Massimo Giannini sotto attacco da parte del Partito Democratico: una manna che allungherà la vita ad uno spento Ballarò

Caro Massimo Giannini, ti stai candidando alle primarie per il ruolo di Megyn Kelly italiana in grado di far infuriare Matteo Renzi? Se sei in corsa per questa prestigiosa caratteristica giornalistica è per merito del Partito Democratico che dopo la puntata di Ballarò del 26 gennaio 2016 ha sferrato un attacco nei tuoi confronti al quale hai risposto nella puntata del 2 febbraio 2016 nel tuo editoriale introduttivo.

All’inizio della stagione tv (settembre 2015) eri stato attaccato direttamente dal presidente del Consiglio Matteo Renzi che però ti aveva messo sullo stesso piano di Giovanni Floris e del suo diMartedì per dire che facevate meno ascolti delle repliche di Rambo perché parlavate solo di quello che non va nell’Italia da lui governata.

In quella occasione la tua fu una difesa poco aggressiva che ti ho rinfacciato:

“Caro Massimo Giannini, la tua autodifesa è debole perché è troppo difensiva. Anziché contrattaccare rinfacciando a Renzi tutte le cose di cui dovrebbe rispondere nella tua trasmissione, hai fatto il tiki taka dicendo quanti argomenti hai trattato a Ballarò e poi gli hai steso il tappetino rosso dell’invito in trasmissione. Un contrattacco duro lo avrebbe fatto Michele Santoro che, abituato agli editti da parte dei potenti, ha capito che la miglior difesa agli occhi del telespettatore è il contrattacco. Tu invece, sventolando la bandiera del “noi facciamo solo giornalismo” è come se avessi sventolato la bandiera bianca” (da carotelevip.net del 25/9/2015).

Caro Massimo Giannini, non a caso ti consigliavo di non stare sulla difensiva, di passare all’attacco e di prendere il posto di Michele Santoro in qualità di giornalista televisivo più fastidioso per IL potente del momento: Matteo Renzi. Michele Santoro, un modello per tutti quelli che fanno i talk show politici, negli ultimi vent’anni di carriera, per rimanere sulla cresta dell’onda, ha avuto bisogno di contrapporsi in maniera decisa e sistematica contro IL potente Silvio Berlusconi. E’ un dato di fatto che con la caduta del dio politico Berlusconi è andata via via scemando anche la spinta propulsiva della tv di Santoro. Questa stagione tv è iniziata senza Michele Santoro a fare le pulci al governo di Renzi.
Caro Massimo Giannini, tu non sei Santoro e di certo non fai il Ballarò che fai per prendere il posto di Michele Santoro. Però, da vecchio telespettatore di Michele Santoro devo dire che martedì scorso il tuo Ballarò mi è sembrato proprio una puntata di Servizio Pubblico di Michele Santoro con Marco Travaglio e Maurizio Belpietro in studio a fare le pulci al Governo Renzi.

E non ci credo che non ti sei sentito un po’ il Santoro oggetto dell’Editto Bulgaro quando hai letto l’intervista di Michele Anzaldi, il deputato Pd e segretario della commissione di Vigilanza Rai che ha scatenato la tua risposta. Me lo fanno pensare le parole, il tono e anche alcune espressioni del volto molto decise che hai usato nel tuo lungo monologo iniziale di martedì scorso (che ho trascritto integralmente e piazzo al termine del post) da cui estrapolo le frasi che mi fanno pensare che ti senti un po’ IL Santoro di Renzi:

… E’ penoso lo dico con tutta franchezza che per contestare un programma che evidentemente per qualche ragione si considera fuori linea, si usi un argomento così strumentale e si trasformi in un’offesa personale al ministro Boschi una frase che per il significato e il contesto nel quale io l’ho pronunciata non poteva obiettivamente e non può tutt’ora prestarsi ad alcun equivoco…

… Ma evidentemente nel PD c’è qualcuno che fa finta di non capire e utilizza questo episodio come una clava contro Ballarò, vezzo peraltro non nuovo. Come forse vi ricorderete anche questo, la polemica su Rambo e non vado oltre. La cosa mi indigna, lo dico con franchezza e mi dispiace molto anche questo dico con franchezza…

