Elezione del Presidente della Repubblica Italiana: che il tele-show abbia inizio

Cari direttori di tutte le reti e di tutti i telegiornali, il Presidente della Camera Roberto Fico oggi ha convocato il Parlamento a camere riunite per il primo giorno di votazione il 24 gennaio 2022 alle ore 15; hanno così inizio ufficialmente le procedure per l’elezione del Presidente della Repubblica Italiana che succederà a Sergio Mattarella.
L’altissimo valore istituzionale della carica ci dovrebbe far parlare solo degli aspetti costituzionali e rappresentativi ma da oggi, anche e soprattutto grazie a voi, sarà principalmente un tele-show.

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Tra un mese inizierà il terzo Festival di Sanremo di Amadeus: evitate la retorica del “Festival della rinascita” per cortesia

Caro direttore artistico e conduttore del Festival di Sanremo 2022 Amadeus, la buona notizia è che quest’anno non ci saranno polemiche sulla presenza del pubblico al Teatro Ariston. La normativa attuale in natura di prevenzione dal Covid-19 prevede il pubblico nei teatri secondo una serie di rigorose misure che dovrete rispettare ma non avrai la platea vuota davanti a te come è accaduto lo scorso anno.

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Dirigenti pubblici: il governo Draghi rimuove il limite dei 240mila euro per gli stipendi. Quanti ne beneficeranno in Rai?

Caro amministratore delegato Rai Carlo Fuortes, la legge di bilancio approvata a fine anno ha portato anche alla Rai una importante novità: i dirigenti ed i manager pubblici potranno guadagnare più dei 240mila euro lordi che era il tetto massimo fissato finora. L’incremento sarà stabilito secondo i criteri annuali dell’ISTAT, intorno al 3.78% (fonte fanpage.it. del 28/12/2021). Quindi non un aumento “a piacere” ma con dei paletti che impediranno comunque la possibilità di fare mega-contratti a consulenti esterni.

Ti troverai a cercare sul mercato professionisti che accetteranno di lavorare per la Rai per un compenso di 240mila euro + il 3.78% all’anno. Comunque parliamo di un signor stipendio per un consulente. La cosa che a me colpisce di più però non è il beneficio che trarranno i futuri consulenti ma quello che trarranno gli attuali dirigenti che sono in carico alla Rai in quel ruolo come dipendenti.

La Rai “ministeriale” ne conta molti e quasi tutti sono al limite stipendiale del vecchio tetto. Per loro sarà una piccola manna piovuta da Draghi. Sì perché quel 3.78% annuo in più va anche ad incrementare la pensione e, per i molti dirigenti giovani, si tratta di un bel guadagno da oggi a quando verrà il giorno di lasciare mamma Rai. Penso ad esempio ad un giovane direttore di Rai 1 nonché direttore dell’area intrattenimento serale Stefano Coletta. Il cinquantasettenne Coletta anche quando non sarà più direttore di rete avrà comunque diritto ad un ruolo e ad un incarico di pari livello. Almeno per una decina di anni potrebbe fruire della nuova norma sul tetto degli stipendi.

Lui è solo uno dei tanti che potranno usufruirne. Ci sono quelli più conosciuti come lui, Bianca Berlinguer, Giovanna Botteri, Franco Di Mare, Monica Maggioni, Mario Orfeo e ci sono i dirigenti meno conosciuti, tipo, Giuseppe Pasciucco, Direttore Staff Amministratore Delegato.
Basta andare sul sito “Rai trasparenza” alla pagina “compensi” per sapere chi e quanti saranno i potenziali beneficiari. Io ne ho contati 83.


Caro amministratore delegato Rai Carlo Fuortes, visto che l’aumento sarà da contratto, mi sembra di capire che sarà per tutti. Dovrai fare una modifica alla voce “stipendi dirigenti” del bilancio preventivo 2022. Da semplice abbonato Rai non posso rendermi conto di quanto sia fondamentale per l’Azienda il lavoro di ciascuno di questi 83 dirigenti ed è ovvio che se il loro contratto prevede un certo stipendio, e da quest’anno anche un aumento, non c’è nulla da eccepire. Avrei qualcosa da eccepire se tu nei prossimi mesi chiedessi al governo di aumentare il canone radiotelevisivo, magari con la motivazione che sono “sopraggiunte spese non previste”. Un eventuale aumento del canone spero servirà a migliorare la qualità e la varietà dell’offerta radiotelevisiva e non per pagare certi “i costi fissi”.

Il Caro Televip 2021 è…: la coppia Valentina Cenni e Stefano Bollani

Nomine Rai: il nuovo modello organizzativo, lo ha pensato il ragionier Fantozzi?

Caro amministratore delegato Rai Carlo Fuortes, il CdA Rai nell’assemblea del 16 dicembre 2021 ha deliberato un nuovo modello organizzativo in cui:

“le Direzioni di genere prendono il posto delle Direzioni di Rete e di altre Direzioni aziendali, secondo una suddivisione di competenze per argomento. Le Direzioni di Genere sono tenute d’ora in avanti a elaborare e curare la programmazione che troverà realizzazione a partire dal palinsesto estivo” (da http://www.rai.it/ufficiostampa del 16/12/21).

