"? Certo che può. Ma coerenza vorrebbe anche che rinunciasse a fare la consulente ad un programma a suo dire con una "gestione sbagliata" e ritirasse la sua firma dai titoli di testa. #laprovadelcuoco #rai1 #elisaisoardi #antonellaclerici

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Uno mattina in famiglia, la tv del mattino di Rai 1 quella tanto intoccabile quanto brutta

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Uno mattina in famiglia, la tv del mattino di Rai 1 quella tanto intoccabile quanto brutta. Luca Rosini definisce "incredibili" le esibizioni di Guendalina Tavassi a Tale e quale show. Già, almeno quanto è incredibile che lui faccia il co-conduttore di Uno mattina in famiglia. Così come è incredibile che Guendalina Tavassi sia ospite del programma. Irritanti gli spazi "culturali". Temi immensi, messi in scaletta per darsi un tono che ti fanno dire "datevi all'ippica". Disarmante la superficialità, la banalità e la evanescenza del talk sui "miti". Sono basito: ascoltare cosa intendono per "mito" Alessio Bernabei e Guendalina Tavassi è qualcosa che da abbonato Rai sento di non meritare. Lui dice che per i giovani Rovazzi è un mito come Dante e Virgilio. Lei si avventura nel tentativo, fallito, di spiegare quanto la fama possa essere temporanea. Pietro Folena allo stesso tavolo con Guendalina Tavassi e Alessio Bernabei. Risultato: uno peggio dell'altro. Chicca finale. Una concorrente del gioco telefonico risponde "52!" in un secondo alla domanda "quanti sono i tasti bianchi del pianoforte", dicendo che ha risposto esattamente per caso e i conduttori dicono "bravissima". Come mi puzza questa tv.  #unomattinainfamiglia #rai1 #ingridmuccitelli #lucarosini

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Franco Di Mare, l’Accademia della Crusca e la parola giusta in italiano per dire whistleblower

Nella puntata di Uno Mattina su Rai 1 di oggi, 10 ottobre 2018 [QUI al minuto 28), Franco Di Mare nel suo corsivo “Sarò Franco” si è occupato del perché, a suo dire, non è stata finora trovata una parola italiana in grado di tradurre in modo esatto chi è il whistleblower, ovvero “chi segnala illeciti sul posto di lavoro”, di cui alla legge n. 179 del 30 novembre 2017 (“Disposizioni per la tutela degli autori di segnalazioni di reati o irregolarità di cui siano venuti a conoscenza nell’ambito di un rapporto di lavoro pubblico o privato”).

Il giornalista Franco Di Mare nel suo corsivo afferma:

“Se una parola non è traducibile in un’altra lingua è perché quello che la parola rappresenta è sconosciuto a quel popolo”.

Per sostenere la sua affermazione, il primo esempio che ha portato è stato quello del carciofo in Bulgaria dove hanno dovuto usare una parola inglese per dare un nome al carciofo perché in Bulgaria non c’erano i carciofi.

Il giornalista Franco Di Mare ha proseguito citando un articolo del suo collega Stefano Filippi dicendo:

“quando Il Giornale chiese aiuto all’Accademia della Crusca, vale a dire il tempio della nostra lingua, ebbe una risposta fulminante: se manca una parola per definire un fenomeno è perché quella società è estranea al concetto che quella parola vuole esprimere”.

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Se Gaia Tortora dice “Bentrovati” dopo la pausa estiva di Omnibus La7, io le rispondo, mentre mi preparo il caffè

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Oggi Gaia Tortora è tornata alla conduzione di Omnibus di La7 dopo la pausa estiva ed ho avuto la piacevole sensazione di rivedere un volto familiare. È senza dubbio una delle telegiornaliste meno impostate e quando si concede un piccolo vezzo come essere "più boccolosa che mai" lo noti subito perché concedersi vezzi non è una delle sue priorità professionali. Ha saputo costruirsi una solida immagine di giornalista attendibile ma non ne fa sfoggio. Enrico Mentana, durante le sue lunghissime "maratone", spesso ne cita il lavoro di coordinamento che fa dietro le telecamere, non solo come giusto riconoscimento ma anche per dire al telespettatore che la stima, "guarda che c'è anche Gaia che sta lavorando al programma", aggiungendo così una garanzia in più al prodotto giornalistico che offre al pubblico. Le volte che l'ho pungolata su Twitter è sempre stata "al gioco" e, quando l'ho criticata, ha risposto senza nemmeno l'ombra del senso di superiorità con cui molti giornalisti e televip trattano chi come me fa blogging e tweeting critico sul loro lavoro e sul loro essere personaggi pubblici. Questa mattina quando ha salutato il pubblico di Omnibus con un sincero e caldo "Bentrovati" a me che stavo preparando il caffè è venuto naturale risponderle: "Ciao Gaia. Bentornata!". Poi le ho scritto un tweet sui suoi boccoli e augurandole buon lavoro per la nuova stagione tv. Che per me equivale ad assegnarle il Telegatto. #omnibusla7 #gaiatortora #tgla7 #la7

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Caterina Balivo ed Elisa Isoardi: perché  Vieni da me e La prova del cuoco possono già essere considerati dei flop

