Pressing-Prima serata su Retequattro: un flop da cui si salva solo Monica Bertini.

Caro amministratore delegato Mediaset Pier Silvio Berlusconi, la stagione autunnale di Retequattro parte a fine agosto con l’esperimento Pressing-Prima serata, il programma che di solito propone gol e commenti al campionato di calcio in seconda serata su Italia 1.

Retequattro è ormai diventata una rete fatta di talkshow di attualità e politica in prima serata quindi hai pensato bene di metterci anche lo sport nella naturale collocazione domenicale e in diretta concorrenza con la Domenica Sportiva di Rai 2. È un esperimento per vedere se va altrimenti lo ridimensionerai riportandolo alle 23 su Italia 1. Gli ascolti della prima puntata sono stati disastrosi: 2.9% di share. Chissà, forse è stata la prima ed ultima puntata in prima serata su Retequattro. Cosa non ha funzionato? Quasi tutto. A cominciare dalla co-conduzione di Marco Callegari e Monica Bertini. O meglio, non ha funzionato Marco Callegari che ha un ritmo da palinsesto notturno. Sembra un pretino di campagna che dice la messa per le vecchiette alle 6 di mattina. Il suo momento più dinamico è quando appoggia il mento sulla mano e si mette ad ascoltare. Gli opinionisti fanno la differenza in negativo. Sandro Sabatini, il riccetto con il gel, è immotivatamente convinto di dire cose indispensabili e probabilmente non dorme la notte nella speranza di finire a Striscia la notizia visto che tira per la giacchetta Antonio Ricci: “Lo so che mi sto candidando ai nuovi mostri ma Dzeko è più forte di Lukaku”. Riccardo Trevisani, ex Sky Sport, uno che ad ogni intervento sembra voler prima di tutto specificare “io so’ io e voi…”. Franco Ordine dà al programma quel senso di “Prociesso di Bisgardi” di cui non si sente il bisogno. Fabrizio Biasin dà al programma quel senso di emittente locale di cui non si sente il bisogno. Massimo Mauro dà al programma quel senso di “ma ti rendi conto che mi pagano pure”, di cui non si sente il bisogno. Solo Monica Bertini si distingue per entusiasmo e voglia di dare ritmo al programma. È una conduttrice di razza e sa sporcarsi le mani quando il talk diventa più ruvido. Ma con quella palla al piede di Callegari non può fare la differenza. Caro amministratore delegato Mediaset Pier Silvio Berlusconi, ora sta a te decidere se è già il caso di fare il pollice verso oppure dare ancora qualche possibilità a questo programma che non rispetta il suo incalzante titolo. Chissà se anche tu come me ieri hai pensato a Pierluigi Pardo. Fossi in te, anziché fargli causa perché avrebbe rotto l’esclusiva con voi per fare le telecronache di DAZN, lo richiamerei per sostituire Massimo Callegari già da domenica prossima.

La fuga di Alessandro Cattelan dallo scontro del sabato sera contro Tu sì que vales

Caro Alessandro Cattelan, nel promo di “Da grande” atterri su Rai 1 alla Mr. Bean. Un atterraggio tutt’altro che morbido da cui ti rialzi dolorante. Chi conosce il tuo stile sa che in quel promo hai messo tutta l’ironia di cui disponi per sottolineare che sono in molti ad aspettarsi il tuo fallimento all’esordio su Rai 1 con un tuo show in prima serata. Io non sono tra quelli che sperano in un tuo fallimento.

