Massimo Gramellini, la tv buonista che non fa bene alla tv

Massimo Gramellini è un po’ il Checco Zalone del giornalismo italiano ma non credo ne possa raggiungere il quoziente intellettivo. Alle scuole elementari ho ascoltato pensierini più complessi, profondi e significativi dei suoi. E Rai 3 gli affida un programma per parlarsi addosso. Boh e pure mah. Nella mia televisione ideale sarebbe a casa a guardarla e non a farla, la televisione.

Le Ragazze di Rai 3: il mio appuntamento fisso del sabato sera. Il live tweeting della prima puntata della stagione 3

Mi riesce sempre più difficile affezionarmi, da telespettatore, ad un programma televisivo e, quando accade, torno a provare il piacere di aspettarne la messa in onda. Le Ragazze di Rai 3 è tornato con la terza stagione ed io che non ho perso una puntata della prima e della seconda stagione, ieri sera ero lì, a seguire i racconti delle protagoniste che come sempre sono state scelte con intelligenza per dare al telespettatore il mix unico di emozioni, passioni, ricordi, esperienze, sensazioni, dolori, delusioni, vittorie, felicità, rivincite e tutto quello che può dare la conoscenza delle vite vissute in differenti epoche.

Le Ragazze, è una produzione che ha avuto origine con due stagioni “tematiche” Le Ragazze del ’46 e Le Ragazze del ’68 e che aveva tutte le caratteristiche per consolidarsi nella struttura e raccontare tante, tantissime, altre vite di donne. A tre anni di distanza dal primo ciak, il programma affronta la sfida impossibile del sabato sera autunnale con la maturità e la consapevolezza di avere la qualità ed i contenuti per distinguersi e per offrire al proprio pubblico il piacere dell’attesa di un appuntamento televisivo settimanale. Da blogger tv negli anni ho scritto delle tante qualità tecniche e di contenuto del programma. Le ho ritrovate tutte ieri sera all’inizio della terza (quinta) stagione. Da telespettatore, so che per le prossime 5 prime serate del sabato, avrò un appuntamento fisso con Le Ragazze.

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Crisi di governo a Ferragosto. Ho fatto i conti: Enrico Mentana farà in tempo a finire le ferie e a tornare per le consultazioni.

Caro direttore del TgLa7 Enrico Mentana, la politica italiana potrebbe regalarci una novità assoluta: le elezioni politiche anticipate ad ottobre. Il premier del governo M5S-LEGA Giuseppe Conte si presenterà in parlamento per ottenere la fiducia, non appena sarà tecnicamente possibile, perché il vice premier e ministro degli Interni Matteo Salvini ha “staccato la spina” al governo urlando ” al voto subito!”.

Sia chiaro, finché tu sei in ferie, io la crisi di governo la ritengo “congelata”. In tal senso mi sono fatto due conti e le tue ferie dovrebbero finire quando potrebbero iniziare le consultazioni del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Quindi ci sarai tu sulla tolda della “Maratona Mentana” a farci da nocchiero in questa ennesima, dolente, crisi politica all’italiana. Come disse Ennio Flaiano: “La situazione politica in Italia è grave ma non è seria”. Come sempre: ieri, oggi e, molto probabilmente, anche domani. Ma negli ultimi anni ci sei stato tu con la tua Maratona Mentana a raccontarci le elezioni e le crisi di governo in modo da farcele digerire come se non fossero poi così inutili e drammatiche per questo Paese. Caro Enrico Mentana, spero proprio che i miei calcoli sulle tue ferie non siano sbagliati perché altrimenti c’è il serio rischio che a raccontarci le consultazioni ci pensi la “Maratona Telese” e ciò per me sarebbe inaccettabile anche se, pensandoci bene, per la crisi del governo Conte-Di Maio-Salvini, il livello televisivo di Luca Telese mi sembra adeguato. Sulla carta è il co-conduttore di In Onda su La7 ma in pratica ha messo in un angolo David Parenzo e guida le danze del programma a suo piacimento senza darmi alcun piacere come telespettatore. Caro Enrico Mentana, torna! Questa ennesima crisi di governo aspietta a te! E anche tanti telespettatori.

Intervista rilasciata da Barbara D’Urso a Claudia Rossi de Il Fatto Quotidiano Magazine. Le due dichiarazioni che mi “allarmano” e le due “cosette” che mancano nell’intervista

Barbara D’Urso ha rilasciato (oggi, 27/6/2019) a Claudia Rossi de Il Fatto Quotidiano Magazine, una intervista trionfale di fine stagione tv in cui esalta i risultati dei suoi programmi e si difende dalle critiche di chi la accusa di fare tv del dolore: “La mia tv è esattamente come quella che fa il mio competitor. Se c’è un femminicidio, i miei giornalisti cercano di parlare con la mamma della ragazza che non c’è più. I giornalisti del competitor cercano di fare esattamente la stessa cosa”.

