Stefano Coletta e la mutazione genetica della conduzione di Serena Bortone

Cara Serena Bortone, gli ascolti della prima stagione di Oggi è un altro giorno vengono ritenuti all’altezza della fascia oraria dalle ore 14 alle ore 16 di Rai 1 e quindi il programma sarà confermato anche per la prossima stagione.

È un successo tuo ma principalmente del direttore di rete Stefano Coletta che ti ha fortemente voluto ed ha garantito, fin dalla conferenza stampa di presentazione, che avremmo visto una Serena Bortone come non la conoscevamo. Già, quelli che la conoscevano l’avevano vista all’opera ad Agorà il programma di attualità della tv del mattino di Rai 3 che conduceva con risolutezza soprattutto nella gestione degli ospiti politici che, quando riuscivano a parlare, venivano trattati come scolaretti dalla maestrina Serena. Ma su Rai 1 la maestrina non la potevi fare e ti sei messa a fare la fatina. Oggi è un altro giorno è il programma che ha modificato geneticamente il tuo stile di conduzione. È scomparsa la Bortone che incalzava i politici ed è apparsa la Serena amorevole con tutti che dispensa battiti di ciglia e sorrisi smielati. A spargere la polverina magica per trasformarti a sua immagine e somiglianza non può che essere stato Stefano Coletta che dispensava questa certezza prima che il programma iniziasse ad andare in onda. Cara Serena Bortone, chissà se a settembre Stefano Coletta sarà ancora il direttore di Rai 1. La stampa amorevole si sta spendendo molto per la sua riconferma. Coletta o non Coletta, tu ed il programma Oggi è un altro giorno andrete in onda per almeno un’altra stagione televisiva. C’è chi, per due labilissimi punti di share in più rispetto a Caterina Balivo, la considera una vittoria di Stefano Coletta. Io invece, ogni volta che ti vedo sbattere le ciglia e fare le faccette dolci, penso che la trasformazione della tua conduzione sia una grande sconfitta del direttore di Rai 1. Ha dimostrato ancora una volta che chi fa televisione è capace di plasmare i programmi ed i personaggi tv secondo le necessità dello show business.

Doc Matteo, pardon, Doc nelle tue mani: la solita fiction all’italiana. Che delusione dopo un inizio molto promettente.

Sono tra quelli che hanno seguito la prima messa in onda di Doc nelle tue mani (ad aprile in pieno lockdown 1) con interesse e soddisfazione al punto che mi sono lamentato con il direttore di Rai 1 perché non ha aspettato l’autunno per trasmettere tutte le puntate insieme.

C’ero rimasto male per la fine “monca” dovuta alla interruzione delle riprese per l’emergenza Covid-19. Eppure, con il massimo entusiasmo e tutte le aspettative possibili ho visto il primo ed il secondo episodio della nuova programmazione autunnale. Sarà che l’effetto novità era svanito, sarà che sono evidenti i limiti delle inquadrature, delle sequenze e dei movimenti degli attori dovuti ai protocolli anti-Covid, ma mi sono ritrovato davanti ad una fiction italiana vecchio stile in cui mi è impossibile distinguere il medico interpretato da Luca Argentero dal prete interpretato da Terence Hill. Il produttore della fiction è lo stesso e Don Matteo è stato presente nell’anteprima della prima puntata ma non per questo Doc nelle tue mani doveva diventarne una specie di spin-off. Argentero-DOC, con la sola imposizione del pensiero capisce dal dettaglio più insignificante le malattie più complesse di cui soffrono i malati protagonisti dei singoli episodi. Roba che in confronto Dr. House è un portantino. E tutti gli altri personaggi pronti a dire “DOC avevi ragione tu”, dopo averne dubitato. Per non parlare della storia personale di DOC che si è trasformata in una banale soap opera che inizia e finisce con il sorriso ostentato di Luca Argentero manco fosse Julia Roberts. DOC nelle tue mani per Rai 1 è il successo dell’anno con il 30% di share. Per me è la delusione dell’anno con il 100% di abbandono.

Ballando con le stelle di Rai 1: l’incubo del sabato sera

Rai 1 con Ballando con le stelle perde con sempre maggiore distacco la sfida del sabato sera autunnale contro Canale 5 che ieri con Tu sì que vales ha fatto 7 punti di share in più (26.9% contro 20%). Il problema è che questa sconfitta non avviene presentando al pubblico un varietà di alta qualità. È così da anni. Da anni lo scrivo.

Ma quest’anno, l’anno dell’esplosione della pandemia Covid-19, è per me inaccettabile che questo inguardabile spettacolo vada in onda sulla rete ammiraglia del servizio pubblico Rai.

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Anna Billò è molto brava ma ha la grinta necessaria per sostituire Ilaria D’Amico a Sky Calcio Show?

Cara Anna Billò, mi piace il tuo modo di condurre lo studio live degli eventi calcistici. Sei la “signora” dell’Europa League e crescono le tue quotazioni come sostituta di Ilaria D’Amico alla conduzione di “Sky Calcio Show”, suo regno indiscusso per 15 anni che l’ha fatta diventare la “signora” del calcio. Su questa eventualità la stessa D’Amico ha dichiarato: “Fa l’Europa League da tanto tempo ed è in Sky da almeno quindici anni in conduzione. Se fosse lei avrebbe l’esperienza per fare bene” (da ilfattoquotidiano.it del 21/8/2020 intervista di Giuseppe Candela).

Cara Anna Billò, sei una delle telegiornaliste sportive più brave e competenti. Hai uno stile di conduzione misurato ed elegante che punta alla centralità dei contenuti e non della conduzione. Tutto questo basta per sostituire Ilaria D’Amico? No, non basta. Ci vuole anche una dose di grinta che mi sembra essere un tuo limite per quello spazio calcistico che ha tra le caratteristiche principali il contraddittorio post-partita con gli allenatori. Lì si gioca un terzo tempo scoppiettante tra opinionisti Sky e allenatori. Non c’è dopo partita Sky che non generi polemiche che poi alimentano la discussione di tutti i media nei giorni successivi. Spesso è proprio l’incalzante Ilaria D’Amico a scatenare le reazioni più calde degli allenatori. Ieri dopo la finale di Europa League persa contro il Siviglia, hai avuto l’allenatore dell’Inter Antonio Conte al microfono dello studio live di TV8 che ha gestito la comunicazione a suo piacimento con gli opinionisti-polemisti Lele Adani, Beppe Bergomi, Riccardo Trevisani, buoni buoni ad assecondarlo. Nemmeno tu lo hai incalzato come serviva quando ha parlato del futuro dell’Inter “con o senza Conte”. Sì ti sei inserita ripetendo “con o senza Conte?”, ma lo hai fatto con una vocetta tanto educata quanto poco efficace e Conte ha proseguito fino a far emergere la concreta possibilità di un suo addio all’Inter ma non certo per merito delle tue domande senza grinta. Cara Anna Billò, per sostituire Ilaria D’Amico serve un po’ di sana “cattiveria” giornalistica. Ce l’hai?