La7 non fa più per me. Mi rimane solo Atlantide di Andrea Purgatori.

Caro editore di La7 Urbano Cairo, sono stato un telespettatore appassionato di Telemontecarlo. Oggi quando mi sintonizzo sul canale 7 ogni tanto ancora penso a quella grande tv che è stata e che mi piaceva tanto. Ho pensato all’epoca d’oro di Telemontecarlo soprattutto in questi giorni in cui ho tirato le somme sulla tua La7 ed il totale fa 1.

Per me, oggi, l’unico motivo per sintonizzarmi su La7 è rimasto il mercoledì sera quando guardo con piacere ed interesse le serie di Atlantide realizzate da Andrea Purgatori.

Il mio è stato un lento e ponderato addio alla rete oggi diretta da Andrea Salerno, dal quale francamente mi aspettavo molto di più in termini di innovazione dei prodotti televisivi. Lui è stato una delusione ma fino ad un certo punto. Come ho potuto sperare che non avrebbe vivacchiato sposando al 100% il tuo progetto editoriale low cost sul prodotto, finalizzato prevalentemente a massimizzare il profitto pubblicitario? Qualche giorno fa ho smesso anche di seguire Omnibus che era un mio appuntamento fisso. Il talkshow politico del primo mattino è diventato come tutti gli altri e si affida agli opinionisti di parte, di tutte le parti, per dare l’impressione che ci sia un contraddittorio. Il problema è che le conduttrici principali, Gaia Tortora e Alessandra Sardoni, non riescono mai a tirare fuori dagli ospiti nulla che non sia la pappardella propagandistica imparata a memoria di cui sono pieni ormai da anni tutti i talkshow. Ed iniziare la giornata con le pappardelle propagandistiche non fa per me. Coffee Break condotto da Andrea Pancani è un talk dotato di una inconsistenza strutturale e di un appeal giornalistico da sonno e quindi ti consiglio di spostarlo all’inizio del palinsesto notturno con il titolo “Tisana Break”, almeno una funzione utile per il telespettatore può svolgerla: quella di conciliargli il sonno. L’aria che tira condotto da Myrta Merlino è il programma di punta del mattino della rete. La personalità smanicata della conduttrice regna sovrana. La sua capacità di far concentrare l’attenzione su di lei e non sul programma è la sua qualità migliore. Lo fa talmente bene che non essendoci mai nulla di originale nei contenuti del programma e risultando la sua voce baritonale fastidiosa dopo solo 5 minuti, il cambio di canale è inevitabile oltre che salutare. Peggio mi sento nel primo pomeriggio guardando Tagadà condotto da Tiziana Panella, quella che ai miei occhi e alle mie orecchie mi fa l’effetto della “coatta chic”. La sua conduzione “anaicapito anaicapaito” è urticante. Ha fatto e fa ascolti bassissimi fin dalla prima puntata ma la tenete lì, chissà perché. Non lo riuscirò mai “anacapire anacapaire”. Caro editore di La7 Urbano Cairo, il TgLa7 di Enrico Mentana è crollato sotto tutti i punti di vista. Ha perso lo sprint iniziale e viaggia mestamente nel mare magnum della standardizzazione delle notizie come e anche di più dei telegiornali lottizzati della Rai e insignificanti delle reti Mediaset. Il pistolotto introduttivo che precede sigla e titoli di testa è un polpettone indigeribile in cui Mentana, e i conduttori che si alternano a lui nei fine settimana, fanno una sintesi tra notizie, dichiarazioni e persino editoriali superflash che a me ricordano la voce fuori campo che legge le stazioni della Via Crucis nello speciale di Pasqua del Tg1. Così come sta perdendo smalto anche la tanto osannata “Maratona Mentana”. Il picco più basso di questa perdita di “originalità”, l’ha avuta durante la maratona in cui ha dato conto dell’incontro in terrazza tra Luigi Di Maio, Matteo Salvini e lo sconosciuto avvocato che stava per diventare Presidente del consiglio Giuseppe Conte. In un tweet la sintesi di quello che per me è diventata la “Maratona Mentana”:

carotelevip‏ @carotelevip 31 mag18

“Mentana gode perché gli arrivano in diretta due fotografie sullo smartphone, le passa in regia e le manda in onda “grazie a chi me le ha mandate!”. Tommaso Labate dice che è la terrazza che si vede da un ufficio 5S. Ecco”.

