Disfatta dell’Italia contro il Costarica? I giornalisti di Rai Sport potranno dire “Io c’ero”

Caro direttore generale Rai Luigi Gubitosi, stai per mettere mano alla riduzione delle reti Rai sul digitale terrestre e Rai Sport dovrebbe essere la prima a perdere una delle due reti che ha. Auspico anche che dopo Brasile 2014, la testata Rai Sport venga azzerata con il cambio del direttore e una riduzione drastica dei giornalisti (da destinare ad altre testate Rai, magari per rafforzare quelle regionali).

Rai Sport ha bisogno di diventare una struttura snella e meno “ministeriale”, con giornalisti giovani presi dall’immenso bacino del popolo delle partite iva che hanno tanta voglia di fare.

Quello che da abbonato, prima che da blogger televisivo, mi infastidisce, è la superficialità con cui tutti i giornalisti di Rai Sport hanno osannato “gli eroi di Manaus” dopo la partita vinta con l’Inghilterra, nonostante gli evidenti limiti della squadra messa in campo da Prandelli. Ieri, dopo la sconfitta contro il Costarica, i giornalisti di Rai Sport sono stati severissimi, al limite della condanna di allontanamento perpetuo dai campi da gioco per calciatori e allenatore. Un comportamento da tifosi più che da giornalisti specializzati. In uno scambio di tweet che ho avuto con Alessandro Antinelli ho scritto (dopo il primo collegamento con il Brasile): “l’esordio da #Brasile2014 di #RaiSport con Mazzocchi e Antinelli è disarmante non si reggono sono banali, inconsistenti, autoreferenziali”. La risposta giustamente orgogliosa di Alessandro Antinelli è stata: “@carotelevip le critiche fanno bene. Però banale e inconsistente non me lo prendo. Riguardati la diretta soprattutto sui discorsi extracalcio”. Ecco, i discorsi extra calcio, dopo i primi giorni, sono spariti dalle trasmissioni principali di Rai Sport (un servizietto ogni dieci relegato a mezzanotte), per lasciare spazio all’autoreferenzialità di conduttori e conduttrici attentissime soprattutto a cambiare più vestiti delle conduttrici del Festival di Sanremo. In quanto alla banalità, continua ad essere alla base dei talk show di Rai Sport. Antinelli, che è il meno peggio della truppa di Rai Sport, è colui che ha parlato per primo degli “eroi di Manaus” in riferimento alla partita con l’Inghilterra facendosi trascinare dall’iperbole di “partita epica” coniata dall’allenatore Cesare Prandelli che però era giustificata dalla trance agonistica. La trance dei giornalisti di Rai Sport invece è solo data dall’entusiasmo sfrenato di essere in Brasile a raccontare un mondiale di calcio che, dopo il giocare un mondiale, è il mestiere più bello del mondo. Una trance agonistica comprensibile per chi durante tutto l’anno ormai è relegato a raccontare il calcio come ruota di scorta sgonfiata di Sky Sport. Capisco i giornalisti Rai che vivono Brasile 2014 come la grande occasione di rivincita verso i loro più fortunati colleghi di Sky Sport. Dovrebbero canalizzare il loro entusiasmo professionale verso la critica e l’analisi calcistica oggettiva ed eliminare qualsiasi personalismo e non farsi prendere dalla sindrome del tifoso che quando vince si esalta e quando perde si deprime. Martedì prossimo l’Italia incontra l’Uruguay per l’ultima partita del primo turno avendo a disposizione due risultati utili per andare avanti. I giornalisti di Rai Sport invece da ieri hanno solo un risultato utile da raggiungere per far andare avanti la testata che rappresentano: concentrarsi esclusivamente sulle 5 W del giornalismo, who?, what?, where?, when? e why?

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