Zoro retrocede: da dinamico fantasista a pigro moviolista

Caro Diego Zoro Bianchi, è stato giusto che Rai 3 provasse ad affidarti un programma tutto tuo dopo l’esperienza maturata all’interno dei programmi di Serena Dandini, in cui gestivi lo spazio Tolleranza Zoro. Uno spazio che ha rappresentato una delle poche novità televisive interessanti degli ultimi anni. Tolleranza Zoro non era uno spazietto come poteva sembrare. Erano dieci minuti (ed anche di più) di televisione fatta bene. Il doppio Zoro che s’interrogava sull’attualità italiana e sulla politica, oggi avrebbe ancora più senso ed avrebbe ancora molto da dire. Però si cresce, o almeno così ci si illude, e si prova a fare di più. Se poi una rete importante come Rai 3 ti offre una grande occasione, diventa difficile dire di no. E tu non lo hai detto. Conduci una nuova trasmissione, tutta tua, intitolata Gazebo (su Rai 3 la domenica per un ora e dieci a partire dalle ore 23.40).

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Manhunt il film documentario HBO sulla caccia ventennale a Bin Laden. David Letterman intervista l’ex agente Cia Nada Bakos. Quando si dice fare una domanda diretta: “Clinton ebbe queste informazioni ma le ignorò?”.

Caro David Letterman, al Late Show hai ospitato Nada Bakos una delle ex analiste e agenti CIA protagoniste del film-documentario Manhunt – The search for Bin Laden di Greg Barker realizzato per la rete televisiva americana HBO. Il film-documentario parla del lavoro di intelligence condotto dal gruppo di analiste e agenti soprannominato The Sisterhood (La Sorellanza) che sono state le prime (nel 1993 in occasione del primo attacco al World Trade Center) ad identificare il gruppo terroristico di Al Qaeda con a capo Osama Bin Laden. Manhunt, presentato in anteprima al Sundance Film Festival 2013, racconta i venti anni di caccia a Bin Laden dal punto di vista di chi aveva lanciato l’allarme su un possibile 11 settembre molto prima che avvenisse. Il gruppo stilò rapporti scritti che non sono stati considerati come avrebbero dovuto.

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SkyTg24 e la svista della messa in onda dell’intervista al figlio undicenne dell’uomo che ha sparato a due carabinieri davanti a Palazzo Chigi

Caro direttore di SkyTg24 Sarah Varetto, una tua giornalista ha pensato che fosse indispensabile andare ad intervistare il figlio undicenne dell’uomo che domenica scorsa ha sparato a due carabinieri in servizio davanti a Palazzo Chigi il giorno del giuramento del Governo Letta. L’intervista è andata in onda ed ha generato polemiche, proteste e un annuncio di apertura di procedimento da parte dell’Ordine dei Giornalisti. Leggo su digital-sat.it che “L’intervista, sarebbe andata in onda, secondo una ricostruzione fatta in ambienti redazionali della all news satellitare, a causa di una ‘svista di macchina’, possibile nel caso di un tg in onda per venti ore al giorno e rimossa immediatamente”. Il tuo commento sull’episodio invece l’ ho letto su huffingtonpost.it: “Appena ci siamo accorti, abbiamo deciso di interrompere subito la diffusione del video. Non lo faremo più passare in televisione e lo abbiamo tolto anche da internet. Questo perché abbiamo il massimo rispetto per il bambino e per la sua famiglia. Detto questo abbiamo mandato in onda il bambino con tutte le cautele possibili: c’era il permesso della madre e non era riconoscibile in volto, aveva anche la voce alterata”.

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Victoria, sempre più ehm ehm ehm, Cabello

Cara Victoria Cabello, quando la trasmissione Quelli che… non è saldamente nelle mani della imitatrice Virginia Raffaele, ci si accorge che la conduttrice sei pur sempre tu. Per non alimentare alcun dubbio in proposito, gestisci le interviste con gli ospiti. Ieri ne avevi uno di livello Rai 2: Gianluigi Paragone. L’interesse che suscita una intervista a Paragone è paragonabile all’interesse che tu nutri per il calcio. Ma questi sono i personaggi che fanno di Rai 2 la Rai 2 che è, ed è giusto dar loro spazio anche nelle altre trasmissioni al fine di promuovere le risorse della rete. Paragone è il giornalista che conduce L’Ultima Parola, l’ultimo talk show politico rimasto a Rai 2 dopo la rottura con Michele Santoro. Sulla tua cartelletta c’è scritto di ricordarlo al pubblico e tu lo fai dicendogli “Tu che hai preso il posto di Michele Santoro, se fossi il direttore di Rai 2, lo riprenderesti Santoro?”. Paragone corregge due aspetti sostanziali della tua domanda.

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