Nell’autunno del 2021 Rai 1 ha trasmesso ancora Ballando con le stelle

Su Rai 1 si è conclusa l’ennesima, inutile, edizione di Ballando con le stelle. L’inutilità di questo programma sta essenzialmente in due aspetti negativi. Il primo è la cronica mancanza di innovazione che fossilizza il sabato sera della prima rete televisiva italiana nella importante stagione autunnale.

Il secondo aspetto negativo è che non alimenta l’archivio delle Teche Rai con contributi artistici di alta qualità come merita la storia della televisione pubblica. Il programma con la conduzione imbalsamata di Milly Carlucci esce nel peggiore dei modi dal confronto con Canale 5. Per 7 puntate è stato umiliato negli ascolti da Tu sì que vales e nelle ultime tre puntate è stato surclassato dal confronto con la altissima qualità di Uà lo show di varietà di Claudio Baglioni. La Rai dovrebbe essere un punto di riferimento nella produzione di show innovativi, di alta qualità e al passo con i tempi. Invece è ferma ad un format del 2005.

Patrick Zaki ospite di Fabio Fazio a Che Tempo Che Fa

La notizia della scarcerazione di Patrick Zaki ci ha scaldato il cuore e dato speranza. Ora deve prevalere la razionalità. A processo ancora aperto e viste le “difficoltà” che ci sono state finora, era il caso di andare in prima serata tra gli applausi?

La mia idea è che in questi casi il profilo basso è indispensabile. Io avrei evitato gli applausi ripetuti, gli urletti del pubblico e la standing ovation. Tutto legittimo e meritato dopo 22 mesi di prigionia, per noi, ma come verrà percepito in Egitto?

È importante tenere alta l’attenzione sul caso Zaki ma in una situazione delicatissima ancora appesa al filo del diritto egiziano, una prima serata in cui il conduttore crea una attesa come si fa in tv, più che informazione può sembrare spettacolarizzazione.

Fabio Fazio fa del suo ottimismo un segno distintivo e l’augurio di tutti è che venga confermato dal risultato positivo del processo egiziano.

C’è da sperare anche che qualcuno in Egitto non interpreti negativamente il momento in cui Fabio Fazio si è sistemato il braccialetto giallo “Verità per Giulio Regeni”, al fine di renderlo ben visibile e ricordare che quella verità è ancora lontana.

E parlando con la Littizzetto ha rilanciato che se siamo stati così bravi a far liberare Zaki dobbiamo riuscire a farci dare 4 indirizzi a cui mandare gli avvisi di garanzia per il caso Regeni. Giustissimo. Incrociamo le dita per entrambi come ha fatto Zaki quando ha parlato della prossima udienza prevista per il 1 febbraio 2022.

Fabio Fazio ha fatto benissimo ad ospitare Patrick Zaki, un uomo liberato da una prigionia di 22 mesi. Credo però che, per una volta, poteva e doveva avere un approccio meno entusiastico, in attesa della soluzione positiva definitiva del caso.

Uà di Claudio Baglioni su Canale 5: la seconda puntata nel live tweeting di Caro Televip

Il retequattrismo voluto da Pier Silvio Berlusconi: lo stato dell’arte

Caro vice presidente e amministratore delegato Mediaset Pier Silvio Berlusconi, quando hai annunciato la trasformazione di Retequattro, oltre 3 anni fa, lo hai fatto con la determinazione che ti contraddistingue quando ti esponi mettendoci la faccia:

“Oggi, in un panorama di fortissima concorrenza, Mediaset ha deciso di investire ancora e di portare questa rete ad essere sempre più mirata sull’attualità, l’informazione e l’approfondimento. Quindi avremo la bellezza di cinque serate tutte in diretta che fanno un diverso tipo di informazione e pensiamo che questa sia una sfida più che altro di qualità editoriale (da TgCom24 del 12/9/2018).


Caro vice presidente e amministratore delegato Mediaset Pier Silvio Berlusconi, e allora vediamola questa qualità editoriale che le prime serate di Retequattro hanno raggiunto in tre anni.


Il lunedì va in onda Quarta Repubblica condotto da Nicola Porro. La caratteristica principale del programma è di essere populista con spiccata pendenza a destra. Anzi, no. La principale caratteristica è di avere tra gli opinionisti più autorevoli, Daniele Capezzone. Quando si dice la poca autorevolezza.


Il martedì va in onda Fuori dal Coro condotto da Mario Giordano. Un programma che mi fa provare un forte sentimento di pietas nei confronti del conduttore per come ha caratterizzato il proprio personaggio. Zompetta urlante da una parte all’altra dello studio tra sagome a grandezza naturale dei personaggi che prende di punta e attorniato da comparse vestite da “categorie” sociali. Qualsiasi paragone con il Gianfranco Funari che si avvicinava in primissimo piano alla telecamera è fuoriluogo. Funari veniva dalla gavetta fatta nei cabaret più qualificati. Giordano viene dal giornalismo serio. E in questo caso vince il cabaret a mani basse.