Sono tra quelli che sanno quanto sarà difficile che tu faccia il pieno di ascolti in Rai ma che sperano che gli ascolti saranno sufficienti per allungarti la vita come conduttore Rai. Ho la speranza che con te inizi un nuovo corso di conduttori e di show in prima serata su Rai 1. Era di questo avviso l’ex amministratore delegato Rai Fabrizio Salini che ti ha fortemente voluto e che non godrà di un tuo eventuale successo ma di certo si vedrà addebitato l’eventuale insuccesso. L’esperimento “Cattelan in prima serata su Rai 1” per il momento durerà solo due puntate piazzate strategicamente tra la fine della stagione estiva e l’inizio della stagione autunnale. Anche questa è stata una scelta per fare in modo che il tuo “atterraggio su Rai 1” sia il meno “doloroso” possibile. La mia speranza in te riposta per un futuro migliore dei prime time di Rai 1 mi porta persino a far finta di non sapere che il ricchissimo cast di ospiti di “Da grande” sembra, si dice, pare (fonte davidemaggio.it) sarà fornito dalla potente agenzia Friends & Partners, in piena continuità con le logiche produttive Rai che tanto fanno discutere. Su una cosa però ti sono decisamente contro, ovvero, la rinuncia ad andare in onda il sabato sera, come inizialmente previsto, contro Tu sì que vales, la corazzata di Canale 5 vincitrice negli ultimi anni di tutte le sfide contro i programmi di Rai 1. Capisco che il tuo difficile esordio sulla Rai debba essere tutelato il più possibile ma così il rischio diventa doppio. Andrai in onda di domenica sera il 19 ed 26 settembre. La stagione tv sarà solo all’inizio e la concorrenza è limitatissima. Non ti confronterai nemmeno con Fabio Fazio che inizia ad ottobre. Quindi? Niente scontro con Tu sì que vales al sabato e niente concorrenza la domenica vuol dire che dovrai fare il pieno di ascolti senza giustificazioni. Affrontare con il tuo grande e costoso show la sfida del sabato sera era il minimo sindacale che si poteva chiedere a chi come te deve dimostrare di essere un conduttore top player anche per il pubblico nazional-popolare e non solo per la nicchia. Fuggire dal sabato sera vuol dire avere già perso la prima sfida del tuo esordio in Rai. Non ti rimane che fare almeno il 25% di share di domenica per giustificare la fuga dal sabato sera. E ti ricordo che io sono uno di quelli che spera in un tuo successo. Pensa cosa scriveranno gli altri se falliRai.

Morning News di Canale 5: un pregio ed un difetto della conduzione di Simona Branchetti

Dopo poche settimane di messa in onda si può già dire che la scommessa Morning News di Canale 5 è stata vinta. Tenere accesa in estate la finestra di infotainment solitamente occupata da Mattino Cinque sta pagando in termini di ascolti con punte di oltre il 16% di share. Il volto del programma è Simona Branchetti che ha affrontato da subito la sfida dando l’impressione di sentirsela cucita addosso.

Si è piazzata con personalità al centro di uno studiolo riciclato da TgCom24 come se fosse lo studio principale di BBC News e ha tirato fuori tutto l’armamentario necessario per condurre programmi di informazione nella tv di oggi, caratterizzata da una rincorsa continua di decine di temi in scalette affollate che compongono blocchi schiavi di un conto alla rovescia implacabile verso le interruzioni pubblicitarie. Il difetto principale di Simona Branchetti è quello che hanno quasi tutti i suoi colleghi e riguarda la gestione dei collegamenti sui fatti di cronaca. Gli interventi degli inviati vengono sempre sormontati dalle interruzioni della conduttrice in studio che li incalza, spesso a sproposito, per rispettare i tempi delle scalette compulsive. Il pregio di Simona Branchetti è che gestisce bene la parte più leggera del programma in cui sembra più a suo agio che nella parte giornalistica di cronaca e attualità. Al momento potrebbe essere proprio questa la chiave del successo delle prime settimane di programmazione. Questa mattina ha gestito, da intrattenitrice più che da giornalista, un lungo collegamento in diretta da Cellino San Marco ed ha chiesto ad Al Bano di poter canticchiare Felicità insieme a lui. Pienamente in target con il pubblico del mattino di Canale 5 e decisamente utile per gli ascolti. Prevedo che alla ripresa di Mattino Cinque, Federica Panicucci canterà Il ballo del qua qua con Romina Power. Così, giusto per ribadire chi è la titolare. Per ora.

Veronica Gentili “conduttrisce” Mediaset: 3 tweet di Caro Televip

La quasi scomparsa del genere comico in televisione durante la pandemia da Covid-19

Tra i generi televisivi che hanno più risentito della pandemia da Covid-19 c’è il genere comico. I nuovi programmi comici sono quasi scomparsi. Un primo motivo è che l’assenza di pubblico in studio è fortemente penalizzante per qualsiasi comico. Un secondo motivo, quello a mio avviso determinante, è che far ridere in tempi di pandemia è quasi impossibile.