La nuova struttura operativa con i relativi direttori è la seguente:

  • Direzione Prime Time (programmi di intrattenimento serale), Stefano Coletta;
  • Direzione Day Time (programmi di intrattenimento nell’arco della giornata) Antonio Di Bella;
  • Direzione Cultura ed Educational, Silvia Calandrelli;
  • Direzione Documentari, Fabrizio;
  • Direzione Fiction, Maria Pia Ammirati;
  • Direttore di Kids, Luca Milano;
  • Direzione Contenuti Digitali, Elena Capparelli;
  • Direzione Cinema e Serie Tv, Francesco di Pace.

Il 18 novembre 2021, il Consiglio di Amministrazione aveva nominato Alessandra De Stefano Direttrice per lo Sport e Mario Orfeo Direttore per l’Approfondimento.

Caro amministratore delegato Rai Carlo Fuortes, in una azienda con caratteristiche ministeriali come la Rai, il giro delle poltrone è prassi consolidata. Inutile dire che i venti politici hanno una consolidata importanza nelle scelte. Quindi se avete pensato a questa riorganizzazione con l’obiettivo di vederne i risultati a partire dalla stagione estiva 2022, vuol dire che nelle vostre previsioni la politica almeno fino ad allora avrà altro a cui pensare. Pandemia a parte, c’è un Presidente della Repubblica da eleggere e bisogna vedere quali effetti questa elezione avrà sui difficili equilibri su cui si fonda l’alleanza di governo. Ma è facile prevedere che fino a settembre 2022 non se ne parla di sciogliere le camere (così tutti i parlamentari potranno maturare la onorevole pensione) e questo vorrebbe dire che si va a fine legislatura, con le elezioni politiche nella primavera del 2023 e nuovo giro di poltrone dei direttori Rai, chissà, forse, nell’autunno 2023. Fino ad allora meglio non smuovere le acque e piazzare, sulla base degli equilibri già esistenti, i direttori che stanno già ben posizionati nei piani alti di Viale Mazzini e che altrimenti non sapreste dove sistemare.

Caro amministratore delegato Rai Carlo Fuortes, la nomina alla direzione di genere che più mi lascia incredulo è quella assegnata a Stefano Coletta: Direzione Prime Time (programmi di intrattenimento serale). Lui che come direttore di Rai 1 vanta un altissimo numero di sconfitte nel primetime del sabato sera nei confronti diretti con la concorrente Canale 5. È intenzione del CdA Rai di indebolire anche tutti gli altri primetime aziendali? Boh e pure mah. C’è poi la nomina di Antonio Di Bella alla Direzione Day Time (programmi di intrattenimento nell’arco della giornata), quella in cui i numeri dicono che Stefano Coletta ha fatto meglio. Vuol dire che, vista la impostazione giornalistica di Di Bella, la Rai pensa di intrattenerci nei daytime con una specie di retequattrismo e di la7ttismo? Boh e pure mah.

Diventa quindi realtà l’idea che fu del tuo predecessore Fabrizio Salini, di depontenziare le direzioni delle singole reti e di accentrare in capo a delle strutture tematiche la selezione dei contenuti da distribuire nei vari palinsesti aziendali. Boh e pure mah.

Ci sarà un solo mega-direttore-galattico a decidere cosa devono guardare i telespettatori di una rete Rai ad una determinata ora.

E me lo chiamate nuovo modello organizzativo? A me, me pare una fantozzata, per non dire una corazzata Potëmkin.

La variante informazione televisiva italiana all’inizio del terzo anno di Covid-19

Cari direttori di tutti i telegiornali, di tutte le reti e cari conduttori di tutti gli spazi televisivi di attualità ed informazione, all’inizio della pandemia da Covid-19 mi sono chiesto se sareste stati in grado di affrontare adeguatamente questa sfida professionale così complessa e complicata. A quasi due anni di distanza, la risposta che mi sono dato è “no, senza eccezioni”. Una emergenza mondiale raccontata minuto per minuto, giorno per giorno, mese dopo mese per due lunghissimi anni e chissà ancora per quanto: questa era, è, e sarà la sfida.