… è l’ennesimo paradosso di un Palazzo che di fronte ai tanti problemi che assillano l’Italia e di fronte ai tanti interrogativi dei quali dibatte l’Europa, il pianeta intero mi verrebbe da dire, perde tempo a sollevare bufere di questo genere…

… è l’ennesimo attacco a chi cerca di fare solo informazione, è l’ennesima torsione del concetto di servizio pubblico, utile se serve a chi governa molto più che a chi guarda la televisione. Lo sapete io l’ho già detto più di una volta, io non sono paladino di niente, non voglio vestire i panni del martire che non sono e non sarò mai e non lo sono soprattutto meno che mai di fronte a un episodio così assurdo come quello che si è appena verificato. Ma resto convinto di un fatto. Non spetta alla politica decidere i palinsesti. Non spetta ai partiti decidere chi può lavorare nella più importante Azienda culturale di questo Paese. A meno che non si debba dar ragione a Roberto Saviano quando scrive ciò che sotto Berlusconi era inaccettabile adesso è grammatica del potere. La Rai mi può licenziare, il Partito Democratico, con tutto il rispetto, proprio no (da Ballarò – Rai 3 del 2/2/2016).

Caro Massimo Giannini, parole che sembrano uscite da un editoriale del Michele Santoro dei tempi d’oro in Rai quando dopo una puntata delle sue trasmissioni cominciavano a squillare i telefoni di tutti i piani di viale Mazzini. Ho la sensazione che stai provando quelle stesse emozioni. Da quando è uscita quella intervista di Anzaldi la pressione a viale Mazzini deve essere arrivata alle stelle. Matteo Renzi ha appena compiuto la manovra definitiva sulla Rai e hanno tutti paura di saltare dalla poltrona. Tu sei un giornalista esterno e sei preparato a veder saltare la tua poltrona. I dirigenti della Rai, proprio no. Ed è a loro che probabilmente pensavi quando hai chiuso il tuo editoriale facendo il titolo a tutti i giornali del giorno dopo:

“La Rai mi può licenziare, il Partito Democratico, con tutto il rispetto, proprio no”.

Ai dirigenti della Rai ho pensato io quando ho visto gli ascolti dell’ultima puntata di Ballarò: 953mila spettatori per un 3.96% di share. Il tuo Ballarò ha brillato negli ascolti solo la prima, per te indimenticabile, puntata. Da allora è stato un rapido ed inesorabile tracollo di ascolti. Un risultato che giustificherebbe la chiusura di qualsiasi programma di prima serata e forse avrebbe portato alla fine della tua esperienza televisiva. Ora, ho i miei dubbi che accadrà. Davanti ad un attacco frontale come quello che il Partito Democratico ha sferrato nei tuoi confronti, i dirigenti della Rai hanno una sola scelta: confermare Massimo Giannini come conduttore di Ballarò, se non vogliono dimostrare che sono un po’ influenzati dal volere del partito del premier più potente dai tempi di Silvio Berlusconi. Ho scritto che non eri adatto alla conduzione di Ballarò appena ho saputo che avresti condotto Ballarò, ma allora non potevo immaginare che il nuovo Partito Democratico di Renzi avrebbe espresso intelligenze tali e quali a quelle della Forza Italia di Berlusconi.

***

Testo integrale dell’editoriale di Massimo Giannini, Ballarò – Rai 3 del 2/2/2016