Nonostante il pubblico abbia una gran voglia di tornare alla normalità e di divertirsi per distrarsi dalla pesantissima situazione sociale ed economica, prevalgono un senso di incertezza e di preoccupazione che non predispongono il telespettatore medio all’ascolto del genere comico. La sensazione è che la ricerca del divertimento in questo momento è un inevitabile “vorrei ma non posso” e non c’è programma comico che possa offrire un sollievo concreto. C’è un terzo, probabile, motivo per cui sono scomparsi i programmi comici ed è quello che, nei talkshow, i politici, i giornalisti, gli opinionisti ed i conduttori, sempre più spesso fanno ridere più dei comici. Molti comici lo affermano, tra il serio ed il faceto ed in questo caso prevale il serio.

Rai 2, una rete in crisi di ascolti, è stata quella che di più ha tentato di offrire il genere comico. Ha fatto un tentativo poco riuscito in prima serata con “Un’ora sola vi vorrei” di Enrico Brignano e alcune proposte in seconda serata. “Stasera con Uccio”, francamente non so nemmeno chi sia questo Uccio De Santis e dopo lo show nemmeno ho più intenzione di chiedermelo. Con “Fuori tema” di Ale e Franz si è cercato di fare un programma molto articolato tra cabaret, teatro e sit-com ma il risultato è stato decisamente poco appassionante. Il surreale “Una pezza di Lundini” con Valerio Lundini è piaciuto alla social-nicchia-chic che si bea di dire quanto è straordinario il programma. Lo ha visto una media del 3% di spettatori. C’è poco da ridere, evidentemente. Tra l’altro la scelta di puntare sulla comicità surreale è stata poco coraggiosa: se è vero che è una comicità più difficile da proporre è anche vero che fare comicità sulla attualità sarebbe stata una sfida o per kamikaze o per comici straordinari, categorie di cui Valerio Lundini non fa parte. Anche il collaudato “Fratelli di Crozza” di Maurizio Crozza sul Canale Nove ha sofferto moltissimo dal punto di vista dei contenuti perché la sua presunta satira, già debole, dopo tanti anni risente di una oggettiva prevedibilità. Gli sprazzi di comicità di Propaganda Live di Diego Bianchi su La7 sono riconducibili essenzialmente alla lettura dei tweet. Per dire la creatività televisiva a che livello è inchiodata. Gli spazi comici all’interno di Che Tempo Che Fa di Fabio Fazio sono standardizzati: il monologo di Luciana Littizzetto nella parte centrale, il nonsense di Nino Frassica alla fine e qua e là i pezzi di Enrico Brignano (ancora?), Ale e Franz (ancora?) e altri partecipanti al “Tavolo”, su tutti Vincenzo Salemme ridotto però a spalla. Uno spreco. Dei flash più o meno riusciti, ma niente che possa essere chiamato “programma comico”. Nel prossimo autunno, Mediaset celebrerà i 35 anni di Zelig ma non c’è da aspettarsi altro che una rimpatriata tra i comici che hanno fatto la storia dello show. Grazie ai vaccini la pandemia da Covid-19 ci fa meno paura ma dopo un anno e mezzo è ancora tra di noi e quindi ho la sensazione che anche nella prossima stagione televisiva non vedremo nuovi programmi comici degni di questo nome.

Concita De Gregorio e David Parenzo co-conduttori di In Onda su La7

Estate 2021: c’è ancora la pandemia da Covid-19 e Rai 1 la domenica pomeriggio trasmette le repliche di Domenica In anziché offrire programmi in prima visione a chi ha scelto di restare a casa.

Caro direttore di Rai 1 Stefano Coletta, ieri ho pubblicato il seguente tweet:

“Rai 1 in estate propone programmi in prima visione nel daytime del mattino e del pomeriggio. La domenica pomeriggio invece trasmette pezzi di #domenicain in replica. Perché non realizzare una Domenica In Estate con una conduttrice ed ospiti giovani?”.

Mi ha risposto una certa Celestina Pistillo che su LinkedIn risulta essere “Branded Content Development ed Eventi Sponsorizzati (radio, tv, digital) – Responsabile presso Rai Pubblicità”.

