Unbreakable Kimmy Schmidt di Netflix, stagione 1: il tocco happy and crazy di Tina Fey ha funzionato

Cara Tina Fey, tieni alta la bandiera del Saturday Night Live anche in qualità di produttrice della serie Unbreakable Kimmy Schmidt che hai co-creato insieme a Robert Carlock per Netflix.

Ho finito il binge watching della prima stagione (13 episodi da 28 minuti in 2 giorni) e seguirò anche la stagione 2 (dal 15 aprile 2016 su Netfix). Unbreakable Kimmy Schmidt ha quel pizzico di follia narrativa e caratterizzante i personaggi che anche a te certo non manca.

Non ho visto 30 Rock in cui oltre che autrice eri anche attrice e devo porre rimedio (capito Netflix Italia?). Per certificare la tua vena happy and crazy comunque mi basta lo spogliarello in cui ti sei esibita come atto di ammirazione nei confronti di David Letterman e la tua celebre imitazione di Sarah Palin.

Il tuo tocco happy and crazy lo hai messo anche in Unbreakable Kimmy Schmidt una serie comedy spassosa, un po’ folle e con un personaggio come protagonista dal sorriso e dalla gestualità contagiosi.

Kimmy è un inno alla gioia di vivere disincantata, ma non troppo, perché è una che tiene alla sostanza. Kimmy prende la vita di petto anche perché se la vuole godere e vuole recuperare il tempo perduto dopo essere stata prigioniera di un guru di una setta apocalittica che l’ha rinchiusa in un bunker per 15 anni insieme ad altre tre donne.

L’attrice Ellie Kemper offre al personaggio di Kimmy tutta la sua straripante ed esplosiva plasticità facciale e gestuale. Kimmy non si limita a parlare. Kimmy accompagna ogni parola con un festival di contrappunti espressivi che colorano il suo già coloratissimo universo relazionale e sociale. Kimmy in alcuni momenti ricorda Bridget Jones solo che non si piange addosso e non è lagnosa.  

Ma in alcuni momenti Kimmy ricorda anche il “che cavolo stai dicendo, Willis!” di Arnold; solo che ha un repertorio di facce e faccette molto più ampio.

Kimmy, già solo dopo la prima stagione, ha probabilmente stabilito il record di faccette in una serie tv. Eppure, nonostante questa overdose di faccette, Kimmy non risulta mai forzata.

Ad affiancare Kimmy c’è il personaggio di Titus a cui presta la faccia, il corpo e l’anima, l’attore Tituss Burgess. Per Kimmy arrivare a New York dalla provincia (e da un bunker) non sarebbe stata la stessa cosa senza Titus a farle da “guida” (brava anche Jane Krakowski nel ruolo di Jacqueline).

Cara Tina Fey, in Unbreakable Kimmy Schmidt però non c’è solo il tuo tocco happy and crazy. C’è anche la chiara impronta Netflix che con prodotti azzeccati come “Kimmy” consolida la sua identità, la riconoscibilità dei suoi prodotti e fidelizza. Il 15 aprile parte la seconda stagione e Netflix ti farà girare anche la terza.

La tua esperienza non è in discussione, se è vero che 30 Rock è arrivata a sette stagioni, ma devo metterti in guardia: gli ultimi due episodi della prima stagione sono stati molto più fiacchi rispetto agli altri. E’ crollato sia il ritmo che il divertimento.

Il tocco della comedy queen Tina Fey, continuerà a funzionare come si deve? E’ con questo interrogativo che mi siederò sul divano per vedere la seconda stagione di Unbreakable Kimmy Schmidt.

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3 thoughts on “Unbreakable Kimmy Schmidt di Netflix, stagione 1: il tocco happy and crazy di Tina Fey ha funzionato

    • akio 31 marzo 2016 / 15:44

      Ciao Sergio anch’io ho iniziato Fresh Meat. Buona impressione iniziale.

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