Senso Comune di Rai 3: quando saper scegliere il format vale quasi quanto idearlo

Cara produttrice e autrice tv Simona Ercolani, i miei post sui tuoi programmi oscillano tra valutazioni altamente positive e altamente negative. Senso Comune (in onda dal lunedì al venerdì alle 20.15 su Rai 3) è tra le cose migliori di questo inizio di stagione tv.

Il format è prodotto dalla tua Stand By Me insieme a Rai Tre ed è un adattamento di Common Sense, format britannico andato in onda sulla BBC. Saper scegliere i format oggi vale quasi quanto idearli.

Nella sua semplicità l’idea di Senso Comune risulta molto efficace. Tutti noi commentiamo le notizie del giorno: a casa, in ufficio, con amici, parenti, colleghi di lavoro. Tutti noi diciamo la nostra e non solo sui social-network ma anche, e direi soprattutto, nella vita reale. Senso Comune parte dal principio di base che le quattro chiacchiere fatte di persona hanno ancora la loro valenza e utilità sociale, anzi, ci fa rendere conto che senza di loro la nostra vita sarebbe incompleta. A differenza di Gogglebox (il fixed show che hai prodotto e adattato per Italia 1 da un altro format inglese in cui le persone commentano i programmi tv mentre li guardano), Senso Comune sfrutta tutta la forza delle notizie che più colpiscono l’opinione pubblica e quindi coinvolge di più il telespettatore-cittadino piuttosto che il telespettatore-telespettatore. Non può essere considerata “un’indagine antropologica”, come avete scritto nella presentazione stampa, perché il micro-universo di categorie e persone che avete selezionato non può avere valenze statistiche, ma di certo ha un suo significato di rappresentazione soggettiva-qualitativa nella quale una parte del pubblico televisivo può riconoscersi. La scelta del cast è fondamentale per ogni programma televisivo e fin dalla prima puntata si può dire che avete fatto un ottimo casting. Le prime coppie di cui abbiamo ascoltato il commento alle notizie del giorno sono state: Alessandro e Paola gli artigiani del papiro, Gianluigi e Andrea gli universitari, Giovanni e Maurizio l’ex pilota e il carrozziere, Maddalena e Cristiano mamma e figlio edicolanti, Mario e Mario gli ombrellai, Raffaele e Raffaele i panettieri, Biagio e Diego i presepai e Teresa e Paola le yogine (sui social già spopolano e sembrano già pronte per la prossima edizione di Pechino Express). La prima puntata ci ha detto che non dobbiamo aspettarci dialoghi sui massimi sistemi ma una prevalenza di banalità, luoghi comuni, frasi fatte, qualche perla di saggezza popolare e perché no, perfino alcune considerazioni interessanti su cui riflettere. Cara produttrice e autrice tv Simona Ercolani, ma alla fine quello che più conta è che il programma si lascia guardare ed è gradevole perché l’effetto “tutti lo pensiamo e tutti lo diciamo” è coinvolgente. Senso Comune funziona; funziona bene. Non so se reggerà la striscia quotidiana senza entrare in circolo. Ma se saprete scegliere le notizie e ruotare bene le coppie, per quanto mi riguarda, sarà un appuntamento fisso in quella fascia oraria di Rai 3 in cui ho apprezzato analoghi programmi con protagoniste persone comuni come Sconosciuti (prodotto dalla tua Stand By Me) e Le ragazze del ’46 (prodotto da Pesci Combattenti).

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