Questa Pistillo mi fa la seguente lezioncina:

“Forse perché realizzare dei programmi ha un costo e bisogna fare delle scelte perché il budget di una rete non è illimitato. Detto questo un tempo c’erano solo repliche. Tutti i giorni, tutto il giorno. Varrebbe la pena non commentare sempre in negativo e per sottrazione”.

Caro direttore di Rai 1 Stefano Coletta, credere che io non sappia che fare tv costa tanti soldi è semplicemente ridicolo. Ma lo è ancor di più che una “responsabile” di Rai Pubblicità venga a scassare la uallera ad un abbonato nonché blogger tv considerando quel mio tweet un commento “in negativo e per sottrazione”.
Certi professionisti evidentemente si credono intoccabili e meritano soltanto di essere bloccati (come ho fatto) perché, è un mio sentire, fanno solo un danno alla azienda per cui lavorano.

Caro direttore di Rai 1 Stefano Coletta, il mio era un tweet propositivo. La pandemia da Covid-19 è ancora tra noi e ci sono alcuni milioni di italiani che trascorrono la domenica pomeriggio in casa per tanti motivi. Sono quasi certamente gli stessi che hanno trascorso l’autunno e l’inverno prevalentemente in casa e che, visti i grandi ascolti, hanno probabilmente già visto tutte le Domeniche In di nonna-bis Mara Venier che Rai 1 sta loro riproponendo anche in estate.

Mi sono chiesto, perché non offrire a questo pubblico qualcosa di nuovo, di originale, in prima visione? Che la professionista di Rai Pubblicità mi venga a fare la maestrina su quanto costerebbe un programma estivo da trasmettere la domenica pomeriggio, mi fa pensare che se è Rai Pubblicità a decidere su cosa la Rai deve investire (in estate ad esempio), allora la Rai non ha solo il problema della dipendenza dalla politica ma ha anche il problema di pensare più come una tv commerciale che come un servizio pubblico.

Caro direttore di Rai 1 Stefano Coletta, se come credo verrai riconfermato dal nuovo CdA Rai, mi auguro di vedere la prossima estate su Rai 1 la domenica pomeriggio un programma in prima visione. Un po’ dei soldi necessari per produrlo io li troverei non rinnovando i contratti ad un po’ di responsabili di Rai Pubblicità.

Rai Sport: ok i giornalisti interni ce li dobbiamo tenere fino alla pensione ma almeno si potrebbe lavorare sulla scelta dei collaboratori esterni per averne di migliori?

Caro direttore di Rai Sport Auro Bulbarelli, in tutta la Rai ministeriale spicca per incapacità di rinnovarsi la testata sportiva che dovrebbe brillare per dinamismo e adeguamento ai linguaggi e ai tempi che anche il giornalismo sportivo dovrebbe raccontare. Rai Sport soffre di una lunga ed inesorabile corsa all’involuzione aggravata da una inamovibilità strutturale ad esclusione delle carriere e degli scatti di carriera di cui giustamente usufruite come ogni altro ministeriale.

Da quando la concorrenza nel libero mercato dei diritti televisivi vi ha messo in un angolo, le condizioni in cui versa Rai Sport si notano solo nelle ormai rare volte in cui vi capita di avere dei grandi eventi sportivi da raccontare. I vostri competitor nei 365 giorni televisivi non hanno un minuto di pausa perché devono raccontare minuto per minuto il campionato di calcio di Serie A, la Champions League, la Europa League, la Formula 1 e la MotoGp. Voi di pause invece ne avete da vendere e quando riuscite ad acquistare i diritti di un evento come il Campionato europeo di calcio 2020, mi aspetto che le tante energie accumulate vi facciano emergere come una grande testata giornalistica con una tradizione di eccellenza. Ma puntualmente riuscite a deludere ogni mia più ottimistica aspettativa.

