Quattro funerali e nemmeno un matrimonio: la tv a lutto durante le feste di Natale

La morte di un personaggio pubblico, in qualsiasi campo abbia operato, è una notizia ma è anche un genere televisivo che per i giorni seguenti si manifesta in varie forme e collocazioni ed è alimentato dalle reazioni sui social media da parte delle persone comuni e da parte dei personaggi pubblici.

La morte di un personaggio pubblico è un evento che s’inserisce prepotentemente nella programmazione televisiva e non ci si limita a dare la notizia, a fare un profilo e ad esprimere le condoglianze.

Si deve dare spazio all’approfondimento coinvolgendo opinionisti, amici e colleghi del defunto famoso, dal momento dell’accaduto fino al giorno del funerale e poi, per un po’, anche dopo.
Tutto normale e giustificato nell’era dell’informazione planetaria istantanea e della iper connessione 24 ore su 24 in cui la diffusione delle notizie è capillare e potentissima.

Durante le ultime feste natalizie sono morti Sinisa Mihajlovic, Pelè, Benedetto XVI e Gianluca Vialli e la programmazione televisiva è sembrata un lungo, ininterrotto, funerale. Guardare questi giorni di televisione mortuaria è stato come sfogliare un giornale in cui tutte le pagine erano quelle dei necrologi.

Nella classifica del tempo dedicato alle 4 notizie da parte delle emittenti televisive, la morte del papa emerito batte per distacco quelle dei tre calciatori. La concomitanza ha reso questo periodo televisivo particolarmente pesante e ne ha smorzato la festosità.

La stagione televisiva autunno-inverno si era aperta a settembre 2022 nel segno della morte di Elisabetta II che, complice un cerimoniale regale, ha riempito i palinsesti televisivi. Si è faticato molto a distinguere la cronaca che ne è stata fatta rispetto ad una stagione di The Crown.

La morte dei personaggi pubblici continuerà ad essere un “genere” di racconto televisivo. Da sempre le redazioni giornalistiche hanno pronto un “coccodrillo”, ovvero un servizio preconfezionato che ricorda un personaggio pubblico in caso di morte. Ma oggi il “coccodrillo” non basta più. Le emittenti televisive hanno abituato i telespettatori ad assistere ad un lungo racconto celebrativo in cui la morte del personaggio pubblico diventa l’occasione per parlare di intere generazioni e di periodi della storia più o meno recente che quel personaggio ha vissuto e rappresentato. Giornalisticamente parlando è una buona intenzione che però sempre più spesso viene realizzata con superficialità, impreparazione, ripetitività e standardizzazione.

Le emittenti televisive devono dedicare una maggiore cura editoriale a questo “genere” visto che tale è diventato.

Davanti a “speciali sulla morte di…” che durano ore e ore senza dire nulla di interessante, il telespettatore non può che augurare una lunghissima vita, se non l’immortalità, a tutti i personaggi famosi esistenti.

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