Il mercoledì va in onda Zona Bianca condotto da Giuseppe Brindisi. C’è davvero pochissimo da dire sullo spessore del programma. Anzi, no. Lo spessore è questo: Flavia Vento che dice di essere guarita da un morso di cane ad una mano versandoci dell’acqua miracolosa. Una di quelle ospitate tanto rimpiante dal pubblico di prima serata di Barbara D’Urso.

Il giovedì va in onda Dritto e Rovescio condotto da Paolo Del Debbio. Qui si dà voce al populismo da mercatino rionale, dove il conduttore passeggia ad inizio puntata più per farsi dire quanto è bello e quanto è bravo che per ascoltare il popolo. In studio poi si esibisce in una conduzione soporifera in cui a tratti sembra sonnecchiare. Tranne quando ospita Giorgia Meloni per i suoi lunghissimi monologhi ai quali presta una sveglia attenzione. La partecipazione assidua di Giorgia Meloni è una caratteristica di tutti i programmi che ho fin qui citato. La nuova Retequattro è la rete in cui la presidente del principale (in pratica unico) partito di opposizione beneficia di praterie sconfinate senza contraddittorio (quasi sempre, per non dire sempre).


Il venerdì va in onda Quarto Grado condotto da Gianluigi Nuzzi e Alessandra Viero. È l’unico titolo in prima serata della vecchia Retequattro e mostra tutti gli anni che ha. È un programma “crime” che è stato completamente surclassato per capacità di approfondimento dai tanti titoli “crime” del Canale Nove di Discovery Italia.

La domenica va in onda Controcorrente condotto da Veronica Gentili. È la conduttrice in ascesa: da quando tuo padre le ha fatto i complimenti in diretta è diventata indispensabile. La principale caratteristica del programma è data dai pennarelli che impugna e che sono rigorosamente in tinta con i vestiti della conduttrice, dalle camminate della conduttrice dal podio al centro dello studio con giravolta e ritorno alla base e, ovviamente, dai primi piani della conduttrice già attrice in ruoli minori. Attualmente è la reginetta del retequattrismo in prima serata.

Caro vice presidente e amministratore delegato Mediaset Pier Silvio Berlusconi, non so cosa ha portato questa nuova linea editoriale in termini economico-finanziari alla tua azienda. Quello che so è che il giorno in cui hai mandato in pensione l’ultima annunciatrice della televisione italiana Emanuela Folliero, simbolo di una Retequattro che con il sorriso mi dava la buonasera, ho capito che la nuova linea editoriale sarebbe stata tutto fuorché bellissima.

Uà – Uomo di varie età di Claudio Baglioni. Riportare la qualità nel prime time di Canale 5: l’è dura.

Caro vice presidente e amministratore delegato Mediaset Pier Silvio Berlusconi, sto preparando un post intitolato “Il retequattrismo voluto da Pier Silvio Berlusconi: lo stato dell’arte” e te lo anticipo, sei stato condannato. Ma nel frattempo è giusto darti atto che, al contrario, su Canale 5 stai mostrando un significativo impegno per redimerti e provare a fare un po’ di buona televisione.

Il significativo ridimensionamento di Barbara D’Urso avrebbe già dato un senso al miglioramento della stagione autunnale di Canale 5 ma l’inserimento in palinsesto di alcune prime serate di qualità è la dimostrazione che vuoi fare di più. Il ritorno, celebrativo, di Zelig ha restituito alla comicità made in Mediaset una sua identità fatta di personaggi che sono durati nel tempo e in alcuni casi hanno anche lasciato un segno più che positivo. Le prime serate dedicate alla carriera di Iva Zanicchi hanno dato il segnale inequivocabile che se Mediaset vuole sa e può fare delle prime serate di alto e altro livello rispetto al Grande Fratello Vip. Ieri, la definitiva dimostrazione. Canale 5 ha trasmesso la prima di tre puntate di “Uà Uomo di varie età” di Claudio Baglioni. Uno show di alto livello, con decine di numeri 1 ospiti e con una scrittura e una realizzazione televisiva da grande varietà del sabato sera. L’intrattenimento leggero che emoziona, coinvolge e diverte. Eppure lo show di Baglioni è stato visto solo dal 14% del pubblico di Canale 5 che con Tu sì que vales sfiorava il 30% di share. C’è un 16% di pubblico della ammiraglia Mediaset che non va oltre la qualità a livello Maria De Filippi. Se è vero che come editore hai la responsabilità di aver abituato il pubblico di Canale 5 al livello Maria De Filippi è anche vero che evidentemente hai dato finora a quel pubblico ciò che si merita. Caro vice presidente e amministratore delegato Mediaset Pier Silvio Berlusconi, non è una attenuante ma di certo non è colpa tua se quel 16% non capisce la tv di qualità.

The voice senior: 4 tweet di Caro Televip

“Strappare lungo i bordi” è un “Adrian la serie” che ce l’ha fatta. Zerocalcare batte Adriano Celentano 10 a 0. Netflix (e la tv in streaming) batte Mediaset (e la Rai) 10 a 0.

