La variante informazione televisiva italiana all’inizio del terzo anno di Covid-19

Cari direttori di tutti i telegiornali, di tutte le reti e cari conduttori di tutti gli spazi televisivi di attualità ed informazione, all’inizio della pandemia da Covid-19 mi sono chiesto se sareste stati in grado di affrontare adeguatamente questa sfida professionale così complessa e complicata. A quasi due anni di distanza, la risposta che mi sono dato è “no, senza eccezioni”. Una emergenza mondiale raccontata minuto per minuto, giorno per giorno, mese dopo mese per due lunghissimi anni e chissà ancora per quanto: questa era, è, e sarà la sfida.

Due governi a gestirla, con due stili di comunicazione profondamente differenti che di certo non hanno aiutato a capire cosa accadeva e accade. Così vi siete buttati su decine e decine di scienziati, immunologi, virologi, infettivologi e affini, diventati delle star televisive da consultare a tutte le ore in decine e decine di spazi tv. Due anni in cui il Coronavirus ha fatto il virus, ovvero, ha continuato a diffondersi anche con le sue varianti e l’informazione televisiva italiana ha tentato, senza riuscirci, di stargli dietro. Affrontare una pandemia non è cosa da poco, sotto tutti i punti di vista: politico, sanitario, economico, sociale e informativo. Tutti questi settori hanno arrancato a stare dietro al virus e l’informazione televisiva ha mostrato dei limiti inimmaginabili.
Cari direttori di tutti i telegiornali, di tutte le reti e cari conduttori di tutti gli spazi televisivi di attualità ed informazione, in un contesto in cui l’incertezza è quotidiana e, più che vederne la fine, è chiaro che si dovrà convivere con il virus, voi avete progressivamente aumentato gli spazi tematici di discussione con risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Alle decine e decine di esperti qualificati, avete aggiunto decine e decine di ospiti con caratteristiche esclusivamente televisive che hanno contribuito a trasformare in show ogni momento della giornata dedicato al virus. L’arrivo dei vaccini e l’avvio della prima fase di somministrazione hanno rappresentato il punto di non ritorno per chi fa informazione tv. Siete partiti per un viaggio “destinazione paradiso” che si è rivelato essere un lungo limbo con vista sull’inferno del “chissà quando ne usciremo”. Siete passati in un batter d’occhio dall’entusiasmante propaganda per le campagne vaccinali allo stressante racconto dello scontro quotidiano tra vaccinati e non vaccinati. Non c’è un tg, un programma, uno spazio che siano immuni dagli effetti devastanti che il virus ha avuto sull’informazione. Da due anni, accendere il televisore vuol dire affrontare un calvario fatto di sterili ed estenuanti discussioni che giorno dopo giorno logorano la vostra credibilità. Sta per iniziare il terzo anno di convivenza con il Covid-19. Chi di voi ha ancora un minimo di autocritica da esercitare, faccia ricorso a tutto il buonsenso di cui dispone per eliminare l’inconsistente informazione show, utilizzando il minimo indispensabile i personaggi qualificati e rinunciando ai personaggi non qualificati che la popolano. Come telespettatori e cittadini abbiamo bisogno di una informazione pura e semplice che sia un aiuto a risolvere i problemi quotidiani che la convivenza con il virus comporta. Non abbiamo bisogno di una informazione che alimenta le incertezze, che contribuisce ad esasperare le conflittualità e che su un tema così importante fa da vetrina per personaggi dello show business. Si può e si deve raccontare una pandemia senza sembrare una variante impazzita della vera informazione.

***