Brasile 2014: Rai Sport è da archeologia televisiva

Caro direttore generale Rai Luigi Gubitosi, sono iniziati i mondiali di calcio Brasile 2014 e con essi è iniziato il tiro ai piccioni Rai e Rai Sport. Sottrarmi a questo esercizio balistico mi è impossibile. Innanzi tutto perché sono un abbonato Rai e poi perché mi piace la tv fatta bene e la Rai, ormai ombra del suo blasone e della sua storia, non la fa più la tv fatta bene. E non è colpa della tua spending review.

La Rai invecchia a vista d’occhio vittima della gestione di tipo ministeriale degli anni passati che ha ancora effetti deleteri sui singoli programmi che vanno in onda.

Prendiamo il caso della mega struttura aziendale di Rai Sport, i cui componenti durante il corso dell’anno operano nascosti sul digitale terrestre e che, quando tornano ad essere al centro della programmazione di Rai 1 o Rai 2, palesano tutti i loro limiti da archeologia televisiva. Rai Sport ed i suoi giornalisti, ormai hanno pochissimi spazi sulle reti principali e quindi i loro difetti strutturali si notano molto meno rispetto al passato. Rai Sport è l’esempio della struttura “ministeriale” Rai. Ci sono una marea di giornalisti con il posto fisso, incardinati in funzioni e gerarchie inamovibili che seguono un percorso professionale definito nei minimi dettagli da mansioni, qualifiche, anzianità di servizio e tutto quello che racchiudono le diciture “contratto nazionale e diritti acquisiti”. Un evento come i mondiali di calcio ce li mostra tutti insieme per un mese, l’esercito di giornalisti di Rai Sport che durante l’anno digeriamo a piccolissime dosi:

Sabrina Gandolfi
Paola Ferrari
Marco Civoli
Enrico Varriale
Stefano Bizzotto
Alberto Rimedio
Marco Lollobrigida
Marco Mazzocchi
Bruno Gentili
Donatella Scarnati
Alessandro Antinelli
Stefano Mattei
Aurelio Capaldi
Valerio Iafrate
Eugenio De Paoli
Cristina Caruso
Paolo Paganini
Monica Matano
Giovanna Carollo
Fabrizio Failla
Carlo Paris
Andrea Fusco
Simona Rolandi
Gianni Cerqueti
Gianni Bezzi

Caro direttore generale Rai Luigi Gubitosi, la loro professionalità non è in discussione. A mio avviso è discutibile il loro modo di fare televisione secondo i criteri della “scuola Rai” di un tempo che fu, che non tornerà mai più e che alcuni di loro non hanno nemmeno fatto ma solo “sentito dire”. Ciascuno di loro, nessuno escluso, parla in modo vecchio, racconta in modo vecchio, si muove davanti alle telecamere in modo vecchio, tratta le notizie in modo vecchio. Se è vero che la tua spending review non li aiuta, relegandoli in studioli che sembrano scantinati abbandonati, è altrettanto vero che loro non riescono ad emergere dalla cornice di archeo-tv nella quale sembrano sentirsi al sicuro perché protetti dal marchietto Rai/Rai Sport in sovraimpressione. Due giorni fa Italia 1 ha trasmesso in prima serata Tiki Taka Speciale Mondiali Brasile 2014 con  Pierluigi Pardo che ha fatto una trasmissione stellare rispetto a quelle di Rai Sport per ritmo, varietà, linguaggio, servizi, gestione degli ospiti, scelta delle notizie, alternanza tra informazione e colore, aspetti tecnico-tattici, storia e storie, cambio di registri narrativi. Caro direttore generale Rai Luigi Gubitosi, la cosa migliore da fare per il bene della testata Rai Sport sarebbe quella di annullare tutte le trasmissioni parlate sui mondiali di calcio e mandare in onda solo le poche partite in diretta che avete acquistato. Continuare a strombazzare in pompa magna mondiale delle trasmissioni da campionato interregionale è assurdo. Se non si è in grado di essere all’altezza dei tempi è meglio lavorare lontano dai riflettori per costruire dei tempi migliori.

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One thought on “Brasile 2014: Rai Sport è da archeologia televisiva

  1. Caserta 16 giugno 2014 / 07:52

    non solo questo … Rai Hd è più lenta di Rai normale .. di almeno due secondi … vergognatevi

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