Da Grande di Alessandro Cattelan su Rai 1: ascolti e critica lo hanno bocciato. La lezione che il conduttore probabilmente ancora non ha imparato.

Caro Alessandro Cattelan, nel primo promo di Da Grande, ispirandoti alla sigla di Mr. Bean, atterravi su Rai 1 spiaccicandoti violentemente al suolo per poi rialzarti con difficoltà e con dolori sparsi da tutte le parti, andando via claudicante e lamentandoti per il dolore. Quel promo è la prova evidente che ben sapevi a cosa andavi incontro con il tuo esordio in prima serata su Rai 1.

Gli ascolti delle due puntate sono stati disastrosi: il 19 settembre hai totalizzato il 12.67% di share (2.376.000 telespettatori) e il 26 settembre hai persino peggiorato, facendo il 12% (2.196.000 telespettatori). Dopo la seconda puntata suona come una beffa l’aver fatto cenno alla concomitanza della prima puntata con la finale europea di pallavolo maschile vinta dall’Italia che avrebbe tolto chissà quanti telespettatori al programma. Caro Alessandro Cattelan, Da Grande aveva tanti limiti e sono emersi tutti. Gli eccessi di personalizzazione riferiti al tuo debutto in Rai, la scrittura incerta e poco efficace che ha avuto nei tuoi monologhi il picco verso il basso. La vagonata di ospiti con cui non sei riuscito a creare momenti di tv indimenticabili. Personalmente salvo solo i due spazi al tavolo con Luca Argentero e Serena Rossi. Due lampi in quasi 6 ore di show. Già, lo show. Tutto ciò che nel programma di SkyUno E poi c’è Cattelan sembrava un’idea centrata, in Da Grande è sembrato un estenuante già visto, solo più lungo e noioso. I giochini in cui hai cercato di coinvolgere ospiti come Marco Mengoni, Luca Argentero e Raoul Bova sono stati divertenti come una multa trovata sotto il tergicristallo dell’auto. Le incursioni nello studio vuoto di È sempre mezzogiorno di Antonella Clerici hanno mostrato la carenza strutturale di idee del programma. La quasi mezz’ora di storia delle boy band con Il Volo ha ammazzato la prima parte della prima puntata e l’idea che mi sono fatto è che abbia indirizzato verso il cambio di canale molti telespettatori che non sono mai più tornati. Caro Alessandro Cattelan, se è vero che la tua è stata una conduzione ipercinetica che si è auto-alimentata cantando, ballando, recitando nei mini sketch, monologando, intervistando e giocando è anche vero che non è bastata a dare una continuità di ritmo e di brillantezza a tutti i blocchi del programma. L’unica nota positiva di Da Grande è che ti ha fatto rompere il ghiaccio con la difficilissima realtà di Rai 1 e che se, come credo e ritengo giusto, ti verranno date altre occasioni non dovrai ripartire da sottozero. Riguardo a Rai 1, se Da Grande è davvero il primo passo per intraprendere lo svecchiamento della rete, allora un piccolo ma significativo obiettivo si può dire che è stato raggiunto. Caro Alessandro Cattelan, sono tra quelli che ti ha criticato dopo aver visto le due puntate e che ti ha criticato perché sei scappato dalla sfida del sabato sera. Ma sono anche tra quelli che al momento dell’annuncio del tuo “atterraggio” su Rai 1, ha nutrito la sincera speranza di vedere qualcosa di nuovo, interessante, divertente e coinvolgente. In tal senso tu e Da Grande mi avete molto deluso. Così come mi ha molto deluso il modo in cui hai chiuso questa esperienza concedandoti dal pubblico con il monologo sulle critiche che hai ricevuto: “Le pernacchie sono aria”. Un finale decisamente poco allegro, al limite del “rosicamento” e lontano dal tuo inno alla spensieratezza e dallo spirito del programma. Caro Alessandro Cattelan, le critiche aiutano a crescere è così che si diventa grandi. Una lezione che come conduttore di Da Grande dovresti imparare.

Sanremo 2021: si doveva fare e la Rai lo ha fatto. Niente di più, molto di meno.

Stasera si conclude il 71° Festival della Canzone Italiana di Sanremo. Una edizione unica, speriamo, perché realizzata in piena pandemia da Covid-19 che, ad un anno di distanza, continua a limitare la vita di tutti in tutto il mondo, in tutti i settori della società e dell’economia. Il Festival si doveva fare e la Rai lo ha fatto secondo le possibilità di una azienda televisiva pubblica che in questo momento ha enormi difficoltà dal punto di vista gestionale. Il notevole calo di ascolti rispetto all’edizione 2020 pre-pandemia, sarà stato di certo determinato anche dalle limitazioni interne ed esterne al Festival imposte dalle disposizioni governative.

Il Festival come tutte le attività produttive del Paese ha subito, come prevedibile, delle perdite economiche. Ma si doveva fare, perché in Italia è l’evento televisivo di ogni anno e annullarlo avrebbe dato il segnale di una resa definitiva al virus Covid-19. Il non riempire la platea con soluzioni tipo “bolla” ha dato il doppio segnale necessario in questo momento: primo, continuare a prestare attenzione per prevenire la diffusione ed il contagio e secondo ricordarci che quel vuoto è il vuoto di tantissime attività produttive in difficoltà, se non chiuse. In questo senso il Festival di Sanremo e la Rai hanno fatto quello che dovevano. Lo show però poteva essere migliore. È stato una delusione su tutta la linea. Inutile fare l’elenco delle cose che non hanno funzionato e non sono state all’altezza di un grande show perché non se n’è salvata una. Se come si dice “Sanremo è lo specchio del Paese”, quest’anno non poteva che essere una edizione “confusa ed infelice”, parafrasando il titolo del brano con cui Carmen Consoli partecipò al Festival del 1997. Se Sanremo 2021 non è stato un grande Festival non c’è da dare colpe a nessuno. Si deve solo voltare un’altra pagina di questa storia incredibile ma tristemente attuale che è la lotta alla pandemia da Covid-19. Quando anche il Festival di Sanremo tornerà quello che era, vorrà dire che noi tutti avremo ritrovato un po’ della vita che avevamo.