Marco Fiocchetti e le telecronache degli incontri di Jannik Sinner agli Internazionali d’Italia 2025: difficile riuscire a fare peggio.

Jannik Sinner è tornato dopo tre mesi di squalifica alla attività agonistica partecipando agli Internazionali d’Italia. Un evento importante che la Rai ha seguito trasmettendo in diretta i suoi incontri su Rai 1, Rai 2 e Rai 3, con una oculata riorganizzazione dei palinsesti. Spazio anche ad alcuni match di Lorenzo Musetti e Jasmine Paolini. Uno spiraglio di luce nella programmazione del tennis della Rai dopo un buio durato anni? No, un inevitabile interesse ed investimento sul momento d’oro del tennis italiano che ha numerosi giocatori di primissimo livello con cui ha vinto la Coppa Davis per due volte consecutive e la Billie Jean King Cup.

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Parigi 2024, la “grande” Francia e l’inquinamento della Senna: che flop!

La Francia ha sfoggiato un grande show sulla Senna per la cerimonia di apertura dei Giochi della XXXIII Olimpiade.
È la stessa Senna inquinata, un giorno sì ed il seguente no, dove si sono tenute le gare di triathlon mettendo a rischio la salute degli atleti.

Oggi il Belgio ha ritirato la propria squadra dalla staffetta mista di triathlon dopo che la sua atleta Claire Michel, che aveva partecipato alla gara individuale nella Senna, si è sentita male. Ancora non si sa se l’infezione da Escherichia coli sia dovuta alla sua gara nella Senna ma anche la Svizzera ha avuto un analogo problema con un suo atleta.

Non è bastato un investimento di 1,5 miliardi di dollari per garantire di poter nuotare in sicurezza. Il 17 luglio svorso la sindaca di Parigi, Anne Hidalgo, ha indossato la muta e si immersa nel fiume a favore di telecamere. Ma oggi la situazione è tutt’altro che chiara e limpida.
La “grande” Francia sta facendo una grandissima figura de merde.

Parigi 2024 e la scelta di non fare la cerimonia di apertura nello stadio

Amo lo sport da sempre. Seguire le olimpiadi in televisione è una abitudine da sempre. La cerimonia di apertura all’interno dello stadio, che da quel momento diventa olimpico, è uno dei momenti indimenticabili per un telespettatore. La sfilata festante degli atleti, una delegazione dietro l’altra, le bandierine sventolate, le divise coloratissime, i tantissimi volti che restituiscono tutto l’entusiasmo dei partecipanti. E poi lo schieramento sul campo in attesa del giuramento degli atleti, dei giudici e della frase di apertura dei giochi da parte del presidente della nazione organizzatrice.

E l’accensione del braciere, simbolo di tutti i simboli olimpici. Sì, anche lo show è importante. Negli anni, ne ho 60, ne ho visti di meravigliosi, coinvolgenti ed emozionanti. Ma lo sport olimpico ha una sacralità che solo l’accensione del braciere all’interno dello stadio può rappresentare. Usare una mongolfiera come braciere mobile vuol dire rinunciare all’abbinamento atleti-stadio-fuoco sacro nel braciere che ha rappresentato le olimpiadi moderne dalla loro nascita fino a ieri, quando la Francia ha rotto una tradizione magica e incancellabile.

L’olimpiade di Parigi 2024 si è aperta con uno show sulla Senna rovinato dalla pioggia. Ma è stata la scelta di non fare la cerimonia di apertura all’interno dello stadio a rendere l’inizio di questa olimpiade solo uno show.

Finale di salto in alto Budapest 2023: confusione Rai con lietissimo fine. Il thread di Caro Televip.

Rai 2 interrompe la finale del salto in alto con Gianmarco Tamberi per trasmettere il Tg2. Bragagna ci dice di andare su RaiSport HD Canale 58 che però sta trasmettendo l’ultimo set di Bulgaria-Romania degli europei di pallavolo. Si attende la fine del set. Giustamente.

Quando inizia il collegamento con Budapest c’è una batteria dei 400h. Di Tamberi riusciamo a vedere un salto registrato e subito dopo un salto in diretta. Ma c’è la pubblicità e la gara viene interrotta di nuovo. Una confusione!

