Caterina Balivo a di Martedì per parlare di bail-in; adesso però voglio Giovanni Floris a Detto fatto per parlare di make-up

Caro Giovanni Floris, nel 2014 hai mandato Emanuela Giovannini ad intervistare Maria De Filippi per farle spiegare al pubblico del tuo di Martedì su La7perché Matteo Renzi ha successo in tv. Se in quel caso ho potuto riconoscere a Maria De Filippi una certa competenza sull’argomento Matteo Renzi in tv, visto che è lei che ha inventato la figura del tronista, martedì ho faticato non poco a capire perché chiedere a Caterina Balivo una opinione sul bail-in, ovvero la direttiva europea in vigore dal 1 gennaio 2016 secondo la quale d’ora in poi il correntista bancario, in caso di difficoltà finanziarie della sua banca, può diventare compartecipe delle perdite.

Sarebbe troppo facile correre dietro a chi su twitter ha motivato la sua presenza a diMartedì per parlare di crisi bancarie, grazie all’ esperienza indotta dall’ essere moglie di Guido Maria Brera, che Michele Masneri de Il Foglio ha definito “lupacchiotto di Wall Street” in questo dettagliato profilo. No, il motivo per cui hai invitato Caterina Balivo nel tuo talk show di prima serata su politica ed economia, è un altro.

Al rientro da un servizio con alcune persone intervistate in strada che non sapevano che cos’è il bail-in, hai dato la parola alla regina dei tutorial della tv del pomeriggio di Rai 2 con questa motivazione: “Allora un commento di Caterina Balivo che di certo l’opinione pubblica la conosce”. Dunque secondo te Caterina Balivo “di certo l’opinione pubblica la conosce”, e allora copio e incollo dal sito treccani.it la definizione di opinione pubblica così avrò più chiaro cosa “di certo conosce” Caterina Balivo. 

opinióne pùbblica – Giudizio e modo di pensare collettivo della maggioranza dei cittadini, o anche questa maggioranza stessa. Il concetto di opinione pubblica, intesa anche come sistema di credenze sulla cosa pubblica, nasce con l’idea moderna di democrazia rappresentativa, definita da J. Locke come governo dell’opinione. L’opinione pubblica è tale non solo perché del pubblico (diffusa fra i molti o fra i più), ma anche perché tendenzialmente indirizzata al pubblico: in quanto, cioè, costituisce un’intelaiatura di valori, un sistema di credenze sulla cosa pubblica. A partire dall’inizio del Novecento fiorì tutta una serie di studi sui rapporti fra opinone pubblica e società di massa in campo specialmente sociologico e psicologico (G. Le Bon, G. Tarde, F. Tonnies, C.H. Cooley, W. Lipmann), che diedero impulso a una grande varietà di ricerche empiriche e di programmi applicativi basati sulle tecniche della propaganda, del sondaggio e del marketing, intese ad analizzare o a manipolare gli stati dell’opinione pubblica nelle diverse arene, economiche o politiche, in cui si manifestano. Con lo sviluppo degli strumenti di comunicazione di massa, il problema dell’opinione pubblica diventa essenzialmente quello di capire le modalità (critiche o passive, cognitive o emotive) attraverso cui i diversi ‘pubblici specializzati’ interagiscono con i flussi d’informazione, nonché gli esiti di questa interazione sulla struttura della società. (da treccani.it)

Caro Giovanni Floris, tirare fuori la conoscenza del concetto di “opinione pubblica” forse è stato un po’ esagerato per giustificare la presenza della conduttrice televisiva Caterina Balivo anche perché il suo è stato un intervento di pancia come nella natura di una conduttrice televisiva nazional- popolare:

“Beh, ci sono tante verità in questo vox populi, perché, alla fine è appunto, dove mettere i soldi? Io ho da parte qualcosa, voglio investire perché voglio magari che i risparmi di una vita possano darmi qualche frutto. Cosa faccio? Quante persone quando hanno comprato obbligazioni, azioni, sapevano cosa stavano comprando? Perché questo è il problema. Uno si fida della persona. Io mi fido, compro. Mi dice che guadagnerò il 6/7%, meglio di niente. Adesso il bail-in è un problema perché i correntisti anche avranno un problema. Perché chi ha un conto corrente superiore ai 100.000 euro qualora la banca dovesse avere un problema, lo Stato non fa più niente. E’ la banca che se la deve vedere con gli azionisti, con il capitale e con i correntisti. Allora che succede se uno ha più di 100.000 euro? Comincia a dividere il proprio conto corrente con le altre banche così non arriviamo a 100.000 euro?” (da diMartedì, La7 del 19/1/16 QUI al minuto 43) 

Caro Giovanni Floris, le due inquadrature che ho apprezzato di più mentre la Balivo parlava sono state quella con lo schermo diviso, da una parte la Balivo e dall’ altra Enrico Zanetti, sottosegretario all’ economia, chiaramente preoccupato che la Balivo potesse interrogarlo in economia domestica. L’altra immagine che mi ha colpito è stata l’inquadratura in totale dello studio con l’esperta di opinione pubblica Balivo al centro della scena vestita come un confettino rosa e il faccione smarrito di Matteo Salvini nello schermo sullo sfondo, preoccupato che la Balivo potesse chiedergli un tutorial su come cucire le scritte delle città sulle felpe.

Caro Giovanni Floris, l’impressione che ho avuto durante l’intervento della Balivo è che fosse seriamente preoccupata per la sorte dei correntisti che hanno la fortuna di avere più di 100.000 euro in banca. Chissà perché. In quanto a te, come ho scritto nel titolo adesso ti tocca la penitenza: un gentiluomo deve ricambiare l’ospitata e andare a Detto fatto. Forse pretendo troppo a volerti vedere all’ opera in un tutorial di make-up; ok mi accontento di vederti sporcare le mani in un tutorial su come si concima l’orto.

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2 thoughts on “Caterina Balivo a di Martedì per parlare di bail-in; adesso però voglio Giovanni Floris a Detto fatto per parlare di make-up

  1. Gharlic ha detto:

    Sono sempre più convinto che questo genere di programma televisivo sia oramai talmente sfibrato da perdere le, oramai rare, punte d’interesse. Sa tutto quanto «di tirare a campare», ed emerge evidente lo smarrimento, da un lato, dei curatori di tali programmi che non riescono più a sintonizzarsi in modo pragmatico con la realtà, mentre dall’altro l’abulia impedisce di conseguire il fine dichiarato dalla categoria stessa (ormai anch’essa anacronistica) di programma d’approfondimento politico; non è un caso se adesso vengono definiti genericamente dei «talk show». Abulia, peraltro, che non dà alternative a quell’allevamento di ospiti da talk show sempre identici nei loro ruoli e sempre più smaccatamente inconsistenti.
    La7 aveva trovato un modo interessante per sbarcare il lunario puntando su questi reality show sui generis, ma, come ogni rete televisiva ha sempre fatto, sta esagerando e gli ascolti lo dimostrano puntualmente ogni stagione. L’abulia la ritrovi anche qua, nell’accontentarsi di quelle cifre, evidentemente accettando di non poter far meglio di così.

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