Uno Mattina e “il summit” del Vaticano sugli abusi dei preti sui minori: 10 minuti del tutto insoddisfacenti

Caro amministratore delegato Rai Fabrizio Salini, sembra ieri che mi lamentavo per lo spazio dato da Uno Mattina al film premio Oscar Il caso Spotlight. Sembra ieri che chiedevo a Franco Di Mare di parlare, nel suo corsivo Sarò Franco, del cardinale Pell e del processo ai preti australiani. Ed invece era il 2016.

Ieri, 19 febbraio 2019, ad Uno Mattina hanno dedicato ben 10 minuti al “summit”che si tiene in questi giorni in Vaticano sul tema della difesa dei minori dagli abusi, ivi compresi quelli sessuali compiuti dai sacerdoti.

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Uno Mattina di Rai 1: più di una sbirciata ogni tanto, non merita

Leggo che Uno Mattina non fa più ascolti brillantissimi. Da 2 anni ho abbandonato il programma e non solo perché non mi piace la conduzione di Franco Di Mare. Se do una sbirciata, vedo un programma cupo e stantio, non un morning show.

Omnibus La7: quando il contraddittorio tra ospite in collegamento e ospite in studio è un disastro

Cara Gaia Tortora, apprezzo che sei riuscita a fare il contraddittorio Villarosa M5S Fiano PD ma come a te anche a me i collegamenti non piacciono perché il dibattito ne risente come questa mattina a Omnibus La7, soprattutto se chi sta in collegamento ci gioca. Chi sta in collegamento non è così svantaggiato come si dice perché è impossibile per qualsiasi conduttore impedirgli di gestire la prima parte della risposta, dove giustamente li lasciate liberi, e poi riportarli sulla domanda che hanno evitato. Queste cose le sai bene ma evidentemente hai pensato “meglio che niente”. Il contraddittorio Villarosa-Fiano di questa mattina è stato oltre che inconcludente anche un disastro dal punto di vista televisivo: “meglio niente” che una cosa così.

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La risposta di Gaia Tortora

Franco Di Mare, l’Accademia della Crusca e la parola giusta in italiano per dire whistleblower

Nella puntata di Uno Mattina su Rai 1 di oggi, 10 ottobre 2018 [QUI al minuto 28), Franco Di Mare nel suo corsivo “Sarò Franco” si è occupato del perché, a suo dire, non è stata finora trovata una parola italiana in grado di tradurre in modo esatto chi è il whistleblower, ovvero “chi segnala illeciti sul posto di lavoro”, di cui alla legge n. 179 del 30 novembre 2017 (“Disposizioni per la tutela degli autori di segnalazioni di reati o irregolarità di cui siano venuti a conoscenza nell’ambito di un rapporto di lavoro pubblico o privato”).

Il giornalista Franco Di Mare nel suo corsivo afferma:

“Se una parola non è traducibile in un’altra lingua è perché quello che la parola rappresenta è sconosciuto a quel popolo”.

Per sostenere la sua affermazione, il primo esempio che ha portato è stato quello del carciofo in Bulgaria dove hanno dovuto usare una parola inglese per dare un nome al carciofo perché in Bulgaria non c’erano i carciofi.

Il giornalista Franco Di Mare ha proseguito citando un articolo del suo collega Stefano Filippi dicendo:

“quando Il Giornale chiese aiuto all’Accademia della Crusca, vale a dire il tempio della nostra lingua, ebbe una risposta fulminante: se manca una parola per definire un fenomeno è perché quella società è estranea al concetto che quella parola vuole esprimere”.

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