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Caterina Balivo ed Elisa Isoardi: perché  Vieni da me e La prova del cuoco possono già essere considerati dei flop È finita la prima settimana di programmazione quotidiana di Vieni da me condotto da Caterina Balivo e della Prova del cuoco condotto da Elisa Isoardi, entrambi su Rai 1. Il primo (in onda alle ore 14), un programma nuovo ed il secondo (ore 11.30) un programma con un titolo vecchio ed un impianto radicalmente nuovo. Ad entrambi quindi, si dovrebbe lasciare il tempo di crescere per far abituare il pubblico alle tante novità. Entrambi stanno deludendo in termini di ascolto; quello della Balivo addirittura sotto il 10% di share, in pratica doppiato dalla concorrenza. Alla Isoardi servono 2/3 punti di share in più per respirare mentre la Balivo ha bisogno di almeno 4/5 punti di share in più per non affogare. Questo in termini quantitativi. Se però si parla già di flop è anche perché i programmi deludono sia dal punto di vista della struttura che della conduzione. Rai 1 ha investito risorse importanti su questi due progetti e le lacune che stanno mostrando sono incredibili e difficilmente si potrà colmarle tutte in corsa. È lecito chiedersi come sia possibile che la prima rete televisiva italiana abbia valutato all'altezza delle sfide che li attendevano questi due nuovi format così come sono andati in onda nella prima settimana. Ma a far parlare di flop sono anche le deludentissime conduzioni. È proprio quando un programma ha dei problemi che devono venir fuori il carisma, l'esperienza e le capacità di chi per mesi e mesi è stato protagonista di anticipazioni, articoli e interviste sulla stampa e di campagne promozionali molto curate e martelllanti che, giustamente, ne hanno enfatizzato la centralità. Nel momento della prima verità, sia Caterina Balivo che Elisa Isoardi non sono state determinanti per far partire con il piede giusto i due progetti. E se questo non è un flop, dimmelo tu cos'è #vienidame #laprovadelcuoco #rai1 #caterinabalivo #elisaisoardi

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La nuova Prova del cuoco con Elisa Isoardi: in tv, cambiare si può e si deve ma solo per migliorare. Non è questo il caso.

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Non sono un fan di Antonella Clerici ma le ho sempre riconosciuto di aver condotto La prova del cuoco con la capacità di farsi amare dal vasto pubblico del mezzogiorno di #Rai1, una qualità che è stata per quasi venti anni un patrimonio dell'ammiraglia Rai. La nuova conduttrice titolare del programma, Elisa Isoardi, non mi dà neanche lontanamente la stessa sensazione. La trovo inadatta a questo ruolo che eppure aveva già ricoperto come supplente della Clerici in maternità. Ma allora ebbe ben altro approccio. Sapeva di essere la riserva "provvisoria" e interpretò quel ruolo nell'unico modo che poteva garantirle di farcela: ovvero inserirendosi nell'impianto del programma senza stravolgerlo e affidandosi ai tanti cuochi e personaggi che ne erano i simboli. Quella che sta andando in onda da lunedì scorso per me non è #laprovadelcuoco ma un qualcosa di alieno ad essa che ne porta il titolo, a mio avviso, immeritatamente. Un cambio così radicale di un format consolidato e popolare è un errore clamoroso. Si è forse creduto che questo completo restyling di facciata e di sostanza potesse consentire alla Isoardi di non dover sostenere il confronto da "titolare a titolare" con la Clerici? Niente di più sbagliato. Quasi tutto doveva rimanere come era fino a pochi mesi fa. Solo entrando in punta di piedi in quello che per tanti telespettatori era un mondo incantato, #elisaisoardi poteva provare a diventare una di famiglia e piano piano portare le sue modifiche. Solo rispettando quella liturgia avrebbe poi potuto farla sua e personalizzarla. La struttura del programma era così solida che è stato un vero delitto demolirla. E per costruire cosa? Un ibrido tra gli ultimi due programmi della Isoardi e un cooking show? A tutto questo si aggiunge il modo di porsi di Elisa Isoardi. Se è vero che non la aiuta una fisicità statuaria è anche vero che in tv non c'è niente di peggio di una statua che vuole fare la sciolta. L'effetto goffaggine è inevitabile. Oggi ha messo le mani in un piatto con la naturalezza di una babysitter inesperta che per la prima volta cambia il pannolino con la pupù al primo bambino che le capita di accudire. Ed io, da telespettatore, ne ho sentito l'odore.

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Elisa Silvestrin, la bella sorpresa di Quelle brave ragazze di Rai 1

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Il ruolo della "inviata con leggerezza" non è una novità nei programmi televisivi. Se ne sono viste e se ne vedono tante che cercano in tutti i modi di dare una impronta personalizzata a questo genere di "servizi". Questa estate ne ho scoperta una che con semplicità è riuscita a lasciarla l'impronta: Elisa Silvestrin. L'ex annunciatrice Rai è per me "una scoperta" perché nel programma del mattino estivo di Rai 1, Quelle brave ragazze, si muove nel ruolo di "inviata con leggerezza" con sicurezza, simpatia, naturalezza. È divertente, spiritosa, elegante-casual e presenta i temi "leggeri" senza birignao. E soprattutto, attraverso lo schermo passa un caratteristica che per me è fondamentale: è vera, così come la vediamo. Mi auguro che la Rai la impieghi anche in altri programmi nella stagione tv autunno-inverno. Un "prodotto" del "vivaio" che mamma Rai dovrebbe valorizzare con orgoglio. #QuelleBraveRagazze #ElisaSilvestrin #Rai1

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La insostenibile pesantezza della leggerezza di Quelle brave ragazze di Rai 1

Caro direttore di Rai 1 Angelo Teodoli, confermare nel day time del mattino estivo un programma come Quelle brave ragazze, dovrebbe essere uno dei punti a tuo sfavore per una eventuale riconferma da parte del nuovo consiglio di amministrazione della Rai.

Un programma che rispetto alla già “poverella” edizione dello scorso anno, è riuscito nella facilissima impresa di peggiorarsi. Un esempio disarmante.

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