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Rai Sport e il Mondiale Qatar 2022: l’unico neo degli ascolti al top

La Nazionale italiana di calcio non si è qualificata al campionato mondiale di calcio Qatar 2022 ma le partite trasmesse dalla Rai hanno ottenuto risultati di ascolto eccellenti: dalle partite dei gironi eliminatori (gli orari di trasmissione erano televisivamente perfetti: alle ore 11, alle 14, alle 17 e alle 20), fino ai quarti di finale.

È quindi facile prevedere che gli ascolti di semifinali e finale saranno ancora più alti.

L’investimento della Rai sui diritti in esclusiva (170 milioni di euro) si è rivelata una scelta tra le più felici degli ultimi anni. Da abbonato Rai non posso che essere soddisfatto di questo risultato.

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Paola Ferrari la tocca piano sulla sua esclusione nei programmi di RaiSport su Qatar World Cup 2022.

Un thread con i virgolettati tratti da Spy Calcio di Fulvio Bianchi su Repubblica.it del 30 novembre 2022

Paola Ferrari: “Esclusa dai Mondiali, senza una spiegazione. Mi occupo dei Mondiali dall’82, fin da ragazzina, ho cominciato con le televisioni private. Ora ho molta amarezza, sono stata completamente tolta dai Mondiali del Qatar dalla Rai, mi hanno tolto tutto dalla sera alla mattina senza alcuna giustificazione da parte dell’azienda, che non mi ha minimamente difeso. Non mi è stata data alcuna spiegazione, l’azienda non mi ha difeso per niente. Io conducevo la Nazionale, gli spazi degli Europei da anni, non mi aspettavo minimamente quello che mi hanno fatto. Io non avrei mai fatto ‘Il Circolo dei Mondiali’. Avrei fatto una trasmissione più tecnica, più legata al mondo del calcio, mi sarei occupata principalmente dei giocatori dei club italiani che giocano nei Mondiali, perché siamo un campionato che dà moltissimi calciatori. Quindi avrei fatto una trasmissione completamente diversa. A me il connubio calcio spettacolo non dispiace affatto, ma è molto difficile da fare specialmente quando si parla di un Mondiale con così tanti significati e valori da mettere in discussione”.

Dichiarazioni tratte dalla rubrica Spy Calcio di Fulvio Bianchi su Repubblica.it del 30 novembre 2022

Rai Sport al mondiale Qatar 2022 nei tweet di Caro Televip (1)

Studio Rai per Qatar 2022.
Alessandro Antinelli dà gli appuntamenti delle partite dei mondiali di calcio che andranno in onda sulla Rai domani e aggiunge “ma non è tutto! Stasera Austria-Italia!”. Chi non sa nulla di calcio penserà che l’Italia gioca ai mondiali. Non ha aggiunto “l’amichevole” Austria-Italia. Stare su Rai 1 prima de L’eredità vuol dire avere anche un pubblico di non sportivi  che la domanda se la saranno posta. Antinelli è uno di quelli che sembra sentirsi bravissimo ma purtroppo per lui non lo è.
#RaiSport  #giornalismo
(20 novembre 2022)

Alessandro Antinelli conduttore dello studio delle partite in primetime su Rai 1 di #QatarWorldCup2022 sempre così rigido, sempre così serioso, sempre così incastonato nel ruolo di uno dei top player della #raisport oggi. Già, la Rai, oggi: così incastonata. (21 novembre 2022)

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Lia Capizzi e quel ditino alzato di cui la Domenica Sportiva non aveva bisogno

Lia Capizzi giornalista sportiva ex Mediaset e ex Sky (per 18 anni) è stata fortemente voluta dalla direttrice di RaiSport Alessandra De Stefano come “novità” della Domenica Sportiva 2022-23

Il suo ruolo è quello di co-conduttrice ed opinionista accanto ad Alberto Rimedio, soprattutto negli spazi dedicati agli “altri sport” e relativi atleti. Negli anni a SkySport si è conquistata credibilità ed autorevolezza e i suoi rapporti con il mondo dello sport, a tutti i livelli, sono di sicuro molto solidi.

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Pressing-Prima serata su Retequattro: un flop da cui si salva solo Monica Bertini.

Caro amministratore delegato Mediaset Pier Silvio Berlusconi, la stagione autunnale di Retequattro parte a fine agosto con l’esperimento Pressing-Prima serata, il programma che di solito propone gol e commenti al campionato di calcio in seconda serata su Italia 1.

