Italia di Michele Santoro su Rai 2: ennesima dimostrazione che la Rai non riesce a rinnovare i talk show di attualità e politica

Caro direttore editoriale per l’offerta informativa Rai Carlo Verdelli, con il ritorno di Michele Santoro a Rai 2 l’offerta informativa Rai completa il suo Triangolo delle Bermude: Gianluca Semprini con Politics, Annalisa Bruchi con Sunday Tabloid e appunto Michele Santoro con Italia.

Con questi tre talk show di attualità e politica, l’offerta informativa Rai sprofonda negli abissi dell’inconsistenza assoluta.

Michele Santoro fin dalla scelta del titolo del programma ha imboccato la strada sbagliata: Italia. Italia? Semplice presunzione o semplicissima mancanza d’idee? A vedere il programma entrambe le cose. Un titolo ispirato al dirigibile Italia con cui Umberto Nobile visse la tragedia della sua spedizione scientifica al Polo Nord nel 1928 e che Santoro ha così giustificato:

“Con Italia lanciamo una spedizione quasi impossibile per raggiungere il Polo Nord . La missione è riuscire a tracciare nella tv italiana un linguaggio che ora non c’è” (da repubblica.it del 3/10/16).

Michele Santoro ha sempre avuto una elevata autostima, pienamente giustificata fino ad un certo punto della sua carriera televisiva. Nella prima parte di carriera quando ha raccontato la fine della Prima Repubblica (e l’ascesa di Silvio Berlusconi) e nella, lunghissima, seconda parte di carriera quando lui e Berlusconi si sono scelti come nemici ed hanno dato vita ad una lotta che si è conclusa con entrambi al tappeto durante lo contro finale a Servizio Pubblico (un mio tweet di ieri: Michele Santoro senza Silvio Berlusconi è come Matteo Renzi senza il suo IPhone).
Quello di ieri è stato il ritorno sul ring di un pugile che non vuole arrendersi alla fine della sua carriera di leone del ring televisivo. Stanco, senza mordente, in uno studio come al solito nero e rosso ma stavolta con una prevalenza del nero per accompagnare come in una marcia funebre, i discorsi vecchi, spenti e inconcludenti da lui alimentati con interviste a dir poco inutili. Era l’ottobre del 2014 quando Santoro dichiarava che quello sarebbe stato il suo ultimo anno come conduttore di talk show e spiegava anche perché i talk show erano in crisi:

“la crisi dei talkshow è la crisi dell’impegno” (da today.it del 22710/12).

Ieri si è riproposto come conduttore di un talk show vecchio più del suo ultimo prodotto, Servizio Pubblico su La7. E il tema? L’Italia dei ricchi, trattato in un modo talmente superficiale da far sembrare i vecchi servizi di Lucignolo di Italia 1 come delle ricerche sperimentali di sociologia. Ieri sera Michele Santoro ha dimostrato ancora una volta che la lunghissima lotta con Silvio Berlusconi lo ha logorato non solo nel suo approccio televisivo ma anche nella voglia di combattere il potente di turno. Anzi, mi è sembrato un renziano doc, intento ad allontanare i riflettori dalla inconsistenza del governo e concentrato sulle sue perplessità sui valori emergenti tra i giovani portando come esempio la bella vita di Ibiza (dagli anni ’80 c’è sempre stata) e il successo social ed economico di fashion blogger e influencer (che hanno preso il posto delle veline e delle starlettine della tv). Caro direttore editoriale per l’offerta informativa Rai Carlo Verdelli, se l’obiettivo di Michele Santoro era “riuscire a tracciare nella tv italiana un linguaggio che ora non c’è”, allora l’obiettivo è raggiunto: Italia di Michele Santoro su Rai 2 ha un linguaggio tv che non c’è più, ma che c’era vent’anni fa.

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2 thoughts on “Italia di Michele Santoro su Rai 2: ennesima dimostrazione che la Rai non riesce a rinnovare i talk show di attualità e politica

  1. Bricolage scrive:

    Allora, prima di essere concorde definitivamente con te cerco di osservare il programma.
    Di sicuro noto che, se tanto mi da tanto, il nome e la realtà raccontata stanno bene assieme: entrambi in stallo.

    Baci e buona giornata Akio🙂

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