Strappare lungo i bordi, la serie di Zerocalcare su Netflix, è un piccolo capolavoro. Non sono un fan in delirio per Zerocalcare ma i sei episodi di questa serie meritano di essere considerati un prodotto televisivo di alta qualità.

Le emittenti in streaming sempre più spesso propongono ciò che le emittenti generaliste in chiaro non hanno il coraggio di proporre e “Strappare lungo i bordi” è l’ennesima dimostrazione che la creatività televisiva per essere considerata tale deve saper essere figlia del proprio tempo in modo che il telespettatore possa viverla.

L’universo della scrittura di Zerocalcare è stato e sarà analizzato negli anni a venire ma secondo me a rendere la sua prima serie televisiva un nuovo punto di riferimento per chi fa tv è il confronto con Adrian di Adriano Celentano. Mentre guardavo “Strappare lungo i bordi” ho pensato a “Adrian la serie” trasmessa nel 2019 da Canale 5. La graphic novel animata di Adriano Celentano è stata un flop (di pubblico e di critica) sulla rete ammiraglia Mediaset. Nonostante il budget di lusso con i contributi professionali di Milo Manara, Vincenzo Cerami e Nicola Piovani, solo per citare i nomi altisonanti, la “serie evento” non ha lasciato il segno nella storia della televisione, anzi, è finita nel dimenticatoio. Il progetto mega galattico di Adriano Celentano aveva un linguaggio per nulla dinamico ed una struttura per nulla calata nella realtà che il telespettatore vive giorno per giorno. “Adrian” puntava sulle tematiche sociali planetarie, “Strappare lungo i bordi” ti fa vivere le tematiche sociali di quartiere, quelle che affronti o hai affrontato tutti i giorni. In questo senso, Zerocalcare batte Adriano Celentano 10 a 0. “Strappare” ha un ritmo eccezionale, un linguaggio immediato ed una struttura filmica contemporanea di facilissima lettura. Una storia ben chiara, personaggi che sono già cult dopo pochi minuti, sei episodi da 22 minuti che volano come è indispensabile per rendere appagante il binge watching. “Strappare” è una esperienza emozionale contemporanea che con concreta leggerezza fa riflettere e con precisione chirurgica diverte. Metterla a confronto con la serie di Adriano Celentano è, dal mio punto di vista, la dimostrazione che anche quando si hanno idee innovative, a fare la differenza sono il chi, il come, il quando, il dove ed il perché vengono messe in pratica.
“Adrian la serie” era di una pesantezza demotivante, mal confezionata (9 episodi da oltre un’ora ciascuno) e trasmessa sul canale sbagliato, quel Canale 5 che più di tutti ha contribuito all’impoverimento e all’appiattimento dei contenuti televisivi italiani. La televisione generalista continua a ripetere sempre gli stessi programmi, sempre per lo stesso pubblico. E quando cerca di rinnovarsi, lo fa con linguaggi, programmi, autori ed interpreti di una tv vecchia destinata ad un pubblico vecchio. In questo senso, Netflix (e con lei tutte le emittenti in streaming) batte Mediaset 10 a 0 (e con lei la Rai e tutta la tv generalista in chiaro).

D’Iva, lo show con cui Canale 5 celebra la carriera di Iva Zanicchi e torna a fare una sana tv nazional-popolare: la prima puntata nel live tweeting di Caro Televip

Una parola di troppo: la televisione vecchia bacucca

La televisione è un mass media vecchio, fatto da vecchi conduttori per telespettatori vecchi: è questa la prima cosa che ho pensato guardando “Una parola di troppo”, il “nuovo” game show condotto da Giancarlo Magalli nel pomeriggio di Rai 2.

Due righe due su Parliamone di RaiNews24 condotto da Chiara Paduano

Chiara Paduano ha condotto molto bene Newsroom Italia su RaiNews24 e si è guadagnata sul campo la conduzione di Parliamone, uno spazio informativo su misura per lei (nella stessa fascia oraria, dalle 15.05 alle 15.55). Tre o quattro temi non solo di stretta attualità ma anche temi poco trattati e altri decisamente particolari come quello di oggi sul linguaggio dei cetacei spiegato da Daniela Pace biologa dell’Università Sapienza. Si dà spazio anche a realtà della società civile e del mondo produttivo territoriale di qualità con storie significative e particolari da raccontare. È evidente l’impronta di Chiara Paduano nella scelta degli argomenti e degli ospiti che sono gestiti in studio con equilibrio e nel rispetto delle diverse opinioni con il risultato che i racconti sono concreti e comprensibili. 50 minuti di informazione non scontata, interessante e intelligente. L’approccio semplice, educato ed equilibrato di Chiara Paduano è in perfetta sintonia con il titolo. La sigla è una musichetta un po’ troppo da giocoleria ma nessuno spazio informativo è perfetto.