Gazebo di Rai 3 stagione 4: meno politica e più reportages. Restate di stucco è un ZoroTrucco

Caro Diego Bianchi in arte Zoro, l’autore principe di Gazebo (su Rai 3 la domenica alle 23.40) Andrea Salerno, sventola su twitter le recensioni della prima puntata della vostra quarta stagione firmate dai due principali critici televisivi italiani: Aldo Grasso (Corriere della Sera) e Antonio Dipollina (la Repubblica).

I critici professionisti vi amano dal primo istante e rispetto a quell’amore, ripetutamente dichiarato, non possono fare passi indietro da gigante ma solo passettini, senza però ipotizzare perché Gazebo, nato sulle ceneri di Tolleranza Zoro come programma di satira politica, decide dopo 3 stagioni di occuparsi meno di politica ed affrontare i grandi temi da trasmissione giornalistica d’inchiesta.

Qualche dubbio su questa svolta è venuto sia a Dipollina che a Grasso. Scrive Antonio Dipollina:

“Più reportages meno politica. Prima o poi non sarebbe male porsi la questione dell’identità su cosa si vuole essere: al momento non è difficile, basta essere diversi e migliori dell’approfondimento corrente” (Antonio Dipollina, la Repubblica 29/9/15)

Scrive Aldo Grasso:

“Meno cazzeggio e più riflessione. Sembra che Gazebo stia cercando una propria via all’inchiesta: procede per frammenti, mostra brandelli di umanità sofferente senza la pretesa di dare troppe interpretazioni. La vera questione è più generale e riguarda cosa vuol fare Zoro da grande: su Rai 3, il genere dell’inchiesta non è mai stato così vivo come oggi. Con Riccardo Iacona, Milena Gabanelli, Domenico Iannacone il panorama è già piuttosto affollato e Gazebo non può rischiare di perdere la sua identità. Staremo a vedere” (Aldo Grasso, Corriere della Sera 29/9/15).

Due piccoli dubbi che vengono ai due grandi critici tv dopo aver scritto un fiume di complimenti per la prima puntata della quarta stagione di Gazebo. E infatti l’autore principe di Gazebo Andrea Salerno li sbandiera su Twitter come medaglie al valor televisivo. Caro Diego Bianchi in arte Zoro, l’idea che mi sono fatto io invece è che la scelta di dedicare meno spazio alla politica sia strategica; un #ZoroTrucco tipo il barbatrucco nella casa dei Barbapapà. L’Italia è saldamente in mano a Matteo Renzi avviato a tenere il potere per i prossimi vent’anni come e più dei suoi punti di riferimento come statisti: Silvio Berlusconi e Frank Underwood. Da sempre manifesta il fastidio che gli procurano i gufi che lo criticano e ultimamente mostra anche una certa propensione agli editti che ai tempi di Berlusconi si chiamavano bulgari e di cui l’autore principe di Gazebo Andrea Salerno porta ancora i segni indelebili. Forse è anche per questo che secondo me vi sarete detti “Resta di stucco, è un #ZoroTrucco! A noi chi ce lo fa fare di tallonare come meriterebbe Renzi e il suo governo? Tanto per quanto lo talloniamo quello ormai si fa vent’anni di potere assoluto e noi invece rischiamo di finire nel palinsesto notturno che già ci siamo quasi”. Caro Diego Bianchi in arte Zoro, no non farai con il Partito Democratico di Renzi come hai fatto con il Partito Democratico di Veltroni e Bersani. Ricordo quando li tallonavi minuto per minuto in tutte le situazioni possibili e immaginabili e con la scusa che eri comunista mettevi alla berlina tutti i limiti e le contraddizioni del loro Partito Democratico. Bersani e Veltroni ridevano dei tuoi tallonamenti perché tu eri uno di loro che ironizzava da dentro e invece dovevano piangere perché, nel tuo piccolissimo, hai contribuito a soffiare sulle ceneri di un partito frantumato i cui cocci sono stati rimessi insieme da mago renzino con un attacco al potere alla Rambo, suo mito cinematografico che anche “alla 107esima replica batte i talk show del martedì” (ipse dixit). No, tu non tallonerai Renzi minuto per minuto. Tu leggerai i tweet di Salvini, della Meloni e di tutti quelli che faranno sembrare Matteo Renzi un politico illuminato. Poi, letta la classifica renziana dei tweet, darai spazio ai grandi reportages come quello della prima puntata di quest’anno.

Eccoti firmare il reportage #romaroszke al seguito dei profugi siriani nel loro durissimo viaggio della speranza. La tua telecamera coglie i momenti più toccanti: i profughi a piedi sulla ferrovia, tra cui due bambine che si fermano a giocare con un tuo operatore. Il tuo commento è didascalico ma in abbinamento alle immagini diventa commovente:

“e questo è il fiume di persone che sta andando verso l’Ungheria… tra cui queste due bambine che hanno cominciato a giocare con Pierfrancesco”.

Caro Diego Bianchi in arte Zoro, dove ti porterà la nuova strada opposta alla politica italiana? In Libia sui barconi della speranza o in Libia tra le tribù che si contendono il potere a colpi di mitra? A Kobane dove è già stato Corrado Formigli che ha schivato le pallottole dell’Isis? In Africa, nei luoghi che avrebbero dovuto ospitare la nuova vita lontano dalla politica di Valter Veltroni? Beh, di certo non negherai al tuo pubblico il racconto delle primarie democratiche e repubblicane americane per le presidenziali del 2016 (farai tanto felice Renzi facendo satira su Hillary Clinton, Joe Biden e Donald Trump). Ma si, lascia che a fare la satira su Matteo Renzi resti Maurizio Crozza che così l’effetto simpatia per il padrone del Partito Democratico è garantito al grido di “lunga vita politica a Renzi! Lunga vita televisiva a Gazebo!”.

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2 thoughts on “Gazebo di Rai 3 stagione 4: meno politica e più reportages. Restate di stucco è un ZoroTrucco

  1. albergarba scrive:

    Sempre interessanti i tuoi post. Stessa idea sulla parabola di Zoro. Sull’ultima parte mi è venuto da pensare che omologarsi è sopravvivenza anche nel mondo della tv. Riempire i palinsesti di trasmissioni tutte uguali dividersi quell’uno virgola di share a testa, in fondo è garanzia di sopravvivenza per autori conduttori e direttori di rete, ed è anche un ottimo alibi. Insomma a prendersi il format collaudato e strareplicato diffuso quasi contemporaneamente in 4, 5 canali televisivi, piatto, con gli stessi ospiti, gli stessi argomenti, gli stessi punti di vista, diventa poi difficile trovare il flop. Saluti.

    • akio scrive:

      È esattamente così. Poi c’è il discorso dei potenti co-produttori da fare. Ad esempio la potentissima Fandango che in Rai è molto presente.

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