Il premier Renzi e la crisi dei talk show Ballarò e diMartedì battuti dalle repliche di Rambo: la debole autodifesa di Massimo Giannini

Caro Massimo Giannini, era proprio necessario il “pistolotto” (così lo hai chiamato) per difendere Ballarò dagli attacchi del premier Matteo Renzi ai talk show del martedì sera?

Evidentemente hai ritenuto di si.

Matteo Renzi, in veste di segretario nazionale del Partito Democratico, durante la direzione nazionale di lunedì scorso, ha fatto una battuta più da presidente del Consiglio che difende il proprio governo che da segretario del PD:

“Non c’è da imporre il nostro racconto ai talk show. E’ la realtà. I talk show hanno i loro problemi. Se alla fine i talk show di martedì scorso, tutti e due, fanno meno di Rambo. No, non c’è da ridere, è un dato di fatto. Se tutti e due i talk show fanno meno delle 107esima replica di Rambo evidentemente è che replica per replica, trama conosciuta per trama conosciuta, emozioni già viste per emozioni già viste, finale che è sempre lo stesso in tutti e tre i casi, almeno si va nella storia scritta meglio, dagli americani” (dal discorso tenuto alla direzione PD del 21/9/15).

Caro Massimo Giannini, sono l’ultimo che vorrebbe dare ragione a Renzi ma devo riconoscere che l’ha messa giù per bene la critica stavolta. Non ha detto che i talk show sono in crisi perché fanno da cassa di risonanza ai gufi e ai pessimisti che parlano solo delle cose brutte e cattive che accadono in Italia e non parlano delle cose buone e utili fatte dal Governo Renzi. Ha detto che siete peggio della replica di una replica. Io l’ho scritto un anno fa che non sarete né tu né Giovanni Floris a rinnovare il genere talk. Questa mattina Matteo Renzi avrà goduto nel leggere che per il secondo martedì consecutivo Rambo su Retequattro (stavolta Rambo 2 – La Vendetta) con oltre 1milione e 300mila spettatori (5.50% di share) ha battuto sia Ballarò (Rai 3)  che diMartedì (La7) che hanno fatto rispettivamente 990mila spettatori (4.40% di share) e 920mila spettatori (4.70% di share). Caro Massimo Giannini, fossi stato in te avrei liquidato la critica con una battuta tanto sai bene che questo per te sarà il secondo e ultimo contratto per la conduzione di Ballarò. Invece no, hai voluto difendere a spada tratta un programma, il cui primo limite è la tua conduzione, trincerandoti dietro la bandiera del giornalismo:

“Io lo ripeto da un anno, con molta tranquillità e molta serenità, noi facciamo solo giornalismo, nient’altro che giornalismo. Lo facciamo a partire dai fatti e dai numeri. Lo facciamo con onestà e senza nessun pregiudizio, veramente, di nessun genere. Raccontiamo quello che va bene ma anche quello che va male perché purtroppo ci sono anche cose che vanno male. perché siamo convinti, alla fine l’ho ripetuto tante volte anche questo ma lo ridico anche stasera che questa sia la missione di chi fa il nostro lavoro: informare l’opinione pubblica, mettendo in luce le zone d’ombra e le contraddizioni che albergano dentro tutti i poteri, governo, parti sociali, aziende, tutti i poteri. Il tutto sempre e soltanto al servizio del cittadino. Noi l’abbiamo sempre fatto guardate, nel corso dell’anno passato vi abbiamo raccontato le vicende di Mafia Capitale, vi abbiamo raccontato la puntata scorsa i disastri dell’inferno del Rione Sanità a Napoli. Insomma, l’Italia che muore perché quell’Italia purtroppo c’è, è inutile negarlo. Però vi abbiamo anche raccontato tutto quello che va bene, le start up innovative, i numeri della ripresa, lo abbiamo fatto nella scorsa puntata. Le assunzioni a Melfi. Insomma, le due facce di un paese che purtroppo vive una fase di transizione e di difficoltà. Allora tutto questo noi continueremo a farlo con l’obiettività e la serenità che ci ha sempre contraddistinto. Noi non facciamo narrazione, raccontiamo la realtà. Inchieste, reportage, notizie, anche quando sono scomode. Poi si dice che i talk sono in crisi. Ma in Italia è in crisi il discorso pubblico, è in crisi la rappresentanza, la rappresentanza politica, la rappresentanza sindacale; tutta la rappresentanza. Pensare che sia solo un problema di talk show è come l’affermazione di un malato che ha la febbre e invece di curare la malattia spezza il termometro. Allora io rinnovo l’invito al nostro presidente del Consiglio: venga a Ballarò! Noi lo aspettiamo. E se vogliamo vedere Rambo andiamo al cinema” (da Ballarò, Rai 3 del 22/9/15).

Caro Massimo Giannini, la tua autodifesa è debole perché è troppo difensiva. Anziché contrattaccare rinfacciando a Renzi tutte le cose di cui dovrebbe rispondere nella tua trasmissione, hai fatto il tiki taka dicendo quanti argomenti hai trattato a Ballarò e poi gli hai steso il tappetino rosso dell’invito in trasmissione. Un contrattacco duro lo avrebbe fatto Michele Santoro che, abituato agli editti da parte dei potenti, ha capito che la miglior difesa agli occhi del telespettatore è il contrattacco. Tu invece, sventolando la bandiera del “noi facciamo solo giornalismo” è come se avessi sventolato la bandiera bianca. Giovanni Floris è stato più furbo di te. Ha lasciato che fosse Maurizio Crozza nella sua copertina a mettere alla berlina l’uscita di Renzi:

“Comunque Giò ridi poco perché ieri Renzi nel suo monologhetto ce l’aveva per tutti se l’è presa anche con te. Giova, ha detto che non si devono tenere i talk show del martedì perché fanno meno ascolti di una replica Rambo. Renzi che si preoccupa degli ascolti del martedì? Ma che caxxo fa Renzi? Deve guidare il Paese non diventare una guida tv. Sennò lo mandiamo a dirigere Tv Sorrisi e Caxxate. Ma sai che ho capito ora che forse quando se la prende con Grasso, non è Pietro il presidente del Senato, è Aldo! Il critico televisivo! Che stupidi che siamo” (da diMartedì, La7 del 22/9/15).

Una risata di certo non seppellirà Renzi ma almeno Floris non ha sventolato tanto pomposamente quanto inutilmente la bandiera del giornalismo. Ha lasciato che fosse l’ospite Marco Travaglio a spiegare perché Renzi ce l’ha con i vostri talk:

“Se Renzi potesse inventarsi il suo avversario, se lo inventerebbe esattamente con la fisionomia di Salvini. Certamente non auspicherebbe di avere come avversario uno con la fisionomia di Di Maio perché Di Maio non ha nessuna di quelle caratteristiche del babau che può essere agitato per dire votate per me perché quello comunque è peggio ecco. Per questo credo ci sia questo attacco ai talk che ospitano i 5 Stelle perché da quando ospitano Di Maio la gente ha visto che forse non sono dei baluba, qualcuno che ragiona ce l’hanno anche loro” (da diMartedì 22/9/15).

Caro Massimo Giannini, non so se è vero che il Partito Democratico è pronto a lanciare un editto bulgaro contro di te, quello che so e che se Renzi può permettersi di strumentalizzare il flop di Ballarò per motivi politici il merito non è il suo ma tuo che sei il principale responsabile di un insuccesso giornalistico che, televisivamente parlando, nemmeno Rambo 2 – La Vendetta avrebbe il coraggio di difendere.

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