Retequattro è ormai diventata una rete fatta di talkshow di attualità e politica in prima serata quindi hai pensato bene di metterci anche lo sport nella naturale collocazione domenicale e in diretta concorrenza con la Domenica Sportiva di Rai 2. È un esperimento per vedere se va altrimenti lo ridimensionerai riportandolo alle 23 su Italia 1. Gli ascolti della prima puntata sono stati disastrosi: 2.9% di share. Chissà, forse è stata la prima ed ultima puntata in prima serata su Retequattro. Cosa non ha funzionato? Quasi tutto. A cominciare dalla co-conduzione di Marco Callegari e Monica Bertini. O meglio, non ha funzionato Marco Callegari che ha un ritmo da palinsesto notturno. Sembra un pretino di campagna che dice la messa per le vecchiette alle 6 di mattina. Il suo momento più dinamico è quando appoggia il mento sulla mano e si mette ad ascoltare. Gli opinionisti fanno la differenza in negativo. Sandro Sabatini, il riccetto con il gel, è immotivatamente convinto di dire cose indispensabili e probabilmente non dorme la notte nella speranza di finire a Striscia la notizia visto che tira per la giacchetta Antonio Ricci: “Lo so che mi sto candidando ai nuovi mostri ma Dzeko è più forte di Lukaku”. Riccardo Trevisani, ex Sky Sport, uno che ad ogni intervento sembra voler prima di tutto specificare “io so’ io e voi…”. Franco Ordine dà al programma quel senso di “Prociesso di Bisgardi” di cui non si sente il bisogno. Fabrizio Biasin dà al programma quel senso di emittente locale di cui non si sente il bisogno. Massimo Mauro dà al programma quel senso di “ma ti rendi conto che mi pagano pure”, di cui non si sente il bisogno. Solo Monica Bertini si distingue per entusiasmo e voglia di dare ritmo al programma. È una conduttrice di razza e sa sporcarsi le mani quando il talk diventa più ruvido. Ma con quella palla al piede di Callegari non può fare la differenza. Caro amministratore delegato Mediaset Pier Silvio Berlusconi, ora sta a te decidere se è già il caso di fare il pollice verso oppure dare ancora qualche possibilità a questo programma che non rispetta il suo incalzante titolo. Chissà se anche tu come me ieri hai pensato a Pierluigi Pardo. Fossi in te, anziché fargli causa perché avrebbe rotto l’esclusiva con voi per fare le telecronache di DAZN, lo richiamerei per sostituire Massimo Callegari già da domenica prossima.

Rai Sport: ok i giornalisti interni ce li dobbiamo tenere fino alla pensione ma almeno si potrebbe lavorare sulla scelta dei collaboratori esterni per averne di migliori?

Caro direttore di Rai Sport Auro Bulbarelli, in tutta la Rai ministeriale spicca per incapacità di rinnovarsi la testata sportiva che dovrebbe brillare per dinamismo e adeguamento ai linguaggi e ai tempi che anche il giornalismo sportivo dovrebbe raccontare. Rai Sport soffre di una lunga ed inesorabile corsa all’involuzione aggravata da una inamovibilità strutturale ad esclusione delle carriere e degli scatti di carriera di cui giustamente usufruite come ogni altro ministeriale.

Da quando la concorrenza nel libero mercato dei diritti televisivi vi ha messo in un angolo, le condizioni in cui versa Rai Sport si notano solo nelle ormai rare volte in cui vi capita di avere dei grandi eventi sportivi da raccontare. I vostri competitor nei 365 giorni televisivi non hanno un minuto di pausa perché devono raccontare minuto per minuto il campionato di calcio di Serie A, la Champions League, la Europa League, la Formula 1 e la MotoGp. Voi di pause invece ne avete da vendere e quando riuscite ad acquistare i diritti di un evento come il Campionato europeo di calcio 2020, mi aspetto che le tante energie accumulate vi facciano emergere come una grande testata giornalistica con una tradizione di eccellenza. Ma puntualmente riuscite a deludere ogni mia più ottimistica aspettativa.