Diciamo che il suo modo di fare il cane da guardia del potere non è tra quelli che “mozzicano” di più. L’Enrico Mentana di oggi non è per nulla differente dal Bruno Vespa di sempre. Per non parlare poi della sua anima di battutaro che ormai non riesce più a controllare, anzi, sembra sempre più compiaciuto di poterla ostentare.
Caro editore di La7 Urbano Cairo, le prime serate di La7 per me sono impossibili da vedere. DiMartedì è il talkshow più brutto attualmente in onda sulle reti televisive italiane non fosse altro per l’elevatissimo numero di applausi che sovrasta qualsiasi rumore nel raggio di chilometri e chilometri dal mio divano. E’ impossibile ascoltare, non dico una frase, ma anche solo una parola di quello che dicono gli ospiti. E, le rare volte che decido di provare a seguire una piccolissima porzione del programma, tengo sempre a portata di mano il Moment Act perché è garantito che mi verrà il mal di testa. Ultimo, ma non ultimo, tra i difetti del programma, la sopravvalutatissima conduzione di Giovanni Floris che si sente un anchorman all’americana ma che io percepisco, per spessore e autorevolezza, come se fosse un conduttore di televendite. Il sorrisetto perennemente stampato sul volto sembra quello di un nerd dei b-movie americani solo che lui dà l’impressione di sentirsi uno figo e questo lo rende tutto meno che simpatico. Caro editore di La7 Urbano Cairo, Piazzapulita lo seguivo con costanza. Non mi faceva impazzire ma lo trovavo guardabile in ricordo del primo Santoro che fu. Purtroppo non ha saputo districarsi dalla ragnatela della politica di propaganda che caratterizza gli ultimi anni. Sempre gli stessi ospiti, sempre gli stessi temi, sempre le stesse interviste, sempre lo stesso andirivieni. La conduzione di Corrado Formigli non si è evoluta, è rimasta ancorata ad uno stile piatto, standardizzato, sempre meno coinvolgente. Unica eccezione le poche volte che è andato sul campo come con il suo reportage “Dentro Kobane”, la città siriana assediata dall’Isis. Anche a Piazzapulita l’eccesso di applausi rende inascoltabile quel poco che ci sarebbe da ascoltare. Memorabile la puntata in cui il senatore a vita Mario Monti ha chiesto a Corrado Formigli come condizione prima dell’intervista di non essere interrotto dagli applausi. Il conduttore ha masticato amaro rispondendo “vuole una intervista in loden” ma mai critica è stata più pungente a questa cattiva abitudine televisiva di cui La7 è una delle portabandiera. Propaganda Live è un programma talmente dipendente dai social media che è sempre tutto un già visto e le poche battute originali sono sempre meno dirompenti dei tweet da cui prendono spunto. Qualche ospitata illuminata, come quella di Gigi Proietti, non basta a non rendere negativo il giudizio su un programma che non ha margini di rinnovamento e di miglioramento. La durata oceanica, come sempre legata alle esigenze commerciali, rende pressoché impossibile seguire il programma per intero. La conduzione di Diego Bianchi è stereotipata anche quando sembra improvvisare. Non basta l’appoggio esterno di Makkox a sostenerlo per oltre 3 ore di programma in diretta. I suoi momenti migliori restano quelli on the road; quelli delle sue origini, in cui ha saputo dare un taglio originale al suo essere “il Pif del giornalismo politico”. Caro editore di La7 Urbano Cairo, ma al top della lista dei motivi per cui La7 non è più nelle mie corde di telespettatore, c’è Massimo Giletti con il suo Non è l’Arena. Tutti i difetti che aveva il suo modo di fare tv in Rai, li ha triplicati a La7. La sua è una televisione populista al cui confronto la televisione populista di Gianfranco Funari è stata di approfondimento, analisi e riflessione. In ogni porzione di programma, Giletti alimenta il caos tutto fuorché calmo. Nessuna delle discussioni che si animano nel suo studio hanno una conclusione. E’ un continuo aprire scatole vuote con dentro scatole vuote che stanno dentro altre scatole vuote. L’abilità del conduttore è di far sembrare il tutto un succulento banchetto informativo mentre invece è un frullato misto che ti lascia l’amaro in bocca di saperne meno di prima e di avere le idee più confuse di prima. I momenti più irritanti di Non è l’Arena sono quelli in cui Giletti ospita in studio un personaggio che viene ad esercitare il suo diritto di replica dopo essere stato attaccato nella puntata precedente. Massimo Giletti lo riempie di frasi gentili introduttive, lo ringrazia per “aver scelto di metterci la faccia” poi gli dà la parola per quei pochi secondi che gli servono per poter dire “ti ho dato la parola” e poi parte con una sequenza di interruzioni e di filmati che coprono quasi completamente quello spazio di replica e il replicante fa la figura del figurante esibito però al centro dello studio. Caro editore di La7 Urbano Cairo, leggo che con la tua politica aziendale e commerciale sei riuscito a risanare i conti di La7. La tua linea editoriale della rete però non fa più per me. Finché ci sarà Atlantide di Andrea Purgatori con le sue inchieste ed il suo modo di raccontare i fatti, avrò ancora almeno un programma da seguire su quella che a mio avviso è stata la peggiore emittente televisiva del 2018 e dalla quale sono fuggito con profondo dispiacere pensando alla mia storia di telespettatore che era affezionato a quel canale che un tempo si chiamava Telemontecarlo.

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Una risposta a "La7 non fa più per me. Mi rimane solo Atlantide di Andrea Purgatori."

  1. ted 11 dicembre 2018 / 10:45

    CONDIVIDO IN TOTO LA DIAGNOSI!!! COME HA FATTO LA7 – ex Telemontecarlo – A SCENDERE COSì IN BASSO? Cairo, VERGòGNATIIIIIII…

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