Caro direttore di Rai Sport Auro Bulbarelli, la responsabilità del livello raggiunto da Rai Sport non è certo tua. Prima di te, decine e decine di direttori della Rai ministeriale non hanno saputo rilanciare la testata. Quello che da telespettatore appassionato di sport mi lascia perplesso seguendo il racconto che state facendo degli Europei di calcio, non è tanto vedere all’opera i dipendenti Rai inamovibili fino alla pensione come Enrico Varriale, Alessandro Antinelli, Sabrina Gandolfi, Paola Ferrari, Simona Rolandi e, ultimo ma ultimo, Marco Lollobrigida.

Quello di cui non riesco a capacitarmi è che la dirigenza Rai non scelga almeno dei collaboratori esterni che facciano fare alla testata un salto non dico nel futuro ma almeno nel presente. Caro direttore di Rai Sport Auro Bulbarelli, da abbonato Rai sto vivendo una situazione kafkiana nel tentativo di seguire gli Europei di calcio sulla Rai. I programmi in studio sono di una noia e di un vecchiume indescrivibile e a ciò contribuiscono in maniera significativa “gli esterni” come Marco Tardelli, Domenico Marocchino, Luca Toni, Alessandro Altobelli, Claudio Marchisio che sembrano usciti da un museo delle cere più dei giornalisti ministeriali Rai. Ma è sulle telecronache che il mio grido diventa un grido di dolore perché farei già fatica a seguirle attraverso il racconto delle prime voci di Rai Sport ma mi diventa impossibile seguirle a causa soprattutto dei contributi delle seconde voci, ovvero, i collaboratori esterni che dovrebbero fare la differenza in meglio. Così non è.

La seconda voce Antonio Di Gennaro, accoppiato ad Alberto Rimedio per la telecronaca delle partite della Nazionale, è quanto di più anonimo si possa ascoltare in riferimento al calcio. La seconda voce Bruno Giordano, accoppiato a Giacomo Capuano, è la quintessenza dell’insignificanza contenutistica. I suoi momenti migliori sono quando riesce a ripetere per filo e per segno una azione che abbiamo appena finito di vedere. Spesso però non gli riesce nemmeno quello perché, nel tempo che lui impiega per raccontare quello che abbiamo appena visto, i calciatori sviluppano almeno altre due azioni decisamente più interessanti non fosse altro che sono in itinere e non passate. La coppia Dario Di Gennaro e Andrea Agostinelli riesce a farmi venire il mal di testa anche se la ascolto solo per un minuto vista la densità e la velocità delle frasi che riescono a pronunciare in quel piccolo spazio che diventa lunghissimo se hai l’ardire di tentare di resistere ad ascoltarli. Della coppia Luca De Capitani-Manuel Pasqual posso solo dire che il sonno che ti fanno venire è una certezza.

Caro direttore di Rai Sport Auro Bulbarelli, ma c’è una coppia la cui seconda voce mi indispone al punto di costringermi a rinunciare a seguire le partite di squadre di alto livello come Germania, Francia e Portogallo: è Katia Serra che avete affiancato a Stefano Bizzotto. L’unica seconda voce femminile si distingue perché parla, parla, parla, distraendomi dalla partita. Lei non può fare a meno di invadere la telecronaca in modo debordante come se stesse parlando in un talkshow e non durante un evento sportivo in diretta. La pagate per il numero di parole che dice? Katia Serra, è un mio sentire, non è la “novità femminile” che fa la differenza con le pessime seconde voci maschili. Il senso della misura dovrebbe essere la prima qualità di chi fa la seconda voce durante una telecronaca sportiva e lei invece non ha nessuna misura: è troppo quello che dice, è troppo come lo dice, è troppo il tono da professoressa che usa.

Caro direttore di Rai Sport Auro Bulbarelli, guardando Euro2020 la situazione di Rai Sport è sotto gli occhi e nelle orecchie di tutti. Non siete capaci di fare un racconto moderno. Non c’è un’idea nuova. Non c’è storytelling. Sempre le stesse facce ministeriali. Sempre la stessa retorica del giornalismo sportivo del ‘900. E c’è sempre l’incapacità di cercare all’esterno le professionalità in grado di superare questa crisi strutturale della testata.

Da abbonato Rai mi chiedo cosa ho fatto di male per vedere ed ascoltare questi conduttori, telecronisti, seconde voci, commentatori, opinionisti, intervistatori e bordocampisti che Rai Sport ha schierato per raccontare il Campionato europeo di calcio Euro 2020.

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