Caro direttore di Rai Sport Auro Bulbarelli, la responsabilità del livello raggiunto da Rai Sport non è certo tua. Prima di te, decine e decine di direttori della Rai ministeriale non hanno saputo rilanciare la testata. Quello che da telespettatore appassionato di sport mi lascia perplesso seguendo il racconto che state facendo degli Europei di calcio, non è tanto vedere all’opera i dipendenti Rai inamovibili fino alla pensione come Enrico Varriale, Alessandro Antinelli, Sabrina Gandolfi, Paola Ferrari, Simona Rolandi e, ultimo ma ultimo, Marco Lollobrigida.

Quello di cui non riesco a capacitarmi è che la dirigenza Rai non scelga almeno dei collaboratori esterni che facciano fare alla testata un salto non dico nel futuro ma almeno nel presente. Caro direttore di Rai Sport Auro Bulbarelli, da abbonato Rai sto vivendo una situazione kafkiana nel tentativo di seguire gli Europei di calcio sulla Rai. I programmi in studio sono di una noia e di un vecchiume indescrivibile e a ciò contribuiscono in maniera significativa “gli esterni” come Marco Tardelli, Domenico Marocchino, Luca Toni, Alessandro Altobelli, Claudio Marchisio che sembrano usciti da un museo delle cere più dei giornalisti ministeriali Rai. Ma è sulle telecronache che il mio grido diventa un grido di dolore perché farei già fatica a seguirle attraverso il racconto delle prime voci di Rai Sport ma mi diventa impossibile seguirle a causa soprattutto dei contributi delle seconde voci, ovvero, i collaboratori esterni che dovrebbero fare la differenza in meglio. Così non è.

La seconda voce Antonio Di Gennaro, accoppiato ad Alberto Rimedio per la telecronaca delle partite della Nazionale, è quanto di più anonimo si possa ascoltare in riferimento al calcio. La seconda voce Bruno Giordano, accoppiato a Giacomo Capuano, è la quintessenza dell’insignificanza contenutistica. I suoi momenti migliori sono quando riesce a ripetere per filo e per segno una azione che abbiamo appena finito di vedere. Spesso però non gli riesce nemmeno quello perché, nel tempo che lui impiega per raccontare quello che abbiamo appena visto, i calciatori sviluppano almeno altre due azioni decisamente più interessanti non fosse altro che sono in itinere e non passate. La coppia Dario Di Gennaro e Andrea Agostinelli riesce a farmi venire il mal di testa anche se la ascolto solo per un minuto vista la densità e la velocità delle frasi che riescono a pronunciare in quel piccolo spazio che diventa lunghissimo se hai l’ardire di tentare di resistere ad ascoltarli. Della coppia Luca De Capitani-Manuel Pasqual posso solo dire che il sonno che ti fanno venire è una certezza.

Caro direttore di Rai Sport Auro Bulbarelli, ma c’è una coppia la cui seconda voce mi indispone al punto di costringermi a rinunciare a seguire le partite di squadre di alto livello come Germania, Francia e Portogallo: è Katia Serra che avete affiancato a Stefano Bizzotto. L’unica seconda voce femminile si distingue perché parla, parla, parla, distraendomi dalla partita. Lei non può fare a meno di invadere la telecronaca in modo debordante come se stesse parlando in un talkshow e non durante un evento sportivo in diretta. La pagate per il numero di parole che dice? Katia Serra, è un mio sentire, non è la “novità femminile” che fa la differenza con le pessime seconde voci maschili. Il senso della misura dovrebbe essere la prima qualità di chi fa la seconda voce durante una telecronaca sportiva e lei invece non ha nessuna misura: è troppo quello che dice, è troppo come lo dice, è troppo il tono da professoressa che usa.

Caro direttore di Rai Sport Auro Bulbarelli, guardando Euro2020 la situazione di Rai Sport è sotto gli occhi e nelle orecchie di tutti. Non siete capaci di fare un racconto moderno. Non c’è un’idea nuova. Non c’è storytelling. Sempre le stesse facce ministeriali. Sempre la stessa retorica del giornalismo sportivo del ‘900. E c’è sempre l’incapacità di cercare all’esterno le professionalità in grado di superare questa crisi strutturale della testata.

Da abbonato Rai mi chiedo cosa ho fatto di male per vedere ed ascoltare questi conduttori, telecronisti, seconde voci, commentatori, opinionisti, intervistatori e bordocampisti che Rai Sport ha schierato per raccontare il Campionato europeo di calcio Euro 2020.

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