Se Fabio Fazio accetterà di spostarsi su Rai 2, nel placard ci si sarà messo da solo

Caro Fabio Fazio, da telespettatore e da blogger televisivo non sono un fan tuo e dei tuoi programmi Che tempo che fa e Che fuori tempo che fa; e non certo da oggi. Ma penso che a decidere se e come devi andare in onda deve essere la direzione Rai, libera da qualsiasi imposizione diretta o indiretta da parte di qualsiasi politico o membro di governo.

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L’indipendenza della Rai dalla politica deve venire prima di qualsiasi altra cosa.

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Due righe due, al termine della prima edizione di A raccontare comincia tu

Si è conclusa la prima stagione di A raccontare comincia tu, il programma di Rai 3 condotto da Raffaella Carrà. A me, l’idea di far incontrare un personaggio top dello show leggero italiano come lei con altri personaggi top dello spettacolo, della cultura e dello sport, è piaciuta, quindi auspico una seconda edizione per la quale suggerisco alcuni cambiamenti.

Eviterei di ospitare i personaggi televisivi di cui si sa tutto e che non hanno alcuna intenzione di raccontare di loro qualcosa che non faccia parte dell’agiografia ufficiale. Eviterei di ospitare i campioni dello sport divisivi. Farei le interviste sempre e solo nella casa vera del personaggio. Nella prima edizione è mancato l’approfondimento. Tutto molto, troppo, in superficie. Nella puntata più riuscita, quella con il maestro Riccardo Muti, ci ha pensato lui a farsi l’auto-approfondimento ed è stata davvero molto interessante. Mi piacerebbe che gli autori percorressero itinerari biografici meno scontati. Il parallelo tra la vita professionale di Raffaella Carrà e i personaggi non è indispensabile. In alcuni casi è stato davvero troppo forzato. In alcuni casi, il vasto repertorio televisivo della conduttrice ha riempito la puntata per farla arrivare al taglio di 1 ora e 40 minuti. Gli ascolti dicono che le sei puntate hanno fatto una media del 6.4% di share. Le quattro puntate con Loren (6.8%), Muti (4.9%), Bonucci (3.9%) e Sorrentino (3.5%) hanno fatto una media del 4.7%. Le puntate con Fiorello (9.4%) e De Filippi (10%) hanno avuto l’unico pregio di alzare la media generale di ascolto ma il programma ha dato il meglio, nei contenuti e nella forma, senza di loro. Ciò detto, è un programma che mi piacerebbe ritrovare nella prossima primavera televisiva.

Festeggio i 3 anni senza Uno Mattina con Franco Di Mare

Festeggio i 3 anni senza Uno Mattina con Franco Di Mare. Oggi il suo “Sarò franco” sull’elemosina e la povertà: il solito “corsivo” banale, inconcludente, parziale. Una accozzaglia di luoghi comuni sui massimi sistemi senza costrutto. Temi immensi liquidati in pochi minuti con una apertura ad effetto, uno sviluppo a tesi e una conclusione con interrogativo. Pensierini semplici che il conduttore presenta come fossero un trattato di sociologia.
Ogni “corsivo” di Di Mare è un inutile sasso gettato in un oceano di ovvietà. L’idea che mi sono fatto è che lasciargli questo spazio per le sue riflessioni intoccabili (ho provato a proporgli un tema e mi ha fatto una lezione sui “corsivi”!) è un modo per tenerlo occupato in una cosa che gli piace tanto fare e che lo appaga molto, così se ne sta buono lì nella tv del mattino. Se così fosse allora che Di Mare resti pure a fare i suoi “corsivi” che io posso fare benissimo a meno di lui e di Uno Mattina.

Due righe due sulla chiusura di Rai Movie

Nel dialogo con Aldo Grasso al Dogliani Tv Festival, Fabrizio Salini sulla chiusura di Rai Movie ha detto: «Non voglio essere ricordato per questo: Rai Cinema investe 70-75 milioni l’anno sui film e ne ha finanziati 219 in tre anni, quindi ci saranno più film ma distribuiti diversamente».

È un ottimista. Se saranno confermati i rumors su un possibile “editto bulgaro” contro Fabio Fazio e per giunta per riportare Massimo Giletti in Rai, passerà alla storia per qualcosa di peggio che per la chiusura di Rai Movie. Ma visto che ad oggi quest’ultima è una certezza, io continuo a chiedermi come fa la Rai a rinunciare ad un brand così forte. E riguardo alla programmazione cinematografica “distribuita diversamente”, non riesco a capire perché non può essere una Rai Movie potenziata a trasmettere più film in prima visione. Non capisco perché non può essere Rai Movie ad avere programmi nuovi con conduttori top sul cinema e sulle serie internazionali ed italiane. Non capisco perché un amministratore delegato della Rai, con tutte le cose che ci sono da migliorare sulla programmazione delle tre reti principali, possa pensare di chiudere un rete che, nonostante i limiti organizzativi e di budget in cui è stata relegata finora, si è comunque consolidata come marchio e come canale, il 24, sul digitale terrestre. Io continuerò a scrivere, parafrasando I Trettré, che “A me, la chiusura di Rai Movie, me pare na strunzata”.