A chi la accusa di fare tv trash risponde: “In inglese “trash”significa “immondizia”. Allora, cos’è trash nei miei programmi? Il fatto che io rida, faccia venire in trasmissione il Ken Umano e la ragazza con la vita più stretta? Allora anche il Guinness World Record è trash. Sono trash perché nei miei talk urlano? In tv si urla dalla mattina alla sera. Lo ripeto, c’è una lunga lista di programmi di successo che vengono etichettati così. Forse il pubblico li sceglie perché ha solo voglia di staccare la spina, ma non per questo deve essere giudicato”. La giornalista Claudia Rossi fa presente a Barbara D’Urso che il successo di ascolti di Live Non è la D’Urso è stato sostanzialmente merito dell’affaire Prati-Caltagirone ma non la pungola sulla più grande sconfitta della stagione tv 2018/2019, ovvero, la chiusura di Domenica Live nella fascia in cui veniva regolarmente battuta dalla Domenica In di Mara Venier. Di questa intervista di Claudia Rossi a Barbara D’Urso mi colpiscono due dichiarazioni allarmanti. La prima riguardo al pubblico che Barbara D’Urso dice di avere: “Fino a qualche tempo fa ero convinta che il mio pubblico fossero le signore che stanno a casa e guardano la tv mentre stirano ma in realtà ho scoperto che mi guardano un sacco di giovani”. E poi, alla domanda “Dove e come si vede tra 15 anni?”, Barbara D’Urso risponde: “Come dove mi vedo? In televisione, naturalmente”. Intanto io ribadisco un concetto: nella stagione 2018/2019 Canale 5 ha dovuto chiudere Domenica Live condotto da Barbara D’Urso nella fascia oraria in cui perdeva contro Domenica In di Mara Venier e, visto che anche di questo nell’intervista non si parla, aggiungo anche gli ascolti deludenti del ritorno della fiction La Dottoressa Giò in prima serata su Canale 5. Per fortuna, nell’era dei social media, certi televip non se la possono cantare e suonare a proprio piacere.

Reazione a catena: due righe sulla conduzione di Marco Liorni

L’intesa vincente di Reazione a catena: Marco Liorni ne fa una versione piatta, senza metterci un po’ di quel peperoncino nell’interazione con i concorrenti che la renderebbe divertente. Una conduzione da elettrocardiopeperoncino piatto. Ripete ai concorrenti “stiamo andando come treni… bisogna andare come treni” ma quello che va lento ed è moscio è lui. Non è che non riesce a fare una battuta è che proprio non ce l’ha nel suo bagaglio di conduttore. Purtroppo non ha nemmeno il lessico da quiz e nemmeno le espressioni da quiz quelle che dicono più di tante parole.

Un conduttore di un quiz fresco, estivo, deve avere lo stesso brio dell’acqua frizzantissima che va tanto con il caldo che fa. La cosa più frizzante di Marco Liorni è il colore dei capelli che io ricordavo più scuro verso il nero e invece mi sembra diventato più chiaro verso il color etrusco.

Un primo pensiero sul possibile ritorno alla conduzione su Rai 1 di Lorella Cuccarini

Uno dei tormentoni che lanciano periodicamente molti addetti ai lavori è quello sulla bravura di Lorella Cuccarini. Ma quant’è brava la Cuccarini? Ma perché non danno 10 programmi da condurre alla Cuccarini? A quanto sembra (rumors) nella prossima stagione tv, Rai 1 sarebbe orientata ad affidarle la co-conduzione di un programma giornaliero pomeridiano. Sembra, pare, dicono che peseranno positivamente su questa possibile scelta, anche le sue dichiarazioni sovraniste. Ma quanto è brava Lorella Cuccarini?

Pippo Baudo e Corrado: una riflessione sulla due giorni di meritata celebrazione

Negli ultimi due giorni, la televisione italiana ha celebrato due suoi miti: Pippo Baudo e Corrado. Il primo, con il programma Buon compleanno Pippo su Rai 1 da lui condotto e con tanti super ospiti. Il secondo, con l’ultima puntata de La Corrida (1997) su Canale 5 quella del suo addio alla tv.

Due serate di inizio estate in cui il pubblico adulto ha ritrovato molte atmosfere del proprio vissuto di telespettatore. Fare confronti tra quei personaggi e quella tv con l’oggi è giusto ma fino ad un certo punto. Ogni espressione mediatica è figlia del proprio tempo. Nel bene e nel male. È significativa però la generale accoglienza positiva che queste due celebrazioni televisive hanno avuto sui social media. Il “sentiment” dei “cattivissimi” social ci ha detto che la qualità dei prodotti e dei personaggi televisivi è ancora un valore per il pubblico. Se è vero che oggi c’è tanta, troppa, brutta tv che fa ascolti è anche vero che la tv che resta nel tempo è solo quella di qualità. La tv trash, la tv che urla, la tv maleducata, la tv senza contenuti, la tv fatta con personaggi senza talento è una tv usa e getta. Produce quello che serve al marketing in quel momento ma a lungo termine finisce nel dimenticatoio. È una tv rancida che non ti resta nel cuore e nei ricordi più belli. Una tv che non avrà mai la dignità e l’onore di essere celebrata in futuro. Nello show del 2019 Pippo Baudo ha indossato lo smoking nero, la camicia bianca e il papillon. Nello show del 1997 Corrado indossava lo smoking nero, la camicia bianca e il papillon. E non è una coincidenza.