Due governi a gestirla, con due stili di comunicazione profondamente differenti che di certo non hanno aiutato a capire cosa accadeva e accade. Così vi siete buttati su decine e decine di scienziati, immunologi, virologi, infettivologi e affini, diventati delle star televisive da consultare a tutte le ore in decine e decine di spazi tv. Due anni in cui il Coronavirus ha fatto il virus, ovvero, ha continuato a diffondersi anche con le sue varianti e l’informazione televisiva italiana ha tentato, senza riuscirci, di stargli dietro. Affrontare una pandemia non è cosa da poco, sotto tutti i punti di vista: politico, sanitario, economico, sociale e informativo. Tutti questi settori hanno arrancato a stare dietro al virus e l’informazione televisiva ha mostrato dei limiti inimmaginabili.
Cari direttori di tutti i telegiornali, di tutte le reti e cari conduttori di tutti gli spazi televisivi di attualità ed informazione, in un contesto in cui l’incertezza è quotidiana e, più che vederne la fine, è chiaro che si dovrà convivere con il virus, voi avete progressivamente aumentato gli spazi tematici di discussione con risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Alle decine e decine di esperti qualificati, avete aggiunto decine e decine di ospiti con caratteristiche esclusivamente televisive che hanno contribuito a trasformare in show ogni momento della giornata dedicato al virus. L’arrivo dei vaccini e l’avvio della prima fase di somministrazione hanno rappresentato il punto di non ritorno per chi fa informazione tv. Siete partiti per un viaggio “destinazione paradiso” che si è rivelato essere un lungo limbo con vista sull’inferno del “chissà quando ne usciremo”. Siete passati in un batter d’occhio dall’entusiasmante propaganda per le campagne vaccinali allo stressante racconto dello scontro quotidiano tra vaccinati e non vaccinati. Non c’è un tg, un programma, uno spazio che siano immuni dagli effetti devastanti che il virus ha avuto sull’informazione. Da due anni, accendere il televisore vuol dire affrontare un calvario fatto di sterili ed estenuanti discussioni che giorno dopo giorno logorano la vostra credibilità. Sta per iniziare il terzo anno di convivenza con il Covid-19. Chi di voi ha ancora un minimo di autocritica da esercitare, faccia ricorso a tutto il buonsenso di cui dispone per eliminare l’inconsistente informazione show, utilizzando il minimo indispensabile i personaggi qualificati e rinunciando ai personaggi non qualificati che la popolano. Come telespettatori e cittadini abbiamo bisogno di una informazione pura e semplice che sia un aiuto a risolvere i problemi quotidiani che la convivenza con il virus comporta. Non abbiamo bisogno di una informazione che alimenta le incertezze, che contribuisce ad esasperare le conflittualità e che su un tema così importante fa da vetrina per personaggi dello show business. Si può e si deve raccontare una pandemia senza sembrare una variante impazzita della vera informazione.

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Nell’autunno del 2021 Rai 1 ha trasmesso ancora Ballando con le stelle

Su Rai 1 si è conclusa l’ennesima, inutile, edizione di Ballando con le stelle. L’inutilità di questo programma sta essenzialmente in due aspetti negativi. Il primo è la cronica mancanza di innovazione che fossilizza il sabato sera della prima rete televisiva italiana nella importante stagione autunnale.

Il secondo aspetto negativo è che non alimenta l’archivio delle Teche Rai con contributi artistici di alta qualità come merita la storia della televisione pubblica. Il programma con la conduzione imbalsamata di Milly Carlucci esce nel peggiore dei modi dal confronto con Canale 5. Per 7 puntate è stato umiliato negli ascolti da Tu sì que vales e nelle ultime tre puntate è stato surclassato dal confronto con la altissima qualità di Uà lo show di varietà di Claudio Baglioni. La Rai dovrebbe essere un punto di riferimento nella produzione di show innovativi, di alta qualità e al passo con i tempi. Invece è ferma ad un format del 2005.

Patrick Zaki ospite di Fabio Fazio a Che Tempo Che Fa

La notizia della scarcerazione di Patrick Zaki ci ha scaldato il cuore e dato speranza. Ora deve prevalere la razionalità. A processo ancora aperto e viste le “difficoltà” che ci sono state finora, era il caso di andare in prima serata tra gli applausi?

La mia idea è che in questi casi il profilo basso è indispensabile. Io avrei evitato gli applausi ripetuti, gli urletti del pubblico e la standing ovation. Tutto legittimo e meritato dopo 22 mesi di prigionia, per noi, ma come verrà percepito in Egitto?

È importante tenere alta l’attenzione sul caso Zaki ma in una situazione delicatissima ancora appesa al filo del diritto egiziano, una prima serata in cui il conduttore crea una attesa come si fa in tv, più che informazione può sembrare spettacolarizzazione.

Fabio Fazio fa del suo ottimismo un segno distintivo e l’augurio di tutti è che venga confermato dal risultato positivo del processo egiziano.

C’è da sperare anche che qualcuno in Egitto non interpreti negativamente il momento in cui Fabio Fazio si è sistemato il braccialetto giallo “Verità per Giulio Regeni”, al fine di renderlo ben visibile e ricordare che quella verità è ancora lontana.

E parlando con la Littizzetto ha rilanciato che se siamo stati così bravi a far liberare Zaki dobbiamo riuscire a farci dare 4 indirizzi a cui mandare gli avvisi di garanzia per il caso Regeni. Giustissimo. Incrociamo le dita per entrambi come ha fatto Zaki quando ha parlato della prossima udienza prevista per il 1 febbraio 2022.

Fabio Fazio ha fatto benissimo ad ospitare Patrick Zaki, un uomo liberato da una prigionia di 22 mesi. Credo però che, per una volta, poteva e doveva avere un approccio meno entusiastico, in attesa della soluzione positiva definitiva del caso.

Uà di Claudio Baglioni su Canale 5: la seconda puntata nel live tweeting di Caro Televip