Buonasera e ben tornati. Allora, bufera su Ballarò, bufera su Massimo Giannini. A leggere la pioggia di dichiarazioni dei parlamentari del Partito Democratico innescate come spesso succede dal membro della commissione di vigilanza Michele Anzaldi, durante questa settimana, non so onestamente se ridere o piangere. Anzaldi mi accusa di aver offeso il ministro Boschi perché durante l’ultima puntata di Ballarò come forse qualcuno si ricorderà, almeno chi l’ha vista, io ho usato la formula rapporti incestuosi per definire il pasticcio che si è creato tra management, politica, massoneria e finanza, intorno alla Banca Popolare dell’Etruria. Altri esponenti del PD, più generosi, mi offrono almeno una scappatoia… Giannini chieda scusa… dicono. Qualcuno lo fa anche a scoppio ritardato. Mi appello ancora alla vostra memoria. La settimana scorsa proprio in questo studio, li!, era seduto un parlamentare del Partito Democratico Ernesto Carbone al quale io mi rivolgevo con la formula incriminata, proprio a lui mi rivolgevo, nel sintetizzare quello che avevano appena detto il collega Antonio Padellaro e l’onorevole Mara Carfagna a proposito del presunto conflitto d’interessi che riguarda Maria Elena Boschi e suo padre Pierluigi. In quel momento, durante la diretta, proprio nel momento in cui pronunciavo queste parole, Carbone non ha battuto ciglio e né ha obiettato alcunché, non essendoci con tutta evidenza nulla da obiettare. Tanto era chiaro e innocente il senso delle mie parole. Tuttavia ventiquattrore dopo, Carbone deve aver cambiato idea, folgorato probabilmente dall’accusa postuma di Michele Anzaldi. Allora, di fronte a questa bufera, a me preme sottolineare soprattutto due cose. La prima cosa. E’ penoso lo dico con tutta franchezza che per contestare un programma che evidentemente per qualche ragione si considera fuori linea, si usi un argomento così strumentale e si trasformi in un’offesa personale al ministro Boschi una frase che per il significato e il contesto nel quale io l’ho pronunciata non poteva obiettivamente e non può tutt’ora prestarsi ad alcun equivoco. Basta riascoltare la registrazione di quella puntata di una settimana fa, per chi abbia voglia e tempo di farlo, per rendersene conto. Io ho parlato di rapporti incestuosi, per definire quel groviglio di relazioni politiche, affaristiche e finanziarie, molto più larghe della cerchia ristretta della famiglia Boschi. E del tutto privo del significato letterale che Anzaldi e gli altri esegeti del Partito Democratico hanno voluto leggervi. Lo ha capito chiunque, lo hanno capito tutti, lo capirebbero tutti. Ma evidentemente nel PD c’è qualcuno che fa finta di non capire e utilizza questo episodio come una clava contro Ballarò, vezzo peraltro non nuovo. Come forse vi ricorderete anche questo, la polemica su Rambo e non vado oltre. La cosa mi indigna, lo dico con franchezza e mi dispiace molto anche questo dico con franchezza. Ma non capisco proprio adesso di cosa dovrei chiedere scusa pubblicamente dal momento che come si direbbe nel gergo dei tribunali il fatto semplicemente non sussiste. Quello che sussiste invece, e questo va sottolineato e lo voglio sottolineare, è l’ennesimo paradosso di un Palazzo che di fronte ai tanti problemi che assillano l’Italia e di fronte ai tanti interrogativi dei quali dibatte l’Europa, il pianeta intero mi verrebbe da dire, perde tempo a sollevare bufere di questo genere. E poi quello che sussiste ancora, però, e anche questo lo voglio dire, è l’ennesimo attacco a chi cerca di fare solo informazione, è l’ennesima torsione del concetto di servizio pubblico, utile se serve a chi governa molto più che a chi guarda la televisione. Lo sapete io l’ho già detto più di una volta, io non sono paladino di niente, non voglio vestire i panni del martire che non sono e non sarò mai e non lo sono soprattutto meno che mai di fronte a un episodio così assurdo come quello che si è appena verificato. Ma resto convinto di un fatto. Non spetta alla politica decidere i palinsesti. Non spetta ai partiti decidere chi può lavorare nella più importante Azienda culturale di questo Paese. A meno che non si debba dar ragione a Roberto Saviano quando scrive ciò che sotto Berlusconi era inaccettabile adesso è grammatica del potere. La Rai mi può licenziare, il Partito Democratico, con tutto il rispetto, proprio no. (Massimo Giannini, da Ballarò – Rai 3 del 2/2/2016)

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